27/02/2025
PSICOLOGIA DELLE ATTIVITÀ SPORTIVE - SECONDO SEMESTRE
Come vive la psicologia all’interno dell'attività sportiva
VIDEO DI JANNIK SINNER DOPO LA VITTORIA DEGLI US OPEN - 9 SETTEMBRE 2024
Cosa c’entra la psicologia con quello che dice Sinner? Ciò che dice Jannik è diverso da
quello che dice Spalletti in conferenza stampa dopo la partita di Nations league (FRA - ITA)
però, in qualche modo, entrambi parlano di psicologia o ci informano sul peso della
psicologia (di quello che succede a livello mentale agli sportivi).
Sinner vince gli US Open:
● si congratula con il suo avversario, gli fa i complimenti;
● dedica la vittoria alla zia che non sta molto bene perchè, oltre allo sport, ha una
vita personale → sembra banale ma, spesso, ci dimentichiamo di questa parte dello
sportivo. Ci son due dimensioni della vita di uno sportivo:
○ sportivo come atleta
○ sportivo come persona
Anche eseguendo una prestazione importantissima, uno sportivo non può smettere
di essere persona e scindere il tutto → a volte è possibile separare le due
dimensioni, altre no. Non significa non essere concentrati su quello che stai facendo
CONFERENZA STAMPA SPALLETTI POST FRANCIA ITALIA - 4 SETTEMBRE 2024
Il CT riconosce la parte umana → lui dice "la mente ti può distruggere” = tu puoi essere
pronto e molto capace tecnicamente e tatticamente ma, se la tua mente non va o ti gioca
contro e non ti supporta, quella cosa non funziona e tu, di conseguenza, non funzioni → puoi
agire positivamente a anche a perdere le tue possibilità pian piano.
APPROCCIO PERFORMA P = persona
A = atleta
In uno sportivo, ci sono questi due fronti:
a) il fronte dell'atleta
b) il fronte della persona
“Fronte” perché c’è una dimensione individuale
costituita dalle dimensioni di “persona” e
“atleta”;
Di seguito: spiegazione dei punti dello
schema a lato
● Direttore, allenatori, staff medico (medici e fisioterapisti), dirigenti e
accompagnatori, compagni di squadra:
○ questo individuo, inoltre, ha un fronte relazionale significativo: un atleta
facente parte di una società sportiva si rapporta con: direttore/presidente,
allenatore, staff medico.
○ Una di queste relazioni sarà significativa e importante per lo sportivo:
quest’ultimo non sarebbe inserito in un contesto relazionale funzionante.
Normalmente, questo rapporto significativo è, in primis, con l’allenatore in
quanto figura con la quale si condividono metodologie, obiettivi e con la quale
1
ci si rapporta quotidianamente. Non è necessariamente l’interlocutore dal
punto di vista psicologico ma, dal punto di vista tecnico e tattico sì.
■ Non sappiamo quale sia la persona che più condiziona e che ha
più peso dal punto di vista psicologico → sicuramente è tra queste
ma non lo sappiamo a priori, bisogna vedere caso per caso.
○ accompagnatori (in alcuni sport) → accompagnano i minorenni nelle
trasferte…
● Genitori/famiglia:
○ Come diceva Sinner, a sua volta, ha un fronte relazionale che ha a che fare
con la sua vita personale → ogni sportivo ha una famiglia e una sua vita
personale e privata;
■ gli sportivi, se partiamo dall’agonismo (13/14 anni) fino ad uno
sportivo di età media (25 anni) sono sempre persone giovani e che,
quindi, hanno un rapporto importante con la famiglia d’origine.
Quando hai 40/50 anni il rapporto cambia e non è lo stesso che avevi
a 15: ti sei reso più indipendente, hai costruito una tua famiglia.
● Educatori/convitto:
○ se uno non è sportivo e si è dovuto trasferire per intraprendere il suo
percorso, se è giovane, viene inserito all’interno di un convitto o di una
residenza che il club mette a disposizione.
