PSICOMETRIA CORSO PROGREDITO
Tirocinio pratico valutativo
“Fondamenti di psicometria” ultima edizione (7).
La misura con la scala Likert non ha degli interventi equivalenti.
Quale di questi indicatori di variabilità può essere calcolato a livello di scala a
intervalli?
La somma degli scarti dalla media è pari a: zero.
LA RAPPRESENTAZIONE DEI DATI GRAFICI E TABELLE
LE DUE BRANCHE DI METODI STATISTICI:
Statistica descrittiva: viene utilizzata per riassumere e descrivere un insieme di dati
raccolti in uno studio di ricerca.
Statistica inferenziale: gli psicologi usano la statistica inferenziale per trarre
conclusioni e fare inferenze che sono basate sui dati di una ricerca la cui portata va
oltre i dati raccolti. Per esempio, permette ai ricercatori di fare inferenze su un ampio
gruppo di individui sulla base di uno studio di ricerca a cui ha partecipato un numero
molto più piccolo di individui.
TERMINE DEFINIZIONE ESEMPI
VARIABILE Condizione o caratteristica che può Livello di stress, età,
avere diversi valori genere, religione
VALORE Numero o categoria 0,1 ,2, 3 (…); donna,
cattolico…
PUNTEGGIO Valore di una determinata persona in 0,1 ,2, 3 (…); donna,
una variabile cattolico…
LIVELLI DI MISURA DEFINIZIONE ESEMPIO
INTERVALLI Variabile in cui i valori numerici Livello di stress; età…
EQUIVALENTI rappresentano
approssimativamente distanze
uguali di unità di misura. La
distanza da una valore 4 e uno
di 6 è la stessa che c’è fra uno di
7 e uno di 9.
SCALA A serve a misurare le variabili ad Peso, distanza, numero
intervalli equivalenti che fratelli…
RAPPORTI presentano un punto 0 assoluto.
VARIABILE A Variabile numerica in cui i valori La posizione in una
ORDINAMENTO corrispondono alla posizione graduatoria
PER RANGHI relativa nell’entità di misura. La
(VARIABILE differenza fra il 4 e il 6 può
ORDINALE) essere differente da quella fra il
7 ed il 9.
VARIABILE Variabile in cui i valori sono Genere; religione…
NOMINALE categorie
VARIABILE Valori specifici e non possono Numero di volte che hai
DISCRETA esistere valori intermedi fra fatto qualcosa. Tutte le
questi valori specifici. variabili senza decimali
VARIABILE Tra due valori esiste in teoria un Altezza, peso, tempo, età
CONTINUA numero infinito di valori.
TABELLE DI FREQUENZA
VALUTAZIONE FREQUENZA PERCENTUALE
0 2 10%
1 5 25%
2 8 40%
3 5 25%
Per quanto riguarda le variabili nominali: al posto della valutazione verrà segnata la
variabile nominale.
GLI ISTOGRAMMI
È il grafico dei dati di una tabella di frequenza. L’altezza di ogni
rettangolo è la frequenza di ciascun valore nella tabella di
frequenze. La dimensione orizzontale esprime invece i possibili
valori che la variabile può assumere.
FORME DELLE DISTRIBUZIONI DI FREQUENZA
Una distribuzione di frequenza indica l’andamento delle frequenze nei diversi valori.
Una distribuzione unimodale presenta una sola moda; bimodale due mode;
multimodale più di due mode. Spesso in psicologia spesso si utilizza bimodale e
multimodale per parlare anche di sole 2 o più
frequenze alte. Una distribuzione con valori tutti
simili è detta distribuzione rettangolare.
Le distribuzioni di frequenza sono
rappresentabili con i poligoni di frequenza,
ovvero si traccia una linea la cui distanza
dall’asse delle ascisse rappresenta la frequenza.
La maggior parte delle variabili misurate in
psicologia hanno all’incirca lo stesso numero di
punteggi da entrambi i lati rispetto al punto
centrale, si tratta di una distribuzione
simmetrica.
Una distribuzione chiaramente non
simmetrica è detta asimmetrica.
Qualora i rendimenti tendano verso il lato destro della distribuzione (<-- valori bassi
della scala), la distribuzione viene considerata 1 ASIM. A DESTRA (+) 2 ASIM. A
SINISTRA (-)
positiva (si ha l’effetto pavimento) ed un picco
nei valori bassi della scala. La maggior parte dei punteggi si accumulano a sinistra.
