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Guido Gozzano

Guido Gozzano nasce a Torino nel 1883 da una famiglia piuttosto benestante. Lui ha una carriera scolastica piuttosto travagliata, era un ragazzo piuttosto sveglio e intelligente ma non molto diligente nello studio. Quindi ottiene la maturità in provincia di Cuneo, perché a Torino non riusciva ad ottenere la maturità.

Nel 1904 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza ma non le frequenta tanto quanto quelle di Lettere, dove c’era un professore chiamato Arturo Graf, le cui lezioni lui segue con molta attenzione. Egli non si laureerà mai in Giurisprudenza, anche se spesso nelle sue poesie si autodefinisce ‘l’avvocato’. Inizia poi a collaborare con riviste e giornali, scrivendo poesie e articoli in prosa. Nella sua vita non ci sono fatti eclatanti, se non ad un certo punto una relazione sentimentale con una poetessa, che però dura pochi mesi e si trasforma in amicizia.

Sin da giovane, all’età di 21 anni, gli viene diagnosticata la tubercolosi e quindi lui passerà gli anni della giovinezza segnato da questa malattia, la quale è una specie di condanna a morte all’epoca. Questa consapevolezza della malattia e della morte lo porta ad una percezione negativa, sebbene venga utilizzata l’ironia per alleggerirla. Gozzano fa parte dei crepuscolari torinesi e quindi della Scuola dell’ironia di Torino, che usano l’ironia per stemperare la tragedia e renderla meno pesante. Quindi l’alleggerimento ironico stempera il dolore e il senso di dramma e tragedia in qualcosa di meno pesante.

Gozzano viaggia in India per alleviare i sintomi, ma si rivelerà inutile e morirà nella sua città natale nel 1916.

Opere di Gozzano

Ci lascia due raccolte di poesie:

  • "La via del rifugio" (1917)
  • "I Colloqui" (1911)

I Colloqui è una raccolta più organica e strutturata; definisce una sorta di canzoniere, un po’ come Petrarca oppure come avviene nei Canti di Leopardi. Le poesie disposte secondo un ordine che rimanda ad una sorta di romanzo, di narrazione della propria vita, quindi in un ordine logico e cronologico come se fosse un romanzo autobiografico.

Poi ha lasciato un libro di viaggi, "Verso la cuna del mondo", poiché nel 1912 va in India. Infine abbiamo "Le Farfalle", un poemetto di endecasillabi sciolti proprio sulle farfalle, lui era un collezionista. Ha scritto anche delle novelle e delle fiabe per bambini.

I Colloqui

Questa raccolta è divisa in 3 parti:

  • Il giovenile errore: è una citazione da Petrarca dal 'Il Canzoniere', in quanto propone una sorta di itinerario. Petrarca dice che il giovenile errore è l’amore, in quanto errore, poiché allontana l’uomo da Dio. Gozzano invece dice che l’errore è, come per Leopardi, simile al concetto di illusione; quando si matura, i sogni sono delle illusioni che finiranno con il termine della gioventù.
  • Alle soglie: il poeta si trova alle soglie, letteralmente alla porta che separa la vita dalla morte, dal momento che è malato, sa che gli rimane poco da vivere e dunque è convinto di trovarsi alle soglie della morte, pronto a varcare quel confine.
  • Il reduce: la malattia non lo conduce subito alla morte; ha superato la prima fase della malattia, dunque ritorna alla realtà della vita e ha speranza di sopravvivenza. Questa speranza verrà però infranta in quanto era illusoria, poiché muore 5 anni dopo (1916).

I Colloqui (poesia)

Si tratta di una poesia eponima, ovvero che dà il titolo alla raccolta. Inizia con un’epigrafe, ovvero una citazione di una poesia di Gozzano stesso. È presente la coppia di temi romantici dell’amore e della morte. Questa coppia tematica però non ha effetto sul poeta, poiché per lui sono delle illusioni che rifiuta.

Frase ironica: la giovinezza gli ha lasciato come dono il fatto di essere stato abbandonato da lei, quindi la fine della giovinezza. Al poeta della giovinezza è rimasto un libro di poesie tra rima e rima, in cui il poeta possa reprimere il suo singhiozzo e in cui possa riconoscere il pallido segno della giovinezza. Quindi il passato e la giovinezza sono ridotti ad un libro, che è quello dei Colloqui.

