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Psicologia dello sviluppo atipico

La psicologia clinica nella pratica educativa

La psicologia clinica rappresenta la dimensione applicativa di tipo clinico della scienza psicologica che si esprime con interventi di tipo psicodiagnostico attuati con strumenti, metodi e specifiche tecniche di intervento. Il termine "clinica" deriva dal greco e originariamente significava letto, riferendosi alle attività svolte dal medico al paziente malato. Sin dall'origine, la psicologia clinica ingloba nel suo significato il dolore e la sofferenza.

La psicologia clinica attribuisce molta rilevanza alla relazione tra il clinico e il soggetto e alla comprensione conseguente a tale tipologia di relazione, sia nel caso si debba pervenire a una diagnosi, sia nel caso in cui si proceda con un intervento psicoterapeutico. Questa scienza si avvale principalmente di due canali di informazione:

  • Canale verbale: informazioni fornite dalla persona nel corso di un colloquio.
  • Canale dell'osservazione diretta della condotta dell'individuo: informazioni rilevate dall'osservazione del non verbale durante un colloquio. Queste informazioni possono essere influenzate da variabili relative alla relazione interpersonale, al contesto o anche all'osservatore stesso.

Un'attenzione particolare va incentrata sul setting con cui viene organizzata la stanza di consultazione: l'ambiente dovrebbe essere personalizzato e rispecchiare alcune caratteristiche per cui l'utente possa sentirsi accolto e contenuto, coinvolgimento tanto a livello emotivo quanto sul piano reale.

L'intervento clinico

In generale, l'intervento clinico può essere intrapreso per vari motivi:

  • Prevenire l'insorgenza di situazioni problematiche
  • Aiutare le persone a superare problemi già esistenti
  • Favorire negli individui lo sviluppo di abilità personali e sociali potenziandone la qualità della vita
  • Adattarsi meglio alle condizioni di vita, alle risorse, alle richieste e alle limitazioni dell'ambiente sociale
  • Accrescere l'autostima, le capacità di problem solving e le abilità sociali
  • Promuovere interventi volti a generare cambiamento nella vita delle persone

L'intervento può essere richiesto sia dal soggetto interessato, dalla famiglia, dalla scuola o da un'organizzazione sociale. Ciò che conta è che lo psicologo clinico sia a conoscenza degli obiettivi da raggiungere. Nell'ambito della psicologia clinica possiamo distinguere varie tipologie di intervento:

Tipologie di intervento

  • Psicoterapia: intervento professionale rivolto a un individuo, una coppia, un nucleo familiare, un gruppo di persone e finalizzato a generare cambiamento nel loro funzionamento mentale che risulta fonte di sofferenza. Necessaria formazione riconosciuta dallo Stato per praticare.
  • Consulenza psicologica: prevede di aiutare un sistema sociale (scuola, comunità, ecc.) ad avere le conoscenze e le abilità per generare cambiamento all'interno del sistema stesso. Questo intervento consiste nel creare una condizione nella quale, attraverso la reciproca conoscenza con il paziente, si possa individuare il punto focale della situazione psicologica. La consulenza è indipendente dall'eventuale psicoterapia proposta in un secondo momento e non serve una formazione specifica in ambito psicologico.

Differenze tra psicoterapia e consulenza psicologica

Psicoterapia e consulenza psicologica si differenziano per i loro obiettivi:

  • Psicoterapia: obiettivi più ambiziosi che mirano a cambiamenti significativi e duraturi nella personalità, nel funzionamento o nell’adattamento dell’individuo. Solo la psicoterapia può affrontare problematiche connesse con la psicopatologia e quindi declinarsi in ambito clinico.
  • Consulenza psicologica: obiettivi circoscritti e raggiungibili nel breve periodo. Spesso sono obiettivi pratici, e la consulenza si colloca nel campo della normalità e della quotidianità.

