Scheda 1
Psicologia delle attività sportive: aspetti educativi e sociali
Introduzione pt. 1
Psicologia dello sport: 3 principali soggetti: persone (praticanti sia l'attività sportiva che le persone); i comportamenti delle persone; il contesto (dove vengono svolti); applicazione pratica della conoscenza sportiva, teorica o applicata. (ricerca, teoria e applicazione)
Ci sono esperti che si occupano, es. psicologi dello sport, fanno delle indagini apposta. Gli psicologi, laureati in psicologia, percorsi simili di università ai nostri ma con materie differenti, nel nostro settore identificano i principi e le linee guida per poi dare aiuto ai professionisti, in modo da trarre beneficio dell'attività fisica e sportiva.
Non devono essere confusi con motivatori e coaching, perché sono differenti percorsi universitari.
Gli obiettivi sulla prestazione motoria e fisica: ansia: come influisce sull'atleta; mancanza di autostima: non solo a livello sportivo ma anche personale al di fuori della vita sportiva, quindi vita quotidiana; comportamento dell'allenatore: quanto influisce l'allenatore (da come si pone a come tratta); la motivazione: es. genitori che pressano troppo il proprio figlio o allenatore che pressa troppo per arrivare ad un livello alto (14-16 influenza maggiore).
Effetti dello sport: potrebbe sviluppare dei tratti positivi sull'aspetto della persona, reazione circolare influenzano le abilità psicologiche, può smettere questo circolo solo nel momento in cui si smette di fare quella determinata cosa, e potrebbe incominciare una vita sedentaria. (perché dovrebbe finire? per mancanza di motivazione ad esempio).
Definizione psicologi: identificazione delle linee guida che i singoli professionisti possono usare per aiutare adulti e giovani che partecipano e traggono beneficio dall'attività sportiva.
Obiettivi: ansia: come l'ansia influisce sulla prestazione sportiva; mancanza di autostima: non solo nella sfera sportiva ma anche in quella privata; comportamento dell'allenatore (il modo in cui si pone con i suoi atleti); comportamento dei genitori, in che modo sostengono i figli o gli ostacolano? Questa pressione avviene tra la fascia di età che varia dai 14 ai 16 anni.
Lo sport e l'attività fisica come esercitano in maniera psicologica e mentale sul benessere e la salute? Riduzione di ansia e depressione, miglioramento dell'umore, se in età evolutiva migliora l'autostima, può migliorare la personalità.
Ricerche iniziali
1898-1964 Fondazione mondiale degli psicologi dello sport 1965.
Norman Triplett (1898): è stato considerato come il primo esperimento della psicologia dello sport. Si analizza quanto il pubblico potesse influire sulla prestazione ciclistica.
Coleman Griffith (1921-1938): il primo americano che decide di dedicare la sua carriera alla psicologia dello sport. Sviluppa il primo laboratorio, partecipa ai corsi per allenatori della squadra di baseball, per questo motivo fu il primo a fornire consulenze psicologiche a una squadra di baseball.
Avksenty Cezarevich Puni (1927): condusse per primo lo studio psico-fisiologico sugli effetti dell'allenamento nel tennis tavolo (URSS Unione Sovietica). Nel 1928 entrò alla Lesgaft Accademia di Stato di Cultura Fisica, il primo studio sovietico dedicato all'attività fisica e dello sport, ad oggi ancora molto famoso per allenatori e insegnanti.
Piotr Antonovich Roudik (1925), fonda il primo laboratorio di psicologia dello sport, nell'URSS.
L'International Society of Sport Psychology (ISSP) è stata fondata il 20 aprile 1965, Roma, durante il primo congresso mondiale di psicologia dello sport organizzato presso l'Istituto di Medicina dello Sport del CONI da Ferrucci Antonelli, psichiatra e primo presidente.
Ferrucci Antonelli: fondò nel 1970 la prima rivista internazionale International Journal of Sport Psychology, che continua a essere pubblicata in Italia dall’Editore Luigi Pozzi.
Motivazione pt. 1
È la base di tutto ciò che facciamo nella vita quotidiana. (anche biologicamente) È molto valutata per ciò che si produce = prestazioni fornite in direzione di attività. Energia e persistenza delle azioni delle attività. Il controllo dell'atleta può cambiare in maniera repentina.
