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Antropologia dei sistemi di conoscenza

Prof. Stefania Consigliere

Archeologia filosofica

Il lavoro di archeologia filosofica consiste nel chiedersi quali punti della nostra traiettoria storica indicavano che le cose sarebbero potute andare a finire così. Siamo abbastanza determinati dalla nostra cultura da essere collusivi con essa, non siamo individui autonomi e autodeterminati, ma siamo a immagine e somiglianza della cultura a cui apparteniamo, più o meno consapevolmente. La libertà individuale è un’illusione ed è la trappola più potente del nostro mondo, perché in realtà siamo determinati.

Il concetto di “antropocene” non si può applicare a tutto l’anthropos, ma solo alla civiltà industriale capitalista. Esso si riferisce all’era in cui le attività umane sono talmente incisive da intervenire sulle forze geologiche, ma ci sono dei gruppi umani che vivono fuori dalle gerarchie e che non hanno mai conosciuto il lavoro salariato. Alcuni, specialmente i marxisti, parlano di “capitalocene”, indicando come inizio del disastro il sistema economico capitalista e l’industrializzazione. Gli anarchici, invece, pongono l’inizio dell’antropocene con l’origine delle gerarchie, da cui poi scaturisce anche il capitalismo.

Modernità” è il nome generale della cultura a cui apparteniamo e coincide con il capitalismo. Essa nasce nel 1492 e si sviluppa tra 1500, 1600 e inizio 1700. Costituisce l’asse storico-culturale che comprende Grecia antica, monoteismi, civiltà latina e cristiana-medievale, civiltà delle città/monarchie, civiltà occidentale/mediterranea e transizione verso gli USA. Identificare questa cultura, tuttavia, espone al rischio di ipostatizzare la civiltà occidentale e di non vedere gli apporti di altre civiltà e possibilità alternative, perché non era necessario che tale filone culturale sfociasse nella modernità. Si parla di un’appartenenza culturale profonda, un insieme di forze storiche che ci plasmano e non di un etnos o essenza occidentale, anche perché l’appartenenza etnica implica un’appartenenza di sangue (es. ebraismo). L’Occidente non ha una logica etnica, è universalistico e universalizzante.

Scavo nella modernità

L’archeologia filosofica si occupa di fare uno scavo nella modernità. Questa vede il passato attraverso una lente che permette di vedere solo gli elementi a essa conformi e non quelli non conformi, secondo dei parametri da essa stabiliti. La forma mentis occidentale prevede:

  • Monismo ontologico: idea che esista un solo essere.
  • Pensiero logico-deduttivo-razionale-strumentale
  • Enfasi sull’individuo a discapito delle relazioni in cui è inserito
  • Civiltà monofasica: accetta come valido e desiderabile un solo stato di coscienza, quello che permette di stare nel mondo in modo logico-deduttivo-razionale (es. non sotto effetto di stupefacenti o sonno).

Principali fenomeni della modernità

  • Colonialismo
  • Capitalismo
  • Scienza
  • Stato-nazione
  • Individuo

Questi si strutturano dalla convergenza degli elementi precedenti e determinano ciò che siamo, ma sono frutto di un processo storico, non naturale. Non moderno non significa arretrato. Nel termine “modernità” è implicito un processo di modernizzazione e civilizzazione in cui noi moderni siamo il massimo, c’è un giudizio di valore.

Monismo ontologico

Per noi, il contrario di credente può essere ateo o agnostico e non ci sono altre possibilità, perché si parte dal presupposto che dio è uno, ma questo non vale per i politeisti. Un altro contrario di credente, infatti, è politeista, in quanto crede in un oggetto diverso. Al di fuori del monoteismo non esiste la definizione di credente e non credente.

Il monismo ontologico è uno strumento regolativo che nasce in un momento di caos. Il padre è Parmenide, il quale afferma che l’essere è e non può non essere per fermare una serie di piste che stanno andando in altre direzioni, per cui serve un essere statico e stabile. In quel momento, in Grecia i presocratici stanno sviluppando uno sguardo plurale sul mondo e gli atomisti cercano di spiegare gli eventi del mondo in modo razionale-deduttivo come descrizione di processi in divenire e mutamento. La Grecia è in relazione con alcune linee culturali provenienti dall’Oriente ed all’Egitto. Da Oriente arriva una massa enorme di pensiero e tecniche, di cui la Grecia fa un’elaborazione, come nel caso dell’orfismo e di Eleusi. Tutto questo porta una confusione che viene chiusa da Parmenide tramite un ragionamento logico stringente, secondo cui essere e non essere non divengono. Eraclito viene definito “l’oscuro” perché porta un’altra ontologia. Non era necessario che vincesse Parmenide, la sua era solo una mossa tra mille. Oggi ci sembra ovvia ma non perché o sia, potrebbe essere il contrario.