Fasi degli interventi clinici

Entrambi gli interventi richiedono le seguenti fasi:

  • Fase preliminare: accettazione o non accettazione del caso.
  • Fase di avvio della relazione: alla cui base è necessario che ci sia la fiducia.
  • Fase di valutazione: nella psicoterapia il clinico, attraverso il colloquio, l’osservazione e i test psicologici, raccoglie i dati necessari per avere un quadro del funzionamento della personalità del soggetto.
  • Fase di individuazione delle finalità: è un processo che si costruisce insieme sia nel caso della psicoterapia che in quello della consulenza.
  • Fase dell’intervento vero e proprio: la frequenza, la durata e i luoghi dell’intervento dipendono dal programma del professionista e dell’utente, ciò che è fondamentale è la coerenza.
  • Fase finale: spesso capita che gli utenti interrompano il percorso prima del termine prefissato. Ciò che è importante è che la decisione venga valutata insieme. Il termine dell’intervento psicoterapico è una fase molto delicata che va supportata per il paziente che pian piano torna alla sua vita.

Tipologie di psicoterapia

La psicoterapia individuale può assumere diverse forme:

  • Psicoanalitica: l’obiettivo è mettere al primo piano il processo di maturazione psichica del paziente. Non punta solo alla consapevolezza di aree conflittuali, ma favorisce l’elaborazione di conflitti che tendono a ripetersi in situazioni nuove elaborando nuove strategie per affrontarli.
  • Relazionale: mette in primo piano il gioco delle emozioni che si sperimentano nella relazione terapeutica.
  • Psicoterapia del gioco con i bambini: si basa sull’idea che, attraverso il gioco, il bambino possa esprimere le proprie emozioni. Gli psicoterapeuti direttivi rivestono un ruolo attivo, stabiliscono le regole, scelgono i giochi e interpretano. Gli psicoterapeuti non direttivi invece concedono al bambino maggiore libertà d’azione, non impongono regole e non si avvalgono dell’interpretazione.
  • Centrata sul paziente: il terapeuta ascolta senza pregiudizi e attivamente facilitando il processo di crescita, l’autoadattamento e la responsabilizzazione del soggetto. Ogni bambino ha una forte spinta ad adattarsi e a migliorarsi, ma questa spinta può venire meno nel caso in cui ci siano stati problemi nel momento dello sviluppo della personalità nell’infanzia. Quando la persona non riesce a riconoscere i propri stati d’animo, si verifica un conflitto interiore.
  • Esistenziale: questo approccio opera dando sostegno ed empatia e aiuta il soggetto a esaminare il suo comportamento, i suoi sentimenti, le relazioni con gli altri e ciò che la vita significa per lui. Lo scopo principale è quello di rendere il paziente più consapevole delle sue potenzialità.
  • Gestaltica: l’individuo e l’ambiente rappresentano un unico ecosistema interagente che si autoregola e cresce. Il disagio psicologico assume quindi un significato di adattamento creativo in risposta all’ambiente in cui si è sviluppato in passato. Questo approccio si occupa soprattutto di osservare e verificare la consapevolezza del processo dei pensieri, dei sentimenti e delle azioni prestando maggiore attenzione al come e al cosa piuttosto che al perché.
  • Centrata sulla crisi: si tratta di interventi di breve durata e vengono utilizzati nelle situazioni di emergenza.
  • Comportamentale: il terapeuta comportamentale vuole aiutare il paziente a modificare i suoi comportamenti/sintomi problematici.
  • Cognitiva: l’obiettivo è quello di modificare comportamenti e sentimenti del soggetto trasformandone i pensieri, questa terapia si focalizza sui sintomi evidenti più che sulle esperienze infantili.
  • Cognitivo-comportamentale: è finalizzata a modificare pensieri distorti, emozioni disfunzionali e comportamenti disadattivi dell’individuo. All’origine del disturbo vi è un modo distorto di pensare che influenza in negativo l’umore del paziente. Questa terapia sostiene la stretta relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti; è agendo attivamente sui pensieri e sui comportamenti che ci si può liberare di essi. L’intervento vuole individuare il pensiero che accompagna le emozioni negative e cercare modalità funzionali di fronteggiare il problema.

La psicoterapia può essere attuata anche attraverso interventi di gruppo oppure attraverso interventi diretti sull’ambiente/comunità.

Il colloquio educativo

Il colloquio rappresenta una costante relazionale nell’ambito educativo, non ha fini diagnostici e sottolinea la qualità dell’incontro tra educatore e soggetti che desiderano essere aiutati a risolvere una situazione difficile per le più svariate motivazioni. All’educatore, diversamente dal clinico che lavora con l’inter-intra psichico, spetta il compito di costruire alcuni punti di riferimento stabili, un linguaggio mentale e sociale che consenta la collaborazione. Il colloquio educativo ha il fine di far emergere le risorse della persona, la capacità di individuarle e farne buon uso affinché la persona possa diventare protagonista della sua vita.

