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Morire per le idee

Pasolini è stato uno scrittore unico per due ragioni:

  • La sua straordinaria capacità di cimentarsi su più fronti e in più generi (dalla poesia alla narrativa, dal teatro al cinema, dal giornalismo alla critica di tipo più filologico)
  • Il suo ruolo di intellettuale, quello di cui oggi sentiamo la mancanza. Pasolini è stato capace di interrogarsi sul presente, di condurre analisi lucide e impietose sul nostro Paese.

La vocazione poetica, il mito friulano e la scoperta dell'omosessualità

Pasolini nasce come poeta e pensa alla scrittura poetica come scrittura privilegiata, dell'assoluto, dove ogni asserzione diventa verità e il privato può rappresentarsi come universale.

I versi in friulano: Poesia a Casarsa e La meglio gioventù

La prima opera di Pasolini a essere pubblicata sono le Poesie a Casarsa, una raccolta di 14 componimenti usciti nel luglio del 1942. Ci sono fitti riferimenti letterari a una tradizione culta e anche ipercolta (poesia provenzale ‘800, poesia pascoliana, Ungaretti, ecc). È una raccolta di poesie in dialetto friulano (il che non significa l’opzione per un registro basso e colloquiale).

I temi di queste poesie rimandano a Casarsa, il paese friulano della madre e luogo delle vacanze per Pier Paolo, luogo di fuga ed isolamento, di letture e di esperienze. Casarsa è vista quasi come una sorta di “paradiso perduto”. Sono versi che parlano di spensieratezza, di gioia di vivere, di innocenza. Ma anche di un turbamento, di una certa inquietudine esistenziale, della paura della morte, di una religiosità non rasserenante. A questo secondo filone tematico, diciamo ‘negativo’, si connette il motivo di una religiosità non pacificata e non rasserenante.

Queste poesie sono state scritte a Bologna e questo determina uno ‘sguardo nostalgico’ su Casarsa, su una terra vista in una dimensione mitica e primigenia, quasi una sorta di ‘paradiso perduto’.

Due sono le ragioni per la scelta del dialetto: la ricerca di una lingua più ‘fresca’ e più ‘autentica’ rispetto a quella stereotipata di una certa tradizione letteraria; e una polemica politica rispetto al centralismo culturale del regime fascista che, in omaggio alla retorica nazionalista, preferiva soffocare i particolarismi regionali e locali. Quindi la scelta del dialetto non andava nella direzione del realismo, al contrario, di un totale irrealismo.

Gianfranco Contini, che aveva apprezzato le poesie di Pasolini, scrive una recensione per la rivista “Primato”, ma viene subito bloccata (verrà pubblicata soltanto in Svizzera sul “Corriere del Ticino” l’anno seguente). Pasolini dice che il fascismo non ammetteva che in Italia ci fossero dei particolarismi locali. Quando era studente nel 1937, un supplente aveva letto in classe una poesia di Rimbaud, lì il suo antifascismo era nato su un piano culturale, mentre la brutalità della censura di regime provocherà l'estensione del suo antifascismo.

Una tematica apertamente politica comparirà nelle poesie de La meglio gioventù (1954), che comprende oltre alle ‘Poesie a Casarsa’ tutta la produzione in friulano che va dagli anni ‘30-40 fino al ‘53. Compaiono riferimenti alla Seconda guerra mondiale e alla Resistenza. Il titolo è tratto dai canti degli Alpini.

Nella poesia ‘Il quaranta quatri’ emerge attraverso il “noi” la partecipazione del poeta alla storia collettiva. Nella sezione “I Colùs” (cognome della famiglia della madre di Pasolini), troviamo una riflessione dalla quale si intravede l’interesse di Pasolini per la poesia popolare che proprio in quegli anni egli stava approfondendo a livello di studio.

L’insorgere dell’eros: Atti impuri e Amado mio

Oltre che della scoperta della poesia, questi sono anche gli anni della scoperta dell’omosessualità e dell’inizio di un impegno politico. Atti impuri e Amado mio sono due romanzi brevi (il primo è incompiuto) editi soltanto nel 1982, ma scritti subito dopo la fine della guerra sulla base degli appunti dei cosiddetti quaderni rossi (i diari friulani degli anni 1946-1947 contenenti ricordi e riflessioni), prima del trasferimento a Roma nel ‘49.

