Estratto del documento

Psicologia dello sport e dell'esercizio fisico

Cos'è?

La psicologia dello sport e dell’esercizio fisico è una disciplina scientifica, nel settore della psicologia applicata, con un carattere multidisciplinare. Le principali discipline collegate alla psicologia dello sport sono: psicologia, scienze dello sport e dell’esercizio, pedagogia.

Cosa studia?

La psicologia dello sport si occupa dello studio scientifico dei comportamenti sportivi legati alla pratica dell'esercizio fisico, oltre che delle ricadute applicative di queste conoscenze in contesti specifici e molto diversi. Distinguiamo:

  • Attività fisica: qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici, che implica un dispendio energetico variabile superiore al livello basale. Comporta dei benefici per la salute, l’attività fisica è adattata.
  • Esercizio fisico: è un sottoinsieme dell’attività fisica, consistente in attività fisica pianificata, strutturata e ripetitiva con lo scopo di mantenere o migliorare la forma/fitness fisica.
  • Attività sportiva: è una sottoclasse dell’esercizio fisico, presenta specifici gesti tecnici che implicano un allenamento sistematico, sotto la guida di un allenatore, strutturata in forma competitiva e governato da regole.

Studia, inoltre, gli aspetti psicologici (i processi percettivi, cognitivi, motivazionali, emozionali, psicofisiologici, comportamentali e sociali) che influenzano la prestazione sportiva (sia di alto livello sia amatoriale) e la partecipazione all’esercizio/attività fisica, a livello individuale e di gruppo e a tutte le età.

Il focus su cui si concentra la psicologia dello sport:

  • Come le emozioni influenzano la precisione di un tiro libero nel basket?
  • Come si può migliorare l’attenzione?
  • Quanto i feedback positivi o negativi di un allenatore incidono sulla coesione di squadra?
  • Può il motor imagery facilitare il recupero dopo un infortunio?
  • Come la mancanza di fiducia condiziona l’apprendimento di un gesto tecnico?
  • La pratica sportiva può aumentare l’aggressività nei giovani atleti?
  • La pratica sportiva può migliorare l’autostima?
  • La corsa di durata riduce ansia e depressione?
  • Davvero lo sport aiuta lo sviluppo di una personalità equilibrata?

Obiettivi

Comprendere e aiutare atleti di élite, giovani, anziani, persone con disabilità fisica o cognitiva e, in generale, le persone ad ottenere coinvolgimento, massima prestazione, soddisfazione e sviluppo personale attraverso la partecipazione ad attività motorie e sportive.

Pregiudizi sulla psicologia dello sport

  • “Non porta alcun contributo all’allenamento fisico”
  • “L’atleta di alto livello possiede doti innate, straordinarie, particolari”
  • “La preparazione mentale è riservata agli atleti di alto livello”
  • “Serve a curare gli atleti problematici”

Storia della psicologia dello sport

Primo periodo: Antichità – primi del ‘900

Nel 1898 vennero effettuati i primi esperimenti scientifici da Norman Triplett che studiò gli effetti della presenza di altri ciclisti sulla prestazione ciclistica. Egli notò come si hanno prestazioni migliori in gruppo anziché singolarmente. Questo spiega l’importanza dei fattori sociali sulla performance sportiva. Pierre De Coubertin propose l’istituzione dei giochi olimpici moderni (1896 vi furono le prime Olimpiadi ad Atene); nel 1913 viene organizzato un convegno internazionale a Losanna inerente agli aspetti psicologici e psicofisiologici della pratica sportiva.

Secondo periodo: Anni ’20-‘30

Negli anni ’20 Coleman Roberts Griffith, un ricercatore dell’Università dell’Illinois, pubblicò 25 articoli sulla psicologia dello sport e dimostrò l’influenza dei fattori psicologici sulle performance sportive (1921-1931). Nel 1923 insegna al primo corso di psicologia dello sport (University of Illinois); fonda il primo laboratorio USA (Athletic Research Laboratory, 1925); scrive due manuali: Psychology of Coaching (1926) e Psychology of Athletes (1928). In Europa Robert Werner Schulte, presso l’Accademia Tedesca di Educazione Fisica, conduce degli esperimenti di misurazione delle capacità fisiche e attitudinali nello sport (Body and Mind in Sport); Carl Diem a Berlino fonda il primo laboratorio di psicologia dello sport; vennero svolte ricerche simili in Unione Sovietica, principalmente ad opera di Avksentii Puni a Leningrado. Nel 1930 in Europa dell’Ovest venne stilata la Carta della Riforma sportiva (De Coubertin): la psicologia si interessa delle caratteristiche psicologiche dello sportivo in stato di salute, non riferite a stati di malattia o disagio, viene evidenziato l’aspetto pedagogico, valoriale e ludico dello sport.

