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Coordinate (capitolo 1)

Rispetto ad altre materie, sulle questioni della lingua, ogni essere umano è avvantaggiato dal fatto di conoscerne almeno una, solitamente quella trasmessa dai genitori.

L'apprendimento delle lingue, infatti, può essere indagato in maniera scientifica e la disciplina che se ne occupa, anche se può partire da fatti aneddotici, deve riuscire a formulare interrogativi adeguati a cui si possa rispondere con gli strumenti messi a disposizione dalla ricerca.

  • Repertorio linguistico insieme delle varietà linguistiche (lingue, dialetti, registri) possedute da un parlante.
  • Biografia linguistica narrazione, che può essere autobiografica, e che riguarda il vissuto linguistico di un individuo. È costituita dall'insieme delle esperienze linguistiche di una persona, che formano il suo repertorio linguistico. È strettamente collegata alla vita e alle esperienze sociali e affettive dell'individuo. Muta nel tempo, al mutare delle condizioni di vita.
  • L1 lingua della socializzazione primaria.
  • L2 termine generico che indica tutte le lingue apprese dopo la L1.
  • Apprendimento spontaneo o acquisizione le lingue possono essere apprese senza necessariamente frequentare un corso di lingua.
  • Apprendimento guidato lingue apprese nell’educazione scolastica e universitaria, frequentando corsi di lingua, e in altri ambiti formativi.
  • Contesto di lingua seconda il contesto in cui si studia la lingua è definito di lingua seconda, quando una persona va a vivere in una città per studiare la lingua di appartenenza. Ha quindi la possibilità di usarla in contesti reali, in maniera frequente e ricca.
  • Lingua straniera (LS) il contesto in cui si studia la lingua seguendo corsi secondo i programmi ministeriali, cioè in una comunità in cui la lingua di comunicazione quotidiana non è la lingua studiata. Da ciò deriva che le occasioni che hanno di essere esposti alla lingua e di usarla in contesti reali sono molto limitate.

La lingua, le lingue

La definizione di "lingua" prevede una concettualizzazione complessa, data la difficoltà di individuarne le proprietà, dal momento che essa è al tempo stesso lo strumento attraverso cui si articolano i pensieri complessi, ma anche strumento per parlare dello strumento, poiché usiamo la lingua per parlare della lingua (funzione metalinguistica).

A ciò si deve aggiungere che la lingua si declina in varie forme corrispondenti alle diverse lingue parlate dagli esseri umani, ma al tempo stesso conserva la propria identità strutturale, definita dalle sue proprietà semiotiche che la differenziano dagli altri sistemi di comunicazione.

La lingua è quindi un sistema storicamente determinato e radicato nella coscienza dei parlanti, che è costituito da un insieme strutturato di segni convenzionali, attraverso il quale gli appartenenti a una comunità si esprimono e comunicano fra loro.

La lingua può essere descritta anche nella prospettiva dei livelli di analisi, che vanno dall'enunciato prodotto da un parlante, all’unità minima identificabile nella struttura sonora, definita:

  • Fono se considerata nella sua materialità;
  • Fonema se vista nella sua funzione distintiva in un determinato sistema linguistico.

Tra enunciato e fono si articolano vari possibili livelli di analisi (sintattico, lessicale, morfologico).

La linguistica è la disciplina che studia le lingue e il linguaggio con l’obiettivo di descriverne il funzionamento, analizzarne il mutamento e spiegarne il rapporto con l'attività cognitiva umana; mentre la didattica delle lingue, si interessa prevalentemente dell'acquisizione, dell'apprendimento e dell'insegnamento delle lingue.

Mono-, bi-, pluri-, multilinguismo

Il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue

Il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue: apprendimento, insegnamento e valutazione.

Il QCER e la sua integrazione aggiornata “il Volume Complementare” (2020), sono il risultato di un lungo processo di rinnovamento dell'insegnamento linguistico iniziato con il progetto Lingue Moderne (1971-1981). Il QCER è un documento descrittivo, ideato e definito per rispondere all'esigenza di avere un quadro di riferimento che fosse comune a tutti i paesi Membri dell'Unione per l'apprendimento delle lingue straniere. L’obiettivo del QCER è quello di uniformare le politiche linguistiche europee, per arrivare a una maggiore unità tra gli stati membri, fornendo una base comune per un'educazione plurilingue e pluriculturale e anche per confrontare gli obiettivi, i metodi e qualifiche dell'apprendimento delle lingue, per facilitare la mobilità personale e professionale in Europa, per favorire la cooperazione tra istituti di istruzione di paesi diversi creando criteri oggettivi per descrivere la competenza linguistica.

