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Promozione del benessere in ambito educativo

Intorno agli anni Settanta del secolo scorso si verificò il passaggio dal paradigma biomedico al paradigma biopsicosociale, legato ai modelli della complessità della malattia e della salute. Ciò aprì la strada all’integrazione e al raccordo tra i fattori di natura biologica e i fattori di origine psicologico-sociale nel mantenimento della salute intesa come funzionamento ottimale. Vi è stato un cambiamento di prospettiva.

Il focus di interesse si sposta dalla malattia al benessere (ottica derivante dalla psichiatria che portava in sé una visione medicalizzante della mente umana). Questo perché la sofferenza non è legata soltanto alla presenza o assenza di malattia, ma anche ad altri aspetti dell’esperienza quotidiana. Inoltre, la vulnerabilità alle patologie, così come la resistenza dell’organismo ad esse, non è legata solo a fattori di natura biologica, ma anche di natura psicologica e sociale (assenza o presenza di fattori stressanti nella vita dell’individuo; contesti sociali favorevoli o viceversa).

Definizione di salute secondo l'OMS

La salute, secondo l’OMS, è uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattie o infermità. Può esistere salute anche in presenza di patologia, come succede nelle malattie croniche. Per cui, quando parliamo di qualità della vita legata alla salute (HRQoL) facciamo riferimento all’insieme dei livelli di funzionamento psicologico, fisico e sociale. Ciò include la percezione soggettiva sulla salute, sulla forma fisica, la soddisfazione e il benessere, le relazioni interindividuali e altri aspetti (il reddito o l’ambiente in cui si vive).

Viene così a prendere forma una definizione di qualità della vita non basata esclusivamente sul possesso di determinati beni, ma sulla possibilità per l'individuo di svolgere una serie di attività in sintonia con i valori in cui crede e nel rispetto dei diritti altrui. Capacità di adattamento e di autogestione di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive – funzionamento dell’individuo.

La dimensione affettiva secondo Bradburn

Bradburn introduce la dimensione affettiva come uno degli indicatori centrali del livello di benessere. Secondo l'autore, la qualità della vita percepita dall'individuo è in forte relazione con il proprio vissuto emozionale. Sulla stessa scia, Campbell, Converse e Rogers individuano tre indicatori di benessere:

  • La soddisfazione nei diversi ambiti della vita
  • L'esperienza affettivo-emozionale
  • Il livello di stress percepito

Vi è quindi la necessità di una scienza che si focalizzi sull’esperienza soggettiva al fine di migliorare la qualità della vita e prevenire le patologie che si possono presentare di fronte alle difficoltà della vita.

Psicologia positiva

I temi cardine della psicologia positiva (fondata da Martin Seligman) sono stati studiati da sempre, dall’antica Grecia, proseguendo con l’induismo e il buddismo e arrivando alla psicologia umanistica di Rogers e Maslow. Dopo la seconda guerra mondiale, la psicologia ha assunto un modello centrato sulla malattia, anche per ragioni economiche, ma oggi in una società competitiva come quella occidentale, quel modello è anacronistico. L'attenzione si spostò alle dimensioni positive, costruttive del funzionamento dell'individuo, ai processi e alle risorse che permettono di sviluppare se stessi, di affrontare le situazioni critiche, di crescere sul piano psicologico al di là delle esperienze negative, trovando in esse significati che favoriscono una più profonda comprensione di sé e delle relazioni con gli altri.

Fondamenti della psicologia positiva

  • Difficoltà di valutazione del benessere e della soddisfazione individuale su criteri oggettivi
  • Relatività delle dimensioni di benessere e qualità della vita, poiché generati da una rappresentazione personale delle proprie condizioni fisiche, sociali, psicologiche e di interazione con l’ambiente
  • La sfida è identificare indicatori soggettivi di benessere, parametri di soddisfazione rispetto alla propria salute, al proprio ruolo sociale e lavorativo che possono non identificarsi con le oggettive condizioni in cui ci si trova

La psicologia positiva si concentra su tre livelli distinti: il livello soggettivo (esperienze positive, il sentirsi bene piuttosto che fare cose buone o essere una buona persona); il livello individuale (punti di forza, virtù, qualità individuali per essere una buona persona e gli elementi costitutivi di una buona vita) e il livello di gruppo (virtù civiche, responsabilità sociale, azioni o comportamenti positivi rivolti a qualcosa di più grande di noi).