Ogni educatore sviluppa un suo stile relazionale che è in continuo cambiamento influenzato dall’ambito educativo, relazionale e sociale, dalla sua maturità emotiva, relazionale e professionale. Le condotte relazionali dell’educatore possono distinguersi in:

Dimensioni relazionali dell'educatore

  • Dimensione di controllo: riguarda la gestione del ruolo a livello organizzativo. L’educatore può essere autorevole, cioè basando la relazione sul rispetto vicendevole di ruoli e competenze costruendo un clima di vicinanza, autoritario quando le regole sociali e istituzionali vengono imposte rigidamente e le trasgressioni punite severamente oltre che negata la comunicazione oppure antiautoritarie, ovvero condotte che si hanno quando l’operatore si pone in modo simmetrico con l’utente, evita il conflitto, non si assume la responsabilità del suo ruolo.
  • Dimensione emozionale: riguarda la componente socioaffettiva dell’educatore, la sua capacità di creare un clima affettivo positivo e dipende dal grado di maturità psichica conseguito. Buona immagine di sé, autonomia, stabilità emotiva, motivazione, capacità di relazionarsi e considerare le proprie risorse sono indicatori di una buona maturità psichica. L’educatore diventa quindi una figura vicina e attiva, attenta e collaborativa verso i bisogni altrui.
  • Dimensione di congruenza-trasparenza-autenticità: riguarda la capacità comunicativa dell’operatore che dovrebbe essere congruente (c’è una correlazione tra le esperienze del vissuto, la loro simbolizzazione e la loro verbalizzazione), trasparente (l’educatore rende nota la situazione agli individui coinvolti nel progetto di intervento), autentica (l’operatore si mostra responsabile nello svolgimento del suo ruolo di facilitatore della relazione).

Funzioni e fasi del colloquio educativo

Le funzioni dell’educatore:

  • Non consiglia
  • Non interpreta
  • Non giudica

L’educatore riflette sul suo modo di porsi nel rispetto dei soggetti che si trova davanti.

Le fasi del colloquio educativo:

  • Preparazione dell’incontro: predisporre un ambiente funzionale rispetto alle finalità del colloquio e riconoscere l’importanza del contesto.
  • Accoglienza: trasmettere messaggi di accoglienza, rassicurazione e interesse verso l’altro, con il fine di costruire una relazione significativa; l’educatore dovrebbe presentarsi e chiarire il proprio ruolo.
  • Focalizzazione: circoscrivere il bisogno alla base della motivazione del colloquio, la presenza di richieste latenti, le aspettative dell’utente; lasciare la parola all’utenza, ponendo eventuali domande chiarificatrici.
  • Approfondimento: definire i problemi, le strategie e le risorse idonee per la loro soluzione.
  • Conclusione: fare una sintesi di ciò che è emerso, accertarsi di aver compreso la richiesta di aiuto dell’utente, restituendogli le parti più significative, comunicare le decisioni del progetto ideato, le modalità di attuazione degli interventi futuri e un eventuale invio.

Tipologie di colloquio educativo

A seconda degli obiettivi, il colloquio educativo può essere distinto in:

  • Colloquio di consulenza: il fine è restituire all’interlocutore autonomia, responsabilità e competenze per fronteggiare e risolvere il problema. Lo step successivo è l’attuazione di un progetto educativo.
  • Colloquio di progettazione: prevede partecipazione attiva dell’utente al progetto educativo.
  • Colloquio di sostegno: l’educatore sostiene gli utenti per monitorare il rinforzo della motivazione, la valutazione dell’autonomia e dei risultati raggiunti (o non raggiunti).

Importanza dell’ascolto attivo

In quanto educatori, è importante attuare un ascolto attivo e riuscire a mantenere l’imparzialità nelle situazioni, senza lasciar trasparire la nostra opinione ma valutando e lasciando emergere le idee del soggetto senza anteporle alle nostre. In quanto educatori, siamo "focolai di domande" che consentono al soggetto di riflettere e di prendere le proprie decisioni.