Pasolini, con il fratello e la madre (il padre è chiamato in guerra e fatto poi prigioniero dagli inglesi in Kenya), si trasferisce a Versuta (frazione di Casarsa) dove va ad abitare dopo lo sfollamento. Qui il poeta mette in atto una serie di iniziative culturali, tra cui la più importante è una sorta di “scuola popolare”, dove egli impartisce lezioni gratuitamente agli studenti impossibilitati a seguire i corsi regolari a causa degli eventi bellici, per lo più sono i figli dei contadini. Viene insegnata la letteratura italiana, quelle straniere moderne, latina e greca, ma anche a comporre versi in friulano. Pasolini è affiancato da altri docenti, alcuni amici del milieu bolognese.

L’esperienza dura solo pochi mesi, perché la scuola viene chiusa dalle autorità in quanto ritenuta illegale. A questa esperienza fa riferimento la finzione narrativa di Atti impuri: il protagonista del libro è Paolo, che impartisce lezioni ai figli dei contadini durante gli ultimi anni della guerra in un paesino chiamato Viluta.

La forma diaristica permette all’io-narrante di registrare i fatti e le impressioni legate al suo contatto con i ragazzi, fonte di profondo turbamento emotivo e sessuale. In particolare, sono due ragazzi, Gianni e Nisiuti, che determinano in Paolo lo sconvolgimento della mente e dei sensi. Il narratore sviluppa un forte senso di colpa, legato a questa passione inconfessabile, considerata impura.

Impurità vs Purezza: Paolo è impuro quanto Nisiuti è puro e innocente. La malattia del ragazzo sembra essere la conferma del peccato di Paolo e, insieme, la sua punizione. È con un giovane pastore di nome Bruno che Paolo ha le prime esperienze sessuali: la sua anima ama Nisiuti, ma il suo corpo cerca Bruno. Nisiuti rappresentato come etereo, un angelo. Bruno rivela i tratti di una materialità quasi animalesca, che determina una sorta di attrazione-repulsione.

Nella relazione con Bruno sembra predominare una componente masochistica, mentre nel rapporto con Gianni, si manifestano i sintomi di una sessualità voyeuristica (lo spia) e a tratti sadica. Mentre la figura della madre è presente, quella del padre è del tutto assente. Se leggiamo il racconto in chiave autobiografica, il padre di Pasolini era in Africa, da dove sarebbe tornato congedato in anticipo a causa della morte del figlio Guido. Quest’ultimo era partito, a 19 anni, per unirsi ai partigiani della brigata Osoppo-Friuli del Partito d’Azione. Viene ucciso presso il confine jugoslavo, dove la Osoppo viene attaccata dalle Brigate Garibaldi che combattevano accanto ai partigiani di Tito. Un lutto che getta Pasolini e la madre in una grave depressione.

Altro personaggio femminile è Dina, la quale si innamora di Paolo nonostante conosca il suo segreto, ed è usata come “donna dello schermo”, la cui compagnia potrà sviare da Paolo i sospetti della piccola comunità rispetto ai suoi gusti sessuali.

Amado mio è una sorta di continuazione e si riferisce al periodo post-bellico. Questa è forse l’unica opera di Pasolini dove l’omosessualità ha una rappresentazione positiva, leggera, scherzosa, senza sensi di colpa e preoccupazioni per lo stigma sociale. Il protagonista è Desiderio (“il destino nel nome”), innamorato di un ragazzo di nome Benito, un nome piuttosto antipatico dopo la liberazione. Viene soprannominato Desi o Iasìs. Desiderio lo corteggia sullo sfondo di feste e sagre di paese. L’atmosfera è spensierata, solare, estiva, in cui la passione amorosa rappresenta solo una leggera trafittura, ma mai tragica. L’espressione ‘atti impuri’ (nell’omonimo romanzo presa seriamente e carica di sensi di colpa) qui diventa oggetto di una parodia della confessione sacramentale.

Di amaro c’è solo la riflessione del protagonista sulla propria diversità. Benito deciderà di concedersi inaspettatamente. Desiderio accarezzava la testa del ragazzo appoggiata alla sua spalla, come si accarezza un fratello.

L’omosessualità dopo Amado mio

Dopo Amado mio non ci sarà più nell'opera pasoliniana una rappresentazione positiva della omosessualità. I fatti di Ramuscello (lo scandalo a sfondo sessuale che coinvolge Pasolini alla fine del 1949, accusato di corruzione di minori e atti osceni in luogo pubblico) rendono pubblico il “segreto” dello scrittore. Il trauma è fortissimo, e forse anche per questo il trattamento della tematica omosessuale subirà una brusca virata. Questo scandalo gli costerà l’espulsione dal Pci per “indegnità morale e politica”.

