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La letteratura circostante

Oggetto di studio di Gianluigi Simonetti è la letteratura italiana degli ultimi decenni, considerata nel suo progressivo distacco dalla tradizione del Novecento letterario italiano, sottoponendo ad analisi i fenomeni linguistici, stilistici e culturali più importanti emersi a partire dalla metà degli anni Novanta. Questo viene da lui definito come la «letteratura circostante», definizione che comprende le varie tipologie di scritture (in prosa, in versi e in forma ibrida) del panorama attuale, che compaiono soprattutto sugli scaffali delle librerie anziché in quelli delle biblioteche. Il discorso seguirà un doppio binario: storico, facendo una breve storia e geografia della letteratura italiana ultra-contemporanea, e critico, procedendo con una verifica dei valori e delle categorie con cui solitamente sono interpretate le opere del presente; inoltre, esaminerà le ricadute culturali dell’attuale produzione letteraria, per comprendere in che modo oggi pensiamo alla letteratura e quale funzione le riconosciamo.

Si è dovuto operare una selezione rispetto al mare magnum dei libri pubblicati oggi. La selezione ha tenuto conto dell’esemplarità di alcuni di essi, del peso che hanno avuto nel dibattito letterario, degli interessi suscitati, del loro successo commerciale; l’elemento di distinzione resta soprattutto quello dello scarto stilistico rispetto alla «letteratura di una volta», caratterizzata da una forte componente umanistica, prodotta in tempi in cui le si assegnava un ruolo centrale all’interno del sistema delle arti (nel Quattro/Cinquecento, nell’Ottocento romantico, nell’età moderna del Novecento); è quella a cui anche la scuola e l’università assegna una funzione primaria e un ruolo centrale, tra le discipline umanistiche, considerato il suo bagaglio di valori, il suo mandato morale, il suo essere strumento di costruzione di una coscienza individuale e collettiva; non era solo «alta» la «letteratura di una volta», ma poteva anche essere «bassa», popolare, di consumo, di massa, a seconda della tipologia di lettore cui si rivolgeva.

Una delle ragioni per cui la cultura di una volta ha dato tanto peso alla parola letteraria, associandola a una profondità di pensiero, sta anche nella povertà di immagini in cui era immerso il mondo del passato. La nascita della comunicazione di massa, tra gli anni Cinquanta/Sessanta, quando la società è segnata dal culto delle immagini (cinema, TV), decreta il declino della letteratura di una volta.

La letteratura «forte» comincia a confrontarsi con linguaggi estetici relativamente privi di profondità, rivolti soprattutto all’intrattenimento. Favorito da una stagione di benessere economico e sociale che punta all’evasione, il sistema audiovisivo entra in concorrenza con la parola scritta.

All’inizio degli anni Settanta si afferma un sentimento d’insufficienza, di usura della parola letteraria tradizionale. I più esposti alla perdita del cosiddetto “mandato sociale” sono i poeti. Gli autori della terza generazione come Sereni, Caproni, Luzi, trovano un equilibrio tra alto e basso, quotidiano e infinito, parola soggettiva e parola altrui.

Nel campo della narrativa, dopo i grandi esempi di Moravia, Parise, Gadda le cui opere costituivano gli ultimi agganci con la tradizione, con Eco (Il nome della rosa), Calvino (Se una notte d’inverno un viaggiatore), Pasolini (Petrolio) e Arbasino (Fratelli d’Italia) ci si confronta con le innovazioni introdotte dalla comunicazione di massa con la quale si decide di venire a patti, attraverso la mescolanza tra cultura alta e cultura bassa, elitario e pop.

La “buona letteratura” dall’ultimo Novecento in poi tende a diventare esperienza emotiva, basata sul dinamismo incessante e sui richiami all’attualità. Cominciano a delinearsi alcuni aspetti:

  • A decidere il successo di un’opera letteraria non è più il responso della critica e di altri scrittori, ma il successo commerciale e la risonanza mediatica (quanto si vende e quanto se ne parla);
  • Non è solo importante come o cosa si scrive, ma anche e soprattutto chi scrive. Il talento di uno scrittore, la sua immagine fisica, la sua presenza scenico-mediatica, la sua capacità (auto)promozionale, diventano un aspetto non trascurabile del successo di una determinata opera.

