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Quantificazione

Cos’è la psicometria?

È la disciplina che studia la misura di caratteristiche psicologiche.

La statistica è indispensabile per il lavoro sperimentale in laboratorio. Dal punto di vista pratico, la statistica ha due funzioni:

  • Descrizione: riassumere le informazioni in modo da renderle facilmente utilizzabili.
  • Induzione: estendere ad una più vasta popolazione i risultati ottenuti da un campione tratto da quella popolazione. La statistica induttiva si basa su procedimenti e aspetti matematici (Teoria della probabilità).

Campione: gruppo di persone estratto dalla popolazione presa in esame, quindi deve essere rappresentativo di essa (stesso numero di uomini e donne, ceti sociali diversi ecc.).

Pianificare una ricerca

Pianificare una ricerca vuol dire costruire l’ossatura dell’indagine che si vuole svolgere.

  • Il ricercatore parte da una teoria o da un’esperienza soggettiva.
  • Si pone un quesito.
  • Formula un’ipotesi (una prima spiegazione).
  • Esegue la ricerca: ipotesi operative (punteggi).
  • Scelta della popolazione.
  • Scelta degli strumenti.
  • Scelta dei metodi statistici.
  • 5. Raccoglie i dati attraverso lo strumento scelto.
  • 6. Elabora i dati attraverso un software statistico.
  • 7. Calcola gli indici statistici.
  • 8. Verifica l’ipotesi di partenza.
  • 9. Conclusione.
  • 10. Discussione dei risultati.

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Concetto di misura

La misura in psicologia ha come scopo primario la descrizione dei suoi oggetti di studio. La descrizione delle caratteristiche psicologiche degli individui rappresenta un aiuto fondamentale, tanto per lo studio della psicologia quanto per le sue applicazioni pratiche.

Misurare: consiste nello stabilire una corrispondenza tra certe proprietà dei numeri e certe proprietà degli oggetti.

I problemi relativi alla misurazione sono presenti in ogni disciplina, ma assumono un significato particolare quando si riferiscono alle caratteristiche psicologiche. Il problema nasce dal fatto che la misura in psicologia è, in genere, indiretta, ottenuta mediante un’inferenza probabilistica e non attraverso un’assunzione diretta del dato (possiamo percepire direttamente il peso di un libro, ma il vissuto d’ansia di un individuo può essere solo inferito da una serie di indizi e comportamenti).

Cenni sui test psicologici

La misura delle caratteristiche psicologiche si basa sulla rilevazione di quei comportamenti che, secondo la prospettiva teorica, mettono in risalto la caratteristica psicologica d’interesse. È molto importante la teoria di riferimento. La misura di ogni tipo di oggetto o caratteristica, in qualunque disciplina, è per definizione imprecisa: se misuriamo ripetutamente la lunghezza di un tavolo non otterremo mai, al millimetro, la stessa misura. In psicologia l’imprecisione delle misure è più elevata, per questo motivo è importantissimo porre attenzione all’attendibilità di ogni misura psicologica.

Altro problema da porsi quando si misura una caratteristica non direttamente osservabile è se sia stata effettivamente misurata quella caratteristica e non qualcosa di diverso: problema della validità delle misure.

I test psicologici

I principali strumenti attraverso i quali viene indagata una caratteristica psicologica sono i test psicologici.

Una prima classificazione fra le diverse tipologie di test distingue fra:

  • Test cognitivi: le risposte vengono valutate secondo parametri oggettivi di correttezza.

I test di abilità misurano le capacità degli individui in diversi ambiti cognitivi: verbale, matematico, spaziale, ecc. Prevedono una serie di problemi che vanno a valutare specificamente le varie abilità sotto indagine. Il rispondente deve individuare la risposta corretta ad ognuno dei quesiti. Trovano ampio utilizzo nel contesto scolastico.

I test di intelligenza misurano le abilità generali di ragionamento, e sono quindi interpretabili come una sorta di estensione dei test di abilità. La logica sottostante alla costruzione e applicazione dei test di intelligenza è molto intuitiva. Consiste nel mettere a punto una serie di prove di difficoltà crescente che coprano le diverse abilità cognitive riassumibili nel termine “intelligenza”. Il rispondente deve individuare la risposta corretta ad ogni problema. Le risposte possono dividersi in oggettivamente sbagliate o corrette. Il punteggio ottenuto da ogni individuo viene rapportato all’età cronologica o alla prestazione di un gruppo di riferimento.