● Insegnanti/formatori:
○ anche gli sportivi vanno a scuola
● Partner/social: anche lui/lei è molto importante
○ c’è il partner di coppia che ha un’importanza significativa
● Amici/social:
○ possono essere amici del liceo, delle elementari, dell’università, della vita ma
sono comunque amici
■ questo fronte costituisce la rete relazionale significativa di uno sportivo
(in realtà, di qualsiasi persona)
social → noi lavoriamo anche con la generazione z (1997/2012) nonché
generazione di nativi digitali - nati circondati da device/dispositivi elettronici
con delle caratteristiche particolari e diverse da quelle delle generazioni
precedenti.
Noi viviamo questa situazione giorno dopo giorno: quello che è
normale per noi, non lo è per chi fa parte della generazione
precedente; inoltre, lavoreremo con una generazione di nativi digitali
e, per noi, sarà normale ma, per gli altri non lo è perchè devono
conoscerla, studiare e capire i modi giusti per comunicare. 2
TENNIS
Come la psicologia è dentro ad uno sport
● alta complessità tecnico - tattica
○ forte open skill = hai un avversario diretto che, situazione per situazione, it
pone delle difficoltà e ti mette degli ostacoli
○ devi stare sempre attento a quello che succede, situazione dopo situazione,
gioco dopo gioco
● Non prevede pareggio
○ o vinci o perdi, non si pareggia
■ anche questo comporta una sfida che induce un’ansia di base
ineliminabile. C’è sempre timore di perdere
● durata media tendenzialmente lunga → da 75 a 100 s
○ la durata non è determinabile, non sai quanto sforzo dovrai fare e quanto
tempo durerà
● numerose pause → cambio campo, servizio
○ concentrazione, ansia = il fatto che sia una open skill, questa’ansia è
ineliminabile. Si parla di preoccupazione e apprensione, non di ansia
patologica, che è impossibile che non ci sia
● alta frequenza di partita e allenamento
○ può durare anche ore, non solo 90 minuti come il calcio (con recupero)
● bassa protezione psicologica → sport individuale (no doppio)
○ devi gestire tutto da solo; la responsabilità - sia che vada bene sia che vada
male
○ è uno sport dove, per un lunghissimo periodo, non puoi parlare
Il tennista André Agassi definisce, forse in modo esagerato, il tennis come “isolamento
carcerario” → tu sei con te stesso e devi gestire tutto da solo (vittorie e sconfitte che siano)
- non c’è un dialogo con i coach (in tribuna).
Ci sono altri sport dove non puoi parlare ma per un breve periodo → nel tennis il periodo è
più lungo.
Quando la pratica sportiva dura pochi secondi, non si può e non ha senso parlare con il
proprio coach; al contrario, la mancanza di comunicazione nel tennis potrebbe essere un
problema a causa della durata delle partite che, spesso, sfiora le tre ore.
CALCIO → sport di squadra
● open skill
○ è uno sport di situazione nel quale devi coordinare mentalmente più variabili
che sono individuali - per come sta ciascun giocatore sul campo insieme agli
altri - e di interscambio relazionale di schemi tattici
● pubblico
○ è molto importante e si fa sentire molto (rispetto anche ad altri sport)
■ è una variabile che, dal punto di vista psicologico, ti può condizionare:
● casi in cui un giocatore viene bersagliato da una tifoseria
(fischi…)
● arbitro
○ variabile molto importante → può determinare lo sviluppo e l’esito delle partite
● media
○ pressione mediatica molto importante → il calcio è uno sport molto esposto e
con tanti interessi 3
● lungo intervallo/pause/episodi
○ si ha un lungo intervallo di 15 minuti circa (non in molti sport)
■ recupero, gestione ma anche perdita della concentrazione
■ bisogna saper usare l’intervallo in modo costruttivo e positivo per la
squadra - ti puoi perdere in poco
● capita spesso che, dopo l’intervallo, ci sia un cambio tra primo
e secondo tempo - in positivo o in negativo
● professionismo
○ rischio di burnout e infortunio
■ per alta frequenza dell’allenamento e delle partite
● fattori protettivi e di rischio
○ il fatto che sia di squadra può essere un fattore protettivo perchè non hai tutta
la responsabilità sulle tue spalle ma, a volte, i giocatori si nascondono nella
squadra (soprattutto se in difficoltà) - dal punto di vista psicologico bisogna
essere in grado di gestire il tutto: la squadra può essere una protezione e fare
forza ma può anche diventare un rifugio o una via di fuga per le difficoltà
individuali
○ ANSIA
■ come dice Mertens → nasce perché:
