Anatomia del populismo
La scienza politica di fronte al populismo (Pierre-André Taguieff)
Populismo: è uno stile politico applicabile a vari contesti ideologici. È un termine delegittimante, viene inteso come una forma patologica, prodotta dalla corruzione degli ideali democratici. Il populismo sfocia in un nazionalismo preoccupato della difesa di un’identità collettiva che, si sostiene, è minacciata da nemici interni ed esterni. Un atteggiamento politico può essere considerato "populista" se implica una sfida alla democrazia rappresentativa.
“Nazional-populismo”, concetto creato negli anni ’50 per indicare i movimenti sociali e politici diretti da capi carismatici come Peron in Argentina o Vargas in Brasile. Che esibivano caratteristiche disparate: autoritarismo, nazionalismo, ideologia di unità nazionale. Negli anni ‘60, le analisi sociologiche del populismo latinoamericano lo vedevano come una forma di mobilitazione volta a realizzare cambiamenti per conto delle masse allo scopo di soddisfare il loro comune interesse, e ritenevano che esso implicasse la designazione di un comune nemico esterno del "popolo".
Il termine populismo viene usato per denotare tutto ciò che non è stato ancora concettualizzato. Significa nel contempo un movimento in favore del popolo, un'eco del popolo e una strategia di seduzione del popolo mirante a soggiogarlo con le lusinghe onde poterlo dominare o acquisire potere politico. L'ambiguità del populismo sudamericano, come manipolazione delle masse e espressione dell'ascesa delle classi popolari, è tipica del populismo del XX secolo, che ha oscillato fra demagogia e protesta. La visione liberale del populismo, si concentra sulla dimensione manipolativa, cosicché il populismo finisce per essere sinonimo di “demagogia”.
Il populismo è compatibile tanto con la democrazia quanto con i regimi politici antidemocratici. Canovan identifica tre tipi di populismo agrario:
- Radicalismo degli agricoltori degli Stati Uniti (People's Party del 1890, obiettivo affidare il governo nelle mani della gente semplice). Il movimento populista americano scomparve dopo la sconfitta del candidato populista democratico, William Jennings Bryan, nelle elezioni presidenziali del 1896.
- Movimenti contadini dell'Est Europa.
- Socialismo agrario degli intellettuali, il cui prototipo è il populismo russo basato sull'idealizzazione del comunitarismo rurale.
Esistono inoltre quattro tipi di populismo politico, fenomeno moderno che presuppone la mobilitazione delle masse sulla base dell'idea della sovranità del popolo:
- Dittatura populista basata sul modello peronista.
- Democrazia populista basata sui referenda, modello svizzero.
- Populismo reazionario di stile nazionalista/razzista, George Wallace negli USA.
- "Il populismo del politico", cioè un appello all'unità del popolo, al di là delle divisioni ideologico-politiche.
Fra il 1983 e la fine degli anni ‘80, la maggioranza dei commentatori politici si è accontentata di identificare il Front National con qualcosa di noto (l'estrema destra) e di diagnosticarlo come la "resurrezione" di un passato spaventoso. Cinque caratteristiche consentono di costruire un idealtipo di nazional-populismo lepinista, prendendo in considerazione la natura demagogica del capo:
- Appello politico al popolo: appello personalizzato, il cui impatto simbolico presuppone l'autorità carismatica del leader-demagogo capace di incarnare il movimento sociale e politico.
- Appello all'intero popolo, senza distinzioni di classi, tendenze ideologiche o categorie culturali.
- Appello diretto al popolo autentico, definito sano, semplice, onesto. Va di pari passo con la denuncia dell'invasione del paese da parte degli "indesiderabili" e/o "pericolosi" stranieri.
- Invocazione ad abbattere le élite che hanno tradito il popolo, a rompere con "il sistema”.
- Xenofobia fondata su una scala gerarchica di preferenze e rifiuti a seconda delle origini.
Pierre-André Taguieff propone di distinguere tra due populismi politici:
- Populismo di protesta: appello al popolo come denuncia delle élite. Iperdemocraticismo, che idealizza l’immagine dei cittadini attivi che non hanno fiducia nei sistemi di rappresentanza, richiesta di democrazia diretta, come referendum e iniziativa popolare. Trova la propria incarnazione nel Partito della Libertà Austriaco (FPO) guidato dal 1986 da Jorg Haider. Aspetti che consentono di definirlo di destra: anti-intelletualismo; per-personalizzazione del movimento, attraverso la figura carismatica del capo; difesa dei valori del liberalismo economico.
