Psicopatologia dello sviluppo
Concetti da cui partire
Rischio di sviluppare una psicopatologia. È l’insieme dei fattori che portano al rischio di ammalarsi di una certa patologia.
Suscettibilità: la suscettibilità ci racconta invece di una certa predisposizione a sviluppare un certo tratto che non è detto sia patologico.
Resilienza: capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi a difficoltà. È una capacità che si acquisisce nel corso del tempo per far fronte ad eventi traumatici con una modalità adattiva.
Plasticità.
Periodi evolutivi di cambiamento
- Nido / asilo
- Arrivo di un fratello
- Inizio della scuola elementare
- Passaggio alle scuole medie
- Pubertà
- Adolescenza
- Fare la maturità
- Passaggio all’università
Anamnesi psicopatologica
Temperamento: modalità con cui il bambino esplora il mondo, la modalità con cui reagisce agli stimoli esterni, velocità con cui reagisce ecc.
Chiedere ai genitori come crescevano nella modificazione della loro capacità di adattarsi all’ambiente esterno.
Facile: buon ritmo sonno-veglia, facilmente confortabili dal caregiver in situazioni di cambiamento.
Difficile: non dormono, sono difficili da consolare, non mangiano, hanno bisogno di più attenzioni.
Queste due macrocategorie sembrano rimanere tali nel corso dello sviluppo: quello che cambia è l’acquisizione delle competenze sociali, di lettura delle emozioni, di contatto con gli altri, che permettono al soggetto di provare ad adattare il proprio temperamento alla luce di ciò che accade intorno, permettendo al soggetto di far sì che un temperamento difficile non sia necessariamente una predisposizione a un disturbo.
Attaccamento: come il caregiver risponde alle esigenze del piccolo e come adatta la sua capacità di risposta alle esigenze del piccolo.
Lo sviluppo motorio può essere guidato da aspetti che hanno a che vedere con lo sviluppo emozionale e tutto ciò che è emotivo è guidato dal sistema limbico e dal giro del cingolo.
Principali tappe motorie / sviluppo motorio.
Osservazione clinica.
L’apprendimento è una storia personale nella quale entrano:
- Componenti genetiche: attitudini, tempi di sv mentale, modi di apprendimento.
- Componenti psicologiche: interessi, fiducia in sé, nei docenti.
- Componenti sociali: motivazioni, convenzioni.
Ognuno apprende solo quello che vuole apprendere o di cui ha bisogno.
Quando ha iniziato a parlare - come è aumentato il vocabolario?
Entro l’inizio della scuola materna il bambino riusciva a formulare una frase completa?
Sviluppo cognitivo: acquisizione dei meccanismi di lettura, capacità di apprendimento, problem solving.
Hai degli amici? Quanti amici hai? Come va con loro?
Sviluppo emotivo: ti piace stare con gli altri bambini?
Il bambino quando viene lasciato a scuola piange lontano dalla mamma?
Come reagisce il bambino alle prese in giro?
Come viene affrontata l’indagine della performance? (es: interrogazione a scuola).
È riuscito a staccarsi dai suoi oggetti transizionali?
Con chi stai quando non stai con i tuoi genitori?
Livelli di intro/estroversione.
Adolescenza: tipologia di ambienti e amici che frequenta; come passa il tempo libero?
La famiglia: divorzi, momenti critici per trasferimenti, lutti, ospedalizzazioni.
Approccio di psicopatologia dello sviluppo
Un approccio innovativo che ha lo scopo di provare a comprendere le relazioni tra lo sviluppo normale e quello psicopatologico; in particolare le deviazioni maladattive di uno sviluppo fisiologico.
La psicopatologia dello sviluppo è importante per:
- Comprendere la storia dell’individuo.
- Dà la traiettoria del soggetto in diversi ambiti: la traiettoria evolutiva di un individuo permette di conoscere meglio com’è fatto quel bambino e come sarà da adulto e consente di capire se dei tratti che idealmente vengono considerati maladattivi in realtà possono essere funzionali alla storia di quel bambino.
- Consente di provare a mettere in atto strategie che hanno l’obiettivo di far tornare lo sviluppo nella componente più adattiva.
Nasce dall’idea che non si può considerare un fenomeno patologico in termini dicotomici.
