Il diritto privato
Il diritto privato è quella branca del diritto che racchiude la disciplina legale di tutti quei rapporti rilevanti giuridicamente che riguardano i soggetti privati, quindi le persone e anche la pubblica amministrazione quando agisce come soggetto privato. Il codice civile è la legge fondamentale del diritto privato, entra in vigore nel 1942 quindi è più vecchio della costituzione. Ha subito delle trasformazioni perché il legislatore ha dovuto far sì che le norme non contrastassero la costituzione. Ad esempio è stato stravolto il diritto di famiglia per cercare di raggiungere la parità tra marito e moglie.
Il diritto privato è un diritto in costante evoluzione perché deve adattarsi ai cambiamenti della società e alle diverse esigenze. Il codice civile è una legge unica, non un insieme, suddiviso in 6 libri che si distinguono l'uno dall'altro per la diversità degli argomenti:
- Libro 1: s'intitola “delle persone e della famiglia" e individua e disciplina i soggetti del rapporto giuridico. Si occupa della famiglia.
- Libro 2: si occupa della successione per causa di morte. Troviamo tutta la disciplina legislativa in ordine alla sorte che avrà il patrimonio di un soggetto all’indomani della sua morte, quindi che fine fanno i beni, i diritti, gli obblighi, i debiti di un defunto e come si tramandano e come stabilirlo in vita.
- Libro 3: si occupa della proprietà e degli altri diritti reali. Nella nostra concezione giuridica il diritto di proprietà è un diritto molto importante.
- Libro 4: si occupa delle obbligazioni e dei contratti. È importante perché contiene la definizione e la disciplina dei “contratti tipici” ovvero contratti così importanti da avere un nome specifico.
- Libro 5: è dedicato al lavoro. Gran parte è dedicata alle società commerciali ovvero soggetti diversi dalla persona fisica che hanno come scopo la realizzazione di un utile.
- Libro 6: s’intitola “della tutela dei diritti”. È una sorta di libro residuale dove il legislatore ha deciso di disciplinare gli istituti che stanno a cavallo tra il diritto sostanziale cioè quello privato e il diritto processuale.
Soggetti, capacità giuridica, soggetti incapaci
I soggetti sono coloro che sono titolari dei diritti soggettivi. Il soggetto più importante è la persona fisica, che per sua natura può essere titolare di qualsiasi diritto, al contrario della persona giuridica. Art 1: la capacità giuridica è l’astratta capacità di essere titolari di diritti, quindi quando un soggetto possiede questa capacità significa che il soggetto è in grado di essere titolare di uno o più diritti soggettivi. Questa capacità giuridica si acquista automaticamente per il solo fatto di essere nati.
E se un piccolo nascesse morto o morisse dopo pochi istanti? Da un punto di vista giuridico si intende nato quel soggetto che dal momento del taglio del cordone è vivo anche se per pochi istanti, quindi bisogna venire al mondo vivi, ma non è necessario che si presenti la caratteristica della vitalità ossia la propensione a continuare la propria vita. Se il feto nasce morto allora non è titolare di diritti, mentre se è vivo anche per pochi istanti sì. Pochi istanti di vita possono modificare la sorte di interi complessi di diritto, di interi patrimoni.
Perché uso il termine astratta? Una cosa è essere titolari del diritto, un’altra è essere in grado di esercitarlo. I nostri genitori hanno esercitato la funzione di rappresentanti legali, poi con il compimento dei 18 anni arriva la capacità di agire che assieme alla capacità giuridica ci ha reso soggetti in grado di poter esercitare i nostri diritti e di poter rispondere ai nostri obblighi (art 2). Il legislatore ha ritenuto opportuno approntare strumenti di tutela, rappresentati dagli aiuti che vengono forniti per i soggetti incapaci, i quali si dividono in 2 categorie:
- Incapaci assoluti:
- Minori di età: i genitori fanno da rappresentante legale, mentre se non ci sono, il tribunale nomina un soggetto che fa da rappresentante legale del minore chiamato tutore.
- Interdetti: coloro nei confronti dei quali è stata emessa una sentenza di interdizione.
- Incapaci relativi:
- Inabilitati: coloro che sono stati oggetto di una sentenza di inabilitazione.
