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Fondamenti di glottodidattica - apprendere e insegnare le lingue oggi (Cap. 4)

La didattica della L2

La didattica della L2: focalizza l’attenzione sulla didattica della L2, intesa come iperonimo per ogni lingua appresa dopo L1, in contesto scolastico o non.

Insegnare una L2 significa innanzitutto sviluppare nell’apprendente una competenza linguistico comunicativa altra rispetto a quella in lingua materna. L’apprendimento di una o più L2 permette non solo di diffondere la cultura del plurilinguismo, ma soprattutto di sviluppare la cosiddetta competenza plurilingue secondo cui le lingue apprese e in apprendimento si potenziano reciprocamente grazie al fatto che si fondano su una medesima matrice cognitiva e cioè il pensiero, le conoscenze e le esperienze dell’individuo (Cummins). Obiettivo principale dell’apprendimento e dell’insegnamento delle lingue è dunque lo sviluppo della competenza linguistico-comunicativa dell’apprendente.

Curricolo

Curricolo: si tratta di una procedura che nasce nel secolo grazie al contributo di discipline diverse. Il curricolo esplicita di fatto il programma, presentando un vero e proprio piano di lavoro proiettato di norma su un intero ciclo scolastico. Definisce gli obiettivi e le mete da raggiungere in rapporto al contesto sociale e alle caratteristiche degli apprendenti, indica i materiali, i sussidi e le tecniche di lavoro da mettere in gioco, descrive le forme di accertamento e di valutazione. Il curricolo risponde alle grandi questioni (che, che cosa, perché, dove, quando, come?). Le scelte curricolari devono dipendere non solo dalla politica linguistica del paese in cui ci si trova ad operare, ma anche dalla politica scolastica in materia di insegnamenti linguistici.

Le variabili imprescindibili della pianificazione curricolare sono:

  • Dove? L’importanza del curricolo non può prescindere da un’attenta analisi del contesto a tutti i livelli, dalla nazione, alla religione, alla città, al contesto sociale e scolastico: dalla scuola, alla classe, alle singole famiglie degli alunni.
  • Chi? Il curricolo va costruito intorno all’apprendente in funzione dei suoi bisogni linguistico-comunicativi, delle sue motivazioni, della sua personalità, del suo stile cognitivo e delle sue conoscenze pregresse: macro profilo a cui il curricolo è destinato, in modo da proporre un percorso glottodidattico funzionale ai 3 micro profili che lo compongono: quello cognitivo, linguistico e individuale. L’impostazione e l’esito di un buon curricolo dipende anche dalle competenze e dalla preparazione dell’insegnante, il quale dovrebbe essere competente e aggiornato sull’evoluzione della lingua che insegna, perché insegnare una lingua non significa solo istruire ma anche educare a quella lingua, fare educazione (pluri)linguistica.
  • Che cosa? È necessario riprendere la definizione di competenza comunicativa e considerare tutte le componenti che la compongono: quella linguistica (fonologia, lessico, morfosintassi); quella paralinguistica (intonazione, tono, ritmo e pause) quella extralinguistica (cinesica, prossemica, tattile); infine quella socio-pragmatica (strategica, sociolinguistica, culturale). Il curricolo prevede dunque espliciti riferimenti ai tipi di lingua e di testi che saranno oggetto del percorso didattico, i quali saranno selezionati sulla base dei bisogni e dell’età dell’apprendente; naturalmente anche dagli approcci, metodi e delle tecniche che l’insegnante vorrà utilizzare.
  • Come? Proporre lezioni frontali invece di moduli o unità didattiche, oppure privilegiare lo sviluppo delle abilità orali rispetto a quelle scritte presuppone, oltre a specifici obiettivi didattici, anche una precisa impostazione metodologica, da cui l’insegnante non può prescindere e che addirittura condiziona tutte le scelte connesse alla progettazione dell’intero percorso.

Il curricolo prima era pensato in maniera bidimensionale, ora invece è di natura tridimensionale (proposto da Baldoni): la competenza comunicativa non è una tabella o una lista di regole, ma è un volume, uno spazio profondo, complesso e tridimensionale. Questo ci fa capire la complessità didattica degli elementi costitutivi del curricolo. Tale concezione complessa, ma completa, del curricolo comprende oggi le nozioni più tradizionali di sillabo, inteso come corpus, elenco di contenuti da affrontare in un percorso didattico; e di programma, termine della tradizione scolastica italiana per tracciare i fini, i contenuti, i metodi e i criteri di valutazione di un corso di lingua.