Le correnti psicoanalitiche sono interessate alla diagnosi e all’analisi dei tratti di personalità e alle loro correlazioni con lo sport. Successivamente in America le variabili psicologiche studiate nelle loro interazioni con variabili ambientali, sociali, fisiche, ecc., avevano il fine di predire le caratteristiche e le condizioni psicologiche e di personalità favorenti la nascita degli atleti di alto livello. Viene data importanza alla psicodiagnostica: si va alla ricerca di modelli cognitivi e comportamentali, utili ad individuare le differenze tra atleti e non atleti, tra maschi e femmine nella pratica di uno sport, tra atleti di élite e dilettanti, tra praticanti sport individuali e di gruppo, le peculiarità delle varie specialità. Vennero fatte oltre 600 ricerche: ma non fu scoperto nessun profilo di personalità caratterizzante gli atleti di maggiore successo (vi era un’ampia variabilità nei tratti dei partecipanti dello stesso sport).

Terzo periodo: anni ’40-‘70

Henry studiò gli aspetti psicologici nell’acquisizione del comportamento motorio. Yates, una ricercatrice americana praticante sport, fu la prima donna tra gli psicologi dello sport.

La psicologia dello sport nasce realmente negli anni ’60 (è una disciplina scientifica all’interno delle scienze delle attività motorie e sportive). Si assiste al fallimento della psicologia dei tratti di personalità nello spiegare la variabilità dei comportamenti degli esseri umani e nel prevedere l’efficacia delle prestazioni fornite dagli atleti. Nasce il concetto di allenamento mentale. La preparazione psicologica inizia nei giochi olimpici di Melbourne nel 1956: in cui vengono considerate non solo le qualità fisiche, tecniche, tattiche o psicologiche (tratti caratteriali di personalità) ma anche le dimensioni cognitive, affettive ed emozionali (che hanno una reciproca influenza). Viene data importanza agli aspetti relazionali dello sportivo (squadra, allenatore, società, famiglia, amici, ecc.) e della loro qualità.

L’atleta, anche se ben allenato, può non raggiungere il massimo delle sue prestazioni in una situazione di elevato stress. Il mental training venne trascurato per mancanza di conoscenze specifiche, e/o per erronea convinzione che le abilità mentali fossero innate. Nel 1962 nasce il comitato olimpico giapponese, un settore adibito all'allenamento mentale degli atleti. Punti salienti furono: concentrazione, consapevolezza, libertà mentale e pensiero (influenza dello Zen).

Nel 1965, a Roma, Ferruccio Antonelli, il francese Michael Bouet e gli spagnoli Josè Maria Cagigal e Josè Ferrer-Hombravella nel congresso di medicina dello sport decidono di organizzare il congresso mondiale di psicologia dello sport. Venne fondata la prima società internazionale di psicologia dello sport (International Society of Sport Psychology, ISSP), e Antonelli venne eletto presidente. Nascono circa una ventina di associazioni dedicate alla psicologia dello sport in Europa e settanta nel mondo (North American Society of Sport Physical Activity, NASSPA)

Nel 1969 nasce la FEPSAC (Federation Europeenne de Psychologie des Sports et des Activites Corporelles).

Quarto periodo: consolidamento anni ’70-‘90

Dagli anni ‘60/’70 la psicologia dello sport sposta il suo interesse di ricerca per il mondo accademico, poiché riconosciuta capace di fornire informazioni utili a migliorare l’allenamento e la prestazione sportiva, inizia così ad essere “utilizzata” come disciplina. Nel 1970 l’obiettivo principale della psicologia dello sport passa dallo studio delle prestazioni sportive alla possibilità di migliorare le performance, dallo studio degli aspetti di personalità in grado di predire i comportamenti e le prestazioni future alla ricerca delle competenze psicologiche richieste nelle situazioni agonistiche e in che modo queste abilità mentali possono essere apprese e sviluppate dagli atleti, integrando il livello teorico con quello pratico.

