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Letteratura di viaggio mod. 2 (parte specifica)

La letteratura di viaggio è una materia vasta e complessa, la quale ha suscitato l’interesse di studiosi di vari campi. Il viaggio è un topos (tema): ci sono tanti tipi di viaggi fatti per motivi diversi e il racconto del viaggio può avere generi diversi. Comunque non c’è una definizione unitaria di letteratura di viaggio:

Definizioni di letteratura di viaggio

  • Travel Literature: Testi incentrati sul viaggio, il quale è il tema cardine (es: i Viaggi di Gulliver, Don Quijote, Il Milione).
  • Reiseliteratur: Il viaggio è raccontato dalla stessa persona che lo ha intrapreso (scrittore = personaggio).

La letteratura di viaggio è un genere?

Lo studioso Marfé dice che è essenziale pensarla come un genere; Thompson afferma che non è un genere letterario ma un insieme di testi connessi da somiglianze; Borm dice che è un “genere misto”; Ricorda dice che è un genere mutevole (si tratterebbe di opere sfuggenti).

Affinché un testo appartenga al genere “Letteratura di viaggio” è importante che:

  • Il viaggio deve riferirsi ad uno spostamento reale (viaggio effettivamente vissuto), per quanto poi possa venir rielaborato nel resoconto dell’autore. N.B: il viaggio di Dante nell’Aldilà è immaginario e rimane al di fuori.
  • Il viaggio deve essere un’esperienza diretta: coincidenza tra autore, narratore (voce narrante) e personaggio.
  • Il viaggio è un’esperienza personale, intima e formativa (esso aiuta la crescita interiore).

Questi sono i 3 elementi caratterizzanti la Letteratura di viaggio. La letteratura di viaggio è il prodotto della cultura europea del ‘700 (Illuminismo). Le caratteristiche citate sono presenti nei testi del Grand Tour → viaggio che compivano i rampolli delle famiglie nobili alla fine degli studi. Esso toccava varie capitali e città europee (l’Italia era la meta privilegiata) al fine di conoscere varie culture. Il viaggio durava almeno 2 anni e segnava l’ingresso all’età adulta. Il Grand Tour unisce la tradizione del viaggio cavalleresco + peregrinatio accademica (spostamento di studenti).

Testi esemplari e critiche

I testi esemplari di questo genere sono:

  • Montesquieu
  • Sterne: Viaggio sentimentale, Viaggio in Italia
  • Vita; Goethe
  • Alfieri

Il critico Luca Clerici afferma che l’opera e il viaggio devono essere due insieme uguali e sovrapposti (il racconto del viaggio deve essere concentrato sul viaggio). Sottolinea poi le differenze rispetto al romanzo: la letteratura di viaggio ha più temi, il linguaggio è più vario (c’è una commistione di stili) e ha una vocazione anticanonica (va contro le regole). L’autobiografia è diversa dalla letteratura di viaggio perché solo una parte di essa racconta del viaggio.

N.B. Il crepuscolare Gozzano va in India per curarsi la tisi e scrive un’opera di letteratura al riguardo, inserendo anche delle tappe in cui lui non è stato (racconta l’India che ha letto).

Rapporto tra realtà e finzione

Clerici dice che la letteratura di viaggio presuppone un viaggio reale, ma il racconto di viaggio manifesta una tendenza alla finzione (=gli scrittori guardano con il filtro dell’immaginazione). Lo scrittore di viaggio usa gli “effetti di realtà” (strategie che rafforzano l’idea del viaggio) con cui cerca di convincere il lettore che il viaggio è reale. Es: “l’ho visto con i miei occhi”; “assomiglia a...” (fa dei paragoni tra noto e ignoto); inserisce parole straniere.

Il viaggiatore personaggio e autore (duplice ruolo): il viaggiatore intraprende il viaggio e lo racconta; egli osserva i luoghi con soggettività (filtro soggettivo) ed è condizionato dalla sua cultura. Quindi ci sono 2 filtri: 1) dell’emozione; 2) culturale (paese e civiltà da cui proviene il viaggiatore).

La letteratura di viaggio è scritta da occidentali che raccontano di viaggi in occidente e in oriente. Quindi si narra il viaggio in un’ottica colonizzatrice/eurocentrica, in cui si racconta l’altro in una prospettiva da superiore a inferiore.