Invece, qualora i rendimenti tendano verso il lato sinistro della distribuzione (--> valori
alti della scala), la distribuzione viene considerata negativa (si ha l’effetto
soffitto/tetto) ed un picco nei valori alti della scala. La maggior parte dei punteggi si
accumulano a destra
Si possono descrivere le distribuzioni anche in base alla forma: se rispondono alla
classica forma standard a campana si tratta di una curva normale; i casi non normali
sono quelli di curtosi con curva appiattita (come se si schiacciasse la sua cima) e
curva allungata (come se si tirasse la sua cima).
CURTOSI
La curtosi indica quanto la forma di una distribuzione differisce, nel suo valore
centrale, da una curva normale, rispetto alla quale si verifica un maggiore
appiattimento o un maggiore allungamento, è l'entità in cui una distribuzione di
frequenza devia da una curva normale nei termini in cui la curva, al suo centro, è più
allungata o più appiattita rispetto alla curva normale, è il termine utilizzato per
identificare il grado di ripidità o piattezza di una distribuzione
Se il coefficiente di curtosi è >0, la curva si definisce leptocurtica, cioè più
"appuntita" di una normale., Una distribuzione con curtosi in eccesso positiva.
Se il coefficiente di curtosi è =0, la curva si definisce normocurtica (o
mesocurtica), cioè "piatta" come una normale., Le distribuzioni con curtosi in
eccesso zero sono chiamate mesocurtiche.
Se il coefficiente di curtosi è <0, la curva si definisce platicurtica, cioè più
"piatta" di una normale. Una distribuzione con curtosi in eccesso negativa.
INDICI DI TENDENZA CENTRALE E VARIABILITÀ
TENDENZA CENTRALE
La tendenza centrale di un gruppo di punteggi si riferisce alla parte centrale del
gruppo di punteggi. Entreremo nello specifico di media, moda e mediana, ognuno di
questi metodi utilizza un modo specifico per arrivare ad un singolo numero che
rappresenti il centro di un gruppo di punteggi.
MEDIA + +...+
n x x x
1 ∑ 1 2 n
=
x= x i
n n
i=1
Utilizzata con variabili a intervalli uguali; usata molto nella ricerca in psicologia.
MODA
Si tratta del valore che si presenta con la frequenza maggiore, la cima
dell’istogramma.
Utilizzata con variabili nominali; usata raramente nella ricerca in psicologia.
MEDIANA
Si tratta del valore posizionato perfettamente al centro. Se non si ha un unico valore
centrale (il totale è pari) allora bisogna fare la media fra i due numeri centrali. È
migliore delle altre quando ci sono dei valori agli estremi troppo più alti o troppo più
bassi.
Un punteggio estremo è detto dato anomalo. Utilizzata con variabili ordinali; quando la
distribuzione ha uno o più valori anomali; usata raramente nella ricerca di psicologia.
LA VARIABILITÀ
Una media ci dà un numero ma non la sua variazione, o variabilità dei valori fra di loro.
Può assumere solo valori maggiore o uguali a 0
LA VARIANZA
Ci fornisce una misura della variabilità: si calcola considerando lo scarto di ogni dato
dalla media, lo si eleva al quadrato, si calcola poi la media dei quadrati così ottenuti.
n
∑ 2
(x −x́)
i 2
(−6−4−2+0+2+ 4+6)
2 i=1
= = =16
σ n 7
2 '
( )
−x́ =scarto
x tral i−esima unit à statistica e lamedia dei dati
i
=misura
x cardinale
i
x́=valore medio
La varianza di un campione viene in genere/solitamente calcolata dividendo la
somma dei quadrati per N-1.
La varianza corrisponde alla media delle deviazioni standard al quadrato.
LA DEVIAZIONE STANDARD
È la formula più frequentemente utilizzata per descrivere la dispersione in un gruppo
di punteggi.
