Alienazioni immobiliari nella Mesopotamia meridionale
Periodizzazioni
- Nel III millennio a.C.:
- Periodo proto-dinastico
- Periodo paleo-accadico
- Periodo neo-sumerico
- Gli Assiri:
- Periodo neo-assiro
- I Babilonesi:
- Periodo paleo-babilonese
- Periodo medio-babilonese o cassita
- Periodo neo-babilonese o caldeo
Periodo proto-dinastico (2900 – 2350 a.C.)
Gli antichi abitanti della Mesopotamia meridionale (si pensa fossero i Sumeri) hanno avuto la necessità di intervenire direttamente sul territorio in modo molto incisivo: la caratteristica conformazione della piana alluvionale, tra il Tigri e l’Eufrate, necessitava di una rete di canali per la distribuzione delle acque, in modo tale da limitare l’effetto delle alluvioni stagionali e da ampliare la superficie coltivabile.
In quest’epoca si diffusero aree costruite, in cui si concentravano attività umane molto differenziate: si tratta di centri polifunzionali, definibili come “città”, in cui venivano concentrati magazzini, luoghi di distribuzione delle razioni, luoghi di culto, piccole botteghe artigiane.
Queste città, inoltre, erano governate da sovrani indipendenti con carattere religioso e burocratico. Essi rappresentavano gli dèi ed erano a capo di una piramide burocratica che controllava l’amministrazione economica, culturale e strutturale.
In questo periodo abbiamo l’invenzione della scrittura e vista la sua complessità, venne supportata da un sistema scolastico. Accanto alle scuole si iniziarono a creare nuclei testuali, raccolte di preghiere e la scrittura venne utilizzata anche ai fini celebrativi. Quasi da subito si crearono diversi livelli di formazione: gli scribi erano in grado di redigere documenti amministrativi ed anche scrivere testi più complessi. Di questo periodo sono i Testi di Fara.
I testi di Fara
Le prime attestazioni di vendite risalgono al periodo di Fara, sono scritte su tavolette ma anche su stele di pietra. Che si tratti di alienazioni immobiliari è desunto dagli studiosi dal fatto che è presente in essi il termine "prezzo" e che abbiano ad oggetto delle estensioni di terreni o di case, che alcuni individui vengono indicati come "coloro che mangiano il prezzo" e altri (in genere uno solo) che vengono indicati, alla fine, come "coloro che fanno il prezzo".
I problemi, però, sono notevoli. Innanzitutto, non ci sono verbi finiti, né clausole che specifichino chiaramente i contenuti del negozio sottostante. Inoltre, sono inseriti una serie di elenchi di beni, definiti in vario modo, legati in qualche modo al prezzo, ed elenchi di persone che in qualche modo devono essere legati ai venditori, che beneficiano di questi altri beni aggiuntivi. È piuttosto difficile capire quali siano i rapporti tra queste persone e anche il motivo per cui ricevano quantità di beni in alcuni casi paragonabili a quelli ricevuti dai venditori.
In generale si ritiene che gli immobili appartenessero a gruppi familiari, e che per poter acquistare la titolarità del bene, un estraneo alla famiglia avrebbe dovuto avere l'approvazione non solo dei vari membri della famiglia alienante, ma anche di altri parenti più lontani, i cui vincoli familiari con i proprietari avrebbero dato loro qualche diritto di evizione. Si è anche ipotizzato che questa cerchia più ampia sia in realtà da identificare con i vicini, ma è possibile che le due categorie si sovrapponessero. Inoltre, sono presenti alcuni "funzionari" pubblici, quali l'araldo, lo scriba, ecc., i quali ricevevano anche delle retribuzioni a parte. Infine, sono elencati dei testimoni, che in genere non ricevevano nulla.
Si è anche osservato che tutti questi testi, che coprono un ambito temporale di pochi anni, coinvolgono un numero piuttosto esiguo di persone, soprattutto in relazione a quanto emerso dagli studi demografici fatti sulle tombe di quell' epoca: sembrerebbe, quindi, che si tratti di alienazioni che riguardano solo una piccola parte della popolazione di Fara. Questo potrebbe spiegarsi o perché è stata trovata soltanto la documentazione di un settore della città, oppure perché siamo di fronte ad una situazione che riguarda soltanto una élite e che il resto della popolazione non era in condizione di alienare, perché o non possedeva immobili, oppure non aveva bisogno di venderli.