L’italiano neostandard, dopo essersi imposto come strumento di comunicazione quotidiana, diventa negli anni '90 una lingua utilizzabile per la scrittura letteraria. La maggior parte dei nostri scrittori assorbe e riproduce i temi, lo stile, le strategie della comunicazione di massa. L’incontro tra letteratura e comunicazione nasce dal bisogno di appropriarsi stilisticamente delle due dominanti estetiche del tempo, la velocità e l’ibridazione: scrivere veloce significa superare i tempi della letteratura tradizionale (lenta e profonda), significa far risparmiare tempo a un lettore sempre meno interessato a riflessioni, digressioni, ecc; l’ibridazione è una forma di adeguamento della parola scritta alle abitudini e ai gusti della civiltà dell’immagine, con i suoi linguaggi e i suoi supporti. Il libro e lo scrittore ideali sono quelli che hanno un collegamento con le mode culturali del momento, con il mondo del giornalismo, del cinema, della televisione, della rete. Il prototipo in voga è quello di un’opera stilisticamente facile, perfettamente traducibile, non troppo lunga (ma serializzabile), con un protagonista nel quale sia facile proiettarsi. Un’opera la cui trama è legata a temi di tendenza e di interesse non strettamente letterario, agganciata al presente, dall’andamento lineare e con un messaggio incoraggiante. A scriverla meglio che sia un autore-personaggio, glamour, riconoscibile (o all’opposto sconosciuto e nascosto, protetto da un anonimato carismatico), un autore multimediale, capace di esibirsi su palcoscenici diversi: giornalista, sceneggiatore, attore, blogger, o infine scrittore.

La letteratura non è morta, né tantomeno agonizzante. A trovarsi semmai in difficoltà è un certo tipo di letteratura e un certo tipo di scrittore che potremmo definire «stile Novecento». Vero è che nel nuovo millennio sono mutate la posizione che la letteratura occupa nella società e l’uso che della letteratura fanno gli attori sociali. Fuori dai circoli di lettori che sono ancora in grado di apprezzarla come una forma insostituibile di sapere, essa si scioglie nell’informazione, diventando un nobile passatempo.

Introduzione

La letteratura di una volta era divisa in due categorie: la grande letteratura, che ambisce a plasmare le coscienze e interpretare il mondo con uno stile personale e con un uso della lingua determinato e accorto, e la letteratura popolare di consumo, nella quale non c’è niente da scoprire e da imparare; questa letteratura serve ad evadere e non ha molte pretese, è caratterizzata da una scarsa coerenza strutturale e logica. A queste due categorie attualmente ne possiamo aggiungere una terza, una via di mezzo tra le due: né puro consumo né sfida culturale, ma ‘nobile intrattenimento’. Questa narrativa via-di-mezzo può all’occorrenza nutrirsi di impegno civile e alibi culturali, ma stringe alleanze spontanee con altre forme di intrattenimento mediocre. La mediocrità stilistica è spesso l’offerta più ragionevole.

Parte prima: storia delle forme circostanti

I nuovi assetti della narrativa italiana

Una dominante formale

Caratteristica di tutta la letteratura attuale è la velocità, con un ritmo serrato nel racconto. I tempi lunghi del racconto romanzesco vengono tagliati con le emozioni forti dell’inchiesta giornalistica.

  • Romanzo rosa: Tempi fluidi e sbrigativi. (Federico Moccia, Melissa Panarello.)
  • Giallo – uno dei generi più frequenti dal romanzo italiano attuale: Tempo sincopato che possiamo distinguere prevalentemente in Thriller di Cassetta (Giorgio Faletti) e Noir, più ambizioso e di ricostruzione sociale.
  • Altrettanto veloci i romanzi affascinanti della violenza criminale, a metà tra l’inchiesta e il romanzo.
  • Saggistico – Narrativa: si appropria di una struttura scattante, spezzettata, centrifuga. (I barbari, Baricco)

Altri esempi di Romanzi veloci:

  • Doppia Seduzione, Francesco Orlando. Iniziato nel 1956, riscritto negli anni Zero.
  • Jack frusciante è uscito dal gruppo, Enrico Brizzi.
  • Non cogito ergo digito, Antonio Rezza.
  • A perdifiato, Mauro Covacich.
  • Tu non c’entri, Letizia Muratori.
  • Ti prendo e ti porto via, Niccolò Ammaniti.

Tipi di velocità di un romanzo:

  • Inizio fulminante: può garantire al resto del racconto un ritmo compassato.
  • Ritardo nella messa in moto: funzionale per un’accelerazione improvvisa nel cuore del romanzo.
  • Si può trovare velocità anche nella fine di un romanzo non veloce.