Troviamo il tema dell’opposizione letteratura – vita, un motivo prettamente decadente. I poeti decadenti hanno cercato di rendere la propria vita un’opera letteraria. Il rapporto arte-vita, secondo Gozzano, è diverso da quello di altre figure della letteratura. Secondo il realismo, l’arte imita la vita; secondo Oscar Wilde, la vita imita l’arte; secondo Pirandello, o si vive o si scrive, mentre secondo Gozzano l’arte sostituisce la vita. L’unica cosa che al poeta rimane del suo passato è un libro di poesia, che gli ricorda la sua giovinezza ormai giunta al termine, quindi la poesia diventa ciò che va a sostituire la vita.

Il pallido vestigio —> pallida orma della giovinezza. Il prodigio biblico —> pezzo della Bibbia dove si parla di Gesù che fermò il Sole. Già a 25 anni si sente vecchio; la giovinezza del poeta non è stata goduta —> motivo leopardiano, rimanda a “La sera del dì di festa”. È sabato sera e lui se ne sta chiuso nel suo palazzo e non partecipa alla vita, mentre gli altri sono a gioire e a godersi la giovinezza. Solo quando termina e viene meno, se ne comprende la sua importanza.

Secondo Gozzano, la vita è stata bella come un romanzo: un romanzo è un’invenzione, irreale, fantasioso, fittizio, qualcosa di non necessariamente vero. Questo romanzo ha un andamento autobiografico e non è stato vissuto dal poeta, ma da un’altra persona che l’ha seguito, ovvero il fratello muto che è il protagonista dei Colloqui —> l’alter ego letterario del poeta. Quindi l’Io poetico (ovvero il personaggio) non va confuso con il personaggio storico e reale dell’autore, in quanto è presente una componente fittizia. Nella poesia vengono usati spesso riferimenti ad altri poeti e citazioni (es. Petrarca, Dante, poeti francesi...), questo ci fa capire quanto sia importante la letteratura per Gozzano.

Il poeta ha un atteggiamento passivo —> è un inetto, colui che è inadatto alla vita. Si osserva, guarda sé stesso vivere dall’esterno, come se fosse un oggetto. È diverso dal concetto dell’io-diviso pirandelliano.

Invernale

Questa poesia racconta di un gruppo di amici, i quali si trovano a Torino nel parco del Valentino sul laghetto ghiacciato dove si pattina. Comincia con un’onomatopea. Il poeta sta pattinando insieme ad una ragazza e lei lo invita a rimanere, gli chiede quasi una prova di coraggio che è una prova d’amore. Gli amici li richiamano e gli dicono di tornare a riva con loro. La reazione del poeta all’inizio è quella di abbandonarsi a questo invito all’amore. Ad un certo punto però il poeta immagina sé stesso e la sua compagna di pattinaggio sotto il ghiaccio, sono sostanzialmente annegati. A quel punto, la paura della morte lo fa scuotere un po’ da questo abbandono, e l’istinto della vita torna prepotente.

Alla fine, dopo essere rimasta un po’ a pattinare da sola, le piacque così decide di tornare a riva e approva ridendo —> atteggiamento un po’ strafottente, consolatorio nei confronti della paura degli amici. Lei lo cerca e lo accusa di viltà. Il poeta è vile, poiché non accetta il pericolo dell’amore, in quanto l’amore è sempre rischio, sfida e abbandono delle certezze. È ricorrente l’accostamento amore-morte. L’amore è quell’esperienza che fa rischiare al poeta la morte. Questo sottolinea la sua inettitudine, la sua incapacità di aderire alla vita in maniera sicura e spontanea, perché intravede un rischio di morte.

Si parla dunque di aridità sentimentale, dunque l’impossibilità di amare. Gozzano è malato, sa che non gli resta molto da vivere e quindi non ha il coraggio di buttarsi nell’esperienza dell’amore. Vive la sua vita da spettatore senza partecipare. Il motivo per cui Gozzano non vuole avere una relazione è che questa necessita di impegno che il poeta non vuole impiegare, poiché ha poco da vivere. Qui abbiamo il motivo dell’inettitudine perché il poeta rifiuta l’esperienza dell’amore ovvero vuol dire dunque rifiutare la vita; se non si ama, il senso della vita sfugge. Si autoconvince quindi di rifiutare di vivere al fine di poter sopravvivere.