- Populismo identitario (nazional-populismo): appello all’intero popolo, che è omogeneo. Un presupposto comune di tutte le versioni del populismo è la dedizione alla nazione. Tutti i populismi sono in qualche modo nazional-populismi. Questa affermazione può essere contestata dall’esistenza di versioni di sinistra del populismo che si considerano anti-nazionaliste.
Il populismo si è già trasformato in tele-populismo. Il demagogo efficace della post-modernità è il tribuno telegenico. Contrasto tra la nuova demagogia televisiva (Silvio Berlusconi) e la demagogia classica dell'oratore eloquente che parla al pubblico (Umberto Bossi): uno che pratica un populismo elitista e regionalista/federalista; l'altro che inclina verso un populismo "del popolino” trasformando la comunicazione politica in uno spettacolo di massa. Un'ultima ambiguità emerge dal fatto che il populismo è presente come reazione contro la globalizzazione, ma è in sé un'espressione mediale della globalizzazione.
Il populismo nella storia (dialogo con Guy Hermet)
La prima accezione del populismo, nella Russia fra il 1840 e il 1880, è il movimento politico narodnik, guidato da una piccola borghesia intellettuale composta da insegnanti, funzionari, giornalisti, che agiscono per il "ritorno al popolo" nel contesto di un progetto di tipo socialista. Percorrendo le campagne costoro si rivolgevano al contadinato allo scopo di illuminarlo, educarlo. Non è un’ideologia, si limitano ad avere una regola di comportamento e una credenza: l'azione con e per il popolo, il sacrificio e la convinzione che la salvezza della terra russa verrà soltanto dai suoi contadini.
La seconda manifestazione del populismo si colloca in Francia nel 1886 con il boulangismo. È la forma di populismo più vicina alla sua attuale espressione europea: si situa nel contesto di una democrazia di massa, dopo il passaggio al suffragio maschile, organizzata sotto la forma di un regime parlamentare, propone una democrazia plebiscitaria; il movimento possiede un capo carismatico, il generale Georges Boulanger, il quale sviluppa un discorso anti-elitista; capo osannato che parla in nome del popolo per prendere il potere. Esprime le premesse di una mutazione che sposterà il populismo dalla sinistra idealista verso la destra radicale.
Terza grande fonte del populismo è l'agrarian populism americano, influenzato da Thomas Jefferson e Andrew Jackson. Costituisce l'altra fonte di ispirazione dei populismi tipici delle democrazie consolidate da lungo tempo. È un vero e proprio partito; nasce da un'autentica protesta popolare espressa da agricoltori dell'Ovest degli Stati Uniti e da altri strati sociali plebei. Ed inoltre presenta la particolarità di non mettere in discussione i valori della democrazia.
Il boulangismo e il People’s Party costituiscono due dei primi movimenti populisti che accedono ad una dimensione di consenso nazionale in una democrazia elettorale, a differenza dei narodniki. Fino all'incirca al 1900, il populismo classico, si è nutrito della protesta di masse diseredate contro strati sociali privilegiati che consideravano responsabili della propria miseria (populismo russo dei narodniki: sfumatura che lo differenzia: il fatto di essere il prodotto di élite istruite e non del popolo; People's Party americano; Venezuela di Hugo Chávez, l’argentino Perón, populisti polacchi o rumeni). Il populismo dei moderni ha espresso la minaccia provata da categorie sociali medie di fronte alle concessioni dei governanti verso i meno provvisti di mezzi (correnti populiste ispirate da Le Pen o da Haider: frutto di una rivolta contro la condivisione di garanzie sociali con gli immigrati). Il populismo ha completato il suo percorso dalla sinistra verso la destra.
Specificità del populismo sudamericano: a partire dagli anni ’20, le masse latinoamericane si sono stancate dei sotterfugi dell’oligarchia. Si sono schierate dalla parte di un'alternativa: quella di una democrazia plebiscitaria basata sull'incarnazione della loro volontà in capi provvidenziali visti come raddrizzatori di torti. È in America Latina che ha fatto la sua comparsa il “populismo consolidato”, quello che raggiunge lo stadio della pienezza tramite forme di governo compiute.