Importanza delle emozioni positive

Ora, per lungo tempo si è prestata maggiore attenzione alle emozioni negative (causa di disturbi psicologici o sintomi degli stessi) e si sono mantenuti pregiudizi verso le emozioni positive. È sicuramente ormai nota la funzione adattiva delle emozioni negative, ma anche le emozioni positive hanno importanti funzioni (Barbara Fredrickson): ampliano il repertorio di pensiero-azione; scacciano le emozioni negative; potenziano la resilienza (coping e reappraisal/rivalutazione) e favoriscono la creazione di circoli virtuosi.

Non dovrebbe esistere una dicotomia tra le emozioni, quanto più un’utilità di entrambe le tipologie, in funzione del contesto in cui ci si trova e della cultura. Esse, inoltre, sono alla base dell’intelligenza emotiva (capacità di riconoscere e gestire le nostre emozioni e quelle altrui – Modello Mayer-Salovey-Caruso: intelligenza emotiva comprende percepire le emozioni, usare le emozioni per potenziare il pensiero, comprendere le emozioni e gestire le emozioni).

Benessere edonico ed eudaimonico

Quando il benessere viene equiparato all’edonia esso viene inteso come il conseguimento del piacere e della felicità attraverso l’attenzione alle emozioni positive. Ciò comprende tre dimensioni, interconnesse e contestualizzate nei diversi ambiti di vita dell’individuo:

  • Soddisfazione per la vita (valutazione della propria vita sulla base di standard personali, aspettative, desideri e ideali)
  • Emozioni positive
  • Emozioni negative

Il livello di benessere soggettivo o edonico che l'individuo proverà in un determinato momento della sua vita, sarà perciò globalmente determinato dalla valutazione e dal giudizio che egli darà della propria esistenza, assieme al prevalere della tonalità affettivo-emozionale provata in un arco di tempo abbastanza ampio, come settimane o alcuni mesi.

I fattori correlati al benessere edonico fanno riferimento al reddito (anche se non in termini assoluti, nel senso che, il centrare i propri obiettivi sul reddito e sul denaro non rende le persone più felici, ma riuscire a evitare una condizione di povertà, vivere in un paese con un elevato tenore di vita che non blocchi lo sviluppo di competenze o la possibilità di perseguire scopi di vita elevati e di mantenere relazioni gratificanti, sono tutte condizioni associate a un incremento della felicità), genere (non inteso come differenze, ma come tendenza delle donne a sperimentare più emozioni negative ed in modo più intenso sulla base di spiegazioni evolutive), scolarità (ciò ha un’influenza diretta poiché offre la possibilità per accedere a occupazioni qualificate e valorizzate socialmente), età, supporto sociale e matrimonio, salute.

Mentre i fattori che influenzano il benessere edonico si riferiscono alla personalità dell’individuo (estroversione vs nevroticismo; percezione di controllo primario e secondario – quanto le persone credono che gli eventi che capitano nella loro vita possano essere modificati attivamente e nella direzione voluta, quindi la percezione di essere un agente attivo della propria vita; ottimismo e autostima), alla mediazione della prospettiva temporale ovvero un processo, spesso inconscio, attraverso il quale le esperienze personali e sociali vengono collocate in determinate categorie che aiutano ad assegnare ordine, coerenza e significato agli eventi stessi e al confronto sociale (il fulcro su cui ruota la teoria del confronto sociale è costituito dal presupposto che la soddisfazione per la vita non dipenda solo dalla posizione assoluta di una persona, ma anche dalla condizione delle altre persone con cui ci si confronta - se il confronto con gli altri avrà esiti positivi, allora proveremo un senso di soddisfazione benessere emozionale. Se però il confronto porterà a esiti sfavorevoli, prevarrà un abbassamento del livello di benessere emozionale e la soddisfazione per la nostra vita non sarà particolarmente elevata).

Ma se la prospettiva edonica lega il concetto di benessere soggettivo al risultato (inteso come piacere/dolore), la prospettiva eudaimonica analizza il benessere dal punto di vista psicologico, basandosi sul contenuto della vita dell’individuo e sui processi coinvolti nel vivere bene.

Quindi, se il benessere viene equiparato all’eudaimonia (divinità benevola) viene inteso come il vivere una vita completa, come realizzazione e valorizzazione del proprio potenziale.