√ 2
=
σ σ SCHEMA RIASSUNTIVO DEGLI INDICI DI STATISTICA DESCRITTIVA
SCALE INDICI DI TENDENZA INDICI DI VARIABILITÀ INDICI DI
CENTRALE POSIZIONE
NOMINAL MODA (R) NUMERO DI CLASSI DI
E EQUIVALENZA (A)
ORDINAL MODA (R) NUMERO DI CLASSI DI QUANTILE (R)
E MEDIANA (R) EQUIVALENZA (A) PERCENTILE (R)
DIFFERENZA RANGO PERCENTILE
INTERQUARTILICA (C) (A)
INTERVA MODA (R) NUMERO DI CLASSI DI QUANTILE (R)
LLI MEDIANA (R) EQUIVALENZA (A) PERCENTILE (R)
RAPPORT MEDIA (R) GAMMA (C) RANGO PERCENTILE
I DIFFERENZA (A)
INTERQUARTILICA (C) PUNTO Z (A)
SEMIDIFFERENZA
INTERQUARTILICA (C)
VARIANZA (C)
DEVIAZIONE STANDARD
(C)
COEFFICIENTE DI
VARIAZIONE (A)
ALCUNI CONCETTI FONDAMENTALI DELLA STATISTICA
INFERENZIALE
PUNTI Z
Ci indicano quanto un punteggio si colloca al di sopra o al di sotto della media.
Il punto z è una misura standard, che consente di confrontare punteggi ottenuti su
variabili differenti, con unità di misure diverse.
La media e la mediana dei punti z è 0, visto che un qualunque punteggio
corrispondente alla media sarebbe a 0 scarti dalla media.
La somma dei punti z relativi ad una distribuzione è 0, perché i punti z sono
scarti dalla media trasformati in modo uniforme e sappiamo che la somma degli
scarti è 0. =1
σ
La deviazione standard dei punti z è 1 ( ), perché la deviazione standard
z
è l’unità di misura.
Valori negativi nei punti z indicano punteggi inferiori alla media del campione
(sotto lo zero, ovvero la media).
Valori positivi nei punti z indicano punteggi sopra la media del campione (sopra
lo zero, ovvero la media).
La trasformazione in punti z, viene detta anche “standardizzazione”, in quanto essa
è una delle tante possibili trasformazioni delle distribuzioni, con media e deviazione
standard conosciute a priori. È questa caratteristica che fa sì che con i punti z si
possano confrontare fra loro punteggi provenienti da distribuzioni di frequenza diverse.
Si utilizza per rendere la distribuzione dei dati più simile ad una distribuzione
normale.
Nel caso delle distribuzioni asimmetriche positive si utilizza una trasformazione in
radice quadrata.
x−x́
z= ds
x= punteggio grezzo
x́=media
Punteggi molto elevati e molto bassi sono molto meno frequenti. Le diverse influenze
che possono intercorrere in un test sono dovute al caso e quindi tendenzialmente gli
effetti negativi e quelli positivi si annullano.
Per trasformare un punto Z in un punto T bisogna fare=50+(10×z)
CAMPIONI E POPOLAZIONI
Popolazione: punteggi di tutti i soggetti che rispettano dei parametri.
Campione: punteggi di alcuni soggetti che rispettano dei parametri.
INTRODUZIONE ALLA VERIFICA DELLE IPOTESI
Un’ipotesi è una previsione che si intende verificare in uno studio di ricerca.
Una teoria è invece un insieme di principi che tentano di spiegare un importante
processo teorico
La verifica delle ipotesi è un procedimento sistematico per decidere se i risultati di una
ricerca relativi a un campione, sostengono un’ipotesi che riguarda la popolazione.
CHE COSA RAPPRESENTA L’IPOTESI NULLA
Spesso i risultati della ricerca possono essere dovuti non tanto all’effetto della
supposta variabile indipendente, quanto al caso.
I metodi di inferenza statistica hanno la funzione di considerare questo possibile
errore: essi valutano la probabilità di ottenere gli stessi risultati attesi dalla nostra
ipotesi, qualora essi fossero dovuti al caso.
In generale il p-value è un numero compreso tra 0 e 1.
Più basso è il valore di questa probabilità (che indica che il miglioramento sia dovuto al
caso), più elevata è la nostra fiducia che i risultati della nostra ricerca non siano dovuti
al caso.
Convenzionalmente, in campo psicologico i risultati di una ricerca sono definiti
statisticamente significativi quando la probabilità di sbagliare è uguale o inferiore al
5% (p < .05).
Alfa<p-value=non rifiutiamo H0
Alfa>p-value=rifiuto H0
Test t-student: il p-value è calcolato come la probabilità di ottenere un valore
della statistica del test più estremo di quello osservato, supponendo che
l’ipotesi nulla sia vera.
Test di Fisher: il p-value è calcolato come la probabilità di ottenere un valore
della statistica del test più estremo di quello osservato, supponendo che
l’ipotesi nulla sia vera.
Test di Wilcoxon: il p-value è calcolato come la probabilità di ottenere un
valore della statistica del test più estremo di quello osservato, supponendo che
l’ipotesi nulla sia vera.
