La dimensione macro e la teoria della network society
Definizione e processi fondativi
Network society - si intende il sistema delle società avanzate degli ultimi decenni, caratterizzate sulla diffusione di internet. Nella sua teoria più riconosciuta, la teoria della network society individua 5 capisaldi:
- La centralità dell’informazione come risorsa strategica
- La diffusione pervasiva dell’innovazione
- La produzione flessibile
- La logica di organizzazione reticolare
- La convergenza delle tecnologie in un unico sistema integrato.
Castells è l’intreccio di questi fattori a dare luogo all’attuale economia globale. Per Castells quest’ultima è un sistema integrato a cui la rete digitale serve come meccanismo di connessione e coordinamento tra le parti. Ed è proprio la parola interconnessione la parola-chiave del nuovo ordine del mondo, la prerogativa della società contemporanea è quella di abbracciare la logica dei network.
Citando Barney potremmo in poche parole affermare che la tesi della network society suggerisce che un crescente numero di pratiche contemporanee di ordine sociale, economico e politico si organizzano intorno alla forma del network.
Un “paradigma aperto” lo definisce Castells, un sistema strutturato ma elastico, in grado di modificarsi di continuo.
L’originalità di Castells è quella di mostrare da subito come lo sviluppo dei network sia nato dallo sforzo di riconfigurazione degli apparati di governo. Alla radice della network society vi sono essenzialmente 3 processi distinti i cui effetti si intersecano:
- La rivoluzione della tecnologia dell’informazione
- La messa in crisi del capitalismo e dello statalismo e la loro ristrutturazione
- Il fiorire di alcuni movimenti culturali e sociali come il femminismo e l’ambientalismo
L’innovazione tecnologica ha giocato un ruolo decisivo, agendo come condizione necessaria: i progressi nel campo del personal computer e della rete internet rappresentano la condizione fondamentale per la nascita della società in rete. Ma l’innovazione tecnologia non basta a sé stessa: essa vive dei gruppi sociali in grado di valorizzarla e di praticarla.
La teoria della società in rete insiste anche sulle trasformazioni del quotidiano, ovvero del modo i cui le persone agiscono nelle loro ordinarie condizioni di vita.
Così come viene definita da Castells la “crisi del patriarcato” è forse l'espressione concreta di un sistema sociale fondato sull’autorità verticale. Ad attaccare questo paradigma di una durata è l'ingresso di massa delle donne nel mercato del lavoro e le loro rivendicazioni di autonomia da un lato, e i movimenti di contestazione politica degli anni Sessanta e Settanta dall’altro minano un sistema di gerarchie di lunghissimo corso. Questa condizione è per Castells il retroterra ideale per la diffusione del Web. Questo perché solo un individuo dotato di autonomia, libero dalle regole della tradizione può abbracciare un modello di relazione orizzontale, come quello della rete.
Il maggiore impulso di trasformazione del sistema deriva dall'apertura dei mercati. Dopo la crisi economica degli anni Settanta si avvia una transizione dal sistema industriale, fondato sulla produzione di beni e merci, a quello postindustriale, orientato ai servizi e in cui l’informazione gioca un ruolo centrale (Bell 1973). Questa transizione è diseguale nelle diverse aree del mondo, ma il modello di organizzazione che la sostiene è destinato ad affermarsi.
Il tratto tipico dell’economia contemporanea è quindi l’adozione della logica di rete come principio ultimo di organizzazione. Il cambiamento, quindi, risiede nel metodo dell’organizzazione flessibile del lavoro industriale.
Castells però identifica anche la conseguenza più spietata dell’innovazione: cambiando la natura del lavoro, cambia anche la sua flessibilità che resta il prezzo più duro da pagare alla nascita della network society.
Spazi e identità
Castells espansione delle reti produce una precisa ricaduta Questa pattern topologica: definisce un che taglia il pianeta longitudinalmente rispetto ai confini tradizionali degli Stati e delle regioni Il primo spazio è quello delle connessioni digitali ma anche quello del credito e del business e dei viaggiatori per affari: è lo spazio delle élite della finanza.