Presentano una struttura complessa
I documenti → 46 tavolette di argilla “testi di compravendita di Fara” ma provengono anche da Uruk e altre città con caratteristiche comuni. Presentano una struttura articolata che Krecher schematizza:
- Prezzo di vendita
- Dimensioni
- Pagamento (nidiri)
- Assegnazioni (niba)
- Pagamento in natura
- Nomi di chi riceve il prezzo e i doni
- Altre aggiunte in natura con nome di chi li riceve
- Elenco dei testimoni
- Pagamento in metallo e nome dell’ufficiale che ha ratificato l’atto
- Pagamento in natura e nome di altri ufficiali
- Nome del compratore
- Bala (= il nome dell’ufficiale)
- Distretto
L’assenza di clausole vere e proprie impone un’analisi più attenta degli altri aspetti formali per poter avere un valore giuridico rilevante. Koschaker afferma che evidentemente si tratta di documenti attestanti negozi verbali, il cui valore non è costitutivo ma probatorio.
Il prezzo: (sam) si trova all’inizio del documento ed è espresso di solito in metallo. La quantità di metallo è espressa in mine (circa 500gr). In alcuni casi il metallo è argento e allora si misura in sicli (gin) ovvero una frazione di mina (8gr). In pochi casi il prezzo è espresso in olio, orzo, abiti. Subito dopo la quantità si specifica che si tratta del prezzo del campo o della casa e si danno le misure.
Prezzo aggiuntivo: (nig.diri), in genere è una diversa quantità dello stesso bene inizialmente definito dal prezzo. Se il prezzo è in argento anche quello aggiuntivo lo è. Si ipotizza che tale prezzo aggiuntivo superiore al prezzo vero e proprio sia per un edificio presente sull’immobile. Molti studiosi hanno infine ipotizzato che tale aggiunta non riguarda un’aggiunta materiale alla terra, ma un pagamento in aggiunta al valore totale della proprietà venduta, probabilmente per compensare gli aventi diritto. Glassner afferma che all’epoca di Fara questo versamento è sempre effettuato in metallo rame o argento e il suo ammontare è variabile. Il costume ha subito modificazioni importanti durante il II millennio.
Dono: (nig.ba), e quando c’è può anche non essere omogeneo è un elemento che può anche mancare ai beni precedenti e spesso si tratta di quantità di orzo o metallo e anche in questo caso la quantità può superare quella del prezzo vero e proprio. La generosità dell’acquirente è anche nei confronti delle persone che fanno parte della cerchia del venditore. Totale assenza di forme verbali.
Altri doni: Dopo il prezzo aggiuntivo e il dono segue un elenco di beni che comprende vari tipi di elementi (orzo, lana, stoffe, abiti, dolci, olio) e questo elenco termina con alcuni nomi di persona che vengono definiti “coloro che hanno mangiato il prezzo”. Si tratta di beni di consumo destinati ai venditori. Seguono altre quantità di beni seguite dal nome del ricevente, talvolta con la qualifica del mestiere svolto. Probabilmente sono altri personaggi coinvolti a vario titolo nella vendita. I personaggi che ricevono questi doni suggerisce che gli immobili in vendita non erano di singoli individui ma di famiglie allargate in cui vicini e parenti vantavano diritti su di essi. Il compratore invece compare quasi sempre solo.
Testimoni: dopo questi elenchi segue un elenco di altri personaggi, i testimoni. A questi non viene destinato nessun dono. Il numero è variabile e Pomponio ha anzi notato che spesso i nomi sono gli stessi, che compaiono sia come venditori, compratori e testimoni. Questo ci fa pensare che il fenomeno della compravendita di immobili sia limitata ad una parte della popolazione e che i beni immobiliari non appartengano ai singoli ma a gruppi familiari.