L'albero dello sviluppo

Aspetti genetici, eventi, relazione e ambiente si intrecciano in ogni momento della vita dello sviluppo, in modo diverso da persona a persona. Quindi bisogna evitare letture lineari e casuali. Da situazioni di partenza apparentemente identiche/simili si verificano percorsi diversissimi. Punti di arrivo simili sono il risultato di evoluzioni che possono avere partenze molto diverse. Ognuno di noi viene influenzato da eventi vissuti, dalla famiglia da cui è venuto, dal contesto in cui è cresciuto, ma è importante non soffermarsi alle letture lineari superandole con un’ottica sistemica.

L'osservazione

L’osservazione è un atto conoscitivo in cui l’osservatore si propone di acquisire con precisione le informazioni oggetto del suo interesse. Essa dovrebbe accompagnare stabilmente la realizzazione del progetto educativo in quanto ciascun membro dell’equipe educativa, fornendo il proprio punto di vista, contribuisce ad arricchire il progetto stesso.

L’osservazione permette all’educatore di crearsi un quadro inerente all’anamnesi psico-sociale, al contesto familiare di origine ed esteso, all’ambiente culturale e socio-istituzionale, alle richieste e ai bisogni dell’utenza.

L’osservazione è obiettiva se è svolta mediante procedimenti strutturati, controllati e replicabili; se è esposta al rischio della soggettività, non consente una rilevazione imparziale della realtà. L’oggetto dell’osservazione non può essere ritenuto indipendente da chi lo osserva: l’osservare può mutare la condotta dell’osservato poiché egli sa di essere osservato.

Metodi di osservazione

L’osservazione può essere fatta:

  • In laboratorio se si desidera osservare un comportamento isolato, con il massimo controllo sulla situazione e sulle persone coinvolte.
  • Nell’ambiente naturale in cui ha luogo il comportamento spontaneamente.

In ogni caso è inevitabile la reattività, ovvero il fatto che il soggetto possa, sentendosi osservato, modificare il suo comportamento. Questa può essere contrastata con alcune tecniche:

  • Prolungamento e reiterazione delle osservazioni
  • Impiego di tecniche non invasive
  • Lasciare che i soggetti (soprattutto bambini) da osservare familiarizzino con la presenza dell’osservatore affinché venga poi ignorato nel momento dell’osservazione
  • L’osservatore maschera che cosa sta osservando, ma non il fatto che stia osservando

Tipologie di osservazione

La posizione dell’osservatore nell’incontro con i soggetti permette di distinguere:

  • Osservazione partecipante: coinvolgimento intenzionale dell’osservatore nel contesto osservativo.
  • Osservazione distaccata: chi osserva rileva un fenomeno mantenendosi in posizione secondaria e distante dall’oggetto osservato.
  • Osservazione critica: l’osservatore interviene in modi e tempi opportuni occupando una posizione interna al campo.

Competenze psicologiche dell’educatore

Per le professioni di aiuto è utile un’approfondita conoscenza del funzionamento mentale normale e patologico, per riconoscere precocemente segnali di disagi e sofferenza psicologica, al fine di intervenire in chiave psico-educativa e/o formativa nel modo più appropriato. Compito dell’educatore non è fare diagnosi, ma riconoscere segnali di sofferenza psicologica e avvicinarsi all’utente nel modo più idoneo al suo tipo di funzionamento mentale. In questo senso è auspicata una stretta collaborazione tra educatore e psicologo clinico così da raggiungere finalità comuni contribuendo il più possibile a:

  • Favorire l’autenticità
  • Sostenere la costruzione dell’identità
  • Aiutare a temere il meno possibile il futuro
  • Riconoscere i propri desideri
  • Tollerare alcune frustrazioni
  • Reagire alle frustrazioni
  • Considerare che solo all’interno di un percorso educativo graduale è possibile creare il senso di una situazione strutturante e protettiva
  • Valorizzare gli utenti
  • Non punire troppo severamente perché questo potrebbe portare a una svalutazione del sé

L’educatore dovrebbe far emergere le potenzialità degli utenti senza la pretesa di modellare la loro personalità sulla propria immagine ed evitando di imprimere idee.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlotta.bertozzisansavini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Ramella Elena.
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