I test di profitto misurano il grado di padronanza di un insieme di cognizioni e quindi sono di fondamentale importanza in ambito educativo. Prevedono dei quesiti o delle prove a cui il rispondente deve fornire risposte corrette. La differenza, rispetto ai test d’intelligenza e di abilità, sta nella maggiore contestualizzazione dei test di profitto. I primi due citati si propongono di misurare capacità astratte tramite prove che indagano aspetti formali del ragionamento. I test di profitto si concentrano sul grado di competenza acquisito in una specifica materia, per cui i contenuti sono al centro del test.

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I test di attitudine si pongono come principale obiettivo fornire una stima della performance futura di un individuo. Non è facile distinguere i test di attitudine dai test di abilità basandosi solo sul contenuto; le differenze fondamentali risiedono negli scopi. I test di abilità misurano il grado di competenza presente in determinate abilità, quelli attitudinali invece mirano alla previsione delle prestazioni future a compiti che richiedono il dispiegarsi delle abilità valutate dai test.

  • Test non cognitivi: le risposte vengono interpretate come autodescrizione del comportamento e opinioni personali.

I test di personalità: partono dal presupposto che il comportamento dell’individuo e le forme che esso assume siano riconducibili alle sue caratteristiche personali. Tali caratteristiche vengono denominate tratti di personalità.

Scale di atteggiamento:

I test di intelligenza

I test di intelligenza si basano su misure indirette di una caratteristica non direttamente osservabile e di complesso significato (intelligenza = grandezza intensiva; altezza = grandezza estensiva).

Una delle rappresentazioni più comuni dell’intelligenza è quella di capacità generale di ragionamento. Tuttavia, secondo alcuni autori, è utile distinguere i vari ambiti in cui essa si manifesta, mentre altri preferiscono attenersi ad una manifestazione unitaria dell’intelligenza. Quest’ultima prospettiva è propria dello Stanford-Binet che rappresenta l’intelligenza tramite un unico indice (è una definizione generica e non fa alcun riferimento a specifiche aree, però pone quesiti di varia natura per riuscire comunque a testare tutti i vari ambiti dell’intelligenza). Invece, in una diversa e nota serie di test d’intelligenza, le scale di Wechsler, sono previsti indici separati per testare le varie capacità dell’intelligenza singolarmente (verbali, di attenzione, concentrazione e percettive) e viene introdotto il QI di deviazione, ovvero quanto l’intelligenza di un soggetto si discosta dal punteggio di riferimento 100 (sopra o sotto il punteggio 100).

I problemi sono ordinati secondo un criterio di difficoltà crescente, gli item (problemi nei test) sono stati selezionati in modo da rappresentare le capacità di ragionamento tipiche di una determinata età (ad esempio, gli item corrispondenti ad un bambino di 9 anni, non verranno superati da uno di 8, ma verranno superati da uno di 9 o di 10).

Il numero di item correttamente superati da un individuo determineranno la sua età mentale (se un bambino di 8 anni supera gli item corrispondenti al nono anno di età, la sua età mentale sarà di 9 anni). Il rapporto fra l’età mentale e l’età cronologica formeranno il suo QI.

Mentre il test Stanford-Binet determina il QI del bambino, le scale di Wechsler non sono adatte a calcolare il QI in quanto le capacità di ragionamento aumentano durante l’infanzia e l’adolescenza, ma tendono a stabilizzarsi nell’età adulta.

I questionari di personalità

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Anche i tratti di personalità non sono direttamente osservabili, come l’intelligenza, vengono quindi inferiti dai comportamenti. Le misure di personalità non sono basate su problemi che l’individuo deve risolvere in modo corretto, ma su descrizioni dei propri comportamenti o stati d’animo.

Scale: le scale utilizzate nei vari questionari di personalità sono molto variabili. Spesso vengono utilizzate modalità di risposta “sì/no” o “vero/falso”; entrambi i formati sono facilmente compresi dai rispondenti e si adattano bene alla maggior parte degli item. A volte, però, la scelta può risultare troppo drastica o semplicistica. In questi casi vengono preferite scale di risposta che permettono di esprimere indecisione (sì/no/non so), o graduazione (mai/a volte/sempre).