Funzionari: subito dopo l’elenco dei testimoni, si riprendono brevi elenchi di beni che possono essere destinati a funzionari presenti (scribi, araldi) diversi a seconda che si tratti della vendita di un campo o di una casa. Questo bene assume il senso del pagamento per la prestazione del funzionario.
Opinioni degli studiosi
- Koschaker → Si pose il problema del valore giuridico di alcuni di questi elementi. Lo stesso autore si occupò di questi testi in un articolo sul matrimonio e osservò che fin dall’inizio della documentazione i testi di vendita erano redatti dal punto di vista del compratore, è quest’ultimo che paga il prezzo e tutti gli altri pagamenti e doni.
- Lamber → Sostiene che questa molteplicità di doni rende un’immagine complessa di Fara con una solida burocrazia. Nello stesso anno anche Matous giunge alla conclusione che si tratti della fase in cui gli immobili privati a regime collettivo divennero progressivamente beni di proprietà individuale e la presenza dei lunghi elenchi di doni ne sarebbe la prova.
- Diakonoff → Osservò che i testi di Fara riguardano solo piccoli appezzamenti di terreno e che i venditori sono uomini di basso rango. La terra appartiene a più persone (parenti di solito). Sottolinea il fatto che i venditori non vengono chiamati proprietari e che essi ricevono oltre al prezzo vero e proprio anche vari doni. Nota poi che qualche volta ricevono pagamenti anche lo scriba e altri ufficiali. Conclude sostenendo che apparentemente i lotti alienati nei testi di Fara siano di proprietà familiare o di clan e ritiene che a supporto di ciò ci sia la pietra nera di Lummatur, figlio di Enannatum di Lagas. In breve, una sintesi che riassume tutti gli elementi di questi documenti. Inoltre, egli ritiene che la compravendita trasferisse la proprietà del bene venduto. La proprietà privata è quella extra-templare ed extra-palatina e successivamente diventerà proprietà individuale.
- Cassin → La studiosa analizza la natura delle aggiunte al prezzo e dei doni. Rileva la centralità dell’ideogramma sam che indica un contenitore pieno di grani d’orzo. Subito dopo il prezzo viene nominato in nig.diri, che è una prestazione della stessa natura (cereali o metallo): è un supplemento al prezzo. Cassin ricorda che esso indica “eccedenza”. Invece il nig.ba è costituito da lana, pane, olio, farina e solo eccezionalmente metallo; inoltre gode di maggiore autonomia nella sua composizione. Nota poi che il rapporto che intercorre tra prezzo, supplemento e dono è variabile, anche se spesso il prezzo è inferiori agli altri due.
- Glassner → Affronta il problema di due diversi schemi di compravendita nel III secolo. Secondo l’autore tali testi si riferiscono al primo tipo storicamente attestato che definisce asimmetrico. In sostanza l’asimmetria è data dalla sproporzione tra il valore della terra corrispondente al prezzo e il costo che nel complesso viene sostenuto dall’acquirente, gravato da beni aggiuntivi e parcelle dovute ai vari funzionari. L’autore ritiene che la spiegazione sia nel fatto che in questa epoca la terra apparteneva a famiglie allargate, nelle quali ogni membro vantava diritti sulla terra, il che rendeva più complessa la sua alienazione. Circa 10 anni dopo lo stesso autore torna ad occuparsi di questi aspetti considerando i testi di Fara contratti di cessioni immobiliari. L’insieme dell’élite sociale è interessato alle alienazioni di beni fondiari in cui si vedono i suoi membri fare acquisizione a titolo individuale di terre che acquistano da venditori, generalmente di numero variabile. Insomma, tra l’epoca di Fara e la fine di quella accadica i patrimoni gestiti collettivamente cedono il passo a un possesso individuale del suolo. Sarebbe più corretto per Glassner parlare di “gestione”. È l’appartenenza ad un gruppo familiare o residenziale che da accesso alla terra. Per questo motivo tutti i membri del gruppo dovevano essere presenti al momento della transazione. Glassner propone di nominare queste comunità con il termine “gruppi di gestione”. Bisogna infine fare attenzione secondo l’autore al senso della parola alienazione in questi testi. Questi contratti asimmetrici sono dei riti di alleanze che tendono ad avvicinare venditori e acquirenti, la transazione aveva la funzione di assicurare il flusso dei beni e l’instaurarsi della relazione sociale. Più l’acquirente è estraneo ai beni che si augura di acquistare, più elevati sono i versamenti che dovrà elargire.
