L’ambiente di apprendimento e la dimensione relazionale nella prospettiva 0-6
Una ricerca quali-quantitativa
(Mina De Santis)
Il progetto di ricerca nasce con la spinta della legge n.107 del 13 luglio 2015 che stabilisce l’istituzione del sistema integrato di educazione ed istruzione dalla nascita fino ai 6 anni. Mentre il progetto stava prendendo forma è stato emanato il decreto legislativo 65 del 13 aprile 2017 “Sistema integrato di educazione ed istruzione 0-6”.
L’ambiente educativo è un contesto che va progettato ed organizzato per rispondere ai bisogni dei bambini e non cadere nella trappola dell’improvvisazione e casualità; il termine contesto, dal latino contextere=contessere, ci rimanda proprio all’idea di interazione, scambio ed integrazione che avviene al suo interno, non tralasciando gli aspetti relazionali, comunicativi e di cura. Quando parliamo di cura ci sono diversi significati che rimandano all’atteggiamento di attenzione, di riguardo ed interessamento nei confronti dell’altro, ma anche la preoccupazione ed inquietudine del prendersi cura. La cura educativa è una relazione tra educatore ed educando, che mira a promuovere il benessere di quest’ultimo, e come afferma anche Luigina Mortari, “La cura autentica è umana e umanizzante sia per chi la riceve sia per chi la offre”. La sfida pedagogica dei servizi educativi 0-6 è proprio quella di progettare ambienti di apprendimento come luoghi nei quali le educatrici si prendano cura dei bambini, ma soprattutto i bambini saranno educati ad avere cura delle persone e del mondo circostante.
Le osservazioni si sono concentrate su sei aree:
- Rispetto all’ambiente di apprendimento si sono concentrate sull’area della progettazione.
- Dell’organizzazione spazi interni arredi e materiali.
- Degli spazi esterni.
- Dell’organizzazione dell’attività.
- Rispetto alla dimensione relazionale si sono concentrate su relazione educatore\bambino, relazione tra bambini e relazione tra educatori.
Capitolo 2: “Il contributo dei classici dell’educazione alla definizione di ambiente di apprendimento” di Agnese Rosati
L’attualità e l’analisi del tema “ambiente di apprendimento” si evince anche dalla lettura dei documenti ministeriali che riguardano il curriculo della scuola dell’infanzia e primo ciclo di istruzione. Come puntualizza anche Maria Montessori, il fattore ambiente è indubbiamente secondario nei fenomeni della vita: esso può modificare, come può aiutare e distruggere, ma non crea giammai, perché le origini dello sviluppo sono interiori. Anche Rosa Agazzi esprime il proprio pensiero credendo che la conquista di un ordine personale, dote che tutti possiamo acquistare, richiede un ambiente nel quale il bambino possa essere educato al riconoscimento di un ordine materiale che apre sovente la vita all’ordine morale. Queste parole rimandano anche al pensiero del pedagogista Froebel, che individua nel bambino l’unità originaria di spirito e natura; questa unità, spesso perduta e dimenticata nella vita adulta, deve essere recuperata, e il gioco rappresenta la forma più autentica di questa unità.
Con i doni, palle, cubi, cilindri, i bambini compiono attività educative all’interno del Kindergarten, dove fanno esperienza di manipolazione con impegno ed energia fino ad essere sopraffatti dalla stanchezza, ma soddisfatti del loro operato. Attività di gioco, momenti di condivisione degli spazi e dei materiali, connotano i percorsi di sviluppo sociale, emotivo, affettivo e cognitivo dei primi sei anni di vita, per un’offerta formativa unitaria, coerente nelle scelte e nei principi. Anche i materiali giocano un ruolo importante per lo sviluppo e l’esercizio degli organi di senso. Toccare, manipolare, odorare, sentire e vedere sono modalità percettive di esplorazione e conoscenza dell’ambiente. È proprio attraverso i sensi che il bambino agisce ed opera attivamente sulla realtà e si struttura il pensiero che permette al bambino di riconoscere le proprietà fisiche degli oggetti ed elaborare le prime forme di categorizzazione.
Nella “Scoperta del bambino” a cui hanno contribuito Froebel, Pestalozzi, Rousseau, Lombardo Radice, Montessori e le sorelle Agazzi, mette in risalto l’importanza dell’ambiente educativo. Spazi, tempi, materiali, contenuti, metodologie e strumenti sono le coordinate entro le quali si struttura e prende forma l’ambiente di apprendimento. Nell’ambiente il fanciullo deve svolgere liberamente le proprie attività per maturare tutte le sue capacità e raggiungere anche un comportamento responsabile; sarà poi compito dell’educazione montessoriana, maestra direttrice dell’opera “La scoperta del bambino” (1948), di osservare e guidare le attività dei piccoli allievi, spronati a fare da soli.