Lo studio dello sviluppo nasce dal fallimento dei metodi tradizionali che servono a inquadrare le malattie pensando alla presenza di patologia come spostato dal fenomeno di normale/sano e presente/assente e assolutamente indipendente dal livello di sviluppo.
Dal punto di vista psicopatologico l’idea di approcciare la psicopatologia dell’età evolutiva in termini di legame stretto tra lo sviluppo tipico e lo sviluppo atipico permette di valutare quelle che possono essere le differenze:
- Between - tra soggetti, cominciando a specificare che cosa ne è della storia personale dell’individuo singolo.
- Within - nel soggetto.
L’approccio è anche volto a sottolineare l’importanza di guardare alla psicopatologia in relazione ai maggiori cambiamenti (fisici, cognitivi, socio-emotivi) che tipicamente avvengono nelle principali fasi di transizione che caratterizzano l’età evolutiva.
Differenze approccio categoriale vs approccio dimensionale
A partire da tali differenze e i relativi punti di forza e debolezza gli aspetti innovativi risiedono nella possibilità:
- Integrare i due approcci. Utilizzare un approccio a soglie, continuum. Questo approccio serve a comprendere meglio gli aspetti psicopatologici e per ragionare in termini eziologici (capire che cosa sta sotto?) per capire perché i soggetti si ammalano e per osservare meglio come essi esprimono il sintomo.
- Sottolinea l’importanza di guardare in relazione ai principali cambiamenti che avvengono nell’età dello sv.
Guardare alla psicopatologia dello sviluppo permette di utilizzare un approccio empirico e che guarda le differenze tra individui in termini eziologici, biologici (famigliarità dei soggetti = rischio di ammalare) e la capacità di immaginare gli ambiti di comorbilità omotipica o eterotipica all’interno del quale si possono manifestare i sintomi neurofisiologici.
L’approccio empirico permette di utilizzare le differenze tra individui per studiare come le eziologie nel corso del tempo si modificano e qual è il ruolo dei fattori eziologici nel tempo. Come i fattori eziologici si modulano fra loro per far sì che le manifestazioni psicopatologiche emergano.
Per fare ciò si avvale di diverse discipline: consente di descrivere e capire i cambiamenti fisici, cognitivi e sociali dell’essere umano durante il suo ciclo di vita.
Psicologia dello sviluppo: permette di vedere la relazione tra lo sv normale, psicobiologia e le due deviazioni maladattive.
Contribuisce alla comprensione dei processi normali e patologici poiché indaga le cause delle differenze individuali.
La genetica del comportamento ha portato all’idea che tutti gli aspetti ambientali hanno un ruolo importante nel modulare le differenze tra soggetti e che l’interazione tra aspetti ambientali e biologici porta all’unicità dei soggetti.
Genetica del comportamento: la genetica del comportamento studia i fattori eziologici delle malattie psichiatriche e degli aspetti psicopatologici in un’ottica quantitativa e in un’ottica interattiva (genetica-ambiente).
Genetica molecolare.
Psicofisiologia e Brain Imaging: quanto due fenotipi diversi che si manifestano in fasi differenti dello sv sono influenzati dalla medesima suscettibilità? Continuità eterotipica.
La continuità eterotipica è l’aspetto della genetica quantitativa che permette di dire che può essere che in momenti diversi della vita si vedano manifestazioni sintomatologiche apparentemente diverse che nella realtà sono invece due facce della stessa medaglia.
In che modo la genetica del comportamento contribuisce alla comprensione dei processi di sviluppo normali e patologici?
La regolazione genica sembra avere un ruolo importantissimo nel modulare la possibilità di espressione di un fenotipo.
Ci sono dei meccanismi che hanno a che fare con aspetti di regolazione genetica che permettono e consentono l’emergere di una determinata patologia.
Sebbene ogni ind possiede il suo patrimonio genetico solo alcune parti del suo set genetico sono usate da ciascun organo e diversi geni sono chiamati in causa in momenti diversi dello sv. Alcuni geni funzionano per un intervallo di tempo e poi si spengono, altri sono chiamati in causa in specifiche fasi dello sv e funzionano da quel momento in poi, altri fanno una breve comparsa il momenti critici dello sv.
Comorbilità
Possibilità che nello stesso soggetto siano presenti due categorie diagnostiche nello stesso momento. Categorie diagnostiche che hanno in comune poco o nulla.