- Liverani → Riconosce in questi testi elementi di:
- Tradizione = essi attestano una proprietà familiare più che personale e che comporta vincoli contro l’alienazione all’esterno della famiglia a meno che tutti i membri non siano consenzienti
- Innovazione = c’è l’emergere di agrimensori e scribi cittadini che garantiscono misurazioni certe e infine la presenza di un unico compratore, che in questo modo va a smantellare la vecchia proprietà familiare ed inalienabile trasformandola in personale e mercificata.
- Milano → Sottolinea l’assenza di forme verbali e allusioni ad atti rituali, secondo lui da collegare al fatto che si tratta di promemoria conservati dai compratori. Ritiene inoltre che i beni di consumo consegnati ai venditori costituiscano regalie destinate al consumo immediato, un banchetto a cui partecipavano l’acquirente e il venditore. Egli riprende poi la distinzione che fa Glassner tra una tradizione del nord che prevede il “deposito” inferiore e proporzionale al prezzo, e una del sud in cui invece è in eccedenza al prezzo. La presenza a Fara della quota eccedente presuppone una connotazione sociale della transazione caratterizzata da una teorica posizione di equidistanza di compratori e venditori rispetto alla terra, il cui valore è convenzionale e il cui passaggio di mano è concepito come indennizzo delle aspirazioni dei venditori. L’assenza di eccedenza nel pagamento invece, pur in presenza di doni è diverso, il prezzo della terra è percepito come fatto unitario, corrispettivo dell’intero valore dell’immobile, e il trasferimento del prezzo al venditore esaurisce le rivendicazioni sul bene e ne stabilisce l’alienazione al compratore.
Conclusioni → Vediamo come l’assenza di clausole è un problema per l’analisi giuridica; tuttavia, alcuni aspetti formali possono aiutarci a comprendere lo schema di tali documenti. Il fatto che 3 diversi elementi compongano il prezzo complessivo dell’immobile e che l’acquirente debba anche fornire una serie di beni aggiuntivi a diversi personaggi mostra un forte squilibrio nel rapporto venditore e compratore. Tale squilibrio come osservato da Glassner in realtà è la risposta all’esigenza sociale ed economica prima ancora che giuridica. È necessario il consenso di tutti coloro che vantano diritti sull’immobile venduto, e tale consenso sarà tanto più certo quanto l’acquirente è inserito all’interno della comunità alienante, mentre dovrà essere assicurato da una maggiore quantità di doni quanto più l’alienante è estraneo.
Ma una serie di elementi formali consente anche di avanzare osservazioni tecniche: la presenza di un prezzo e di un oggetto di vendita fanno sì che non ci siano dubbi sul fatto che ci troviamo davanti ad alienazioni immobiliari. Tale alienazione doveva avvenire pubblicamente, alla presenza di testimoni che però non ricevono niente in cambio, e di ufficiali. Solo dopo aver versato il prezzo con l’aggiunta e il dono nonché gli altri regali, l’acquirente viene definito come tale, quasi alla fine del documento. Probabilmente l’accettazione di tali beni davanti a testimoni, da parte dei proprietari costituisce una rinuncia al proprio titolo e alla cessione all’acquirente di esso. In questo senso la presenza di vari doni ha il valore di clausola di soddisfazione ma anche clausola di non rivendicazione.
Quanto al valore del testo scritto, è probabile che esso sia legato allo sviluppo della scrittura nella bassa Mesopotamia, l’uso sempre più massiccio della scrittura rendeva economico il ricorso allo scriba che potesse produrre un documento di alienazione. L’assenza delle forme verbali infine è da vedere nel fatto che i documenti erano scritti da questi stessi scribi che si occupavano dei documenti amministrativi, che sostanzialmente consistono in lunghi elenchi di nomi e beni e in cui i verbi scarseggiano.
Periodo paleo-accadico (2350 a.C.)
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