Verso la cuna del mondo
Bovarismo malattia testualmente contagiosa, la soddisfazione immediata ed esclusiva → delle nostre sensazioni. In una prosa di Guido Gozzano abbiamo un esempio eclatante di intossicazione letteraria.
Gozzano non crede più nella letteratura con la L maiuscola e l'ironia è sempre in agguato, ma egli non può fare a meno di quella letteratura.
Nella letteratura italiana del ‘900 non c'è forse scrittore più letterato di Guido Gozzano, egli legge e si appropria di tutto il patrimonio letterario a lui precedente, D'Annunzio compreso, che saccheggia a piene mani.
Guardare la realtà attraverso la letteratura, letta ma non sempre del tutto digerita, è l'unica modalità di approccio al reale che Gozzano conosca e il suo modo di fare letteratura non potrà che adeguarsi a questa più generale attitudine speculativa.
Sia nel Gozzano piemontese e crepuscolare, sia in quello esotico e indiano, il Gozzano del viaggio in India compiuto tra febbraio e aprile del 1912 per motivi terapeutici, curare i sintomi della tubercolosi, che nel 1916 lo avrebbe comunque condotto alla morte, e della sua trasposizione letteraria in Verso la cuna del mondo, volume uscito postumo nel 1917.
Sfasatura spaziale
A quanto sembra l'itinerario gozzaniano in India si limitò a Bombay e a Ceylon con una tappa intermedia nella città di Goa. Nonostante ciò, il percorso che si snoda nei 15 capitoli di Verso la cuna del mondo attraversa gran parte del subcontinente indiano.
Sfasatura temporale
Anche la cronologia del libro, inizio dicembre 1912 - fine febbraio 1913, contraddice infatti quel soggiorno reale dell’autore in India, 5 o 8 marzo 1912 - 15 o 25 aprile dello stesso anno.
I luoghi e i tempi falsati si spiegano se si vanno a leggere i resoconti di un altro → viaggiatore scrittore che l'aveva preceduto di qualche anno in un viaggio analogo, il francese Pierre Loti di cui Gozzano pare voler ripercorrere i passi in maniera fedele. Su un totale di 15 capitoli solo due sembrano essere privi di punti di contatto con il testo dell’autore francese. Loti viene citato due volte dallo stesso Gozzano, seppure venga citato per via negativa, riconosce l'importanza che la sua letteratura ha avuto per lui nella stesura delle sue corrispondenze indiane.
Al momento di descrivere luoghi sicuramente da lui visitati e di riferire esperienze certamente da lui vissute in prima persona, lui preferisce affidarsi a queste fonti piuttosto che raccontarci qualcosa di originale.
Gozzano, quindi adatta alla propria sensibilità, senza farsi troppi scrupoli, lo schema proposto da Loti. Il grado di falsificazione in questa opera è massimo e la colpa è delle letture di cui Guido non riesce a liberarsi e che pervadono tutta la sua opera.
Le letture esotiche infantili forniscono lo sfondo, il punto di partenza dell’esotismo gozzaniano.
Il desiderio di partire per terre lontane ha in Gozzano radici molto antiche, collocabili addirittura nel periodo dell’infanzia.
Libri su cui Gozzano ha imparato a conoscere le forme di questa India favolosa, autore Jules Verne.
Tema dell'esotismo
Il tema delle “isole remote” o quello delle “Isole felici”, tradizionalmente identificato con le Canarie, è presente in alcune delle poesie.
Il confronto tra le aspettative letterarie e la realtà del viaggio provoca spesso in Gozzano choc e stridore. La prima forma di choc si sviluppa a partire dal contatto e dal confronto tra l'India quale appare nella realtà e l’India dell’esotismo di maniera, che lo scrittore poteva immaginarsi prima di ogni sperimentazione concreta, cioè dei luoghi comuni della letteratura di avventure e di viaggi.
La prima impressione che Gozzano registra è proprio una sorprendente, paradossale, ironica coincidenza tra l'India reale e l'India immaginaria.
Nel capitolo Le Torri del Silenzio, egli ha occasione di scoprire, con un misto di piacere e di sgomento, che queste torri non sono un’invenzione romanzesca, ma una tangibile in realtà, da guardare assaporare attraverso il filtro della mediazione letteraria.
All’inizio del suo itinerario esotico, Gozzano sente la necessità di ribadire l’aforisma wildiano.