Probabilmente il 90% della civiltà greca non è greca. Essa trionfa bellicamente sulla civiltà cretese, che ha una cultura con presupposti totalmente diversi. I palazzi cretesi non hanno mura, perché l’organizzazione sociale non è basata sulla guerra, ma noi siamo più capaci di capire le civiltà basate sulla guerra che sullo scambio. Per noi, la Grecia è la patria del ragionamento logico-deduttivo-razionale, ma ciò che non vediamo è che i filosofi appartengono alla cultura greca del loro tempo, che ha apparati e pratiche che con il monismo ontologico e il pensiero logico-deduttivo non hanno niente a che fare. La filosofia, in quel contesto, è più una forma di vita che un pensiero logico astratto, è più un sapere religioso, sapienziale.

Il monismo ontologico è un assunto fondamentale, che costituisce l’unità sostanziale che fa sì che ciò che la cultura pensa esista nel mondo. Le cosmovisioni hanno una logica interna, delle implicazioni ontologiche, epistemologiche ed etiche, tutte queste dimensioni sono saldate. Tutta la riflessione di Platone sull’unico essere parte da Parmenide, da cui deriva che ci sia un solo bene e un solo modo di conoscenza. Il monismo, quindi, è ontologico, epistemologico ed etico. Il discorso veritativo è quello che si fa sull’essere, gli altri sono opinioni. C’è una relazione 1:1 tra logos ed essere, ciò che non si occupa dell’essere è doxa, non logos. C’è un solo modo di conoscenza e una sola etica, perché l’essere è bene e la conoscenza dell’essere è conoscenza del bene. L’unica conoscenza valida è quella della scienza, quella teologica oggi è irrilevante dal punto di vista sociale. La via del bene è una sola, per esempio, da noi non è possibile diventare adulti senza andare a scuola, saper leggere e scrivere. L’unico bene è la scolarizzazione, per noi “analfabeta” è una parola privativa, ma in realtà si può fare umanità in modo diverso. Non si può uscire dall’unico bene, perché ciò che non vi ricade è male.