La narrativa degli ultimi 30 anni ha preferito schemi esili e formati medio-brevi, libri di comprensione immediata e di consumo veloce. Anche i libri più lunghi mantengono una certa rapidità (Come Dio comanda - Ammaniti); questa velocità rende i libri adattabili a film o serie tv; la narrativa è piena di personaggi in moto perpetuo:

  • Gli adolescenti in bici: Brizzi e Ammaniti
  • I motociclisti: Moccia, Rea e Baricco
  • I surfisti: Moccia e Veronesi
  • I pattinatori: Lame di Pedullà

Raccontare in fretta è una specie di dominante formale, sviluppatasi accanto a un modo più contratto di leggere e ad un’accorta strategia di mercato. La velocità favorisce mediocrità e stereotipi, cliché e banalità.

Cambiando marcia

La letteratura del 1900 è minacciata dalla concorrenza dei nuovi media (televisione, cinema e internet). Quindi la grande editoria cerca di separare la letteratura dal concetto di lentezza: la macchina editoriale si industrializza ed inizia ad andare più veloce, bruciando le tappe dell’elaborazione e della distribuzione. Si sceglie una narrativa più spettacolare, scorrevole e con contenuti forti: si ricorre alla violenza come contenuto e come forma. I più disposti ad osare sono i giovani esordienti che prendono spunto dai nuovi media e da modelli letterari non italiani, creando una miscela di elementi culturali alti e bassi. Alcuni chiamano questo processo ‘morte della letteratura’. La narrazione si fonde con l’informazione (suo nemico giurato) e diventa informazione-spettacolo. Cambia l’idea di letteratura: il piacere del testo è espresso attraverso metafore, coinvolgimento e dinamismo.

La letteratura come sistema passante

Il postmoderno italiano degli anni ’60 - ’80 si può interpretare come una strategia di difesa della letteratura nel momento del suo declino. Negli anni ’90 la narrativa deve accettare un ruolo di inferiorità in confronto ai media. “Ormai la qualità del libro dipende dall’energia con cui riesce a trasmettere informazioni, farsi sistema passante” (Alessandro Baricco). Una fase culturale in cui in un romanzo contano la quantità e la scorrevolezza delle informazioni, a discapito della complessità e della profondità. L’esplosione della rete dal 2000 in poi ha velocizzato il processo:

  • Q (1999) di Luther Blisset: romanzo storico (‘500) costruito con montaggio cinematografico.
  • Manituana (2007) di Wu Ming: romanzo storico (USA ‘700) è direttamente supportato da un sito web.

I social network e le fan fiction aprono un contatto diretto tra autore e lettore. Lo stile e la lingua non contano più nulla e la forma-libro perde valore. Uno degli ultimi romanzieri del ’900 dal punto di vista culturale probabilmente è Aldo Busi, che non si trattiene dall’esporsi anche come personaggio pubblico in televisione. Busi sa benissimo come la conoscenza letteraria non coincida con quella della moda, del cinema o della tv. Il primo romanziere disposto ad esibire una figura pubblica solidale allo spettacolo televisivo è quindi anche uno degli ultimi a mostrare una coscienza chiara della gerarchia delle arti, e un legame culturale-stilistico forte con la lingua e la storia del romanzo italiano ed europeo.

Morte dei tempi morti

Nel 1996 Aldo Busi va in tv con regolarità e successo: la sua fama è all’apice; nello stesso anno, Aldo Nove pubblica una raccolta di racconti dal titolo Woobinda con lo scopo di riprodurre il ritmo dello zapping televisivo. La televisione che in Busi suggerisce qualche risorsa linguistica viva, in Nove diventa una fabbrica formale dell’immaginario. Il modello dello zapping televisivo assunto in Woobinda e Superwoobinda, agisce in modo latente in gran parte della letteratura cannibale: diminuiscono i dettagli superflui, ciò che costituiva la ragion d’essere e il punto d’onore del romanzo moderno. Sono privilegiate l’intensità emotiva e i momenti di suspense. L’interesse narrativo si concentra sulle azioni dei personaggi, le quali non sono supportate da analisi specifiche, ma avvengono e basta. Le analisi fanno perdere tempo, è meglio tenere in ansia il lettore e mettergli fretta, passando brutalmente da una situazione all’altra. In Cronaca de’ culti di Priapo renovati in Bologna, Silvia Balestra scandisce il flusso narrativo indicando l’ora. Aldo Nove in Amore mio infinito batte il tempo al minuto, stessa tecnica usata anche da Ammaniti in Ultimo capodanno e Branchie. All’incremento del ritmo corrisponde anche quello della violenza, ingrediente molto diffuso in questa letteratura alla continua ricerca di traumi.