Nel 2006 secondo l'ISTAT, il picco di pratica di sport era tra i 14-16 anni ma subito era in discesa, per i ragazzi era tra il 70-75% mentre per le ragazze nettamente più basso perché parliamo 50-60%. Abbandono dello sport troppo presto.
Anni '70 2 programmi realizzati che hanno portato risultati più significativi. I fattori motivazionali che hanno guidato questa ricerca: affiliazione, potere, indipendenza, stress, eccellenza, aggressività, successo su 3000 atleti di età differente (11-18), risulta che affiliazione, eccellenza e stress sono alla base dei motivi per fare sport, gli altri sono meno importanti. Nessuna differenza di genere.
Anni '70 2 programmi realizzati che hanno portato risultati più significativi. I fattori motivazionali che hanno guidato questa ricerca: affiliazione, potere, indipendenza, stress, eccellenza, aggressività, successo su 3000 atleti di età differente (11-18), risulta che affiliazione, eccellenza e stress sono alla base dei motivi per fare sport, gli altri sono meno importanti. Nessuna differenza di genere.
II studio. Studio che determinano l'abbandono e la partecipazione sportiva: 2000 atleti e non atleti che hanno abbandonato, hanno studiato su altre caratteristiche: divertimento, acquisizione e miglioramento delle abilità sportive, mantenimento forma fisica, stare con gli amici e farsene di nuovi, questi sono i dominanti.
Ma non solo perché nella tarda adolescenza è correlato alle necessità lavorative, nei più giovani problemi con l'allenatore o infortuni.
Creazione di un questionario: con un doppio scopo, questionario di motivazione allo sport suscettibile di essere utilizzato nei programmi di ricerca. Studiare in modo descrittivo le ragioni che determinano la scelta di praticare sport.
I risultati: migliorare le abilità sportive; (x le ragazze) divertirsi; imparare nuove abilità; gareggiare; fare parte di una squadra; trarre piacere dalle sfide. (x i ragazzi) trarre piacere; sfide; divertirsi; gareggiare; imparare nuove abilità; status e riuscita; squadra; forma fisica; energia; rinforzi; abilità; amicizia; divertimento.
I giovani fanno sport per un numero alto di ragioni, senza limiti di età se non per competenza sportiva e fase di gareggiare.
Le ricerche sono state fatte in tutte le parti del mondo, in Australia, è stata evidenziata la stessa struttura motivazionale ma differenze in relazione a come i fattori si combinano insieme. 2589 giovani intervistati tra i 9-18 anni, con tutte le aree geografiche. I fattori motivazionali identificati sono analoghi a quelli delle ricerche precedenti.
Approccio interculturale in Italia (2): dimensione affiliativa tra i 9-11 anni, desiderio di eccitamento e provare entusiasmo tra i 12-14 anni, raggiungimento di una forma fisica e miglioramento competenza sportiva tra i 15-18 anni.
Approccio interculturale in Italia (3): entusiasti, bisogno di socializzazione, competizione, individualismo, anticompetitivi.
Motivazione pt. 2
Orientamento motivazionale: massimo impegno per se stessi, vincere ed essere assolutamente i migliori. In entrambi gli atteggiamenti sono rilevatori di una forte motivazione ma orientata in maniera differente. Il giovane viene molto influenzato dal contesto del feedback. Si deve stimolare l'atleta anche se non si dà il massimo.
Orientamento al compito: esecuzione di una determinata prestazione sportiva, al meglio di sé indipendentemente dal risultato che si vuole ottenere, attraverso il confronto tra il programma memorizzato e l'esecuzione.
Orientamento al successo, si vuole mostrare il proprio livello di saper fare non solo a se stesso ma anche agli altri mettendo in relazione alla competizione.
Il successo può essere anche soggettivo, perché può essere un miglioramento della prestazione personale. L'atleta s'impegna ad emergere, vincente dal confronto con altri atleti.
I rinforzi estrinseci: sono ricompense esterne, non direttamente collegate a un'attività, che motivano un comportamento.
Gli atleti orientati al compito: scelta compito con livello moderato di sfida; impegno anche dopo un insuccesso perché motivati intrinsecamente all'attività; interpretano il risultato in termini di impegno sufficiente o insufficiente; considerano il successo come dovuto a fattori motivazionali all'impegno individuale o collettivo; considerano a loro estranei atteggiamenti quali desiderio di barare e fornire un'immagine differente da quella reale.