La situazione psicologica di Gozzano di fronte a situazioni come queste, cap. Fiume dei roghi, è quella della delusione. Al limite, diventa indifferente che la delusione sia causata dal fatto che la realtà coincida con l'attesa, senza aggiungere nulla ad essa, oppure dal fatto diametralmente opposto, e cioè che la realtà mortifichi l’attesa, discordando completamente da essa. Incipit - cap. Danza d’una Devadasis.
Anche nel capitolo Le torri del silenzio assistiamo a questo tipo di delusione, la realtà non combacia con le previsioni e quindi è deludente.
Vi è continuo un margine di ironia che non si cancella mai e che investe senza tregua le forme, i modi, i motivi dell’esotismo romantico-decadente. Tale filtro ironico impedisce una piena e disincantata adesione quella cultura che pure costituisce una parte non indifferente del suo background.
L’esotismo di Gozzano non può essere quello tradizionale, che anzi sarà da lui trattato con sguardo ironico e verrà rovesciato dall’interno. Gozzano usa l’esotismo con rovesciamento anti-dannunziano.
Come anche le sue poesie presentano temi solo apparentemente convenzionali, l'amore, la morte Torino, ma in realtà parlano sempre di altra letteratura sono spesso una riflessione sul fare letteratura. La sua ironia verso l’esotismo borghese si manifesta anche in alcune poesie.
Anche in Paolo e Virginia, in cui aveva l’occasione di cogliere la tradizione dell’esotismo → europeo nelle sue prime radici settecentesche, giocando sulle possibilità ironiche offerte da questo remoto costume letterario.
1. Introduzione
Gozzano attua il suo viaggio verso l’India, a scopi terapeutici, per curare i sintomi della tubercolosi, e per crearne una trasposizione letteraria, tra il 5/8 marzo ed il 15/25 aprile 1912, ma egli finge che il suo viaggio sia durato di più e sia stato fatto in un momento diverso, ovvero tra l’inizio dicembre 1912 e la fine di dicembre 1913. Inoltre, egli aggiunge alla lista dei luoghi, posti che effettivamente non ha mai visto, ma di cui ha letto solo nei libri. Difatti egli prese ispirazione da altri autori, come:
- Il francese Pierre Loti che viene anche citato dallo stesso Gozzano in alcuni suoi capitoli.
- Le opere di Jules Verne, da cui egli prende il tema dell’isola, visto come il topos delle terre lontane ed esotiche.
- Camões = scrittore portoghese che scrisse un libro, il “Lusiadi”, interamente dedicato alle navigazioni del XVI sec. e alle ricerche di terre ignote e sconosciute.
Che egli conobbe probabilmente durante gli studi di mediazione all’università di Torino. Ma la vera domanda è “Perché?”
- Per rendere più interessanti le corrispondenze del suo viaggio.
- Per parlare di cose che non ha avuto il tempo e la possibilità di vedere.
- Per parlare di luoghi che lui ha sicuramente visto, poiché si fida di più di altri autori che di sé stesso.
Ma egli adatta quei testi alla propria sensibilità ed al proprio modo di scrivere. → Le letture esotiche infantili forniscono lo sfondo, il punto di partenza dell’esotismo gozzaniano. L’esotismo di Gozzano tende ad essere oltre che nello spazio anche nel tempo, verso un passato perduto.
Al confronto con la realtà Gozzano prova una sola sensazione versata in due sfaccettature: Delusione.
- 1^ caso = i luoghi che visita non sono per niente come egli se li era immaginato o come gli erano stati descritti, perciò la realtà mortifica l’attesa, discordando completamente da essa.
- 2^ caso = la realtà coincide con l’attesa, senza aggiungere nulla ad essa, anzi ne rappresenta un’immagine sbiadita.
Durante tutta l’opera la visione di Gozzano è celata dietro al filtro dell’ironia che gli impedisce una vera adesione a quella cultura che egli vorrebbe esplorare. Così, però, ha modo di definire il suo metodo di esotismo: l’esotismo di cartapesta, ovvero fatto di luoghi comuni e nozioni che gli aveva appreso suoi libri prima di partire.
2. Prefazione
Nonostante il suo viaggio nasca con fini terapeutici e di svago, era un suo sogno fin da bambino, al momento della partenza per l’India Gozzano ha con sé due tessere da giornalista in quanto il viaggio venne anche finanziato da dei giornali a cui lui promette degli articoli, che però gli serviranno solo per cimentarsi nella sua personale produzione letteraria.
Tra il gennaio 1914 ed il settembre 1916 egli pubblicherà diciotto articoli aventi tema l’India e quindici di questi verranno poi raccolti nell’opera “Verso la cuna del mondo. Lettere dall’India” pubblica postuma nel 1917.