  • Monolinguismo questo termine indica la conoscenza e l'uso di una sola lingua da parte di una persona o di un gruppo, in contrasto con i termini bilinguismo, plurilinguismo e multilinguismo.

I termini plurilinguismo e multilinguismo sono utilizzati spesso come sinonimi e, in effetti, entrambi i prefissi indicano come superiore a uno. Secondo QCER però, i due termini si specializzano diventando etichette di due concetti differenti.

  • Multilinguismo termine che rimanda alla compresenza di più varietà di lingue in uno stesso spazio geografico, nel caso di comunità linguistiche che coesistono.

Esempio = New York: circa 800 varietà linguistiche. La più diffusa è l’inglese parlata dal 65% delle famiglie. La seconda lingua più diffusa è lo spagnolo, e a seguire cinese, russo ecc.

Multilinguismo però non è solo sinonimo di presenza delle lingue degli immigrati. In Italia, sono presenti anche innumerevoli varietà linguistiche. Abbiamo i dialetti, L1 di moltissimi italiani.

Il concetto di multilinguismo può essere esteso anche alla dimensione testuale, nel caso di testi che, per motivi diversi, siano stati composti usando più di una varietà linguistica.

La dimensione testuale del multilinguismo, però, non si esaurisce nella letteratura ma anche in casi di vita quotidiana. Esempio = a Los Angeles, la bolletta dell'acqua è in inglese e spagnolo; a Bolzano la segnaletica stradale è sempre in tedesco e in italiano; in Canada tutte le comunicazioni dello stato con i cittadini devono essere, per legge, plurilinguismo, in inglese e francese.

  • Plurilinguismo con il termine plurilinguismo, invece, il QCER si riferisce al repertorio linguistico del singolo individuo, che ingloba la varietà della sua lingua materna e di tutte le altre lingue che questi conosce e delle quali può avere una competenza variabile (a seconda delle circostanze).

Il punto di vista cambia.

  1. Si passa da una visione multilingue, ovvero più generale, che guarda la società dall'esterno, osservando la coesistenza di più lingue-culture nello stesso spazio geografico, divise nettamente in compartimenti stagni: il quartiere italiano, il quartiere cinese, il quartiere arabo e allo stesso modo la lezione di spagnolo, quella di francese e quella di tedesco;
  2. A una versione particolare, quella plurilingue, dove lo sguardo si sposta verso i singoli individui e verso la società vista come l'insieme di singoli soggetti: le lingue interagiscono fra loro e ogni individuo porta con sé un bagaglio linguistico-culturale in continuo mutamento, privo di scomparti e di separazioni nette. In un'ottica plurilingue, dunque, si sottolineano ancora una volta la bellezza e l'importanza della pluralità, della diversità e dello scambio.

Un individuo non può essere multilingue: i meccanismi che si attivano nel suo cervello durante l'apprendimento di una L2 lo spingeranno sempre verso le sue conoscenze pregresse, e l'individuo è naturalmente portato al confronto con la propria L1 e con tutte le altre L2 o varietà linguistiche che conosce.

Il multilinguismo e il plurilinguismo sono, quindi, due fenomeni che caratterizzano le società umane e, fra tutti i diversi aspetti che li collegano all'apprendimento delle lingue, la partecipazione democratica è forse ciò a cui vale la pena dare più rilievo. Questa è intesa come il modo in cui gestiscono la comunicazione con i cittadini i governi di comunità multilingui. La società e le istituzioni che la compongono spesso si accontentano del multilinguismo, se non addirittura del monolinguismo che può prendere le seguenti forme.

