PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO
La psicologia dello sviluppo è lo studio dei cambiamenti e delle trasformazioni che avvengono, nel
corso del tempo, all'interno di una o più aree del funzionamento dell’organismo → processo che porta
ad un aumento della complessità del sistema psichico individuale, attraverso processi di crescente
differenziazione ed organizzazione.
SVILUPPO COGNITIVO
PIAGET: COSTRUTTIVISMO
Piaget ha il grande merito di aver introdotto una metodologia della ricerca, distinguendo tra
speculazioni filosofiche e scienza. La psicologia dello sviluppo per essere scienza deve essere
verificabile empiricamente. È fondamentale avere una mente scientifica per poter delineare delle
traiettorie di sviluppo. Piaget approccia allo studio dello sviluppo con un metodo sperimentale; lui era
un biologo e utilizza il metodo scientifico della biologia anche alla psicologia.
Piaget si concentra sullo sviluppo dell’intelligenza. Lui si focalizza sul pensiero ipotetico-deduttivo,
logico. Grazie all’intelligenza il soggetto può adattarsi all’ambiente. Il rapporto tra organismo e
ambiente passa attraverso il comportamento intelligente.
Ogni organismo è contemporaneamente agente e pensante e il pensiero motiva l’azione.
Come si colloca Piaget nel suo periodo storico? Piaget ha avuto il grande merito di trovare una
posizione intermedia tra le due grandi correnti di pensiero del suo tempo. Le due possibili ipotesi dello
sviluppo al tempo erano:
- ipotesi innatista (gestalt) → le strutture cognitive hanno un origine esclusivamente interna e
ciascuno di noi possiede dalla nascita un patrimonio che lo fa pensare in un dato modo.
- Ipotesi ambientalista (comportamentismo) → le strutture cognitive hanno un’origine
esclusivamente ambientale/esterna, quindi ciascuno di noi nasce come un foglio bianco e in
base al rapporto con l’ambiente esterno l’individuo si sviluppa.
Piaget crede che entrambe le ipotesi siano troppo riduttive rispetto alla realtà. Tramite l’osservazione
dello sviluppo dei suoi 3 figli trova una posizione intermedia: costruttivismo. Secondo il costruttivismo
l’individuo non è un passivo recettore delle influenze ambientali, né un veicolo di idee innate, ma un
attivo costruttore delle proprie conoscenze e fautore del proprio sviluppo. L’individuo partecipa
attivamente al processo di sviluppo del proprio sé e della propria mente.
Questa è una posizione innovativa per il periodo storico perché stravolge il modo di pensare del
momento. Si afferma per la prima volta che il bambino fa la sua parte e in questo modo il bambino
assume un ruolo centrale.
Sulla base di questa idea, egli elabora la sua teoria di sviluppo.
ASSUNTI DI BASE DELLA TEORIA DI PIAGET
1. L’organismo è attivo e si modifica attraverso gli scambi con l’ambiente
2. Lo sviluppo consiste nella trasformazione progressiva di strutture che non sono innate, ma si
costruiscono grazie all’attività diretta dell’individuo sull’ambiente
3. Lo sviluppo è comprensibile all’interno della storia evolutiva delle specie, di cui
l’organizzazione biologica e psicologica dell’uomo costituiscono il punto più alto →
ripercorrendo la storia dell’umanità, secondo Piaget, si possono individuare dei punti critici dal
punto di vista dello sviluppo cognitivo, che poi possiamo ritrovare in noi.
4. Modalità di funzionamento generale dello sviluppo: compresenza di strutture variabili e
funzioni invarianti → sono presenti sia elementi di continuità, sia di discontinuità. 1
FUNZIONI INVARIANTI
Le funzioni invarianti individuate da Piaget sono assimilazione e accomodamento.
- assimilazione: incorporare nei propri schemi i nuovi dati dell’esperienza
- accomodamento: modificare i propri schemi per adattarli ai nuovi dati dell’esperienza
Tramite la compresenza di questi due elementi si crea un equilibrio tra continuità e cambiamento, che
porta all’adattamento all’ambiente.
STRUTTURE VARIABILI
Le strutture variabili sono rappresentate dagli stadi di sviluppo che Piaget individua.
- Ciascuno stadio prevede una particolare e specifica forma di organizzazione psicologica
(struttura mentale)
- Il passaggio da uno stadio al successivo è graduale (l’età può variare da un bambino all’altro)
con una sequenza universale
- Ogni stadio è qualitativamente diverso dal precedente e presenta organizzazione, struttura e
regole proprie/specifiche
- Le acquisizioni di uno stadio non si perdono con il passaggio allo stadio successivo, ma
vengono integrate in strutture più evolute → integrazione gerarchica tra stadi.