- Minori emancipati.
Al di fuori di queste c’è la categoria degli incapaci naturali.
Interdizione
Art 414 disciplina l’interdizione. Il presupposto necessario affinché un soggetto possa essere dichiarato interdetto è una grave infermità mentale, così grave da non renderlo autonomo nel gestire i propri diritti, doveri, il proprio patrimonio. È il tribunale che emana la sentenza di interdizione, ma ha bisogno che qualcuno prenda l'iniziativa di rivolgersi ad esso, e quel qualcuno può essere (art 417):
- Soggetto stesso interessato
- Coniuge
- Persona stabilmente convivente: si intende qualunque tipo di rapporto che comporti una condivisione di spazi e di abitazione con il soggetto (non per forza sentimentale).
- Parenti entro quarto grado: sono coloro che hanno un legame di sangue
- Affini entro secondo grado: non hanno alcun legame di sangue, sono i parenti dell’altro coniuge
- Tutore/curatore
- Pubblico ministero: esercita la funzione penale poi nel diritto privato ha una funzione di controllo.
Il giudice deve farsi affiancare da un tecnico chiamato consulente tecnico d’ufficio (CTU), ovvero un professionista scelto dal giudice. Anche le parti possono farsi affiancare dai consulenti tecnici di parte (CTP). Il giudice baserà la sua decisione sulla consulenza del suo CTU. Sarà il giudice ad a dichiarare il soggetto interdetto, emanando la sentenza di interdizione e nominerà un tutore, che è un rappresentante legale dell’incapace quindi si sostituisce a lui nella gestione degli affari di quest'ultimo. Può agire in autonomia soltanto per gli atti di ordinaria amministrazione, mentre per gli atti di straordinaria amministrazione (atti che hanno un grosso impatto sul patrimonio dell’interdetto) deve rivolgersi al giudice, spiegando le sue ragioni ed è il giudice a decidere se autorizzare o meno. Ad ogni fine anno il tutore deve presentare al giudice la rendicontazione. Il giudice ha la facoltà di elencare nella sentenza che emette una serie di attività che l’interdetto potrà andare avanti a compiere da solo. L'interdetto ha la possibilità di impugnare la sentenza, ma quest’ultima diventa esecutiva immediatamente.
Per evitare che terzi stipulino un contratto con una persona interdetta senza saperlo, viene dichiarata una forma di pubblicità che è duplice:
- In primo luogo la sentenza di interdizione e il nome del tutore devono essere annotati a margine dell’atto di nascita dell’interdetto
- In secondo luogo vengono annotati nel registro delle tutele e delle curatele che è custodito presso ogni cancelleria di tribunale
La sentenza di interdizione può essere revocata. È possibile infatti che le condizioni dell’interdetto migliorino. I soggetti che possono fare richiesta di revoca sono gli stessi citati prima. Il procedimento si svolge nello stesso modo ma con finalità di revoca. È difficile che la sentenza di interdizione venga totalmente annullata, ma è più facile che si passi ad una sentenza riguardante uno stadio di incapacità meno pesante. La sentenza che dovesse accogliere la domanda di revoca di interdizione sarà esecutiva soltanto nel momento in cui passa in giudicato cioè quando diventa definitiva e non più modificabile, cioè in 2 casi:
- Quando si passano tutti i gradi di giudizio
- Quando la sentenza non viene impugnata al grado superiore entro i limiti di tempo imposti dalla legge.
Finora abbiamo parlato di interdizione giudiziale, esiste però anche l’interdizione legale che è una pena accessoria che viene assegnata in automatico a tutti coloro che avendo commesso un reato abbiamo subito una condanna alla reclusione superiore ai 5 anni.
Inabilitazione
L’inabilitazione è disciplinata dall’art 415. Sono più di una le categorie di soggetti che possono essere inabilitati:
- Colui che è abituale consumatore di alcool e stupefacenti e mette quindi a rischio se stesso e anche la propria famiglia a livello economico
- Colui il quale per prodigalità espone se stesso e la propria famiglia a pregiudizio economico. La prodigalità a cui si fa riferimento è una sindrome psichiatrica.