● è uno sport mediatico - grossi interessi economici
● pressione, importanza e incertezza del risultato
○ dipendendo dal risultato stesso, si giocano milioni
(anche miliardi) di euro/dollari
Psicologia delle attività sportive:
● disciplina psicologica che studia il comportamento umano, inteso come il
mondo sia interno ai pensieri e alle emozioni che regolano il rapporto tra emozioni e
pensieri, nel contesto del rapporto tra attività motoria - sportiva e sviluppo
psico- fisico dello sportivo dal punto di vista individuale e relazionale
○ nel complesso del rapporto dell'attività motoria che può essere a scopo:
■ agonistico
■ educativo
■ riabilitativo
● malati o infortunati
■ wellness
● scienza dello sport interdisciplinare e internazionale
○ non ha senso a sé ma diventa efficace se abbinata ad altre discipline
○ internazionale: nasce e cresce in contesti fortemente internazionali
■ persone di diverse culture si incontrano e lavorano insieme
● scienza di frontiera, sviluppatasi tra dipartimenti universitari di psicologia ed
educazione fisica, tra laboratorio e campo
● obiettivi:
○ promozione del benessere psicofisico
○ ottimizzazione delle risorse psicologiche delle performance 4
Situazioni della psicologia dello sport:
1) crollo della concentrazione dello sportivo in momenti chiave della partita o in partite
chiave
2) attivazione delle competenze tecnico - atletiche solo quando si è in svantaggio
3) errori frequenti quando sta per concludere un’azione (senza ostacoli esterni
giustificanti)
a) perdita di lucidità e freddezza
4) bassa tolleranza alla frustrazione (reazione aggressiva nei confronti di difficoltà o
provocazioni, provvedimenti disciplinari)
5) scarsa adesione all’allenamento, rifiuto o indifferenza verso le indicazioni
dell’allenatore
6) reazioni depressive (op altre emozioni disfunzionali) se durante la gara è sostituito o
tenuto in panchina
7) bravura tecnica ma bassa autostima/self - efficacy (complesso di inferiorità)
a) non sei consapevole del tuo valore e fai male le cose
8) dislivello di prestazione in gara in confronto all’allenamento (casa - trasferta)
9) disturbi del sonno nelle notti pre - gara (no cause medico - ambientali)
a) alcuni non dormono dopo
10)disturbi digestivi in periodi agonistici (no cause medico - ambientali)
11)infortuni gravi e paura di ri - farsi male
12)distress nel giocatore in presenza di pubblico e/o figure significative
13)scarsa integrazione giocatore - gruppo (ES: tournée/ritiri) e/o tra giocatore e nuovo
contesto di vita
14)scarsa comunicazione del giocatore con i compagni in partita
15)gestione in genitori dello sport in età evolutiva 28/02/2025
ABILITÀ MENTALI NELLO SPORT
Carattere → si forma durante l’infanzia, si definisce nei primi anni di vita e, di base, non si
modifica più (introverso, estroverso, ossessivo…):
- si può affinare, correggere o pulire ma la base rimane uguale
Abilità mentali nello sport → importante:
● concetto ripreso da Martens per la prima volta
● concetto fondamentale della psicologia
○ molti pensano subito alla patologia, ai disturbi e, di conseguenza a psicologo
e psichiatra
pensano anche ad aspetti fissi e statici che non si modificano → carattere di
★ una persona:
■ una volta che si forma - durante l’infanzia/primi 10 anni - non si
modifica più
quando parliamo di abilità mentali, parliamo di un aspetto della mente delle
★ persone che è molto dinamico - la mente non è fatta solo di aspetti fissi e
strutturali - (il carattere, invece, non si può modificare)
Si parla di mental training → = allenamento mentale: possiamo ragionare su una
preparazione mentale dello sportivo - come alleniamo gli aspetti fisici e tattici, possiamo
allenare anche quelli mentali 5
● Le abilità mentali hanno delle variabili:
1) modulazione dell’arousal
a) arousal = livello di attivazione psicofisiologica di un soggetto che varia
tra la fase REM del sonno e l’intensa agitazione (un altro estremo è
l’attacco di panico); ogni soggetto ha un livello di attivazione che varia
durante la giornata stessa. Ci sono degli attivatori fisiologici e
psicologici:
i) ritmo cardiaco
ii) frequenza respiratoria
iii) tensione muscolare
iv) stati emotivi → emozioni o che proviamo in un determinato
momento
(1) noi abbiamo centinaia di stati emotivi
(2) noi, normalmente, proviamo delle cose che siano
positive o negative. Ogni volta che proviamo qualcosa,
questa emozione ha un correlato fisiologico.