Atleti orientati al risultato: i risultati negativi in termine d'impegno insufficiente solo se hanno molta fiducia nella loro abilità. Scelta obiettivi semplici da ottenere e che consentono di avere la certezza del raggiungimento del risultato sperato. Se sottostimati il loro impegno diminuisce e ridimensionano l'importanza del compito da eseguire. Il successo è determinato dal proprio livello di abilità e del talento di base posseduto.
Motivazione intrinseca: identifica la spinta interiore che sostiene il desiderio di fare bene e l'impegno in un'attività dalla quale si trae soddisfazione per ciò che si fa e come la si fa. Fa in modo di sentirsi competenti e autodeterminanti nell'ambiente circostante. Indipendentemente dall'età: bambini, atleti in sviluppo e atleti ad alto livello.
Il compito dell'allenatore: la percezione di competenza e l'entusiasmo derivato dalle situazioni di sfida sostengono la motivazione intrinseca degli atleti. Intervento dell'allenatore deve servire a incrementare la percezione di efficacia personale così l'atleta saprà che il suo impegno e le sue strategie sono adeguate al raggiungimento delle mete prefissate.
Wilma Rudolph (atletica): “Amavo la sensazione di libertà nella corsa, l’aria fresca, la sensazione che l’unica persona con cui stessi gareggiando ero io.”
Kieren Perkins (nuotatore): “Ho sempre gareggiato contro me stesso per migliorare le mie prestazioni, il fatto che talvolta abbia ottenuto il record del mondo per me rappresenta un bonus. II mio obiettivo è fornire ogni volta la mia prestazione migliore, non necessariamente il record del mondo.”
Mohammed Alì (boxe): “La mia strategia era cercare di comportarsi il più scientificamente possibile nei miei combattimenti.”
Roberto Baggio (calcio): “Per realizzare i miei sogni ho agito sempre spinto solo dalla passione.”
Personalità pt. 1
Sport personalità: è uno degli argomenti più discussi ad oggi soprattutto nel nostro settore. Principale obiettivo dello scienze dello sport è comprendere la prestazione sportiva: gli atleti possiedono una personalità specifica? È possibile distinguere il profilo personologico di diverso livello di abilità?
1984, sono state condotte 1000 indagini con questo modello di tratti di personalità, risultati poco significativi e contrastanti. Per questo motivo non si è potuta fare differenza tra atleti e popolazione normale.
Difficoltà nel definire atleti i gruppi studiati, sono stati studiati senza prendere in considerazione altre variabili. Sistemi di misura costruiti per altri tipi di scopi e non appropriati al mondo sportivo.
MMPI = ideato per diagnosticare disturbi psicopatologici (Minnesota Multiphasic Personality Inventory).
Approccio interazionista: permette di analizzare l'interazione fra caratteristiche individuali e quelle della situazione. (Endler Magnusson, 1976) Le azioni umane nascono dall’interazione reciproca tra individuo e ambiente: le situazioni influenzano le persone, ma allo stesso tempo le persone scelgono attivamente i contesti in cui agire.
Di conseguenza, anche individui normalmente onesti possono modificare il proprio comportamento se operano in ambienti in cui pratiche scorrette, come il pagamento di tangenti, sono la norma.
L’approccio interazionista sostiene che per prevedere il comportamento umano è necessario considerare simultaneamente individuo, situazione e comportamenti. Non basta conoscere solo le caratteristiche psicologiche della persona o solo il contesto sociale.
Sul versante individuale vengono identificate cinque categorie psicologiche: abilità, percezione degli eventi e di sé, aspettative sui risultati delle proprie azioni, valore attribuito a tali risultati, e modalità di definizione degli obiettivi e di reazione agli esiti.
Le caratteristiche situazionali, invece, includono l’ambiente fisico, il contesto sociale e il clima psicologico dell’organizzazione. Costruzione di questionari che contengano situazioni specifiche per gli atleti e che valutino una sola dimensione psicologica. Esempio richiesta: sei ansioso? Lo si chiede: come ti senti…?
Personalità pt. 2
Regolazione
La teoria social-cognitiva (Bandura, 1997), 3 meccanismi di autoregolazione (sinergici): obiettivi personali, riferiti alla motivazione di impegno in comportamenti specifici o di raggiungimento di determinati livelli di prestazione; aspettative di risultato, riferimento alla stima del fatto che un determinato comportamento condurrà a certi risultati; autoefficacia, riguarda la convinzione di poter eseguire con successo il comportamento richiesto per produrre tali risultati.
