Psicologia positiva e benessere (pag. 398-424)
Benessere soggettivo
La riflessione su felicità e benessere rientra principalmente nell’ambito della psicologia positiva, una prospettiva relativamente recente che ha determinato un profondo cambiamento di paradigma all’interno della psicologia.
Dopo le due guerre mondiali, la psicologia si è concentrata soprattutto sullo studio del disagio, della patologia, del trauma e del deficit. Questo orientamento ha portato a una visione dell’essere umano prevalentemente centrata su ciò che non funziona. A partire dalla fine degli anni Novanta, la psicologia positiva, branca della psicologia, nasce come risposta a questa impostazione parziale, proponendo di tornare a considerare l’essere umano non solo come portatore di problemi, ma anche come portatore di risorse, capacità e potenzialità.
In questa prospettiva, la psicologia torna a occuparsi dell’individuo nella sua globalità, studiando ciò che consente alle persone di vivere bene, di svilupparsi, di crescere e di realizzarsi. Il benessere non viene più inteso semplicemente come assenza di malattia o sofferenza, ma come esperienza positiva e processo di sviluppo. Esso prima era inteso come un benessere caratterizzato da, e valutabile secondo indicatori oggettivi come lo status sociale, il lavoro ecc., tuttavia si è dimostrato che questi indicatori non sono esauribili per spiegare il concetto di benessere che permette una qualità della vita migliore. La qualità della vita e il benessere sono fattori soggettivi, ogni individuo fa un’interpretazione personale di ciò che per lui è il benessere secondo la sua interazione con l’ambiente fisico e sociale. Questo si è dimostrato poiché spesso degli individui affermano di avere una buona qualità della vita, nonostante si trovino in condizioni oggettivamente sfavorevoli.
Si è cercato quindi di trovare dei criteri per definire un benessere soggettivo: condizione di raggiungimento di un equilibrio inter e intra individuale. Un riferimento fondamentale è la definizione di salute proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui la salute è: uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non la semplice assenza di malattia. Questa definizione introduce una visione olistica e integrata dell’essere umano, concepito come unità di corpo, mente e relazioni. Salute e benessere non coincidono quindi con la sola mancanza di sintomi, ma rappresentano costrutti autonomi, dotati di dimensioni specifiche che devono essere studiate e misurate.
In una fase iniziale, si riteneva che il benessere coincidesse con il possesso di condizioni di vita favorevoli, misurabili attraverso indicatori oggettivi, come:
- Status sociale;
- Salute fisica;
- Reddito;
- Lavoro;
- Qualità dell’abitazione.
Numerose ricerche hanno però dimostrato che tali indicatori non sono sufficienti a spiegare il livello di benessere e soddisfazione delle persone. Individui che vivono in condizioni oggettivamente simili possono infatti valutare il proprio benessere in modo profondamente diverso.
Per questo motivo, la qualità della vita e il benessere vengono oggi considerati costrutti irriducibilmente soggettivi: ogni individuo elabora una valutazione personale del proprio stato, sulla base delle proprie caratteristiche individuali e del proprio stile di interazione con l’ambiente fisico e sociale.
Si tendeva ad associare il benessere, studiato da teologi, filosofi ecc., con la felicità; essa viene percepita come:
- Soggettiva: ciò che rende felice una persona può non rendere felice un’altra;
- Temporale: il suo effetto varia nei diversi momenti e periodi della vita;
- Transitoria: ciò che rende felici non mantiene nel tempo lo stesso effetto.
Nonostante questa variabilità, la maggior parte delle persone tende a percepirsi almeno moderatamente felice per gran parte del tempo.
Il benessere soggettivo e il concetto di set point
Gli studi sul benessere suggeriscono che ogni individuo possieda un set point, ovvero un livello di benessere relativamente stabile nel tempo. Eventi di vita positivi o negativi, come vincite importanti, promozioni, malattie o incidenti, possono produrre variazioni temporanee nel livello di felicità, ma nel lungo periodo le persone tendono a tornare al proprio livello di base.
Il set point è mantenuto da un sistema di regolazione che favorisce l’adattamento alle condizioni ambientali ed è influenzato da fattori temperamentali, personali e sociali.