Meno coinvolti nel populismo: in Gran Bretagna, il sistema elettorale regala un premio ai grandi partiti, “l'era Thatcher" ha riconciliato una frazione del potenziale elettorato populista con il partito conservatore. La vergogna dei tedeschi nei confronti del proprio passato ha contribuito ben più che nel resto d'Europa alla marginalizzazione dei partiti di estrema destra.
Ricorso dei partiti dominanti all'assimilazione del populismo al fascismo: mira alla demonizzazione. I fascisti hanno condiviso con i populisti il gusto per i capi autoritari e la rottura con il linguaggio politico abituale, ma i populisti pretendendo di incarnare il "popolo", fingono di porsi in eguaglianza, al contrario dei capi fascisti e reclutano all’interno delle classi popolari, ma provvedimenti liberali. Le classi popolari si sentono spesso più vicine a un discorso che sembra lontano dai loro “interessi di classe” perché queste formazioni hanno un pubblico poco politicizzato, senza una tradizione familiare di appartenenza partitica.
Da transitori e prodotti da crisi passeggere, diventano permanenti perché la globalizzazione (fenomeno contemporaneo che ha portato alla nascita del populismo) durerà per decenni.
Il populismo patrimoniale (Dominique Reynié)
Le élite devono pretendere di assomigliare ai governati, ma è impossibile assomigliare a una moltitudine quindi unificazione in un’entità semplice: popolo, nazione, classe o razza. La critica del populismo può anche dare ragione ai populisti, nel senso che esprimerebbe un’avversione delle élite per una vera democrazia, timore difronte all’avvento di quella democrazia che segnerebbe la fine dei loro privilegi e del loro potere. In quanto i populisti denunciano la democrazia parlamentare come inganno che priva il popolo del potere che gli spetta.
Il populismo si sforza sempre di essere confuso non solo con un movimento democratico, ma ancor più con la vera democrazia. Una delle origini della squalifica del populismo viene dagli ambienti progressisti, in reazione al trionfo dei partiti totalitari nel corso degli anni ’30 e ’40. Caratterizzazione del populismo: il movimento populista è un'impresa pigliatutto. Popolo sfruttato e tradito dalle proprie élite, incompetenti e corrotte, e minacciato dagli immigrati; Il discorso populista è xenofobo. I populisti denunciano vigorosamente l'appartenenza del proprio paese all'Unione Europea. La loro organizzazione ha più a che vedere con un movimento di opinione che con un partito politico strutturato. Il movimento è ordinato attorno a un capo che è il solo ad esprimersi. Organizzazioni disciplinate in cui l'espressione della critica è la manifestazione di una grave crisi interna. Il populismo si caratterizza per il ricorso sistematico alla demagogia e ai toni oltranzisti; chiamata in causa personale degli avversari e non dei loro soli argomenti.
Sin dagli inizi degli anni ‘90 si notano successi populisti nella maggior parte dei paesi europei. Adesso si rileva una tendenza al loro protrarsi nel tempo: sul piano elettorale questi partiti populisti ottengono successo. Populismo nei paesi nordici: la Norvegia, la Svezia, la Danimarca, la Finlandia sono paesi ricchi, dotati di sistemi educativi e sociali molto efficienti, in cui la democrazia istituzionale funziona correttamente, la stampa è libera e il cui livello di corruzione è uno dei più bassi del mondo politico. Tutti questi populisti prosperano però in virtù delle tematiche identitarie nate nel contesto dei problemi legati all'immigrazione e all'integrazione degli immigrati, di cui sono diventati figure emblematiche l'olandese Pim Fortuyn.
Questo nuovo populismo è il risultato di una transizione storica sulle società europee: globalizzazione, destabilizza gli europei rilanciando la competizione economica e l'innovazione tecnologica, e l'invecchiamento demografico del continente favorisce l'instaurarsi di una cultura conservatrice, segnata dall'avversione al rischio, dalla sensibilità ai temi riguardanti la sicurezza, da una crescente intolleranza nei confronti del cambiamento e della differenza. L'ascesa di questo nuovo populismo europeo è favorita dalla sensazione di un esaurimento dei meccanismi della democrazia rappresentativa. I populisti contrappongono la superiorità del referendum di iniziativa popolare. I partiti populisti europei occupano oggi il posto lasciato dai partiti comunisti.