  • Monolinguismo istituzionale completo è la posizione che vede l’identità nazionale come un blocco omogeneo e non riconosce, né promuove, altre forme di identità. Con il monolinguismo completo, i governi che adottano questa posizione mirano a eliminare le altre lingue presenti sul territorio costringendo i cittadini a comunicare con lo Stato attraverso una sola lingua possibile. I fautori di questa posizione sostengono che l'uso di una sola lingua porti all'integrazione e all'emancipazione delle minoranze linguistiche. I detrattori sostengono che sia discriminatoria e che porti a una perdita d’identità.
  • Monolinguismo istituzionale parziale si tratta della politica adottata da quelle nazioni che tendenzialmente usano solo una lingua ufficiale, quella nazionale, per la comunicazione con i cittadini ma, in alcuni casi, usano altre lingue storicamente presenti o di recente insediamento. Esempio = tale è il caso degli Stati Uniti, dove in alcuni stati, come la California, è frequente trovare alcuni documenti di servizio (come le bollette, le comunicazioni dei Comuni ecc.) sia in inglese sia in spagnolo.
  • Monolinguismo istituzionale a livello locale abbinato a un multilinguismo istituzionale al livello superiore questo tipo di politica linguistica crea aree monolingui che però si trovano sotto una lingua ombrello nazionale. Questa politica tutela le minoranze linguistiche storicamente presenti nei territori permettendo loro di conservare le loro lingue.
  • Multilinguismo completo con tradizione multidirezionale per tutti questa politica è un'utopia in quanto la crescente mobilità delle persone non permetterebbe di rendere disponibili le comunicazioni istituzionali in tutte le lingue presenti sul territorio. Tuttavia, questo principio è rintracciabile nelle politiche dell'Unione Europea che sul proprio sito afferma di sostenere il multilinguismo nei propri programmi e nell'ambito dell'attività dei suoi organi e che il multilinguismo è approvato nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE. I cittadini dell'UE hanno quindi il diritto di comunicare in una qualsiasi delle 24 lingue ufficiali con le istituzioni europee, che devono rispondere nella stessa lingua.

Va da sé che le situazioni presentate nei punti b), c) e d) possono coesistere, mentre quella in a) esclude tutte le altre.

  • Bilinguismo un parlante bilingue è colui/colei che conosce due lingue. Un parlante bilingue sarà quindi, necessariamente, anche plurilingue, in quanto possiede più di una lingua nel suo repertorio.
  • Bilinguismo individuale si distinguono numerosi tipi di bilinguismo, a seconda di come sono configurate le lingue nel repertorio linguistico dell’individuo.
  • Bilinguismo sociale se si prende in considerazione la distribuzione delle lingue all'interno di una comunità o di un gruppo.

Alcuni esempi:

  • Precoce o tardivo = è considerato tale entro i primi 6 anni di vita.
  • Simultaneo o sequenziale = entro i primi 3 anni si considera l'apprendimento delle due lingue simultaneo ed entrambe le lingue sono definite materne o L1; tra i 3 e i 6 anni si osserva un bilinguismo precoce ma sequenziale, che dà vita a una L1 e una L2.
  • Compatto = quando è precoce e simultaneo.
  • Bilanciato o dominante = a seconda che la competenza nelle due lingue sia la stessa oppure che invece la competenza sia superiore in una delle due.
  • Verticale = quando una delle due lingue è un dialetto.
  • Ricettivo o produttivo = a seconda che il parlante sia in grado solo di comprendere (stato ricettivo) o anche di parlare e/o scrivere (stato produttivo).

I due termini "bilingue" e "plurilingue" riguardano entrambi la competenza dell'individuo. Ciascun bilingue è anche plurilingue e la competenza di ciascun parlante plurilingue può essere descritta anche in termini di tipologie di bilinguismo. Tuttavia, gli studi sul bilinguismo e gli studi sul plurilinguismo sono tipicamente fatti da studiosi con approcci molto diversi.

Il termine bilingue di solito viene usato in senso relativo. Si dice di una persona che è bilingue, per esempio, in italiano e spagnolo, sottolineando il rapporto tra le due lingue, senza escludere che quella persona conosca altre lingue.

Per quanto riguarda il plurilinguismo, non si può ancora distinguerne le tipologie e misurarne in maniera effettiva le competenze. Il termine "plurilingue" è usato quindi in senso globale. Infatti, si dice di una determinata persona che è plurilingue evidenziando il fatto che conosce una quantità non specificata di varietà linguistiche.

Nel descrivere il repertorio linguistico delle persone è possibile osservare diversi fenomeni. Il primo di essi riguarda il fatto che siamo parlanti nativi di almeno una lingua.