Sotto a questo intreccio si apre l’enorme zona d’ombra della network society, lo spazio in cui prende forma l’esperienza vissuta dalla maggioranza, tutt’ora radicata nei luoghi fisici e nei valori tradizionali.
Per Castells questo cambiamento è la rappresentazione diretta di una nuova configurazione di potere che sottopone il sistema ad una feroce polarizzazione delle risorse. Le reti reali esprimono così una più dolorosa dialettica di inclusione ed esclusione. La contrapposizione tra flussi e luoghi ha inoltre una ricaduta dell’identità immediata sul tema (per Castells). In questo senso è possibile identificare 3 forme ideali di identità:
L’identità “legittimante” è quella introdotta delle istituzioni che governano il sistema e quindi un’identità imposta, che i gruppi ricevono dall’alto, senza margini di negoziazione, producendo la società civile.
L’identità “resistenziale” è quella prodotta dalle culture subalterne e rappresentano una via d’uscita dall’oppressione dell’identità legittimante, che combatte la sua battaglia tramite la valorizzazione delle differenze irriducibili che la separano dal resto del mondo.
L’identità “progettuale” che gli attori sociali sfruttano per portare l’attacco alle istituzioni dominanti (come nel caso del femminismo) e per promuovere una trasformazione della società nel suo insieme, che produce il soggetto sociale in grado di aspirare all’evoluzione quanto alla trasformazione del sistema.
Stando però alla teoria della network society l’identità appare come una risposta allo sradicamento imposto dai flussi globali.
La network society in questo senso è una struttura e organizzazione e quasi niente dialetti ed opportunità di negoziazione del senso.
Una correzione alla teoria di Castells è stata proposta da Jan van Dijk.
Jan van Dijk secondo lui la network society nasce da una vasta rosa di trasformazioni, che dispiegano i propri effetti su tutti i livelli del sistema.
Svariati sono dunque gli ambiti in cui il nuovo paradigma si dispiega:
- Tecnologico: integrazione nel web di modelli di comunicazione precedentemente distinti
- Economico: decentramento dei modelli di produzione, abbattimento dei confini nazionali, sostituzione dei monopoli pubblici con monopoli/oligopoli privati;
- Politico: delegittimazione dei poteri statali;
- Legale: erosione del sistema del copyright a seguito della circolazione ingovernabile delle informazioni;
- Culturale: incremento esponenziale della quantità di materiali disponibili;
- Psicologico: delega dell’apprendimento alle relazioni individuo/macchina.
Anche per van Dijk si tratta di un processo che coinvolge l’intero arco delle pratiche sociali. Un processo che però non si verifica in modo coerente, e qui sta la critica a Castells, ma vive di una natura duale poiché da un lato offre nuovi e più stretti legami di connessione tra gli individui e dall’altro dilata il senso dell’esperienza sul territorio della comunicazione globale.
Secondo van Dijk la rete costituisce un modello organizzativo ma non la trama della storia dove i protagonisti della vicenda rimangono i gruppi sociali e non le reti che li mettono in connessione.
Continuità e discontinuità
Ad agire sulla struttura della network society è una forma avanzata di capitalismo, che si sviluppa in seguito alla crisi petrolifera dei primi anni 60, ovvero negli anni in cui gli US assorbono la prima ondata di crisi. La sconfitta in Vietnam e la fine degli accordi di Bretton Woods svelano la vulnerabilità del paese egemone.
L’aggressione al mercato mondiale attraverso le reti globali della specializzazione flessibile e dell’informazionalismo sarà la risposta alla crisi degli anni 70.
Una soluzione che si traduce poi nell’allargamento del raggio d’azione, nell’occupazione di un mercato vergine e la ricerca di nuove masse di forza lavoro da sottomettere al regime di produzione.
Castells in questo senso la matrice neocapitalista della società in rete risulta evidente in almeno 3 aspetti:
1- Il primo aspetto rimanda alla continua rincorsa alla produzione dello spazio e conferma la propensione del capitalismo a occupare nuovi mercati per sopravvivere alla crisi.