Progettare un curricolo glottodidattico significa dunque considerare i seguenti elementi imprescindibili: il contesto, il destinatario, il regista (insegnante che organizza il percorso), il contenuto e la struttura. Dal curricolo, il macro-percorso tracciato dal docente, è necessario passare al micro-percorso, cioè alla pianificazione dei segmenti didattici di cui il curricolo è costituito e che lo rendono fattivamente operativo. Molte sono le prospettive adottate dalla glottodidattica per definire tali segmenti. Adotteremo l’interessante e condivisibile proposta di Diadori (2009), che definisce i segmenti costitutivi del curricolo unità di lavoro, considerandolo un iperonimo che permette di indicare una pluralità di casi concreti.

Schemi e modelli di organizzazione dell’attività didattica

I più recenti schemi e modelli di organizzazione dell’attività didattica sono:

  • Modulo: è lo strumento che meglio risponde alla complessità della realtà didattica attuale. I moduli costituiscono “un blocco tematico autosufficiente che raccoglie i contenuti che tradizionalmente si distribuivano in unità didattiche”. Un modulo per essere definito tale deve: essere autosufficiente (i contenuti di ogni modulo devono permettere al discente di operare in maniera autonoma); poter essere valutato e accreditato autonomamente; essere flessibile; fondarsi su ambiti comunicativi complessi.
  • Unità didattiche: ogni modulo è costituito da una rete di unità didattiche, ognuna dedicata a un contenuto specifico; all’inizio era formata da 5 fasi, ma poi Freddi le ha fatte diventare 6 per la formazione del docente di lingue: motivazione, globalità, analisi, sintesi, riflessione, controllo (tabella 186-187).

Unità didattiche

È il modello operativo più diffuso nell’ambito dei metodi diretti e dell’approccio comunicativo, in quanto l’altro modello spesso usato per l’educazione linguistica, la lezione, ha confini troppo ristretti per poter aiutare l’allievo ad acquisire un comportamento comunicativo corretto, efficace ed appropriato.

L’unità didattica nasce come attività di problem solving negli anni ’30 in America nell’ambito dell’attivismo pedagogico, ma solo negli anni ’60-’70 viene applicato in glottodidattica. La psicodidattica ha proposto vari modelli di unità didattica, tutti comunque articolati su tre macro fasi che Titone chiama “incoativa” (in cui vengono proposti materiali modello; in inglese si parla di presentation phase), di “esercizio” o rielaborazione e di “controllo”.

Nella prassi operativa queste tre fasi sono ulteriormente articolate:

  • La fase incoativa si articola in una fase di motivazione, seguita dalla percezione globale di un campione di lingua e cultura, dalla quale si procede ad un’analisi: in tal modo si rispetta il principio di direzionalità;
  • La fase di lavoro sul testo comprende sezioni di fissazione e di reimpiego via via più libero (in inglese si usa l’espressione from skill getting to skill using); da queste si trae dunque una sintesi.

1. Principio di direzionalità: il cervello opera secondo due modalità diverse a seconda dell’emisfero (bi-modalità), ma le informazioni vengono elaborate dal cervello secondo la direzione che va dall’emisfero destro (globalità, visualizzazione, contestualizzazione, analogia, simultaneità) verso quello sinistro (analisi, verbalizzazione, logica, sequenzialità) che segna il passaggio dalla grammatica implicita alla grammatica esplicita, e poi si procede ad una riflessione sulla lingua, rispettando il principio del modal focusing;

  • La fase conclusiva comprende le attività di verifica, quelle di valutazione e tutte le attività di recupero che vanno messe in atto per aiutare gli allievi che non hanno raggiunto, in tutto o in parte, gli obiettivi dell’unità didattica.

Questo percorso richiede almeno 5/6 ore (lezioni, in italiano; in inglese c’è meno rischio di confusione con la lezione classica in quanto si usa period). La scelta dei materiali di un’unità didattica è governata da alcune regole: dalle abilità ricettive (ascolto di nastri, visione di video, lettura di testi) a quelle manipolative (dalla manipolazione minima, quale la drammatizzazione, alle varie di roleplay, alla raccolta di appunti, al riassunto) a quelle produttive (dialogo, monologo, composizione, ecc.).

Unità di acquisizione

Unità di acquisizione: ogni unità didattica è formata da una rete di unità d’acquisizione che rendono più flessibili la sequenza delle 6 fasi in base alle esigenze e agli stili dei discenti.

Approcci, metodi e tecniche

Approcci, metodi e tecniche: per passare dalla macro alla micro progettazione è necessario precisare la prospettiva metodologica da adottare per rendere il curricolo operativo nella didassi quotidiana. Approccio, metodo e tecnica costituiscono un modello glottodidattico strettamente connesso a qu

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marygiovy_1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica delle lingue moderne e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pugliese Rosa.
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