STRUTTURE MENTALI
Le strutture mentali sono unità basilari e specifiche della conoscenza umana, che permettono di fare
esperienza e di conoscere il mondo. Le strutture mentali sono costruzioni intellettuali (astratte) che
caratterizzano lo sviluppo cognitivo, definendone la natura e la struttura. Sono generalizzabili e
possono combinarsi in unità comportamentali più ampie e complesse.
Piaget individua 3 strutture mentali:
1. Schemi d’azione → stadio senso-motorio
2. Schemi mentali → stadio preoperatorio 2
3. Operazioni intellettuali → stadio operatorio
I vari stadi differiscono tra di loro perché utilizzano strutture mentali di conoscenza diverse.
1. STADIO SENSO-MOTORIO: 0-2 ANNI
In questo stadio la risposta del bambino è immediata e diretta, perché si basa su aspetti percettivi
sensoriali e motori, ovvero di azione sulla realtà.
La struttura mentale tipica dello stadio senso-motorio sono gli schemi di azione e si basano
sull’interazione del bambino con gli oggetti → il bambino apprende tramite l’azione e la ripetizione
dell’azione sugli oggetti. Gli schemi d’azione rappresentano lo scheletro dell’azione (ciò che è
generalizzabile) e sono una prima struttura organizzativa non simbolica.
Attraverso l’azione gli schemi di azione diventano progressivamente più sofisticati e danno luogo a
sequenze comportamentali più ampie ed adeguate. Secondo Piaget si creano le prime categorie
concettuali di oggetto, spazio e causa. Il bambino sempre di più dimostra di essere riuscito a
interiorizzare l’esperienza e riesce a rappresentare mentalmente la realtà, senza dover provare: per
esempio sa che se lascia la pallina, essa cadrà, senza dover provare a farlo. Piaget chiama questa
situazione permanenza dell’oggetto e di verifica tra i 18 e i 24 mesi.
La permanenza dell’oggetto è la competenza che permette di fare il passaggio allo stadio successivo,
quello pre-operatorio. La permanenza dell’oggetto è facilmente individuabile nei bambini perché fa
riferimento a una serie di attribuzioni condivise che gli adulti normalmente danno per scontate. Per
esempio, nel momento in cui un oggetto non è più nel mio campo visivo, io so che non è scomparso,
mentre il bambino non capisce questa cosa (prima dei 18 mesi) perchè non vedendo più l’oggetto
crede che non ci sia più. Secondo Piaget lo sviluppo della permanenza dell’oggetto occupa tutto lo
stadio senso motorio e la sua sequenza di sviluppo segue sei sottostadi di natura universale.
2. STADIO PRE-OPERATORIO: 2-6/7 ANNI
Lo stadio pre-operatorio consente di fare una serie di ulteriori passaggi cognitivi. Per Piaget le
principali manifestazioni della conquista della permanenza dell’oggetto sono:
I bambini in età pre-scolare si esercitano molto grazie a queste 3 attività, che si riferiscono a una
realtà non effettivamente percepita, ma evocata mentalmente.
- Imitazione differita → riproduzione di un modello acquisito in precedenza e conservato
attraverso una rappresentazione interna del modello → per esempio la bambina che il giorno
prima ha visto la mamma cucinare e la imita
- Gioco simbolico → gioco di finzione in cui si può creare una realtà che in quel momento non
esiste; il gioco di finzione evolve, da un gioco più concreto, in cui servono gli oggetti effettivi
per creare una nuova realtà (servono le tazzine del tè per fingere di prendere il tè), a uno più
astratto, in cui non servono oggetti.
- Linguaggio → utilizzo di schemi verbali per designare una realtà rappresentata mentalmente;
le etichette verbali rimandano a una realtà pensata.
La struttura mentale di questo stadio è lo schema mentale. Lo schema mentale è migliore dello
schema d’azione. Gli schemi mentali in questo stadio sono ancora inadeguati rispetto al pensiero
logico. Gli schemi mentali in età prescolare possono essere fatti solo uno alla volta e quindi si
focalizza l’attenzione solo su una parte di realtà alla volta. Gli schemi mentali sono definiti da piaget
rigidi e irreversibili e per questo motivo si parla di un pensiero prelogico o pensiero intuitivo. Il 3
pensiero del bambino in questa fase è caratterizzato dall’egocentrismo intellettuale cioè
dall’incapacità del bambino di immaginare che la realtà si presenta agli altri in modo differente rispetto
a lui (tutti vedono la realtà come la vede lui). Piaget arriva a questa concettualizzazione perché
elabora un compito: compito delle 3 montagne.