Si aiuta a compiere performance sempre migliori, eccellenti. Si passa da un livello teorico alla pratica: nasce il modello di psicologia dello sport in azione. Lo sport viene usato come strumento di integrazione ed educazione; l’esercizio fisico e il movimento vengono considerati veicoli di salute (si ricercano i fattori alla base dell’adesione). Nel 1970 Antonelli diventa Editor della prima rivista internazionale in psicologia dello sport (International Journal of Sport Psychology pubblicata dall’ISSP). Nel 1974 Antonelli fonda l’Associazione Italiana di Psicologia dello Sport (AIPS).

Nel 1980 la psicologia dello sport è sempre più riconosciuta dal mondo sportivo come valido contributo al miglioramento della prestazione sportiva negli atleti (di alto livello e di squadre nazionali). La psicologia dello sport arriva sul campo: Martens si rivolge maggiormente alle situazioni reali, rileva in campo le variabili che influenzano le performance e il rendimento in gara e in allenamento.

Nel 1984 ai giochi olimpici di Los Angeles troviamo la prima massiccia presenza di psicologi dello sport (20 in Canada) e dal 1988 alle olimpiadi di Seul vengono utilizzate le sistematiche consulenze psicologiche da parte di molti paesi industrializzati e anche di nazioni in via di sviluppo (come Nigeria, Cuba, Algeria). Nel 1985 Martens fonda quella che nel 2006 sarà l’Associazione per la psicologia dello sport applicata (AASP), nel 1987 pubblica “Coaches guide to sport psychology” e struttura il programma A.C.E.P.; diventa presidente delle Edizioni Human Kinetics. Nel 1987 viene istituita la divisione 47 (psicologia dello sport e dell’esercizio) dell’APA, riunendo psicologi e scienziati del movimento interessati alla ricerca, alla formazione e agli interventi in materia, avviando la psicologia dello sport verso un sempre maggiore sviluppo in termini di affermazione e riconoscimento. Nel 1989 Dorothy Harris (1931) fu la prima donna a ricevere il premio Fulbright in psicologia dello sport. Fu la prima donna americana ad essere membro dell’International Society of Sport Psychology; la prima psicologa dello sport presso U.S. Olympic Committee’s training center, la prima a ricevere Women’s Sport Foundation’s award per il contributo femminile allo sport.

Psicologia dello sport e CONI

Il 20 marzo 1984 la giunta esecutiva del CONI costituisce l’istituto di scienza dello sport al dipartimento di Psicologia. Uno dei 3 componenti erogava:

  • Le valutazioni psicologiche degli atleti di interesse nazionale e olimpionico (all’interno delle visite polispecialistiche finalizzate alla tutela della salute degli atleti, ad es: psicodiagnostica).
  • La formazione tramite corsi di perfezionamento in psicologia dello sport.

Dopo il 2000 viene fatta una riorganizzazione del CONI in CONI S.p.A. costituito da un istituto di medicina e scienza dello sport riorganizzato in 3 unità: medicina dello sport, scienze dello sport, poliambulatorio. Le valutazioni psicologiche vengono ancora svolte ma non esiste più una struttura autonoma dedicata alla psicologia.

Quinto periodo: maturazione anni ’90 – inizi 2000

Nel 1990 vi è un pieno riconoscimento della psicologia dello sport a livello internazionale; vi sono delle evidenze scientifiche dalla teoria all’applicazione, piani di intervento specifici e complessi, programmi multimodali di mental training sottoposti a verifica. Maturazione degli aspetti applicativi della psicologia dello sport. Inoltre, inizia ad esserci uno scambio di informazioni con ricercatori che provengono da altri ambiti disciplinari, in modo da confrontarsi sui modelli teorici e sulle prassi operative. Le società scientifiche internazionali (a livello europeo la FEPSAC, a livello mondiale l’ISSP) hanno organizzato regolari occasioni di confronto e di diffusione di conoscenze scientifiche delle quali vengono fatte derivare dei paradigmi di intervento al fine di verificarne o falsificarne l’efficacia.

Negli anni 2000 la psicologia dello sport è in forte espansione in tutto il mondo. Oltre 4000 (600 negli Stati Uniti) sono gli insegnamenti accademici nel mondo di psicologia dello sport, psicologia dell’esercizio fisico, psicologia applicata allo sport. Assistiamo ad un incremento delle associazioni e delle riviste scientifiche internazionali dedicate alla psicologia dello sport (International Journal of Sport Psychology; International Review of Sport and Exercise Psychology; Journal of Applied Sport Psychology; Journal of Clinical Sport Psychology). In alcuni paesi (es: UK) viene pianificata un’introduzione al registro per psicologi ad indirizzo applicativo, regolato dall’Health Professions Council. L’obiettivo (non vincolo burocratico all’esercizio della professione) testimonia l’acquisizione di competenze certificate entro un percorso professionale. SPOPSAM (Registro nazionale e professionale operatori in psicologia dello sport e delle attività motorie).