Punteggi: i punteggi ottenuti da un soggetto possono venire riassunti in un grafico, detto profilo. A volte il punteggio di un soggetto viene rapportato alla media di un gruppo di riferimento di cui fa parte, o a delle norme prestabilite.

Struttura: i questionari mostrano una struttura abbastanza semplice, includono affermazioni riferite a comportamenti o sentimenti in genere compresi da tutti e prevedono scale di risposta di facile utilizzo. Tuttavia, la messa a punto di un questionario di personalità non è un’impresa semplice. Si tratta di un lavoro lungo che prevede in primo luogo la chiara definizione dei tratti da misurare e la selezione degli item che esprimono comportamenti e sentimenti coerenti con la definizione teorica. Una volta definita la struttura del questionario, esso viene ripetutamente somministrato a vasti gruppi di soggetti. Ciò consente di determinare i punteggi tipici (norme) e magari di eliminare alcuni item non compresi dai rispondenti o poco adatti a rappresentare i tratti da misurare.

Metodi di somministrazione:

  • Intervista faccia a faccia = metodo utilizzato nella pratica clinica (diagnosi di un disturbo) e nella psicologia del lavoro (selezione del personale). Può essere condotta secondo diversi gradi di strutturazione (descrizione qualitativa e descrizione quantitativa della personalità).
  • Osservazione diretta = utilizzato soprattutto nello studio dei tratti di personalità durante l’età dello sviluppo. Parte dal presupposto che i tratti regolino il comportamento degli individui. Osservando il comportamento è possibile rilevare tratti tipici di un individuo (es. osservare un bambino giocare potrebbe far rilevare la presenza di tratti come irritabilità o prosocialità).
  • Test proiettivi = originariamente utilizzati per indagare i disturbi di personalità; si propongono di indagare le caratteristiche di personalità nascoste e profonde. Consistono nel mostrare una serie di stimoli ambigui, come macchie di inchiostro (test di Rorschach), che il soggetto deve descrivere dicendo cosa rappresentano o a cosa assomigliano.
  • Questionari = consistono in una serie di affermazioni (item) che riguardano comportamenti o sentimenti. Il rispondente deve indicare il grado in cui un determinato comportamento o sentimento è adatto a descriverlo. Le risposte vengono sommate ottenendo un punteggio unitario che delinea i livelli di uno specifico tratto (es. estroversione = 10; coscienziosità = 5).

Scale di atteggiamento

Fra i test non cognitivi, molto importanti sono le misure degli atteggiamenti.

Una definizione comune di atteggiamento: dimensione valutativa di un oggetto o comportamento. È il grado di favore o sfavore che un individuo associa ad un oggetto (la Chiesa, partito politico), o ad un comportamento (usare il filo interdentale, fumare una sigaretta).

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Ha un ruolo centrale nella ricerca psicologica poiché considerato uno dei maggiori predittori del comportamento (es. se una persona ha un atteggiamento favorevole circa un prodotto di consumo è maggiormente probabile che lo comprerà).

Le scale di atteggiamento, perciò, hanno lo scopo di misurare il grado di favore/sfavore verso un oggetto o un comportamento.

Tra le scale di atteggiamento abbiamo:

  • Scala di Thurstone = consiste in una serie di affermazioni che descrivono diversi gradi di favore o sfavore verso un oggetto. Il valore di scala di ogni affermazione viene determinato da un gruppo di giudici, esperti dell’atteggiamento. Il rispondente deve indicare se approva o disapprova il contenuto delle diverse affermazioni. Il suo punteggio verrà determinato dal valore più elevato fra quelli delle affermazioni verso cui ha espresso favore. Tale metodo è raramente utilizzato perché richiede una complessa preparazione per l’assegnazione dei valori di scala.
  • Scala di Guttman = consistono in una serie di affermazioni ordinate secondo un criterio di favore crescente verso l’oggetto. Una risposta favorevole al terzo item implica logicamente risposte favorevoli ai primi due. Il punteggio, dunque, sarà uguale al numero dell’item a cui è stata data risposta favorevole. Poco utilizzata anch’essa, in quanto spesso l’ordinamento delle affermazioni non corrisponde a quello psicologico.
  • Scala Likert = consiste in una serie di affermazioni che esprimono un atteggiamento favorevole o sfavorevole rispetto ad un oggetto. Chiede, dunque, di esprimere il grado di accordo con ciascuna affermazione, seguendo una scala graduata.