“Sfatta le chiome” —> le chiome è un complemento di relazione o accusativo alla greca, una sorta di complemento di limitazione (cioè con le chiome sfatte). Gozzano rifiuta un’esperienza vitale che potrebbe essere rischiosa e accetta di sopravvivere, rifiuta quindi di vivere per sopravvivere e per autoconservarsi (perché si può sopravvivere con una certa facilità senza rischiare molto). Invece se accettasse il rischio della vita potrebbe finire con la morte —> istinto di autoconservazione.

Il più atto

Il più atto è il fratello Renato, Gozzano aveva un fratello più giovane che era molto diverso, un ragazzo sano e robusto, non aveva grandi abilità letterarie e viveva una vita comune. Gozzano vede in questo fratello sano il suo alter ego positivo rispetto a sé stesso negativo. Si tratta dunque dell’alter ego positivo dell’autore. Renato è l’opposto di Gozzano; non solo fisicamente, ma anche a livello vitale. Non vive di letteratura, ma in una dimensione fisica e attiva.

Questo alter ego si presenta come un adolescente forte e robusto, è privo di malattie, che vive una vita comune, non da letterato. Egli irride involontariamente con la sua stessa presenza il tramonto del poeta (cioè il fatto che il poeta è destinato alla morte) con occhi chiari e sereni, rifiuta i pensieri sonnolenti di studi vani (studi letterari, la letteratura di fronte alla morte non ha nessun potere salvifico) ed esercita in esercizi sportivi duri il bel corpo robusto.

v.5 —> apostrofe alla morte, la quale sta sopraggiungendo. Il soggetto è il sottinteso, lui (Renato) è il ramo che tu (morte) che tu rallevi —> immagine dell’albero genealogico. L’immagine del poeta inetto si contrappone all’immagine di Roberto, che al contrario è adatto. Il fratello è il ramo fiorente e verde che cresce sullo stesso fusto accanto al ramo spoglio che è il poeta malato e minato dalla tubercolosi, destinato quindi a morire.

Gozzano spera che a lui possa essere concesso ciò che non è stato concesso all’autore, ovvero la vita, le rose (simbolo dei piaceri sensuali, della giovinezza, le cose terrene, le donne) e che lui possa essere felice. L’idea che suo fratello Renato sia stato più felice di quanto lo sia stato il poeta, rende felice quest’ultimo, vede quindi la morte in modo addolcito.

v.16 —> coppa, immagine metaforica della vita. Il rapporto tra Gozzano e suo fratello è decisamente positivo. Presenta un atteggiamento quasi parentale verso di lui. L’atteggiamento del poeta non è d’invidia, ma di consolazione; l’idea che il fratello possa essere felice quanto lui non lo è stato, rasserena il poeta che in questo modo può accettare l’idea della morte con maggiore tranquillità —> passaggio di consegne tra i due fratelli, la quale rende la morte e lo strazio meno amari.

Gozzano non ha figli, dunque prova consolazione nel vedere Renato felice e con la convinzione che vivrà in modo continuo. Possiamo dire quindi che Renato è l’opposto di Guido, non vive di letteratura e di riflessioni e pensieri ma vive di qualcosa di concreto, in una dimensione fisica non mentale. Riassumendo, Renato incarna l’azione e l’agire ed è un adatto alla vita, mentre Guido incarna il pensiero ed è un inetto.

Poesia “La via del rifugio”

Il poeta tratta di una filastrocca che egli sente e subito dopo ci dice come è messo lui. La posizione del poeta è una posizione di abbandono. Egli si trova su un prato, ad occhi chiusi e quindi si tratta di una posizione passiva. Il quadrifoglio rappresenta la felicità, ma lui non la raccoglie, in quanto preferisce rimanere in questa situazione di abbandono. Non si dà da fare per raggiungere la condizione di felicità. La filastrocca viene recitata dalle sue nipotine.

Da questa poesia e dalla condizione del poeta, ci passa l’immagine dell’inetto, estraneo alla realtà e alla vita. Il poeta avverte sé stesso come un oggetto estraneo e questo rimanda a Pirandello, Svevo, ecc. (ovvero il personaggio che osserva sé stesso da fuori). Io diviso. Meraviglia nell’avvertire dall’esterno il proprio corpo. Il poeta abbassa la sua posizione —> univerbazione, simboleggia l’oggettivazione di sé. Si abbassa al livello delle cose. Gusto per l’abbassamento caratteristica del crepuscolarismo. Inconsapevolezza —> ricorda a “spesso ho incontrato il male di vivere” di Montale.