Testo odeporico

Il “testo odeporico” è il testo di letteratura di viaggio. Quando si vuole raccontare si deve cercare di: essere oggettivi e scientifici (come una guida), usare il passato (c’è distanza) e argomentare tutto. Quando si vuole dare un’impronta soggettiva si può usare il presente, si riporta il dialogo e si utilizza un tono vivace.

Il viaggio secondo Leed

  • Il viaggio è un terreno comune di metafore, fonte di riferimenti comuni per spiegare aree di pensiero o esperienza; viaggio come mezzo di trasformazioni sociali e fonte di socialità.

Il viaggio come Bildungs

  • SIn dall’antichità il viaggio è una prova che comporta una perdita ma anche un’acquisizione: all’eroe si rivela qualcosa che già gli apparteneva.
  • Nel Medioevo viaggio come punizione ma anche cura. Es: il pellegrinaggio.
  • Viaggio come inchiesta conoscitiva e costruzione del sé.

N.B: La fine dei viaggi nell’epoca contemporanea

  • Levi Strauss, “Tristi Tropici”: Resoconto di un viaggio in Brasile (parla di sfruttamento dei popoli extra-europei).
  • Boorstin, “From traveller to tourist”: Viaggio come evento che fornisce emozioni inattingibili.
  • Buzard, “The beaten track”: Viaggio come vacanza che crea uno spazio-tempo immaginari fuori dal quotidiano, espressione della libertà di fantasticare.

Montaigne (1533-92)

Periodo Rinascimentale:

Un autore che viene considerato il precursore della letteratura di viaggio è Montaigne (nb: il genere si sviluppa ufficialmente dal 700), il quale scrive Journal de Voyage, che racconta il viaggio in Italia dell’autore dal 1580 al 1581 (1 anno e mezzo). Il percorso di Montaigne prevede tutta l’Italia centrale arrivando fino a Roma, per poi risalire nell’area germanica.

Quest’opera non dovrebbe appartenere al genere della letteratura di viaggio per la sua particolare struttura: la prima parte è scritta in 3° persona con la voce di un segretario che riferisce quello che Montaigne faceva durante la giornata; la seconda parte è in 1° persona. Quindi nell’opera viene meno una delle 3 condizioni fondamentali per definire un’opera come parte della letteratura di viaggio, cioè viene meno la coincidenza narratore/protagonista (nella prima parte qualcun altro racconta l’esperienza di Montaigne). Inoltre in quest’opera esiste una questione critica ancora aperta perché è un’opera di cui non abbiamo più il testo manoscritto originario.

Quest’opera viene considerata marginale nella produzione dell’autore; in realtà Essais Montaigne interromperà la stesura della sua opera filosofica principale (gli =aisaggi) per intraprendere il viaggio in Italia.

Montaigne si può considerare un viaggiatore moderno in quanto afferma che lo scopo del viaggio è muoversi e non la meta finale (viaggio per scoprire qualcosa di nuovo). Inoltre grazie alla sua curiosità intellettuale, l’autore è interessato a conoscere i diversi popoli senza esprimere giudizi.

In alcuni passaggi Montaigne esprime delle critiche esplicite verso i suoi connazionali (viaggiatori francesi), i quali viaggiando si lamentano delle diverse abitudini dei popoli visitati (criticano ciò che è diverso come l’alloggio, il cibo). Lui non lascia mai trasparire un senso esplicito di superiorità intellettuale nei suoi giudizi (non dice mai che la Francia sia superiore), ma fa solo un’analisi delle differenze con la sua nazione.

L’ultimo aspetto che lo rende un viaggiatore è il desiderio di uniformarsi agli usi del paese, abbandonando le proprie abitudini per crescere ed eliminare i pregiudizi. N.B: Il viaggio è bildung perché abbandonare le nostre abitudini e fare qualcosa di nuovo è qualcosa che ci fa crescere.

In questo passo il segretario parla di Montaigne. Le osservazioni sono attente e meticolose e riguardano ciò che si mangia e come erano arredate le camere visitate; l’autore trova scomodo il modo in cui sono attrezzati i letti.

Anche se l’autore aveva problemi di salute, il gusto della novità per visitare qualcosa di nuovo porta Montaigne a continuare il viaggio senza mai lamentarsi: era forte il desiderio di parlare con le persone dei luoghi e venire a conoscenza di nuove notizie. Inoltre per lui era impossibile sbagliare la strada perché il suo unico scopo era girare per luoghi sconosciuti. Poi mentre i suoi compagni avevano mete prefissate importanti (Roma, Firenze, Ferrara), lui non ne aveva. Montaigne è preciso nella descrizione dei luoghi, quasi al pari di una guida di viaggio (tali parti descrittive servivano come itinerari per viaggiatori futuri).