Le due grandi controffensive lanciate dagli US nel mercato della comunicazione (investimento sulla rete, colonizzazione dell’immaginario) non fanno altro che sottolineare il forte legame tra flussi di comunicazione e flussi dell’economia globale.
2- L’investimento sulle reti globali di comunicazione è dovuto alla particolare qualità dell’informazione quale risorsa primaria, su cui Castells ha costruito l’ipotesi dell’economia informazionale.
Secondo Garnham i media servono a 2 mercati, quello per gli “intermediari” e quello per i “consumatori finali”. I media rappresentano quindi sia un prodotto che un mezzo per veicolate la pubblicità. Producendo quindi valore sia nel loro specifico segmento di mercato, sia negli altri settori, fungendo da “apripista”.
A questo proposito afferma Fuchs che se le reti telematiche servono alla ristrutturazione del mercato globale, non fanno altro che svolgere un ruolo analogo a quello assunto da altre infrastrutture. Di fatto, il modello di business del Web riprodurrà quasi per intero quello dei media tradizionali, fondandosi sui finanziamenti pubblicitari e sulla misurazione delle audiance.
3- Il vistoso potenziamento della componente tecnologica nei processi di produzione e l’adozione massiva del computer porta inevitabilmente a conseguenze sull’organizzazione del lavoro. Disinnescando così la relazione tra crescita degli investimenti e aumento dell’occupazione.
Con Castells possiamo quindi definite l’informazionalismo come l’economia globale in tempo reale, in cui la competitività dipende sempre più dalla capacità di generare, elabora ed applicare con efficienza l’informazione basata sulla conoscenza, che differenza le economie contemporanee da quelle industriali e nazionali del secolo precedente. La principale novità del XXI sec è che la produzione di ricchezza dipende dalla conoscenza stessa e dalla capacità di applicarla per produrre innovazione.
Le economie del lavoro e del dono
La diffusione del Web ha generato anche una riflessione sui modelli alternativi dell’azione economica, ispirati alla natura partecipativa, e non utilitaristica, della cooperazione online.
Benkler A questo proposito la tesi di Benkler è che la rete stia (2006) accerchiando la classica ragione economica con una manovra a tenaglia, da un lato offrendo più agili possibilità di redistribuzione delle risorse in eccesso, dall’altro rendendo più evidenti i vantaggi delle relazioni non orientate allo scopo.
Le attività che le persone svolgono sul Web sono spiegabili solo in base ad una spontanea vocazione a mettere in comune le proprie risorse.
Ora la potenza della motivazione non economica era stata già svelata dal successo dell’associazionismo e dalle attività di volontariato: ed è proprio a questi “sistemi di produzione sociale” a cui il Web presta i suoi servizi.
Promuovendo così un’alternativa ai due paradigmi economici dominanti: l’economia centralizzata e gestita dallo Stato e il regime di libero mercato e di libera concorrenza.
Ma alla radice di questo processo risiede una forte affinità tra l’azione individuale e la ricerca di soddisfazione collettive, tra libertà del singolo e l’orizzonte del bene comune. Parliamo di un processo spontaneo, che non è innescato dalla tecnologia, ma che ne ha favorito il consolidamento.
Nella prospettiva di Benkler il modello economico capitalista, orientato al profitto, e le pratiche collaborative delle culture di internet, orientate alla condivisione, appaiono opposti e fra loro non conciliabili.
Lessig Al contrario Lessig osserva come le pratiche collaborative in (2008) rete possano divenire strumenti di profitto ed innovazione economica, le grandi aziende che operano nel web hanno imparato a sfruttare la creatività produttiva distribuita nelle attività peer to peer e i risultati della sperimentazione “dal basso”. Così come nel caso della pirateria musicale e nel caso dei free software.
Quello che ne deriva è una forma di economia “ibrida”, in cui la collaborazione spontanea è a vantaggio delle aziende, che possono estrarre valore dal lavoro non retribuito, improvvisando forme di business basato sul senso di comunità anziché sui valori classici dell’individualismo produttivo.