“Fumare è piacevole”: in disaccordo ———— in accordo.

  • Scala di differenziale semantico = è la scala di atteggiamento più utilizzata. Consiste in una lista di aggettivi opposti (buono vs cattivo) posti ai due estremi di una scala graduata a cui il rispondente deve assegnare un valore in base alla propria valutazione dell’oggetto.

“Secondo lei, fumare è”: positivo ———— negativo.

Piacevole ———— spiacevole.

Attendibilità e validità delle misure

L’attendibilità (o fedeltà) riguarda la precisione dello strumento: la misura che otteniamo oggi su una determinata caratteristica dobbiamo poterla ottenere anche a distanza di tempo, ripetendo la misura con lo stesso strumento essa non deve variare.

Tutte le misure sono affette da errori dovuti al caso: il dato osservato X è costituito da una parte che corrisponde alla misura “vera” V e da una parte di errore casuale E.

Avremo dunque: X = V + E

Perché la misura possa dirsi attendibile si deve dimostrare che tali errori di misura incidono in piccola parte, cioè che E sia molto piccolo e che quindi il dato X sia molto vicino al valore V.

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Altra formula attraverso la quale si può esprimere l’attendibilità:

V
p = ———— p = rho; attendibilità
V + E

Gli indici di attendibilità variano sempre fra 0 e 1. Il valore massimo (1) corrisponde a situazioni ideali in cui la misura sia priva di errore (situazioni irraggiungibili) e vengono ritenuti accettabili i valori superiori a 70 (misure che includono il 70% di punteggio vero).

La validità: indica la capacità di una misura di cogliere effettivamente la caratteristica che interessa e non un’altra.

Essa è particolarmente importante in psicologia proprio per la non diretta osservabilità delle caratteristiche psicologiche, i costrutti (o costrutti psicologici). È fondamentale dimostrare che i comportamenti misurati riflettono in modo valido i costrutti non direttamente osservabili.

Esistono vari tipi di validità che devono essere soddisfatti per essere certi che lo strumento sia valido:

  • Di contenuto = è la capacità dello strumento di rappresentare accuratamente l’universo dei comportamenti possibili, legati alla caratteristica psicologica che si intende misurare. Viene appurata avvalendosi di giudizi di esperti del settore. Assume particolare rilievo nella messa a punto del test di accertamento e profitto con i quali si vuole verificare se un individuo ha acquisito determinate abilità in un certo settore.
  • Di costrutto = è legata alla teoria psicologica che origina lo strumento. Si deve dimostrare che la prestazione a un test è in relazione con il tratto psicologico che si vuole misurare. Ha due componenti:

A. Validità convergente: esprime il grado di accordo fra diversi tentativi di misura dello stesso costrutto (si suppone che ciò che accomuna i diversi tentativi di misura sia il loro punteggio vero, cioè il costrutto comune che vogliono misurare); es. una misura di depressione dovrà risultare fortemente associata ad un’altra misura di depressione.

B. Validità discriminante: esprime il grado di disaccordo tra i tentativi di misurare costrutti diversi (misure di costrutti diversi non devono confondersi tra loro); es. una misura di depressione dovrà risultare NON associata ad una misura di ottimismo.

  • Di criterio = rappresenta il grado di associazione fra la misura del costrutto di interesse e un “criterio rilevante”, cioè la misura di un concetto teoricamente connesso al costrutto in esame. Può assumere due forme:

A. Validità concorrente: misura il grado di relazione dello strumento con altri già validati, che misurano costrutti analoghi. Criterio e costrutto non dipendono l’uno dall’altro; costituiscono aspetti diversi di uno stesso fenomeno. Es. una misura di ansia risulta associata ad una misura di depressione; entrambe le sindromi rappresentano un disturbo emotivo.

B. Validità predittiva: indica la capacità che ha lo strumento di predire un comportamento futuro. Il criterio è in una relazione di dipendenza dal costrutto; il costrutto predice o spiega il criterio. Es. atteggiamento favorevole nei confronti di un prodotto di consumo predice il futuro comportamento di acquisto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/03 Psicometria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisadepedrini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicometria i e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Pellegrini Valerio.
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