Nel suo diario egli fornisce dei giudizi sull’arte (quando descrive opere, manufatti): egli considera la classicità (antichità greca e romana) come il massimo vertice della bellezza artistica; poi secondo lui, dopo questo splendore artistico, c’è stato un periodo di decadenza che coincide con il Medioevo, a cui il Rinascimento si propone di rimediare ritornando all’antico splendore: il Rinascimento si propone come periodo di riscoperta e imitazione dell’arte classica. Nell’opera si può anche vedere che l’autore apprezza opere, manufatti e architetture dell’uomo che abbiamo come caratteristica la grandiosità e magnificenza. Altre volte è interessato a ciò che è ingegnoso, tipo macchinari o mulini.

Nel parlare dell’arte, egli non risulta originale in quanto riprende i giudizi comuni del Rinascimento. All’inizio l’autore prende una guida che parli francese per spiegargli le cose; poi decide di mettersi a studiare dei libri per essere autonomo.

Questo passo parla del differente fascino che Roma ha su Montaigne rispetto ai suoi compagni: parte da un giudizio deludente dicendo che per lui Roma è solo un “sepolcro” della città originaria (invece gli altri vogliono andare a Roma per vedere le rovine). Dice che la Roma odierna è solo un ricordo sfocato di quella è stata la Roma classica (immagine decadente di Roma).

Questo passo parla della decadenza di Roma: dice che la parte rimasta della città è forse la parte più brutta di Roma perché forse la parte più bella è già stata deturpata. Oltre al fatto che le rovine sono delle membra di un corpo ucciso e sepolto, egli dice che i nuovi edifici costruiti vicino alle rovine sono come nidi dei corvi presenti nelle chiese abbandonate.

Immagine dell’Italia secondo Montaigne

Egli dice che l’Italia è un paese vitale e colorito; è interessante per la fisicità e sensualità delle persone che comunicano con i gesti. L’unica critica negativa è il fatto che Montaigne reputa l’Italia un paese povero intellettualmente, in quanto i detentori del potere impediscono alla gente di pensare e la distrae dalla politica con carnevalate/feste. Ha l’impressione che nella Roma del 1500 il potere è gestito in modo gerarchico e autoritario, il quale cerca di lasciare nell’ignoranza la popolazione. I potenti secondo l’autore sono una commistione di autoritarismo e demagogia (tecnica per cui si cerca di imbonire il popolo con provvedimenti che sembrano fatti per il bene pubblico, anche se vengono eseguiti solo per interesse).

Scarse sono le descrizioni naturalistiche: il paesaggio naturale è poco considerato dall’autore in quanto gli interessa solo se fa da sfondo a fatti e opere umane. Montaigne ama il paesaggio umano, ossia il paesaggio lavorato ed abitato dall’uomo come villaggi, campi coltivati. I suoi luoghi prediletti sono quelli in cui azione umana e natura sono scindibili (è chiaro dove il paesaggio è intatto e dove c’è l’azione umana). Quindi egli è più interessato al paesaggio umano rispetto a quello naturale.

N.B: In lui non c’è nessuna attitudine preromantica, ossia non gli interessano quei paesaggi vuoti e solitari che incutono timore e paura all’uomo. Il Pre-romanticismo è quel movimento che si sviluppa a fine ‘700 che anticipa il Romanticismo, in cui gli autori iniziano a rappresentare in letteratura e in arte dei paesaggi diversi da quelli classici: i paesaggi classici sono ritratti di giorno in cui tutto è composto e pulito; nel preromanticismo ci saranno paesaggi che incutono angoscia e paura come il mare in tempesta.

In questo passo si ha una contemplazione del paesaggio: le indicazioni sono varie e vanno dai cibi all’ospitalità e ci permettono di costruire delle tradizioni culinarie del luogo. Nelle descrizioni si nota l’orgoglio di Montaigne nel vedere che ogni centimetro di paesaggio sia stato modificato o lavorato dall’uomo; a lui non interessa la natura selvaggia.

Per Montaigne l’uomo è uguale ovunque, ma vario per tradizioni e usanze che sono diverse per necessità di sopravvivenza e necessità di vita. Nelle sue pagine si trova anche il gusto per l’aneddoto (=racconto): a volte egli racconta una storia che ha sentito mentre viaggiava, a volte fa racconti buffi e fa ritratti di personaggi spesso caricaturali (ci sono pagine divertenti in cui l’autore usa l’umorismo per ritrarre dei personaggi).