Il modello edonico del benessere soggettivo
Secondo Ed Diener, il benessere soggettivo è definito come l’insieme delle valutazioni cognitive e affettive che una persona fa della propria vita. Esso comprende due macrocomponenti:
- Una componente cognitiva, rappresentata dalla soddisfazione per la propria vita;
- Una componente affettiva, rappresentata dal bilancio tra emozioni positive ed emozioni negative (bilancio edonico).
Il benessere soggettivo è quindi interno all’individuo; costituito non solo dall’assenza di aspetti negativi, ma dalla presenza di aspetti positivi; fondato su valutazioni sia cognitive sia emotive. Comprende tre dimensioni:
- La soddisfazione personale;
- La presenza di emozioni positive;
- La scarsa presenza di stati emotivi negativi.
Descrive due approcci per identificare i fattori di base del benessere soggettivo:
- Bottom-up: che raggruppa le ricerche basate sui bisogni umani fondamentali per essere felici;
- Top-down: si sposta sui fattori disposizionali o di personalità.
Il benessere soggettivo è:
- Soggettivo e interno all’individuo, le condizioni oggettive come la salute, la ricchezza e il lavoro possono influenzare il benessere ma lo definiscono;
- Comprende aspetti positivi e non solo l’assenza di aspetti negativi;
- Richiede la valutazione della componente cognitiva e affettiva dell’esperienza personale.
Psicologia positiva
La psicologia positiva assume come focus il benessere soggettivo come esperienza positiva, e non come semplice assenza di sintomi. Essa si concentra sulle risorse e sulle potenzialità dell’individuo, spostando l’attenzione dalla riparazione dei deficit alla costruzione di qualità positive.
Questo rappresenta un vero e proprio capovolgimento di prospettiva: si privilegiano interventi finalizzati alla mobilitazione delle abilità e delle risorse personali, piuttosto che alla sola compensazione delle limitazioni. Dal riparare ciò che non funziona al costruire qualità positive, potenziando le capacità di adattamento, la resilienza e la crescita dell’individuo.
Tra gli ambiti di interesse della psicologia positiva, vi sono:
- Benessere, qualità della vita;
- Virtù civiche e sociali;
- Coping;
- Tratti positivi di personalità;
- Emozioni positive: studia una serie di emozioni positive come la gioia, l’entusiasmo, l’interesse, il coinvolgimento, l’orgoglio, l’altruismo, l’ottimismo e la speranza, gli ultimi due sono stati molto particolari che hanno un grande impatto sul benessere dell’individuo;
- Flow experience: è uno stato psicologico caratterizzato da un’immersione totale nell’attività, un’elevata concentrazione, equilibrio tra sfida e competenza. Durante il flow si perde la percezione del tempo, l’attenzione è completamente assorbita dall’attività e il piacere deriva dall’attività stessa, non dal risultato finale. Il flow è considerato una delle esperienze soggettive più associate al benessere.
La psicologia positiva si articola su tre livelli:
- Livello soggettivo: che comprende esperienze come il benessere passato, presente e futuro, la speranza, l’ottimismo, il flow experience, il coping;
- Livello individuale: che include tratti positivi come la capacità di amare e lavorare, il coraggio, la perseveranza, la capacità di perdonare, la spiritualità, il talento e la saggezza;
- Livello collettivo e sociale: che riguarda le virtù civiche e le caratteristiche delle istituzioni che favoriscono la responsabilità, l’altruismo, la moderazione e la tolleranza.
La psicologia positiva si è sviluppata a partire da due concezioni della felicità:
- La prospettiva edonica: la prospettiva edonica, che trova le sue radici nel pensiero di Aristippo e viene ripresa da Kahneman, concepisce il benessere come massimizzazione del piacere; minimizzazione del dolore e delle emozioni negative. Il benessere è quindi assimilabile a un bilancio edonico complessivo, la felicità per il soggetto è data da tutti quei piaceri fisici e mentali, dal raggiungimento degli obiettivi rilevanti per il soggetto. Diener, Schwarz.