Sono proprio le azioni quotidiane come il camminare, correre, salire e scendere le scale, che fanno sperimentare al bambino autonomia e indipendenza. La spontaneità infantile, con il proprio modo di fare e di pensare costituisce un valore positivo quando viene lasciata libera di svilupparsi e quando il maestro la sa combinare con attività didattiche che pongono l’alunno nella condizione di crescere attraverso le sue esperienze. Rousseau, Pestalozzi, Froebel, Aporti, le Agazzi e la Montessori, hanno sostenuto il passaggio da una concezione adultistica dell’infanzia e della fanciullezza intese come uno strumento, un mezzo, un passaggio obbligatorio per raggiungere la maturità, ad una che le esalta come fasi di vita importanti in sé. Insieme alla didattica prendono quindi importanza la Pedagogia dell’infanzia e dell’adolescenza, sollecitate a rimettere in discussione le proprie finalità, gli oggetti, i processi e le metodologie.
Maria Montessori
Maria Montessori: la cornice culturale ha sicuramente influenzato la pedagogista che nel tempo, con esperienza, osservazione e dedizione verso i bambini, ha guadagnato in termini scientifici una propria autonomia e personalità. Il dialogo con la realtà circostante, oltre ad avvicinare l’uomo alla cultura, ne nutre il pensiero e ne attiva i processi, perché scopre, intuisce, immagina e produce. A tale proposito subentra il concetto di “readness” che collega istinti, bisogni, adattamento e simbolizzazione. Tali processi, che la pedagogista tratta in una sua opera del 1943, invitano a scrutare nella psicologia del profondo, a cui attinge l’intelligenza.
La ricerca del perché, il desiderio di comprendere, la curiosità e la fame intellettuale propria dell’uomo, sono naturalmente presenti nei soggetti, a partire dalla primissima infanzia, nella quale il bambino assimila tutto dall’ambiente. Per sostenere ed incoraggiare lo sviluppo dell’intelligenza occorre gettare semi, sollecitare interessi e promuovere l’esplorazione di un ambiente che sarà progettato accuratamente così da soddisfare bisogni, istinti, interessi e curiosità. Un ambiente predisposto e ben curato nell’organizzazione degli spazi e nell’offerta di materiali e strumenti, potrà appagare l’ardente desiderio di imparare.
La cura verso l’ambiente per la Montessori è premessa metodologica, nonché parte stessa di quel metodo che valorizza ed asseconda il naturale istinto del bambino ad esplorare, e un ambiente educativo può definirsi tale quando offre occasioni di libertà di movimento e nelle esperienze di conoscenza con gli oggetti che assecondano i bisogni dei periodi sensitivi; crede infatti che “L’ambiente sia il primo educatore”. Tavolette di legno, tessuti, cilindretti di altezza e diametro diversi, figure geometriche e scatole sono i materiali di sviluppo introdotti nelle Case dei Bambini per una prima educazione dei sensi, capace di coinvolgere attivamente il corpo e la mente avviati in modo naturale alla conquista di altre forme espressive, come la scrittura e la lettura. La maestra guiderà il percorso del bambino, “scultore di sé stesso, spinto da una misteriosa forza interiore”.
Rosa e Carolina Agazzi
Rosa e Carolina Agazzi: il loro modo di educare è più semplice, facile, plastico nell’adattamento alla preparazione delle insegnanti, rispetto a quello della Montessori. Le loro riflessioni sono alla base di un modello sperimentale avviato nel Giardino di Mompiano nel 1896, asilo infantile rurale diretto da Piero Pasquali, maestro di Rosa, al quale si devono i programmi ministeriali del 1914. Queste esperienze hanno come elementi ricorrenti quadri con illustrazioni, strutture dotate di cortile per osservare l’ambiente circostante, valorizzazione di attività ludiche con materiali quali palle colorate, bastoncini, cubi, ferretti.
L’ambiente per le due sorelle deve rappresentare elementi di continuità con quello della famiglia: ciò è ben espresso dalla definizione di una scuola che può dirsi materna nel momento in cui accoglie il bambino facendolo sentire a proprio agio, come nell’ambiente familiare, quindi un ambiente sereno, ricco di stimoli, nel quale sono proposte semplici azioni quotidiane, alle quali si attribuisce con chiarezza un fine. I materiali sono oggetti di uso comune, impiegati secondo un ordine e diversificati in base alla loro età e sviluppo logico. I contrassegni sono elemento chiave nell’ambiente di apprendimento delle sorelle Agazzi perché permettono ai bambini di passare
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