Piaget presenta al bambino un plastico caratterizzato da 3 montagne che avevano dimensioni diverse
e ognuna di esse aveva caratteristiche diverse. Veniva chiesto al bambino di scegliere la propria
prospettiva tra delle fotografie e poi veniva chiesto qual era la prospettiva che si vedeva dal punto
opposto e a seconda dell’età del bambino otteneva risposte molto diverse. Se si sottopone questo
compito all’inizio dello stadio pre-operatorio, il bambino non capisce il compito e sceglie a caso sia la
sua prospettiva che l’altra. Andando avanti con il tempo inizia a saper scegliere la sua prospettiva ma
non l’altra (sceglierà la sua prospettiva anche nel secondo caso, attribuendo la sua prospettiva a tutti).
Solo alla fine dello stadio pre-operatorio svilupperà la capacità di comprendere la prospettiva
dell’altro.
Il pensiero del bambino nello stadio pre-operatorio è viziato dal fatto che il bambino non riesce a
conservare nella mente più di uno schema mentale per volta. Piaget si accorge di questo tramite dei
compiti che servono a testare le abilità di pensiero dei bambini; tra questi troviamo il compito dei
gettoni.
Si mostra al bambino una fila di gettoni e gli si chiede di costruirne una uguale; in base all’età dei
bambini si ottengono risultati diversi. Verso la metà dello stadio preoperatorio, il bambino fa
effettivamente una fila di gettoni accanto a quella data, ma non uguale come numero di gettoni, ma
come lunghezza della fila (anche se gli viene chiesto esplicitamente di usare lo stesso numero di
gettoni). Se si fa fare questo compito a un bambino che si trova alla fine di questo stadio, il bambino
cercherà di fare le file identiche, utilizzando lo stesso numero di gettoni e ponendo i gettoni in
corrispondenza l’uno dell’altro.
Se si allontanano i gettoni tra di loro, il bambino che ha 5/6 anni dirà che sono file diverse e non
hanno lo stesso numero di gettoni. Questo costituisce la prova del fatto che il bambino non riesce a
mantenere più schemi mentali.
Un altro compito creato da Piaget è il compito della massa. Si creano due palline uguali di pongo e si
chiede al bambino se sono uguali e lui dice di si. Poi se ne prende una e si modifica la forma, senza
modificare la quantità e il bambino dirà che quella più lunga ha più pongo.
Un altro compito è il compito della conservazione del volume. Bisogna far vedere a un bambino due
bicchieri con la stessa quantità di liquido e il bambino dirà che effettivamente hanno la stessa
quantità. Poi si trasferisce, davanti agli occhi del bambino, il liquido da uno dei bicchieri a un altro
bicchiere più stretto e alto e il bambino dirà che il bicchiere più stretto e alto contiene più acqua. 4
Il superamento dello stadio preoperatorio si avrà quando il bambino riuscirà a conservare
contemporaneamente più immagini della realtà e questo passaggio avviene con il passaggio all’età
scolare (7 anni più o meno).
3. STADIO OPERATORIO CONCRETO: 7-12 ANNI
Questo passaggio si verifica in età scolare e gli schemi mentali diventano operazioni intellettuali. Le
operazioni intellettuali sono reversibili, ciò significa che si può passare da un’immagine mentale
all’altra e che si possono conservare più immagini mentali contemporaneamente → la reversibilità
pone le basi per il pensiero logico. In questa fase si hanno le basi cognitive per poter operare
ragionamenti logici e sono due le capacità che i bambini sviluppano e che Piaget chiamerà
raggruppamenti logici e reversibili. Questi raggruppamenti logici e reversibili sono:
- Classificazione: individuare e coordinare le somiglianze tra gli oggetti, raggrupparle in classi e
connettere le classi attraverso rapporti gerarchici
- Seriazioni: individuare un insieme di oggetti che condividono una proprietà comune, ma
ciascuno in maniera diversa e ordinarli secondo questa proprietà
I compiti che Piaget individua per valutare queste funzioni sono due. Il primo è il compito delle perle
ed è un compito di classificazione. Vengono date 7 perle bianche e 3 nere, tutte di legno e si chiede al
bambino se sono di più le perle bianche o le perle di legno. Il risultato varia in base all’età del
bambino. La corretta risoluzione del problema richiede l’impiego delle operazioni reversibili, che
permettono al bambino di separare inizialmente la classe delle perle bianche (classe inclusa)
confrontandola con la classe delle perle di legno (classe includente). I bambini nello stadio
preoperatorio, dopo aver separato mentalmente la classe delle perle bianche, la confrontano
direttamente con la classe delle perle nere, concludendo che le perle bianche sono di più. In età
scolare il bambino è in grado di avere un pensiero più astratto, riuscendo a fare questa operazione
mentale.