In età evolutiva, così come nell’età adulta, è possibile immaginare che ci siano categorie diagnostiche presenti nello stesso momento nello stesso soggetto.
Spesso i sintomi esternalizzanti (es: disturbo della condotta) ed internalizzanti (es: depressione) sono in comorbilità manifestandosi nello stesso soggetto.
Internalizzanti
- Disturbi d’ansia.
- Disturbi dell’umore.
Esternalizzanti
- Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (DDAI o ADHD).
- Disturbo oppositivo-provocatorio.
- Disturbo della Condotta.
- Eterotipica: se i disturbi in comorbilità appartengono a categorie diagnostiche differenti.
- Omotipica: se i disturbi in comorbilità appartengono alle stesse categorie diagnostiche.
Stress: lo stress non ha una valenza strettamente negativa; serve ad attivarsi, a compiere un’azione.
Epigenetica: le influenze esterne possono modificare quello che è l’assetto biologico di una persona, portando ad un’espressione fenotipica e psicopatologica differenze al variare delle differenze tra soggetti.
L’influenza dell’ambiente diventa quindi fondamentale ed è stato dimostrato che le differenze delle espressioni genetiche possono modificarsi a fronte di esperienze individuali e ambientali che si verificano durante tutto l’arco di vita.
Molti studi di psicopatologia dello sviluppo si sono concentrati sulla presenza di eventi ambientali importanti nel portare all’espressione psicopatologica durante l’età evolutiva. Gli aspetti epigenetici possono presentarsi in qualsiasi momento di vita attivando la regolazione genica e portando quindi all’emersione di alcune categorie diagnostiche chiaramente veicolate a delle fasce di esordio, ma che tuttavia non è impossibile vedere rappresentati in altre fasi di vita.
La storia dello studio degli eventi
Cannon: gli stimoli esterni associati ad arousal emozionali possono essere causa di cambiamenti di processi psicologici.
Gli eventi di vita non dovessero essere necessariamente catastrofici per essere considerati traumatici.
Verso la fine degli anni ’70 Lazzarus sottolinea come ci potesse essere un effetto cognitivo degli eventi di vita e alla fine anni ’80 Harris ha cominciato a mettere le basi su quelle che sono le differenze tra eventi di vita dipendenti e indipendenti da come è fatto il soggetto.
Eventi di vita dipendente vs indipendenti
- Eventi di vita indipendente: indipendenti dal soggetto, capitano e basta.
- Eventi di vita dipendenti: dipendenti da come è fatta una persona.
Disturbi del comportamento alimentare
Spettro del comportamento alimentare
Intuitive eating, disordered eating, disorders.
Fisiologicamente quando ci approcciamo al cibo, ma anche all’immagine corporea, all’attività fisica, usiamo un approccio più intuitivo quando mangiamo perché abbiamo fame.
L’alimentazione intuitiva include un’ampia gamma di cibi salutari, pasti più abbondanti in occasioni particolari, ci consente di non regolare le emozioni attraverso il cibo e ci permette di avere un’attività fisica praticata ai fini del divertimento e per stare in salute.
I disturbi dell'alimentazione (DA*) sono malattie determinate da sintomi cognitivi importanti: rimuginazioni, in stile ossessivo, hanno a che vedere con l’immagine corporea e l’introito calorico.
Comportamenti disfunzionali con due finalità: il mantenimento del peso corporeo, della forma del corpo.
Una serie di manifestazioni cliniche eterogenee, che possono portare con sé dei sintomi cognitivi, condizioni di disagio psicologico ed emotivo che portano, chi ne è affetto, a vivere con una ossessiva attenzione alla propria immagine corporea, al proprio peso e a una eccessiva necessità di stabilire un controllo su di esso.
Insieme a questi si può avere interesse clinico:
- Restrizione calorica.
- Episodi di discontrollo alimentare.
- Immagine corporea negativa.
- Regole ferree riguardo all’alimentazione.
- Attività fisica praticata per consumare calorie.
Sebbene il peso sia un importante indicatore, tuttavia non deve essere considerato il solo fattore di rischio fisico, perché anche persone di peso corporeo normale possono essere affette dalla patologia.
I DA possono compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo e portare a morte.