Nei due romanzi “romani”, Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959), Pasolini rappresenta l’omosessualità nei termini della prostituzione maschile. I ragazzi, eterosessuali, si prostituiscono con clienti omosessuali, i quali sono rappresentati in maniera espressionistica e violentemente caricaturale.

Omosessualità senza gioia anche in Teorema (1968), romanzo e film, dove l’Ospite utilizza il sesso per possedere Paolo (il padre) e Pietro (il figlio), i componenti maschili della famiglia altoborghese in cui fa irruzione. Qui l'esperienza dell’omosessualità determina, negativamente, una sorta di destrutturazione dell’io.

Nel film Salò l’omosessualità è connessa all’oppressione realizzata dai dominatori (i quattro esponenti del potere) sui dominati (i 16 giovani sequestrati nella villa). Nel romanzo incompiuto Petrolio, in cui Carlo “secondo” (alter-ego negativo di Carlo primo) cerca la propria realizzazione sessuale attraverso l’esperienza di una sessualità estrema e trasgressiva, l’atto omosessuale è visto come una pratica di degradazione del soggetto. Infatti cerca soddisfazione sessuale con venti ragazzi in una sola notte, in un registro tra sogno e realtà.

Pasolini tornerà a parlare di omosessualità negli Scritti corsari. Qui denuncia come l'obbligo conformistico di tipo eterosessuale, imposto dalla società moderna dei consumi per ragioni economiche e commerciali, abbia determinato una nuova intolleranza nei confronti degli omosessuali, e in generale nei confronti delle ‘diversità’.

Dice che la società italiana di oggi è consumistica e permissiva. Il consumismo in realtà è una nuova forma totalitaria. “In una società dove tutto è proibito, si può fare tutto: in una società dove è permesso qualcosa si può fare solo quel qualcosa.”

L’amore eterosessuale è considerato come un modello obbligatorio e quindi è divenuto una sorta di ‘erotomania sociale’. Tanta libertà sessuale non è stata voluta e conquistata dal basso, ma è stata concessa dall’alto. Questo riguarda la maggioranza. Al contrario le minoranze sono escluse dalla grande e nevrotica abbuffata: quelli che sono ancora classicamente poveri, molte categorie di donne, brutti, gli ammalati e gli omosessuali, sono esclusi dall'esercizio della libertà della maggioranza.

Pasolini sostiene che la dimensione ‘politica’ dell'omosessualità sta nel fatto che la sua esperienza determina uno scambio ed una comunicazione, altrimenti impossibili, tra classi sociali diverse.

Le due “Chiese”: Cristo e Marx

Gli anni di Casarsa segnano anche un’altra importante acquisizione, quella di una consapevolezza politica. È un fatto storico a determinare un impegno tutto a sinistra, nel Partito Comunista italiano. Nel ’46 De Gasperi avanza una proposta di legge finalizzata a una più equa ridistribuzione delle risorse tra i proprietari terrieri e i lavoratori agricoli. Questo decreto prevedeva un risarcimento ai contadini dei danni provocati dalla guerra attraverso l’attribuzione di un lavoro che avrebbe rimesso in movimento le dinamiche economiche. Per ottenere questo risultato, ai proprietari terrieri si richiedeva di assumere la manodopera disoccupata. Il provvedimento è noto come “lodo De Gasperi”.

Il sogno di una cosa: la scoperta del comunismo

‘I giorni del Lotto De Gasperi’ avrebbe dovuto intitolarsi un romanzo scritto da Pasolini in quel periodo, che aveva come nuclei narrativi i violenti scontri tra latifondisti e manodopera bracciantile, con i primi ostinati a resistere all'opposizione della legge e la seconda determinata invece a richiederne la piena attuazione.

Nel 1948 Pasolini si iscrive al Partito Comunista. Tra il 1948 e il 1949 scrive il romanzo Il sogno di una cosa. Il titolo deriva da una frase di Marx, riportata in epigrafe. I protagonisti sono tre ragazzi friulani, non ancora ventenni, Nini, Eligio e Milio. Viste le difficoltà economiche e lavorative della loro terra, Nini e Eligio emigrano clandestinamente in Jugoslavia, alla ricerca di lavoro. Ma anche lì le cose non andranno meglio, i due faranno la fame insieme ad altri italiani che si sono mossi nella speranza di un futuro migliore. Milio andrà poi in Svizzera, il racconto è condotto in uno stile vicino al parlato, dialettale gergale, tanto che possiamo intravedere un'anticipazione di quelle che saranno le scelte stilistiche più caratteristiche dei suoi romanzi romani.