Il benessere, quindi, sarebbe la risultante del pieno dispiegamento delle potenzialità individuali e il perseguimento di obiettivi condivisi al fine di un bene comune (benessere individuale e collettivo – il benessere individuale è profondamente legato al contesto sociale in termini di opportunità offerte). Il benessere eudaimonico implica quindi un processo di interazione e mutua influenza tra benessere personale e benessere collettivo, tale per cui la felicità individuale si realizza nell'ambito dello spazio sociale, privilegiando gli aspetti dinamici e di tensione progettuale che si associano al dispiegarsi delle potenzialità di ciascuno.

Fattori influenzanti il benessere eudaimonico

  • Personalità dell’individuo (estroversione, coscienziosità, apertura all’esperienza e amicalità vs nevroticismo - le persone con elevato nevroticismo possiedono una minore capacità di gestione attiva dell'ambiente, una minore accettazione di sé e scarsa autonomia, al contrario delle persone con elevata estroversione)
  • Credo religioso e trascendenza (avere un credo che aiuti a ritrovare o attribuire un senso, un significato agli eventi della vita, voi soprattutto se spiacevoli o critici, aiuta a mantenere un senso di crescita e accettazione di sé)
  • Autostima, ottimismo e soddisfazione per la vita
  • Salute
  • Responsabilità (per se stessi, per gli altri e per il mondo in generale)
  • Impegno ad affrontare le sfide, tenacia, gratificazione differita e controllo emotivo

Benessere soggettivo (SWB)

Soffermandoci sul concetto di benessere soggettivo (SWB) esso riguarda un’autovalutazione qualitativa e globale della vita e delle esperienze vissute (Diener) ed è formato da due componenti interconnesse e correlate ai tratti di personalità:

  1. Componente affettiva: affettività positiva (entusiasmo, prontezza, interesse, gioia, determinazione) vs affettività negativa (solitudine, tristezza, ansia, disgusto, disprezzo, ostilità, paura). La componente affettiva viene indagata sia come “stato” che come “tratto”.
  2. Componente cognitiva: valutazione della propria condizione di vita (autostima, autoefficacia, ottimismo, stile attributivo)

Esiste una scala di valutazione per il benessere soggettivo: la Ryff’s Psychological Well-Being Scale. Essa si propone di indagare diverse dimensioni:

  • Scopo nella vita: percezione della propria vita come significativa, dotata di scopo e direzione
  • Autonomia: se e quanto ci si considera indipendenti, in accordo con le proprie personali convinzioni; livello di resistenza alle pressioni sociali
  • Crescita personale: quanto si sta facendo uso dei propri talenti e delle proprie potenzialità e la misura in cui si è protesi verso il miglioramento.
  • Gestione/Padronanza dell’ambiente: il grado di gestione delle proprie situazioni di vita, quello con cui si colgono le occasioni fornite dall’ambiente e la capacità di scegliere o creare contesti adatti alle esigenze e ai valori personali
  • Relazioni positive: qualità delle relazioni con le persone significative, empatia, affetto, intimità
  • Accettazione di sé: conoscenza di se stessi, accettazione di pregi e difetti

Ryff ha constatato che il benessere eudaimonico nelle sue specifiche dimensioni si modifica in base all'età: autonomia e gestione dell'ambiente conoscono una progressiva crescita che porta l'individuo a essere sempre più sicuro di sé nell'affrontare con competenza le sfide e le richieste ambientali; la presenza di relazioni positive tende a rimanere stabile nel corso degli anni, così come l'accettazione di sé; mentre la percezione di crescere come persone assieme alla presenza di obiettivi di vita ha un picco massimo in età giovanile, tende a stabilizzarsi in età adulta, per poi declinare significativamente in età anziana.

La Self-Determination Theory (SDT)

La Self-Determination Theory (teoria dell’autodeterminazione) è un approccio allo studio della motivazione umana e della personalità che utilizza metodi empirici tradizionali, utilizzando una meta-teoria ovvero quella organismica (gli esseri umani sono attivi, tendono a cercare sfide e a realizzare le proprie potenzialità, a sviluppare armonicamente i vari aspetti della personalità – approccio motivazionale del sé) e dialettica (perché tale tendenza degli individui interagisce con l’ambiente, che la può assecondare o ostacolare).