Due controesempi

  • Eleusi: rito panellenico, forma d’iniziazione annuale che si rifà al mito di Demetra e Core. Demetra è la dea della fertilità e Core è sua figlia. Ade si invaghisce di Core e la rapisce perché diventi sua moglie. Demetra si dispera e si arrabbia perché nessuno sa dirle dove sia finita la figlia e di conseguenza niente più fiorisce sulla Terra, gli uomini muoiono e gli dei non ricevono più offerte. A questo punto, uno degli dei la informa che Ade ha rapito Core, ma Zeus rifiuta di farla restituire. Demetra viaggia fino alla fonte di Eleusi, dove il re la scambia per una mendicante e le offre ospitalità, dandole da accudire il suo figlio minore. A palazzo c’è una vecchia donna, molto furba, che si è occupata di tutti i figli del re e si accorge che Demetra non è solo una mendicante, così la fa ridere, facendola uscire dal lutto. La dea istituisce il rito eleusino e viene costruito un tempio a cui la grecità si reca compiendo un rituale complesso, digiunando e bevendo una bevanda allucinogena. Si entra poi nel tempio e se ne esce con un rapporto pacificato con la morte. A Eleusi possono andare tutti, le uniche condizioni sono di parlare un minimo di greco e di non essere degli assassini. Non sappiamo cosa succedesse nel tempio, questo rito viene portato avanti per circa mille anni, ma nessuna ha mai detto niente. Cambia il rapporto dell’iniziato con la vita e la morte, succede qualcosa di sensato per gli iniziati. Questo significa che non c’è solo la modalità logico-discorsiva di conoscenza. Pare che in Aristotele, il lessico sia quello tecnico in uso nelle pratiche iniziatiche del tipo di Eleusi. È possibile che i filosofi fossero degli iniziati e che avessero attivi più modi di conoscenza. Infatti, per esempio Platone non condanna la follia, ma dice che è potentissima e pericolosa.
  • Nascita della filosofia in Cina: nel mondo greco, il perno della filosofia è l’essere (cos’è?), in Cina è il divenire (come diviene?) Se in Grecia si riflette sull’essenza delle cose, ciò che non cambia, in Cina sul tipo di traiettorie disponibili al fenomeno, come si è evoluto e come si evolverà. Non c’è il pensiero essenzialista, perché le cose sono viste come traiettorie che si modificano nel tempo secondo un ritmo. Il tao è talmente fondamentale che non se ne può dire niente, è oltre le cose, non si può definire, perché gli esseri arrivano dopo e le parole per definirli ancora dopo. Per noi, Dio è la prima delle cose, ma non è prima dell’essere, perché Dio è l’essere. Vogliamo definire Dio perché è come definire l’essere, ma è difficile definire il divenire se si parte dall’essere, gli unici che ci hanno provato sono stati Eraclito ed Hegel. Il divenire è pensabile solo scendendo a patti con la contraddizione. Per Hegel la contraddizione è nel mondo, anche se la risolve tornando all’uno. Il nostro mondo si basa sul fatto che non ci siano contraddizioni, tutto si deve basare su proprietà fisse. Il pensiero cinese fa fatica a pensare l’essere, il mondo è piuttosto un processo in divenire, che non prevede inizio e fine, non c’è un’origine. La struttura semantica del greco prevede il verbo essere, quella del cinese no e questo elemento mostra l’influenza che il linguaggio ha su come si vede il mondo. Noi usiamo il verbo essere anche per le descrizioni processuali, l’unica eccezione è “piove”. L’impianto monista descrive l’ente in base a proprietà fisse, all’essenza, che lo definisce in quanto tale e consiste in un insieme fisso di caratteristiche. L’essenza delle persone è l’anima, ovvero qualcosa di fisso e stabile, non siamo processuali. Per i cinesi, invece, non si parla di anima, ma di storia e processo.

Occidente e conoscenza

In Occidente è ammissibile una sola forma di vita, quella che si adegua alle regole dell’essere. L’oggetto naturale di conoscenza è l’individuo, perché l’essere si manifesta in enti separati e conoscibili; quindi, occorre capire cos’è la cosa specifica. La conoscenza degli individui è essenzialistica, in quanto si conosce l’individuo quando se ne conosce l’essenza, che è interna agli enti, è il principio metafisico che fa sì che l’ente sia ciò che è. Conoscere il soggetto umano significa conoscerne l’interiorità. L’individuo è visto come una monade con un nucleo interno, ma potrebbe essere anche una rete di relazioni e la conoscenza potrebbe essere relazionale o ecologica. La conoscenza essenzialistica non è relazionale, ma si basa sulle caratteristiche interne. Per i soggetti relazionali, le caratteristiche nascono dalle relazioni, i legami configurano il soggetto in un modo diverso dall’essenza e questo vale anche per gli oggetti. La Grecia antica è formata da una pluralità interna, anche se questi concetti vengono da lì.

Razionalità strumentale

L’uso strumentale della ragione è visto come l’unica forma di conoscenza valida e si basa sul discorso che procede in modo logico-deduttivo. Si tratta di un’operazione logico-razionale. In Grecia c’era un’enfasi minore su ciò di quanto non ci sia ora. L’apoteosi di tale enfasi si vede nell’educazione, dove i bambini sono addestrati fin da subito alla conoscenza linguistica-razionale (es. giochi intelligenti), non alla conoscenza corporea, naturalistica o relazionale. I bambini non stanno mai soli tra loro senza gli adulti, non sanno stare autonomamente in mezzo agli altri. Scotomizziamo le altre forme di conoscenza essenziali, che non vengono neanche viste. Non ammettiamo lo sviluppo di conoscenze il cui processo non è determinato. Il nucleo dei processi di crescita non è logicizzabile, non c’è garanzia nei processi di trasformazione, ma noi togliamo la parte processuale per concentrarci sui contenuti. Le cose cruciali non hanno garanzia. La nostra educazione non ha utilità per la vita, ma solo per il lavoro.

Per noi, le relazioni sentimentali non sono metamorfiche, ma sono come contratti che possono funzionare o no e se non funzionano si va avanti come prima. In realtà, le relazioni sono tutte metamorfiche.