- Sordociechi ma non tutti, solo coloro che sono tali dalla nascita o coloro che lo sono divenuti nella prima infanzia. L’inabilitazione da sordocieco dalla nascita o dalla prima infanzia non è automatica, ma va assegnata soltanto se il soggetto non ha ricevuto un’adeguata educazione.
Il soggetto inabilitato conserva una parte della propria capacità di agire che gli consente di svolgere in autonomia gli atti di ordinaria amministrazione. Quando un inabilitato deve svolgere un atto di straordinaria amministrazione ha bisogno di un’assistenza, che gli viene data da un soggetto terzo nominato dal giudice, che prende il nome di curatore. L’atto di straordinaria amministrazione deve essere prima autorizzato dal giudice. Il tutore è sempre un rappresentante legale, invece il curatore non sostituisce l’incapace ma lo assiste. Per tutto il resto la sentenza di inabilitazione così come la revoca segue lo stesso procedimento della sentenza di interdizione.
Minore emancipato
Ad un soggetto minorenne viene anticipata un po’ di capacità di agire. È disciplinato dall’art 390 che dice che l’unica possibilità che un minore ha di vedersi riconosciuta anticipatamente una parte di capacità di agire è quella di contrarre il matrimonio prima di aver compiuto 18 anni. Il limite che viene imposto è che il minore deve aver compiuto almeno 16 anni. Per gli atti di straordinaria amministrazione anche il minore emancipato ha bisogno di un curatore. Di norma se l’altro coniuge è maggiorenne, sarà lui a diventare curatore finché il soggetto non avrà raggiunto 18 anni, invece se il coniuge è minorenne, entrambi avranno bisogno di un curatore che verrà scelto nell’ambito delle due famiglie.
Incapacità naturale
L’art 428 si occupa di incapacità naturale e nel primo comma il legislatore non definisce l’incapace naturale, ma si limita a dare delle indicazioni, e ciò comporta che la definizione di incapacità naturale è stata data dalla dottrina giuridica e dalla giurisprudenza: è incapace naturale una persona che sebbene legalmente capace, si trovi anche in via transitoria nella condizione di non poter intendere e volere. Sempre nel primo comma il legislatore non pone tanto attenzione alla persona, ma alla sorte degli atti che questa persona può compiere.
Se una persona con incapacità di intendere e di volere stipula un contratto:
- La prima prova che dovrà fornire è quella di incapacità di intendere e di volere esattamente nel momento della stipula
- Poi deve fornire la prova della malafede dell'altra parte: l’altra parte era in grado di accorgersi di avere di fronte una persona che non era in grado di rendersi conto della portata dell'atto che stava facendo? Se la risposta è sì allora abbiamo un’ulteriore prova.
Può essere che l'altra parte accetti la stipula del contratto approfittando dell'incapacità del soggetto solo per trarne un ricavo ulteriore e allora il soggetto può chiedere al giudice l’annullamento del contratto. Il problema è che esistono negozi giuridici che non hanno natura contrattuale, ad esempio il matrimonio e il testamento, e poi c’è la donazione, che è un contratto caratterizzato dal fatto che soltanto una delle due parti dà una prestazione. In questi casi per ottenere l’annullamento basta fornire la prova della sussistenza dello stato di incapacità di intendere e di volere del soggetto nel momento in cui è avvenuto il negozio. Nel caso del testamento è molto difficile perché il soggetto di cui si deve verificare l’incapacità è morto.
Amministrazione di sostegno
È un istituto che è stato introdotto nel gennaio del 2004. È uno strumento elastico che può essere più facilmente adattato alle esigenze del singolo beneficiario. L’amministratore può assumere un ruolo identico a quello di tutore, di curatore o anche altri mille ruoli, quindi l'istituto dell’amministrazione di sostegno potrebbe racchiudere tutti gli altri istituti. L’obiettivo è che gli altri istituti spariscano e che ci sia questo grande istituto che li sostituisce. L'amministratore viene nominato dal giudice, il quale definisce anche in modo dettagliato quali sono i suoi compiti. La novità sta nel fatto che il legislatore ha introdotto la possibilità per ciascun cittadino di indicare il nominativo della persona che gradirebbe venisse nominata come suo amministratore di sostegno qualora ve ne fosse bisogno. L'introduzione della legge sull’amministrazione di sostegno ha portato delle modifiche anche al codice civile. L'amministratore deve ogni anno rendicontare al giudice la propria attività e quando deve compiere azioni importanti deve chiedere l’approvazione del giudice.