La cooperazione online guida il paradigma di mercato ad un ulteriore livello di evoluzione, integrando le attività classiche con l’alternativa fluida della partecipazione diffusa.
Anderson Un’ulteriore lettura degli effetti economici del Web ci viene data da Chris Anderson (2004) attraverso il modello della “coda lunga”. Il libero accesso al Web consente in sintesi di mettere in circolazione anche prodotti culturali di poco successo, che non avevo spazio nelle rivendite fisiche tradizionali a causa dei prezzi di distribuzione e stoccaggio. Il limite materiale ha generato un mercato interessato solo ai grandi successi, come quello dell’industria culturale moderna, lasciando dispersa la “coda lunga” cioè la grande massa di prodotti minori, destinato a pubblici di nicchia.
Le caratteristiche del Web, al contrario, consentono di abbattere questi costi di distribuzioni e di stoccaggio, tipici delle hit culturali, aprendo così uno spazio in rete per i prodotti “minori”.
Milioni di titoli, che considerati individualmente, hanno uno scarso valore, ma nel loro insieme costituiscono un volume di affari paragonabile a quello delle “hit”.
Il modello di mercato della «coda lunga» non garantisce necessariamente i creativi autori dei singoli prodotti: di norma, premia le grandi piattaforme che aggregano contenuti, organizzano la vendita e raccolgono i profitti complessivi - è il caso di Amazon.
In un secondo momento Anderson (2009) individuerà il punto di svolta in un nuovo ordine di produzione, ispirato al regime rivoluzionario del “gratis”.
Più precisamente secondo Anderson esistono 4 forme possibili di offerta gratis:
- Il sovvenzionamento incrociato: un prodotto viene offerto gratis per stimolare l’acquisto di un altro, come nelle promozioni «due per uno», distribuzione di campioni omaggio, ecc.;
- Il pagamento a tre vie: il prodotto è gratuito per l’utente, ma finanziato dall’inserzionista pubblicitario, come nel modello radiotelevisivo classico;
- Il modello «freemium»: un servizio gratuito si associa all’offerta di un pacchetto avanzato a pagamento, come nei canali premium delle Pay-Tv, nelle demo dei videogiochi o nei software concessi sotto licenza;
Mentre queste forme di transizione esistevano anche in precedenza, il Web sta invece modellando una vera e propria economia “non monetaria” che consiste:
- Nello scambio non monetario: si fonda su motivazioni diverse dalla ricerca di profitto e comprende attività di produzione per gli altri e di concessione del proprio tempo di lavoro alla comunità (file-sharing, creazione e condivisione di contenuti, partecipazione a progetti condivisi come Wikipedia, recensioni nelle piattaforme social, ecc.)
Lessig Diversa è la tesi di Lessing (2004) che spiega la questione in termini più tecnici: la cultura sta diventando un bene a disponibilità gratuita per una banale ragione, l’impossibilità di applicare alla morfologia della rete le leggi sul diritto d’autore, che erano inspirate da una condizione tecnologica profondamente diversa.
Questo perché la distinzione tra origine e duplicato viene meno e si offre al pubblico un’infinità di versioni simultaneamente disponibili. In poche parole, quello che il Web sta innescando su grande scala è la circolazione ed il riuso infinito delle informazioni.
Per Lessing la natura gratuita della cultura è un effetto diretto delle architetture di rete e della loro inconciliabilità con le leggi sul diritto d’autore.
L’intera galassia di contenuti postati da utenti, immagini, commenti, recensioni, costruzione e diffusione di hashtag ha trasformato la cultura delle nostre società.
Queste pratiche contribuiscono a generare ricchezza e di questa ricchezza sono destinati ad appropriarsi i padroni delle piattaforme digitali (v. Amazon)
A questo proposito, concentrandosi sul tema del “lavoro libero” (free labor) si interessa Tiziana Terranova.
Terranova La grande energia sprigionata dal Web appare così come un mostro a due facce: da un lato offre spazio di partecipazione e dall’a
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