Spesso vengono dedicate diverse pagine alla descrizione di aspetti privati di Montaigne relativi a disturbi o al suo stato d’animo (es: ricorrente è il “mal di pietra”, cioè i calcoli renali). Questa descrizione mostra la fragilità del viaggiatore ed rende più autentico e autobiografico il diario di viaggio. La sua filosofia in merito ai mali è che l’unico rimedio sia la sopportazione.

Questo passo narra il passaggio di Montaigne a Macerata: lungo la via Lauretana che da Roma va a Loreto, egli passa per Macerata. Tra i vari monumenti viene colpito dal Palazzo dei Diamanti, simile a quello della corte estense. Passa poi alla descrizione culinaria del Vino cotto. L’autore nota che Macerata è frequentata da pellegrini. Poi va verso Recanati. N.B: Montaigne è stato un grande precursore della letteratura di viaggio che si sviluppa nel ‘700.

La letteratura odeporica del ‘700

Nel 700 si ha la nascita della letteratura di viaggio o odeporica intesa come un’esperienza di un viaggio compiuto realmente che ha una valenza formativa in cui il narratore coincide con il viaggiatore. In questo periodo (Illuminismo) si ha una crescita esponenziale dei viaggi per diversi motivi:

  • Il miglioramento delle condizioni di viaggio con le carrozze (viaggiare è diventato più comodo);
  • Il viaggio si diffonde insieme alla mentalità illuminista che veicola una visione cosmopolita: vi è l’idea che l’uomo debba essere cittadino del mondo, che possa viaggiare ovunque e sentirsi sempre a casa;
  • Nell’Illuminismo si diffonde la concezione del viaggio come esperienza di formazione e crescita interiore della persona (Grand Tour): viaggio serviva a “toccare con mano” qualcosa che si aveva studiato, cioè vedere di persona.
  • Nuova attenzione all’estetica del paesaggio che spinge a viaggiare: inizia ad esserci un interesse per la bellezza del paesaggio (si cerca di ritrarlo in modo più realistico=natura potente che da una parte mi fa assaporare un piacere e dall’altra mi fa paura. Es: una tempesta).

Anche la letteratura di viaggio cresce e nasce un’ampia “società dei viaggiatori”: i viaggiatori/intellettuali dei vari paesi condividono gli stessi interessi per il cosmopolitismo e hanno una stessa cultura. Il Grand Tour era intrapreso da giovani rampolli di tutta Europa che, a compimento della loro formazione, facevano questo viaggio che durava diversi anni (viaggio costoso). Le mete privilegiate sono le capitali europee, ma soprattutto la tappa obbligatoria era l’Italia (luogo che custodiva l’arte classica latina e greca e che era stata il fulcro del Rinascimento). Si viaggiava in carrozze, le quali potevano essere o condivise o affittate in modo esclusivo. I rampolli di solito avevano degli accompagnatori che spesso erano i loro educatori.

Nel ‘700 nasce la lett. di viaggio e la letteratura odeporica delle origini assume varie forme (non esiste un unico modello di scrittura). La forma epistolare è quella prevalente → il diario di viaggio viene scritto sotto forma di lettere rivolte a familiari o amici che sono a casa. A volte queste lettere furono realmente spedite mentre altre volte servivano solo come artificio letterario (finzione letteraria). Esse sono promemoria e supporti utili per organizzare il materiale raccolto ed esprimere lo stato d’animo del viaggiatore. Il critico Bacchereti ne distingue 2 tipologie ben precise:

  • Lettere-saggio → esse sono come dei piccoli saggi in quanto non c’è mai interesse verso quello che fa l’altra persona, ma c’è mai uno scambio di notizie e non c’è un destinatario specifico.
  • Lettere odeporiche → sono effettivamente spedite.

Un’altra distinzione che viene creata dal Bacchereti riguarda la figura del viaggiatore:

  • V. sentimentale: È quello che viaggia con lo scopo di esaltare le sue emozioni rispetto alle esperienze naturali e agli ambienti paesaggistici (predilige scene paesaggistiche).
  • V. antiquario: Descrive il viaggio riportando più notazioni possibili, ossia descrive in modo minuzioso particolari di oggetti e usanze. Spesso riportava oggetti che erano.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ginevra2610 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura di viaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Lorenzetti Sara.
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