Eligio morirà per la fatica e gli stenti legati al lavoro in una cava in cui c'è ben poco di umano. Il romanzo racconta l’irrompere della coscienza di classe, cioè della consapevolezza politica, in un ambiente (quello della campagna friulana) ancora profondamente contadino, pervaso da miti e riti arcaici, caratterizzato dalla religiosità tradizionale.

La tematica neorealistica si giustappone a quello che è forse il vero argomento del libro: la forza, la vitalità della tradizione, così come essa si trasmette nel sangue di ragazzi comunisti che lottano. Pasolini è soltanto superficialmente neorealista. Un certo lirismo è la chiave che connota un po' tutta la rappresentazione. Un altro nucleo narrativo inizialmente presente nel romanzo è l'omosessualità di un sacerdote, Don Paolo, e il suo rapporto con Renato, un giovane militante comunista che verrà poi espunto dal disegno definitivo del testo.

L’Usignolo della Chiesa Cattolica: una religiosità “morbida” e problematica

Ne L’Usignolo della Chiesa Cattolica, che raccoglie poesie scritte tra il 1943 e il 1949, il tema principale è quello religioso. Si tratta di una religiosità decadente, in cui ricorre il motivo di un turbamento erotico e sessuale. Altre volte invece è una religiosità crepuscolare, rassicurante, vagheggiata ma impossibile. Compare anche il motivo del peccato e del proibito, di una colpa (la sessualità?) accolta e assaporata che allontana irrimediabilmente dall’innocenza infantile. Insomma, un vissuto intimo e doloroso.

Nelle ultime poesie inizia ad emergere il tema della religione a confronto con una dimensione di impegno e testimonianza.

Le ceneri di Gramsci: “lo scandalo del contraddirmi”

La centralità della tematica politica si ritrova ne Le ceneri di Gramsci (1957), undici poemetti di vario argomento, che hanno tutti a che fare con la scoperta del proletariato romano da parte di Pasolini, nella capitale dall’inizio degli anni ‘50. Si tratta anche della riappropriazione di tematica politica, dopo il precipitoso abbandono della militanza comunista in seguito ai fatti di Ramuscello. Ma quello che interessa a Pasolini non è tanto il proletariato, quanto il sottoproletariato, ovvero il popolo prima della presa di coscienza di classe.

La struttura dei componimenti può essere individuata in un movimento che va da una prospettiva allargata sull’Italia, a un progressivo restringimento sulla propria storia personale e sulla propria delusione politica.

  • 1° poemetto 1951: L'Appennino è una vasta trasvolata notturna, lunare, del Bel Paese, che mette in primo piano quel dato paesaggistico molto importante anche negli altri poemetti;
  • 2° poemetto 1952-1953: Canto popolare, qui invece è la luce del sole a illuminare i luoghi. Un ragazzo che canta in riva all’Aniene è l’emblema di una speranza rivoluzionaria;
  • 3° poemetto 1953: Picasso, Pasolini rimprovera a Picasso l’assenza del popolo nelle sue tele;
  • 4° poemetto 1954: Comizio riapre nel poeta dolorosi ricordi, una situazione che coniuga indignazione politica e ferite personali legate alla storia familiare;
  • 5° poemetto: L’umile Italia;
  • 6° poemetto: Quadri friulani;
  • 7° poemetto 1954: Le ceneri di Gramsci, qui Pasolini è a colloqui con l’urna di Gramsci ed esprime tutta l’ambiguità della propria appartenenza politica. Dichiara che il suo amore per il mondo popolare è qualcosa di estraneo a ogni ideologia. Con la conquista della coscienza di classe, il proletariato ha una maggiore consapevolezza politica, civile e culturale, ma ciò ha compromesso la sua autenticità e spontaneità;
  • 8° poemetto 1956: Recit, dove giungono gli echi dell’accusa per oscenità al romanzo Ragazzi di Vita e del processo contro l’autore. Il poeta si rintana come un animale ferito nella sua casa;
  • 9° poemetto 1956: Il pianto della scavatrice, dove l’autore rievoca la sua esperienza della borgata romana. Amore per il popolo con una vocazione pedagogica inesauribile, nonostante si portasse addosso lo stigma infamante di ‘corruttore di mi’.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleuniurb_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Carnero Roberto.
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