L’altro compito è definito compito dei bastoncini ed è un compito di seriazione. Vengono dati a dei
bambini dei regoli di diversa lunghezza e gli viene chiesto di metterli in ordine di lunghezza. I bambini
di età prescolare riescono a ordinare i bastoncini solo a 2 a 2 o a 3 a 3, ma non riescono a comporre
l’intera sequenza dei bastoncini.
Progressivamente con l’avvicinarsi dello stadio operatorio, i bambini riescono a costruire l’intera
sequenza, però se alla fine della sequenza viene chiesto di aggiungere altri bastoncini nuovi alla
sequenza, questi bambini ricominceranno da capo, distruggendo tutta la sequenza già creata. Nello
stadio operatorio concreto invece sono in grado di svolgere entrambi i compiti.
Quando queste capacità migliorano e si perfezionano, il bambino si avvicina allo stadio successivo, lo
stadio operatorio formale.
4. STADIO OPERATORIO FORMALE: DAI 12 ANNI
Questo stadio dovrebbe caratterizzare l’adolescenza, dai 12 anni in poi. In questo stadio si dovrebbe
sviluppare il pensiero ipotetico-deduttivo, quindi il pensiero completamente astratto. Questo tipo di
pensiero permette di costruire pensieri a partire da premesse ipotetiche e valutarne le conseguenze in
modo astratto. Nello sviluppo di questo tipo di pensiero è importante che il soggetto sia in grado di 5
valutare l’influenza che tutti i fattori possono avere su un determinato fenomeno e di verificare in
maniera sistematica, logica. Il pensiero operatorio formale consente di attuare le appropriate relazioni
logiche tra fatti e regole generali, e di elaborare le informazioni su un piano puramente astratto.
Anche qui possiamo individuare dei compiti utilizzati da Piaget, tra cui il compito del pendolo.
Vengono dati ai ragazzi palline di peso diverso e corde di lunghezza diversa, appese ad un gancio e
gli si dice che può variare la lunghezza, il peso e la forza della spinta e gli viene chiesto di
determinare il fattore che influenza l'oscillazione del pendolo. Nello stadio preoperatorio raramente il
bambino capisce/ascolta il compito, e nei rari casi in cui risolve il problema, dice che è determinato
dalla forza con cui si spinge la pallina. Il bambino in età prescolare potrebbe dare qualsiasi tipo di
risposta dopo aver fatto diverse prove e in base alle sue capacità cognitive può arrivare a dare la
risposta giusta; è però importante sottolineare come il bambino prova concretamente a fare questa
cosa, per poter trovare la soluzione (questo perché è vicino allo stadio operatorio concreto). Nello
stadio operatorio formale, il ragazzo dovrebbe essere in grado di dare la risposta giusta, senza dover
provare o provando ma solamente la corda lunga e quella corta, perché capisce che quella media non
può essere la risposta giusta.
CRITICHE A PIAGET
La teoria di Piaget dà ancora oggi degli importanti spunti per la riflessione sullo sviluppo dei bambini,
ma nonostante ciò la sua teoria ha subito numerose critiche:
1. La nozione di stadio, come la intendeva lui, non è confermata. Lui dice che ci sono 4 stadi e
che il passaggio da uno all’altro è dato dall’acquisizione di determinate caratteristiche. I dati
empirici non confermano la versione strutturale degli stadi, che postula cambiamenti
simultanei in tutte le aree di contenuto, ma rilevano irregolarità tra domini di conoscenza e la
mancanza di coerenza in alcune prove. Per esempio nei compiti di conservazione, un
bambino può riuscire in uno ma non in un altro (potrebbe riuscire in quello dei gettoni ma non
in quello dei liquidi). La nozione di stadio potrebbe essere utilizzata come punto di riferimento
per parlare di sviluppo, ma non nel modo rigido in cui lo fa Piaget. Serve una visione più
fl
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