Nel percorso che il PNN compie nell'apprendimento della lingua target, idealmente si muoverà lungo l'asse nella direzione del PN, anche se non è detto che oltrepassi quel punto in cui sarà percepito come quasi nativo. È difficile stabilire quale sia esattamente il punto in questo continuum, perché questo grafico potrebbe essere rappresentato con più linee, ovvero i diversi livelli di analisi linguistica: fonologico, morfologico, sintattico, semantico, pragmatico. Quindi non si può identificare un solo punto in cui un parlante varca il confine per entrare nella zona del "quasi nativo", ma che i punti sono diversi e che magari, nella sua esperienza in quella lingua, non necessariamente varcherà tutti i confini.

Analogamente a quanto descritto per la competenza del PNN, che tende verso l'estremo sinistro in cui abbiamo collocato il PN, possiamo descrivere la situazione di quei PN che si trovano, da un certo momento della loro vita, a usare sempre più raramente la loro lingua materna, con una serie di fenomeni di attrito linguistico, che portano a una progressiva diminuzione della competenza.

Questa schematizzazione ha però dei limiti, perché ciò che avviene fin dalla nascita non si può cambiare; quindi, il parlante non nativo potrà arrivare a essere pressoché indistinguibile dai nativi negli usi linguistici ma non potrà mai diventare nativo per il semplice fatto che, per definizione, lo è chi è esposto alla lingua fin dalla nascita. Altrettanto si può dire degli ex nativi. Per quanto il parlante ex nativo non usi più la lingua di esposizione nella prima infanzia, essa rimarrà sempre la sua lingua materna, quindi, non potrà smettere di essere nativo.

Arrivati a questo punto riteniamo utile anche attirare l'attenzione del lettore sul fatto che si può essere un parlante quasi nativo ed ex nativo allo stesso tempo. Un individuo può, per esempio, essere quasi nativo di italiano ed ex nativo di spagnolo.

Agire in LII: le abilità linguistiche

La descrizione delle azioni che alcuni apprendenti possono svolgere attraverso le lingue ci ha permesso di ragionare sulla varietà delle attività ricettive, produttive e interattive, sia in termini quantitativi che qualitativi. Le attività in cui si usa la lingua sono molto importanti perché formano la lingua stessa. Ogni attività comunicativa può essere definita e descritta in base ad alcuni aspetti principali della comunicazione:

  1. Il canale di trasmissione
  2. Il tipo di processo
  3. La modalità di comunicazione
  4. Il ruolo tra i partecipanti all’evento

Prendendo in considerazione i primi due aspetti, otteniamo lo schema delle abilità linguistiche primarie e alcune delle loro intersezioni.

Distinguiamo due processi: produzione e ricezione. La produzione consiste nella realizzazione di un segnale che può essere percepito attraverso i sensi. L'udito discrimina i segnali sonori della produzione orale, la vista i segni grafici della scrittura o quelli della comunicazione segnata, il tatto la scrittura in Braille. In base al canale di trasmissione, possiamo distinguere tra comunicazione parlata (canale fonico-uditivo e canale gestuale-visivo) e comunicazione scritta (canale grafico-visivo). Anche se il canale orale è di gran lunga il più diffuso tra le comunità di parlanti, esistono lingue naturali che sfruttano il canale visivo-corporeo, come le lingue segnate, tra le quali la LIS.

La lingua italiana dei segni

La LIS è una lingua naturale che sfrutta un canale diverso rispetto a quello che veicola le lingue parlate. La LIS, infatti, non si muove sul canale fonico-uditivo, ma su quello visivo-corporeo: è compresa attraverso la vista e prodotta attraverso il corpo. In molti credono che la lingua italiana dei segni sia una versione mimico-gestuale dell'italiano. La LIS, invece, così come tutte le altre lingue dei segni, non è un sistema che deriva dalla lingua parlata. Esattamente come accade per le lingue parlate, le lingue segnate, differiscono tra loro e sono il riflesso delle caratteristiche culturali e delle comunità. Per questa ragione non esiste una lingua dei segni universale, ma numerose comunità hanno sviluppato un proprio sistema di comunicazione nel corso del tempo.

La LIS è uno dei principali sistemi di comunicazione

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessiacarlii di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica delle lingue moderne e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Bonvino Elisabetta.
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