Un libro esemplare degli anni Novanta: Branchie (1994)

Nel libro di Ammaniti si possono ritrovare le caratteristiche della letteratura cannibale: un continuo inseguimento, con esplosioni di violenza (risse). Branchie sfrutta generi diversi per ottenere strutture compatibili con il racconto spedito, divertito e di azioni spettacolari. In Branchie troviamo frasi, situazioni e gesti tipici della cultura di massa. L’aspetto psicologico e le descrizioni dei personaggi sono ridotti al minimo, è tutto incentrato sulle azioni dei personaggi. Non c'è tempo per riflettere e maturare: la maggior parte dei suoi protagonisti sono adolescenti che attraversano un cambiamento velocemente (improvviso e senza sviluppi), i suoi personaggi adulti invece sono immutabili. Branchie è il primo libro di Ammaniti che sviluppa questo modello di scrittura. In Ti prendo e ti porto via (1999), il romanzo successivo, consolida questo modello che trae ispirazione da supporti non scritti. In questa letteratura il rifiuto della psicologia lascia spazio all’umorismo o alla farsa. Questa cultura narrativa di massa cannibale manca di spirito critico, è narcisista, infantile, consumista, e confonde la realtà con i fumetti.

Altri modi per andare veloce

Negli anni Zero la letteratura cannibale si è ormai esaurita, e con lei anche la violenza che trascinava con sé, ma la velocità resta e lo slittamento del campo letterario verso la dimensione delle arti performative continua. Altri modi per andare veloce nella letteratura:

  • Puerto Plata Market (1997): l’estetica sanguinaria viene messa tra parentesi; sentimenti amplificati.
  • Amore mio infinito (2000): è completa la sostituzione della voglia di sangue con il bisogno d’amore.
  • La più grande balena della Lombardia (2004): presenta uno spezzettamento onirico-televisivo del racconto; scompaiono gli elementi iperviolenti, ma rimane la tendenza a saltare i passaggi superflui.
  • Vita oscena (2010): ritornano la violenza e la morte; il registro non è più sarcastico, ma tragico. Torna la velocità (28 capitoli per 100 pag). Rime e metafore-serra sono compatibili con la letteratura-zapping.
  • Brizzi e Santacroce utilizzano un approccio più lirico che romanzesco. Nei libri successivi di Santacroce diminuisce la disarticolazione sintattica, però rimangono gli schemi di forma spezzata, paratattica, aderente a un’idea lampeggiante e frammentaria del testo.
  • Vite di uomini non illustri di Pontiggia: è un libro fatto di micro-romanzi: presenta un autocontrollo tonale, lessicale e psicologico. L’accelerazione si presenta nella sintassi, di tipo nominale, tipica del primo Ammaniti.
  • Nati due volte: Pontiggia oltre la velocità vuole anche ampiezza e profondità, una selezione di momenti dotati di senso e scoperte conoscitive. Il ritmo è garantito dalla densità e dall’energia delle singole scene.
  • Densità, ellissi e prosciugamento aforistico delimitano anche la strada di Luigi Pintor da Servabo a Il Nespolo. La velocità in lui è l’effetto collaterale di una sobria contro-eloquenza, che si può notare anche in Giorgio Falco, dalla struttura a tessere di Pausa caffè alle reticenze che riempiono di vuoti La gemella H.

Dalla parte dell’inesperienza

Durante gli anni 1970-1980 si fanno esperimenti con i generi, che lasciano in eredità uno sfondo ironico. A metà degli anni ’90 lo spezzettamento del racconto facilita una ricerca di realismo (es. Nati due volte). Il piccolo isolazionista di Tommaso Labranca usa il modello dell’iPod come riferimento, con la sua riproduzione casuale, per la disposizione dei suoi segmenti narrativi. Il libro parla di un processo di isolamento. Qui per Labranca l’inesperienza rappresenta un valore anche stilistico, una via di mezzo tra romanzo e 'semi-biografia'.

Tentazioni ipertestuali

Negli Anni Zero si è diffusa la tendenza a mescolare i linguaggi letterari ed extra-letterari, come ad esempio l’uso di immagini per implementare la parola scritta: in poeti come Elisa Biagini e Marco Giovenale, che integrano i propri versi con foto, ma anche narratori come Emanuele Trevi, Francesco Pecoraro, Alessandro Piperno, Melania Mazzucco, Simona Vinci, Gabriele Pedullà; questa inclusione di immagini si deve già all’ultimo Pasolini.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

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