Soggetti collettivi
Oltre alle persone fisiche e giuridiche esistono anche enti senza personalità giuridica ma con una discreta soggettività giuridica ovvero gli enti privi di scopo di lucro. I soggetti collettivi sono soggetti privi di scopo di lucro, il più importante è l’associazione. Nel nostro paese la libertà di associazione è garantita dall’art 18 della costituzione. Non in tutti i periodi storici le associazioni sono state ben viste, in passato alcune avevano la connotazione di associazioni segrete ad esempio la carboneria. C’è sempre stata quindi una resistenza nel riconoscere la libertà di associazione. Oggi sono numerose e hanno scopi diversi.
Un’associazione consiste in un gruppo di persone fisiche che si riuniscono per meglio perseguire uno scopo comune. Le componenti necessarie sono:
- Un elemento personale: almeno 2 persone
- Uno scopo comune
Esistono 2 tipi di associazioni:
- Associazioni riconosciute: sono persone giuridiche quindi hanno una loro autonoma personalità giuridica. Sono riconosciute dal:
- Capo dello stato: se si tratta di associazioni che operano su tutto il territorio nazionale
- Presidente di regione: se operano in ambito locale.
L’associazione riconosciuta si deve costituire attraverso un atto pubblico, quindi rivolgendosi ad un pubblico ufficiale cioè un notaio. L'atto costitutivo è una sorta di documento di identità contenente i nomi degli associati fondatori, il nome dell'associazione, la sede, l'indicazione chiara dello scopo comune che l'associazione persegue, e la data di scadenza entro la quale gli associati ritengono di poter completare il perseguimento dello scopo. Accanto all’atto costitutivo vi è poi lo statuto, che è il regolamento della vita dell'associazione, viene redatto dagli associati fondatori, e se qualcosa viene dimenticato soccorre il codice civile.
Gli associati fondatori, ottenuto l’atto costitutivo, devono chiedere il riconoscimento, che viene concesso in seguito ad un esame per evitare che l’associazione abbia uno scopo contrario alla legge. Se viene passato questo esame, l’associazione ottiene il riconoscimento e diventa una persona giuridica cioè un soggetto di diritto completamente autonomo e distaccato rispetto alle persone fisiche che hanno dato vita all'associazione e a quelle che vi aderiranno. Il contratto è aperto cioè deve consentire un movimento continuo in entrata e in uscita perché all'inizio è solo tra i fondatori, ma poi è aperto ad adesioni di nuovi associati.
La conseguenza più importante dell’acquisizione della capacità giuridica è l’autonomia patrimoniale perfetta ovvero il patrimonio dell’associazione sarà completamente autonomo e distinto rispetto al patrimonio dei singoli associati, quindi ciascuno risponde per sé. Le persone giuridiche hanno bisogno di avere organi che prendono decisioni per l’ente e lo fanno funzionare, quindi vi è l’assemblea degli associati che è l’organo deliberante quindi prende le decisioni sulle attività da svolgere, nomina o revoca gli amministratori e funziona secondo le normali regole delle maggioranze. Possono parteciparvi tutti gli associati iscritti che siano in regola con il pagamento delle quote annuali. Chi realizza poi le decisioni prese dall’assemblea è l’organo amministrativo, composto da uno o più amministratori. Spesso esiste un terzo organo non obbligatorio, il collegio dei probi viri (uomini onesti) che ha lo scopo di dirimere i contrasti tra gli associati e esaminare le domande di persone che vogliono entrare a far parte dell'associazione. Può essere che funga anche da collegio arbitrale, cioè in grado di estromettere associati il cui comportamento non è più in linea con l’associazione.
Il raggiungimento della scadenza non è l'unico caso in cui un'associazione può estinguersi, ad esempio si può estinguere:
- Quando raggiunge il suo scopo
- Quando lo scopo che si era prefissato non è più perseguibile
- Quando vengono a mancare tutti gli associati.
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