- La prospettiva eudaimonica: la prospettiva eudaimonica, ispirata ad Aristotele, concepisce la felicità come vita buona, orientata alla realizzazione del proprio potenziale. La felicità non coincide con il piacere, ma con un percorso di autorealizzazione, sviluppo personale coerente con il proprio sé. Aristotele criticò l’idea di felicità intesa come raggiungimento di bisogni e desideri andando a contrapporre la vita piacevole con la vita buona. Waterman fu lo psicologo che tradusse la concezione di Aristotele in termini psicologici come: “semplice piacere vs realizzazione di sé”. Il benessere coincide con un processo di realizzazione personale; con questa prospettiva vengono enfatizzate le capacità e la mobilizzazione delle risorse. Eu: buono, daimon: nella cultura greca rappresenta lo spirito dell’individuo, inteso come ciò che rende quell’individuo unico nel mondo. La felicità coincide quindi con la piena realizzazione di sé e delle sue caratteristiche individuali che lo rendono unico. La vita buona è quella che permette a ciascuno di noi di realizzare il meglio di sé. Il benessere dell’individuo trova la piena realizzazione nell’interazione con l’ambiente relazionale sociale circostante, cioè quando è in armonia con l’ambiente. Essa comprende non la sola realizzazione personale, ma anche l’integrazione con il mondo circostante. Mutua influenza tra ambito personale e collettivo.
Il benessere psicologico: un costrutto multidimensionale
All’interno di questa prospettiva Ryff e Singer, che adottano una visione eudaimonica, sostengono che il benessere costituisce il tentativo di raggiungere l’ottimizzazione, mediante la realizzazione delle proprie potenzialità. Questi non parlano di benessere soggettivo ma di benessere psicologico perché questo coinvolge la totalità dell’individuo in relazione con l’ambiente circostante, anche negli aspetti relazionali e sociali. Ryff e Singer fanno anche un lavoro di modellizzazione in cui provano a descrivere di cosa è fatto il benessere, e provano anche a creare uno strumento per misurare il benessere. Questo strumento prende il nome di PWB scale (Psychological Well-Being Scale) ed è un questionario che permette di arrivare a quantificare il livello di benessere dell’individuo.
Il benessere psicologico non coincide con il semplice sentirsi bene o con l’assenza di disagio, ma è un costrutto complesso e multidimensionale che riguarda il modo in cui una persona realizza sé stessa, si rapporta agli altri e dà senso alla propria vita.
Il manuale mette in evidenza due grandi modelli teorici che hanno contribuito a chiarirne la struttura:
- La teoria dell’autodeterminazione di Richard Ryan e Edward Deci;
- Il modello a sei dimensioni di Carol Ryff.
La teoria dell’autodeterminazione di Ryan e Deci
Secondo Ryan e Deci, il benessere dipende dalla soddisfazione di tre bisogni psicologici di base, innati e universali:
- Autonomia: sentirsi origine delle proprie azioni, agire in modo autodeterminato;
- Competenza: percepirsi efficaci nel rapporto con l’ambiente;
- Relazioni sociali: sentirsi connessi, accettati e supportati dagli altri.
La soddisfazione di questi bisogni è essenziale per: la crescita psicologica, l’integrità personale, la vitalità, la congruenza con sé stessi. La teoria non si limita a descrivere il benessere, ma analizza anche le condizioni che lo favoriscono o lo ostacolano, nei diversi contesti di vita e nelle diverse fasi dell’esistenza. Importante è l’idea che il benessere sia il risultato di un dinamismo reciproco tra livello intrapersonale, interno, e interpersonale, relazionale.
Il modello di Carol Ryff: il benessere come autorealizzazione
Carol Ryff e Singer partono dall’esigenza di superare una visione riduttiva del benessere inteso solo come piacere o felicità soggettiva. Riprendendo una vasta tradizione psicologica, Maslow, Rogers, Allport, Jung, Jahoda, Erikson, Ryff propone una concezione eudaimonica del benessere, centrata sull’autorealizzazione e sullo sviluppo del potenziale umano. Il benessere psicologico è quindi visto come: processo di attualizzazione delle potenzialità individuali e costruzione di significato.
Da questa integrazione teorica nasce il modello delle sei dimensioni del benessere psicologico.
- Accettazione di sé (self-acceptance): è uno dei nuclei centrali della salute mentale. Consiste in un atteggiamento positivo e realistico verso sé stessi, che include: la capacità di riconoscere e accettare sia i propri punti di forza sia le proprie debolezze. Una valutazione complessivamente positiva della propria vita. No
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