La distribuzione di Fisher-Snedecor è principalmente utilizzata per verificare la
differenza statistica tra le due varianze di due popolazioni aventi distribuzioni normali.
Il test F è un test di ipotesi basato sulla distribuzione F di Fisher-Snedecor e viene
utilizzato per verificare l’ipotesi che due popolazioni che seguono entrambe
distribuzioni normali abbiano la stessa varianza.
I risultati di una ricerca possono contenere due diversi tipi di variazione:
Una prima variazione è la differenza che può emergere tra il gruppo sperimentale e
il gruppo di controllo (ampiezza dell’effetto). L’altra variazione e quella presente
all’interno di ogni gruppo.
Schematizzando molto si può affermare che l’analisi statistica calcola il rapporto tra
la variabilità tra gruppi e la variabilità interna ai gruppi (rapporto critico)
Oltre che sull’ampiezza dell’effetto ottenuto e sul livello di variabilità dei dati
all’interno di ciascun gruppo, la significatività statistica si base anche su: Il numero
di persone coinvolte (o il numero dell’osservazioni effettuate)
IL PROCESSO DI VERIFICA DELLE IPOTESI
1. Specificare l’ipotesi nulla (non c’è differenza fra popolazione 1 e 2) e l’ipotesi
alternativa (di ricerca), si tratta dell’ipotesi che sottoporremo a verifica.
2. Stabilire un livello di errore di I tipo (alfa)
3. Scegliere la statistica appropriata; ovvero, determinare le caratteristiche della
distribuzione di riferimento. La distribuzione di riferimento è la distribuzione
della popolazione 2 o comunque la popolazione che segue l’ipotesi nulla.
4. Considerato alfa (e i gdl) identificare nelle apposite tavole il valore critico che ci
consente di rigettare (rifiutare) l’ipotesi nulla come vera (con un valore di
probabilità (p) inferiore ad alfa prefissato, se il valore di p fosse invece superiore
al valore alfa non rifiuterei H0). Si può scrivere anche come punteggio Z.
Quando un valore è così estremo da permettere al ricercatore di rifiutare
l’ipotesi nulla, si dice che il risultato è statisticamente significativo.
5. Calcolare la statistica da un insieme di casi casualmente campionati
(campione/i).
6. Decidere sulla base della statistica calcolata e del suo confronto con il valore
critico se o no rigettare l’ipotesi nulla
L’ipotesi nulla riguarda come un fenomeno si manifesterebbe qualora fosse governato
dal caso.
Il rapporto critico equivale al rapporto tra variabilità tra gruppi e variabilità entro i
gruppi
TIPI DI TECNICHE
Di rilevazione: procedure mediante cui si producono i dati (interviste, osservazione,
test)
Di analisi: elaborazione dei dati al fine di acquisire elementi conoscitivi sulla realtà
Entrambe comportano una semplificazione della realtà
Non sono tra loro indipendenti
Determinate tecniche di analisi presuppongono che le informazioni siano state rilevate
in un certo modo; determinate tecniche di rilevazione pregiudicano la possibilità di
ricorrere ad alcune tecniche di analisi
LE TECNICHE DI RILEVAZIONE
Possono assumere diverse forme: scritta (es. questionario o test) oppure orale (es.
intervista); libera (es. colloquio) oppure strutturata (es. griglia di osservazione),
singola, di gruppo o collettiva, in presenza o a distanza.
Tutte le tecniche di rilevazione sono indirizzate a studiare alcune proprietà oggetto di
indagine, che sono rese intellegibili sulla base di una o più teorie psicologiche.
Tramite la riflessione teorica siamo in grado di individuare quali possono essere le
proprietà e gli oggetti più salienti: ad esempio sulla base della teoria
dell’attaccamento potremmo essere interessati ad osservare i momenti di interazione
o di distacco all’interno di una coppia madre-bambino.
Proprietà: caratteristica che è possibile attribuire ad un oggetto o unità d’analisi/ Es.
stile di attaccamento
Stati: diversi modi in cui si manifesta una proprietà/ Es. sicuro, insicuro- evitante,
insicuro-ambivalente, disorganizzato.
Unità: referenti su cui si vogliono avere informazioni/ Es. diade madre- bambino
Le proprietà invariabili le possiamo tradurre tramite la traduzione operativa.
LE VARIABILI
Possono essere misurate, controllate o manipolate. Differiscono in molti aspetti,