Ma rispecchia questa edizione il volere dell’autore? Non si sa →
Nell’edizione del 1917 gli articoli compaiono raccolti in un ordine diverso da quello cronologico, alcuni hanno un titolo diverso e sono stati un po’ riscritti.
Nell’edizione del 1937 nella prefazione del manoscritto vengono inserite delle inesattezze:
- Essi affermano che tutte le lettere vennero pubblicate su “La Stampa” nel 1914 quando non era vero.
- Essi affermano che le lettere vennero elaborate tutte in seguito al ritorno dal viaggio basandosi su appunti e ricordi dell’autore, quando non era vero.
Nell’edizione del 1948 viene affermato nella prefazione del manoscritto che fu Gozzano stesso a scegliere il titolo e l’ordinamento editoriale dell’opera prima della sua morte. Questa teoria sembrerebbe essere confermata dal fratello, ma ancora oggi non si riesce a capire se sia una notizia vera o falsa. Viene, però, mantenuto l’ordine cronologico dell’edizione del 1937. Nell’edizione del 1961 rimane fedele all’impostazione critica e filologica dell’edizione del 1948, ma viene cambiato l’ordine della materia, eliminati vecchi scritti ed aggiunti di inediti.
Nell’edizione del 1971 venne inserito il primo commento, a cura di Antonio Mor, che non si limitasse a poche righe, ma si attiene all’ordinamento dell’edizione del 1948.
Sono presenti altre due edizioni, la prima che vedeva l’opera come stampata a puntate sul giornale “La Stampa” e la seconda che diceva che il viaggio durò a cavallo tra il 1912 ed il 1913 quando non era vero, che però non vengono tenute conto.
Negli anni ’80 viene pubblicata l’edizione di Piero Cudini che afferma che in assenza di indicazioni scritte dell’autore sulla disposizione editoriale dell’opera, egli si attiene alla forma primitiva del testo. Rintraccia, perciò, gli scritti originali reinserendo anche testi eliminati e di quelli di cui non riesce a trovare la fonte originale li colloca in appendice. È d’accordo con Cudini, Giorgio de Rienzo, uno studioso che non era a favore dell’edizione del 1917 che aveva trasposto le lettere di Gozzano come un diario di viaggio inserendo alle volte date fasulle per creare un itinerario a parer loro logico.
In disaccordo con loro si troverebbero Giusi Baldissone, che ritiene l’opera gozzaniana come un diario di viaggio e non un insieme di lettere, ed Alida D’Aquino Creazzo, che pensa che sia impensabile che Gozzano non abbia rivisto i suoi testi in previsione di una futura raccolta, ma che queste revisioni non ci siano giunte. Difatti, nella sua opera critica riguardante “Verso la Cuna del mondo. Lettere dall’India” la D’Aquino Creazzo spiega come sia risalita alla fonte delle pubblicazioni originali e abbia confrontato i testi pubblicati da Gozzano e quelli successivamente pubblicati nell’edizione del 1917. I cambiamenti, non solo a livello ortografico e grammaticale, ma anche a livello ideologico e di contenuto, sarebbero perciò più imputabili ad una decisione di Gozzano che a quella di una casa editrice.
Quello che abbiamo letto noi si rifà alla decisione della D’Aquino Creazzo che vede perciò valida l’edizione del 1917.
3. Le grotte della Trimurti
Gozzano si trova a Bombay, ma è deciso a prendere un vaporetto per fare una gita all’isola di Elefanta, una meta inusuale. Per arrivare all’isola ovviamente c’è bisogno di prendere la barca e Gozzano inizia a descrivere le differenti imbarcazioni al porto, tutte differenti tra di loro che riflettono le varie contrapposizioni di questo strano paese.
Descrive il porto di Bombay pieno di navi e velieri di tutti i tipi e provenienti da ogni angolo del mondo, in particolar modo lo attrae un’imbarcazione mal messa, con legno vecchio e vele rattoppate che egli identifica subito appartenente a pirati, che un tempo erano i signori di queste terre: fa esempi verso alcuni villaggi interamente composti da palme da cocco, capanne e relitti di navi spiaggiate. Descrive poi cosa vede sulla nave, ovvero tanti uomini indù lavorare: introduce il tema della schiavitù, definendola, però, non penosa in quanto quegli uomini e donne erano stati “salvati” dal sistema delle caste e lo si poteva dedurre dal fatto che cantassero mentre lavoravano.
I passeggeri sa
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Cultura italiana contemporanea - Verso la cuna del mondo, di Guido Gozzano