"Populismo patrimoniale”: nuovo populismo osservabile nella maggior parte dei paesi del Vecchio Continente. Gli elettori dei partiti della destra populista sembrano più sensibili all'influenza negativa degli immigrati sulla cultura del paese che sull'economia del paese. Pierre-André Taguieff distingue tra due populismi politici: populismo protestatario: appello al popolo orientato verso la critica delle élites, populismo di sinistra; populismo identitario, appello all'intero popolo che si suppone omogeneo, populismo xenofobo, di destra, “nazional-populismo”.
I populisti europei contemporanei che, al di là del populismo protestatario, cercano di far funzionare una leva di tipo identitario, possono contare, più che sull’amore della bandiera, sulla passione per il confort privato, materiale e personale. È qui, da mio punto di vista, che il nazionalpopulismo scompare dinanzi al populismo patrimoniale. Ormai, le democrazie europee si trovano ad essere poste a confronto con avversari che assicurano di voler salvare la democrazia e lo Stato assistenziale.
La natura del populismo, ovvero la figura dell'idiota (Chantal Delsol)
Il demagogo è originariamente colui che conduce il popolo, senza l’accezione peggiorativa che tuttavia si impone rapidamente: colui che conduce il popolo adulandolo, al fine di sottometterlo. Il destino del populismo contemporaneo si colloca all’interno dello slittamento dall’idiotes (uomo privato, semplice cittadino) greco all’idiota, dal particolare all’imbecille. Il capo populista viene denigrato perché si rivolge direttamente al popolo in quanto ammasso di uomini volgari e senza educazione. Mentre la vocazione di un governante civilizzato consiste nel farsi tramite delle idee dell’élite colta ed educata.
Non si può essere democratico se si pensa che i semplici particolari, che con l’avvento della democrazia possono votare, coloro che si occupano dei loro affari privati sono degli imbecilli senza rimedio ai quali il potere deve sempre sfuggire. I primi populisti della nostra storia sono tiranni che presero il potere nelle città greche dei tempi arcaici. Il tiranno greco intrattiene con la folla una complicità appassionata e velenosa. È essa a portarlo al potere. La democrazia greca funzionava naturalmente sulla base di una folla. Quando il gran numero è radunato, ciascuno tende a perdere in mezzo agli altri la propria capacità di ragionare e di giudicare sanamente, è sempre la passione a parlare per prima. La folla è smemorata, passa dall’estrema indulgenza all’estrema severità, dalla collera allo scoraggiamento.
I numerosi (insieme sparpagliato di persone che vivono sotto queste istituzioni) sono superiori in quantità agli alcuni (persone istruite, competenti, dunque capaci di visione a lungo termine), ma sono inferiori in qualità. I numerosi sono attaccati ai propri desideri, al principio di piacere e l'ignoranza del tempo lungo. Caratteristica del demagogo è di fare piacere sul momento, pretendendo che tutto sia facile e che tutto possa essere ottenuto, nascondendo le difficoltà e gli sforzi essenziali. I numerosi sono privi della ragione di cui possono avvalersi gli alcuni. Aristotele è l'unico pensatore greco a non squalificare i numerosi. Anzi, la massa del popolo ha un'ampia probabilità di formulare giudizi migliori di quelli di alcuni soggetti particolari, pur dotati.
Per Platone la molteplicità non può provenire che dai desideri e dalle passioni. Non potrebbe esistere, ad esempio, una molteplicità di opinioni sensate. Per questo motivo la democrazia è una buffonata. Perché la ragione non può essere che una. Questa visione di Platone è annunciatrice degli attuali punti di vista sul populismo; oggi, se l'opinione del popolo non corrisponde al discorso dei diritti dell'uomo considerati in una specifica maniera, quell'opinione è equiparata ad una dispersione di capricci e di passioni, e chi le presta attenzione ad un demagogo. L’intelligenza è quella facoltà che consiste nel poter ricercare e considerare non quel che è particolare, ma quel che è comune a tutti. Si comprende, di conseguenza, il legame fra l'idiótes e l'idiota, e perché il semplice particolare appare sin dall'origine come un imbecille. Il populista del nostro tempo è quel capo di partito che lusinga.
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