Sesto periodo: contemporaneo

La psicologia dello sport è una disciplina molto importante all’interno delle scienze motorie e sportive (per specificità e diffusione). Nel 2009, in Marocco, alla conferenza internazionale di psicologia dello sport, ci fu un contributo scientifico di 70 paesi. Vi fu una diffusione ed una conoscenza e specializzazione sempre maggiore fra gli esperti del settore. In Nord America o Australia, quasi tutte le società professionistiche, i settori giovanili, le federazioni sportive, le scuole, si avvalgono di un servizio riconosciuto di psicologia sportiva quale strumento integrativo, ma necessario; in Italia questo servizio è poco conosciuto, riconosciuto e richiesto. Nel 2006 nasce il primo centro universitario di ricerca e formazione relativo alla psicologia dello sport “Mind in Sport Team” (MiST) composto da una decina di Atenei.

Concludendo

La psicologia dello sport è articolata in differenti sottodimensioni:

  • Concezione “sociale” dello sport: è un modello di integrazione e inclusione sociale, di riabilitazione, uno strumento educativo, un veicolo di benessere che rende lo sport un “diritto di cittadinanza” in tutte le fasi del ciclo di vita. Inoltre, sono stati costruiti dei programmi e dei progetti per la facilitazione all’accesso e al mantenimento dell’attività sportiva (per le fasce più deboli).
  • Avviene una promozione del benessere obiettivo in tutti i livelli sportivi, da agonistico e ricreativo (dagli anni ’80 lo sport è per tutti). Ciò è avvenuto grazie ai contributi della psicologia della salute, della psicologia sociale, della psicologia dello sviluppo e della psicologia clinica. La committenza è di natura imprenditoriale (ad esempio circoli sportivi), associativa (enti di promozione sportiva) o istituzionale (ministero della salute o della pubblica istruzione, enti locali, ecc).
  • Si inizia ad avere una concezione “agonistica” dello sport: attraverso il “mental training” con il singolo atleta (entra in gioco la psicologia cognitiva, la psicologia fisiologica) o aspetti organizzativi e sistemici in cui l’atleta opera (come la psicologia del lavoro).

La figura dello psicologo dello sport e dell'esercizio fisico

Deve essere laureato in psicologia (Laurea Magistrale), abilitato dall’Esame di Stato e iscritto all’Albo professionale degli Psicologi (Sezione A, opera in completa autonomia), può collaborare con allenatori, atleti, genitori, società sportive, scuole, università, centri di ricerca, servizi per l’infanzia e l’adolescenza degli enti locali e i servizi socio-sanitari delle ASL. Dovrebbe partecipare anche a corsi di alta formazione o master universitari particolarmente indicati. Deve operare su tre versanti:

  1. Ricerca: ad esempio comprendere e individuare i processi fondamentali nel miglioramento della performance o nell’adesione a stili di vita attivi;
  2. Formazione: didattica e disseminazione; trasmissione competenze per promozione dei benefici dell’attività fisica;
  3. Applicazione/Consulenza: fornire strumenti per miglioramento della performance, o della compliance.

Il 3% degli psicologi si occupa di psicologia dello sport (consiglio nazionale ordine degli psicologi, 2009); meno dell’1%; il 63% non svolge attività in ambito sportivo. Tra quelli che svolgono attività in questo ambito, il 17% svolge questa attività solo per il 10% dell’attività totale svolta. Sono tre i ruoli professionali di intervento nel mondo sportivo, ben riconosciuti in letteratura, dove alcuni aspetti tecnico-motori e psicologici possono sovrapporsi:

  1. Psicologo dello sport clinico: è uno psicologo con formazione anche in psicoterapia, in grado di affrontare problematiche emozionali e psicopatologie che alcuni atleti/e o alcune persone frequentanti palestre di fitness possono presentare (disturbi dell’alimentazione, burnout, reazioni emozionali agli infortuni).
Anteprima
Vedrai una selezione di 17 pagine su 79
Psicologia dello sport e della salute Pag. 1 Psicologia dello sport e della salute Pag. 2
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 6
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 11
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 16
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 21
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 26
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 31
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 36
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 41
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 46
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 51
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 56
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 61
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 66
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 71
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia dello sport e della salute Pag. 76
1 su 79
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher agneseagata di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sport e della salute e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Ghisi Marta.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community