Consideriamo l’alimentazione disordinata come una vera e propria zona di grigio, nella quale ipotizziamo che ci siano comportamenti che pur non essendo necessariamente patologici possono portare all’insorgenza di DCA.
Un modo di usare il cibo per fare coping di emozioni, in particolare quelle negative. Diversa dalla fame fisica.
Oppure l’attività fisica.
Emotional eating: l’emotional eating è uno strumento che ci permette di gestire le emozioni negative, in particolare rabbia, paura, stress, tristezza, solitudine, utilizzando il cibo come ricompensa.
Diventa disfunzionale quando è l’unico modo di fare coping di emozioni, quindi si verifica in modo regolare.
La fame emotiva non porta nessun segnale fisico di fame, c’è un desiderio specifico di un certo alimento, il cibo non soddisfa il bisogno e senti di sentire ancora più bisogno di cibo.
La fame emotiva può diventare un’alimentazione discontrollata.
Stress, mangiare, senso di colpa, stress.
Genetica e genetica comportamentale dei disordini alimentari
- L'ereditarietà a base gemellare per AN varia dal 48% al 74%; per (BN) dal 55% al 62%; per (BED) dal 39% al 45%.
- AN, inoltre, mostra correlazioni gene/c significative con vari fenotipi psichiatrici, di personalità e metabolici, inclusi schizofrenia, neuro/cismo, metabolismo del glucosio e metabolismo dei lipidi.
- Il DNA metila/on è il meccanismo epigenetico più studiato finora nel contesto di tratti complessi e la disregolazione metilomica associata alla malattia è stata segnalata per un certo numero di disturbi psichiatrici.
I disturbi alimentari sono alcuni dei disturbi più diffusi nell'adolescenza, che spesso seguono un decorso cronico e invalidante.
- La maggior parte dei disturbi alimentari implica una profonda insoddisfazione per il corpo e la forma del soggetto; la vita di tutti i giorni è spesso indebitamente preoccupata dal mangiare e dalle pratiche di controllo del peso.
- Si sono verificati importanti cambiamenti dal DSM-IV al DSM-5, che hanno portato a una crescente prevalenza di anoressia e bulimia nervosa e a una diminuzione della prevalenza di disturbi alimentari non altrimenti classificati.
- Secondo il DSM-5, il disturbo da alimentazione incontrollata (BED) rientra in una categoria a sé stante.
- Nell'adolescenza e nell'infanzia, i tassi di disturbi alimentari sono in aumento.
- I disturbi alimentari sono associati a comorbidità mediche e psichiatriche elevate e talvolta pericolose per la vita.
- L'inedia grave e prolungata, caratteristica dell'anoressia nervosa cronica, può avere profonde conseguenze sullo sviluppo del cervello e delle ossa.
Epidemiologia
- I disturbi dell’alimentazione sono più frequenti nella popolazione femminile; gli uomini rappresentano il 5-10% di tutti i casi di anoressia nervosa, il 10-15% dei casi di bulimia nervosa.
- L'età di insorgenza dei disturbi si sta abbassando: possiamo vedere già bambini di 8-9 anni soffrire di anoressia; non mancano però insorgenze in età adulta, soprattutto nel caso del disturbo da alimentazione incontrollata.
- L’incidenza dell’anoressia nervosa è di almeno 8-9 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi.
- Per quanto riguarda la bulimia nervosa ogni anno si registrano 12 nuovi casi per 100mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra gli uomini.
- Nell’anoressia nervosa, il tasso di remissione è del 20-30% dopo 2-4 anni dall’esordio, 70-80% dopo 8 o più anni.
- Nel 10-20% dei casi si sviluppa una condizione cronica che persiste per l’intera vita.
Criteri diagnostici per l'anoressia nervosa secondo il DSM-5
A. Limitazione dell'assunzione di energia rispetto al fabbisogno, che porta a un peso corporeo significativamente basso nel contesto dell'età, del sesso, della traiettoria di sviluppo e della salute fisica. Per bambini e adolescenti, il peso significativamente basso è definito come un peso inferiore al minimo previsto.
B. Intensa paura di aumentare di peso o di ingrassare o comportamento persistente che
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Psicologia dello sviluppo tipico e atipico
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Appunti del corso Psicologia dello sviluppo tipico e atipico
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Paniere nuovo (2023) di Psicologia dello sviluppo tipico e atipico
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