Cristianesimo

Il cristianesimo è una scuola dell’ebraismo nei primi secoli. Ebraismo, cristianesimo e islam sono tre variazioni dello stesso tema, che è il monoteismo, il fatto che siamo indipendenti è un costrutto della modernità. Sono molto più simili tra loro di quanto non lo siano con animismo, induismo ecc. I greci non capiscono il monoteismo.

Il cristianesimo è la prima religione che ha come scopo la predicazione, perché tutti possono farne parte e si accetta chiunque voglia partecipare. Si tratta di una Chiesa universale, basata su una logica di appartenenza. Il Medioevo è impostato sulla logica cristiana.

Diritto

Dalla romanità deriviamo il diritto e la propensione imperialista. Il diritto è il modo fondamentale per strutturare le relazioni sociali in Occidente. Da noi tutto è regolamentato tramite esso, tanto che ci sembra naturale e parliamo di diritti naturali. Ragioniamo in termini di leggi scritte, in particolare di diritto di famiglia e soldi, intesi come beni materiali ed eredità. Il diritto è solo uno dei modi di regolare la socialità, ma ci sono altre modalità che non ruotano sulla sicurezza dell’esistenza di una legge stabile e scritta e che ci fanno paura per il caos e l’anarchia. Secondo Hobbes, per esempio, senza diritto si ha la lotta di tutti contro tutti. Invece, dove non c’è il diritto, ci sono sistemi di regolazione sofisticati senza bisogno di una norma fissa (es. discutere finché non si trova un accordo che vada bene a tutti, anche per mesi o anni). Queste diverse modalità implicano la modifica dei termini del problema, invece che una soluzione giudiziaria in base a un codice. Abbiamo una legge che vale universalmente e cogentemente per tutti e che costituisce un sistema assiomatico che logicizza il diritto. Non c’è più bisogno di discutere, perché si va per deduzione, mentre per altri si va per l’elaborazione prolungata delle questioni finché non diventano qualcos’altro, senza una norma prescritta, ma solo una consuetudine non scritta.

Noi non sappiamo come non disgregare i gruppi e risolvere i contenziosi. Dal punto di vista pulsionale, ciò accompagna l’idea che ogni individuo abbia un’identità stabile e non modificabile. Non si scende a patti, perché l’identità non si può ammorbidire e modificare, ciò che penso è l’espressione della mia identità. L’autonomia collettiva, invece, è un processo. Fuori dal monismo, non c’è nessuna garanzia che il processo vada a buon fine, ci sembra un marasma perché siamo talmente abituati a un processo semplificatorio che non sappiamo stare nella complessità delle situazioni. Ci portiamo dietro l’antropologia di Hobbes, per cui gli uomini sono cattivi e competitivi, sempre in lotta tra loro.

Colonialismo

Il colonialismo fonda la modernità e le permette di svilupparsi. Esso è rimosso e imparlato da noi bianchi. I morti dei campi di concentramento nazisti sono circa 6 milioni, mentre i morti del colonialismo (tra il 1492 e la decolonizzazione negli anni ’40-’60) sono tra i 200 e i 350 milioni, quindi circa 4,5 milioni a decennio sull’arco di mezzo millennio. Questo è un dato che non ci viene passato, è scotomizzato e non gira perché è il nostro grande rimosso.

Colombo arriva a Santo Domingo e annota di gente che vive in modo diverso dagli europei, ma che sembra vivere bene, il posto gli sembra interessante. Fino ai primi anni del 1500, lo sguardo degli europei che arrivano è stupito, descrivono una forma di comunismo primitivo. In America del nord, fino agli inizi del 1800, spesso i colonizzatori si trovano talmente bene tra i nativi da entrarne a far parte e abbandonare l’Europa (go native). La prima generazione dopo Colombo ha ancora il suo sguardo stupito. Il doppio straniamento dell’antropologia consiste nell’andare in un’altra cultura e poi tornare nella propria.

Con la seconda generazione di viaggiatori, si ha la trasformazione in conquistadores. Le corone vogliono conquistare le terre, che sono di nessuno perché non c’è una catena gerarchica di comando e non c’è un re; quindi, si possono annettere e ci si può espandere.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Camilla.S. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia dei sistemi di conoscenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Consigliere Stefania.
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