La teoria suggerisce che impegnarsi in attività interessanti, voler esercitare le proprie capacità, entrare a far parte di gruppi sociali, fanno parte dell’evoluzione adattiva dell’organismo umano. Per realizzare queste inclinazioni naturali in maniera ottimale, la SDT presuppone che sia necessario un ambiente supportivo, dove possano essere soddisfatti al meglio tre bisogni psicologici innati e universali:

  • Bisogno di competenza: sentirsi efficaci nelle interazioni con l’ambiente e nell’esercitare ed esprimere le proprie capacità.
  • Bisogno di relazione: sentirsi integrati con gli altri e appartenenti a un gruppo o una comunità, star bene con gli altri
  • Bisogno di autonomia: sentirsi in grado di compiere delle scelte, di impegnarsi in attività che nascono dalla propria volontà e non sono causate o imposta dalla volontà altrui.

Solo se la persona vive in un ambiente che promuove la sua autodeterminazione (possibilità di soddisfare i suoi bisogni fondamentali) avrà la possibilità di accrescere la propria motivazione.

Motivazione secondo la Self-Determination Theory

Per quanto riguarda la motivazione, secondo questa teoria può essere pensata come auto generata (intrinseca) o eterogenerata (estrinseca): la prima muove da interessi, attività, obiettivi e valori che appartengono all'identità stessa della persona e riflettono la tendenza verso l'attualizzazione delle proprie potenzialità, la seconda è strumentale al raggiungimento di obiettivi proposti dal contesto sociale e orientati a fini diversi rispetto all'autorealizzazione (evitamento di punizioni o ottenimento di premi e riconoscimenti sociali).

Centrale in questa prospettiva teorica è la motivazione intrinseca, di cui però non ricerca le origini, ma approfondisce le condizioni che la sviluppano. La motivazione intrinseca è alla base dei successi in diversi ambiti di vita poiché costituisce l'energia fondamentale per la propositività e l'autodeterminazione: secondo gli autori, le aspirazioni e gli obiettivi intrinseci possiedono le caratteristiche giuste per poter soddisfare i tre bisogni di competenza, autonomia e relazionalità e l'aver soddisfatto questi bisogni di base è associato alla presenza di una migliore salute fisica.

Martin Seligman e la psicologia positiva 2.0

Secondo Seligman il benessere può essere paragonato al fluorishing, ovvero quella completa realizzazione del proprio potenziale e funzionamento ottimale, dato dall’interdipendenza di 5 fattori:

  • Positive emotion: sperimentare emozioni positive e focalizzarsi su di esse piuttosto che sugli eventi negativi, in modo da affrontare la propria vita con ottimismo e positività
  • Engagement: impegnarsi in attività interessanti che favoriscano lo sviluppo di nuove abilità
  • Relationship: l’incremento di relazioni positive con familiari, coetanei e colleghi e il supporto ricevuto rappresentano fattori protettivi nei momenti stressanti della vita
  • Meaning: l’attribuzione di un significato alla propria esistenza
  • Accomplishments: stabilire obiettivi realistici e cercare di realizzarli

Il modello PERMA sottolinea come coltivare quotidianamente questi cinque fattori permetta di incrementare il benessere mentale e fisico ed ostacolare sentimenti di impotenza e disperazione (hopelessness).

Variabili che favoriscono il benessere

Variabili individuali

  1. La speranza: Capacità di concettualizzare gli obiettivi, trovare i percorsi più praticabili per raggiungerli (pathway thinking) superando gli ostacoli ed essere motivati a seguire tali percorsi, quindi non solo nel fare il primo passo, ma anche nel mantenere un certo livello di energia e impegno. Sapere come raggiungere l’obiettivo non basta infatti è qui che entra in gioco l’agency thinking. Protegge dai pensieri disfunzionali e autodenigratori, dalle emozioni negative. È correlata ad un comportamento attento di prevenzione di malattie e al successo negli studi.
  2. Stato di flusso – esperienze che assorbono totalmente: Di fronte a un compito che sfida le capacità dell’individuo ma non le oltrepassa l’entrare in uno stato di flusso permette di godere di alcune proprietà: chiarezza degli obiettivi e feedback immediato; concentrazione sul qui ed ora; fusione tra azione e...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fiore1608 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Promozione del benessere in ambito educativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Sorrenti Luana.
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