Gozzano ammirava Montale. Ci sono immagini che riprendono Montale nella poesia di Gozzano. Gozzano è un poeta letteratissimo. Utilizza la letteratura di altri intellettuali per comporre la sua poesia. Pezzi di altri letterati. Poetica antirealistica, dove la letteratura diventi il modello a cui ispirarsi. Favola bella —> tessera d’annunziana. Elemento della morte ricorrente. Elemento che non si può evitare. Ad un certo punto, un evento interrompe la filastrocca. Nomina la comparsa di una farfalla. Gozzano è un esperto di farfalle e dà diverse definizioni di elementi della natura come Pascoli. Non ha la visione cristiana di dolore.

Nella sua produzione c’è nostalgia della religiosità dell’infanzia ma allo stesso tempo vi è un’incapacità nell’aderirvi. Oriente di Gozzano basato su visioni stereotipate e stigmatiche. L’idea che si fa dell’oriente è basata su luoghi comuni di stampe, letterature ecc. Cosa serve affannarsi nel vivere se poi tanto alla fine si muore? L’unica cosa certa e vera nella vita è la morte.

Poesia “Alle soglie”

Il poeta descrive una situazione da lui vissuta più volte nella sua vita, ovvero la visita medica. Il cuore nella letteratura è sede di sentimenti. Qui ha accezione anatomica. C’è un abbassamento di un termine alto ad un livello basso. Desublimazione. Cercando non si sa quali segnali, i dottori auscultano il petto del poeta. Il poeta pensa che l’intervento della medicina serva a poco per evitargli la morte. Vede la visita come qualcosa inutile. Fa una battuta e raffredda il discorso. Tema tragico della malattia e della morte viene freddato con un motivo borghese, quello del denaro. Rima malinconia – radioscopia. Fa cozzare l’aulico con il prosastico, come dirà Montale. Il termine alto viene abbassato e declassato.

Desublimazione dell’elemento alto. I medici gli consigliano di cacciare la malinconia —> rinunciare alla malinconia = rinunciare alla sua vita, alla sua condizione esistenziale. Il tema medico (radioscopia) non è un tema ricorrente nella letteratura. Morte no passaggio ad un’altra vita, ma una visione meccanicistica di trasformazione. Stessa concezione di Foscolo. Ciclo eterno della natura. Reificazione del soggetto. Autoironia di riferimento alla stessa poesia. Forma di autoironia che si contrappone all’autocelebrazione di D’Annunzio. Gozzano si presenta come un poeta e uomo insignificante, senza celebrare sé stesso. Atteggiamento passivo e di abbandono verso i medici, nonostante non si fidi dell’efficacia terapeutica.

Appunti Video Rai Cultura. Contesta la sua classe sociale con toni ironici, non di protesta. Torino —> città favorevole ai piaceri. Belle Époque torinese. Gozzano è precocemente portato alla poesia. Fondata sullo studio dei grandi come Petrarca e Dante. Si appassiona anche dei moderni, come D’Annunzio, Pascoli e i simbolisti francesi come Verlaine e Baudelaire. Ispirazione filosofica da Schopenhauer e Nietzsche. La via del rifugio. Illustrazioni ispirate alla casa dei nonni. Libro viene recensito e ottiene critiche positive. Voce nuova, in grado di distinguersi e di farsi sentire. Gozzano ha saputo forgiarsi uno strumento perfetto in grado di captare e inventare il vero dell’età che si fa rapidamente moderna. Liberty. 1907 ingresso ufficiale del poeta nello scenario letterario italiano. Di salute cagionevole, nello stesso anno, i dottori vedono in lui svilupparsi un male. Questi anni sono gli anni della relazione spiritualistico-erotica con la poetessa Amalia Guglielminetti, di cui egli scrive sempre in modo ironico. Fasi del male che lo infetta, si spinge in ambienti più miti come le coste liguri e addirittura ad un viaggio in India. Raggiunge tratti del Dandy e del sofista. Si nomina Totò Mirumini, come terza persona.

Nell’anno in cui Marinetti pubblica il “Manifesto futurista”, Gozzano pubblica il suo libro “I colloqui”. Gozzano ha la passione per farfalle e bruchi. Li studia, approfondisce la loro natura e li colleziona. Oltre alle poesie, scrive anche novelle e scenografie. Scrisse un documentario sulle Farfalle. Il monumento alle amate farfalle rimane incompiuto. 1915 —> Italia entra in guerra. I suoi coetanei partono per la guerra, lui vien meno.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleuniurb_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Carnero Roberto.
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