Il determinismo triadico: enfatizza la prospettiva: personali; comportamenti; situazione; interazione. L'ambiente influenza in maniera primaria, fornendo modelli e standard che promuovono lo sviluppo delle risorse di autoregolazione.
L'importanza dell'auto-efficacia: capacità di riflessione su se stessi e del genere umano; analizzo esperienze e rifletto sui processi di pensiero. Bandura, dà particolare importanza al giudizio delle persone che forniscono sulla propria capacità/efficacia nel controllare gli eventi rilevanti della vita.
Siamo noi a decidere cosa fare, quando, quanto sforzo in base alla percezione di efficacia. (L’autoefficacia determina l’intenzione di mettere in atto un comportamento, la quantità di impegno nel perseguire questo obiettivo, la persistenza nel continuare a sforzarsi, nonostante le barriere che possono ostacolare la motivazione e il grado di successo.
Percezione, si possono avere convinzioni di efficacia molto forti (es. calcio, portiere che riesce a parare in ogni caso la palla). Non è un predittore inerte delle prestazioni future, anche le funzioni più meccaniche non vengono messe in atto in tale modo, vengono sempre influenzate dal processo di pensiero, dallo stato d'animo al momento stesso in cui ci si trova.
(Es. discesa delle scale, in modo meccanico, ma non sempre può essere tale, perché potrebbero essere bagnate o rovinate, quindi il pensiero deve essere elaborato e perdiamo la coordinazione).
I pensieri alterano molto ciò che noi stiamo per andare a fare; perché li influenzano.
Sostanze illecite: ridotto livello di efficacia personale.
Autoefficacia, composta da 4 caratteristiche essenziali: esperienze comportamentali (più importante), esempio del superamento dell'esame ad andare dal dentista; esperienze vicarie (basata sull'osservazione e giudizio nell'eseguire nello stesso modo l'azione), esempio osservazione nell'apprendimento sportivo; persuasione verbale (influenza sociale e dell'allenatore, può sostenere); stato fisiologico (gestione dello stress).
Come allenare l'autoefficacia: auto-monitoraggio, es. che hai fatto? Hai eseguito bene il movimento? (domande poste dall'allenatore) Vengono resi sensibili se questo viene fatto fin da quando gli atleti sono piccoli. Con piccoli incentivi si riesce ad arrivare da degli obiettivi ben specifici.
Lo stress nello sport
SELYE, 1956: definisce lo stress come risposta non specifica del corpo a qualsiasi richiesta che gli venga rivolta.
Può anche essere definito stress il momento in cui dobbiamo salire le scale di corsa perché il cuore dovrà aumentare il numero di battiti, per far in modo di arrivare più sangue ai muscoli e la respirazione diventerà breve ed accelerata. (stimolo stressante, perché le reazioni fisiologiche del corpo costituiscono reazioni dell’organismo alla richiesta, considerate delle modifiche)
Questa è una delle definizioni, ma se ne possono fornire altre:
- Qualsiasi reazione che consente l’equilibrio umano
- Un lavoro che il corpo deve svolgere per rispondere a stimoli esterni ed interni
- Risposta dell’essere umano ai cambiamenti ambientali
- Risposta psicologica e biologica nel fronteggiare situazioni problematiche
- Reazione ad una determinata condizione di ansia che può favorire o ostacolare le prestazioni
- Risposta ad un evento quotidiano
Lo stress è un processo in cui gli stressor = stimoli che l'insegnante dà, richieste dai genitori ecc. o situazioni che viviamo generano risposte di adattamento, perché lo stress serve per rimettere l’essere umano in una condizione di adattamento oppure in condizione di stress (negativa) sia a livello fisiologico che psicologico.
Introduce 2 nuovi concetti:
- Reazione di stress che non è adeguata alle richieste della situazione e che possiede per la persona una valenza negativa chiamata distress.
- Reazione di stress cronica qualora si protragga nel tempo oltre il necessario; in questo caso l’organismo continuerà a produrre la risposta stressante anche in assenza dello stressor da cui è stato scatenato. (LINDEN, 2005).
Lo stress
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