(a) l’ansia, ad esempio, può portare alla mancanza
di voce ma anche all’aumento del ritmo
cardiaco, al movimento a scatti.
(b) Nel caso estremo, attacco di panico,si ha il
= gli indicatori sono
picco dell’iperattivazione
accelerati al massimo. Sei anche bloccato, non
riesci a muoverti, tachicardia, no respiro
(c) se rilassato, mi trovo in fase di ipoattivazione
Iperattivazione e ipoattivazione non sono delle condizioni ottimali
per una prestazione.
Bisogna essere in grado di leggere ed eventualmente attivare
maggiormente o abbassare il livello di arousal.
2) motivazione goal - setting
Motivazione → variabile psicologica che mi porta a scegliere un’attività
piuttosto che un’altra
perchè faccio questo sport rispetto ad un altro → ovviamente si parla
➢ in base ad una scelta compiuta da me e non da altri (spesso, è il
genitore che sceglie per il figlio)
mi metto in gioco, faccio una scelta - rinuncio a determinate cose
➢ ○ ES: siamo seduti in aula, alle 8:30, non abbiamo fatto serata
ieri sera, decidiamo di condurre uno stile di vita sano,
dedichiamo ore allo studio e alla preparazione.
■ Quando mi metto in gioco? Quanto studio? Quanto
frequento? Quanto interagisco con compagni e
professori?
A che cosa sono disposto a rinunciare pur di fare quella cosa?
➢ ○ tenuta nel tempo = quanto dura questa spinta motivazionale;
viene mantenuta e alimentata nonostante i momenti down
(sempre presenti)?
○ quanto reggo 6
Motivazione goal - setting:
a) fattore psicologico che determina la scelta, l’intensità e la tenuta nel
tempo di un determinato impegno;
b) è quella variabile psicologica che mi porta a scegliere un’attività
piuttosto che un’altra
c) goal - setting → tecnica motivazionale che può essere tradotta
come “lavorare per obiettivi” o “costruire obiettivi” - probabilmente è
la tecnica più rinomata di gestione della motivazione
3) modulazione dei pensieri
a) un atleta può avere dei pensieri negativi ansia → a volte è forma di
auto sabotaggio
i) con l’auto sabotaggio ci sono delle questioni che hanno a che
fare con le storie personali dello sportivo e che influiscono
inconsciamente sul suo elaborato
4) controllo delle attenzioni
a) ci sono 4 stili attentivi (chiamati anche “focus attentivi”)
[la nostra attenzione può essere rivolta in quattro modi diversi]
i) interno ampio
(1) se sto per tirare una punizione, mi devo bilanciare e
devo sentire equilibrio e coordinazione generale: prima
interna ampia;
di calciare sto utilizzando una tensione
questo perché sto considerando tutto il mio corpo
ii) interno ristretto
(1) io sto correndo e sento una fitta alla gamba d’appoggio:
la mia attenzione va verso l'interno ristretto perchè è
un punto specifico che attira la mia attenzione.
iii) esterno ampio
(1) ho la palla e devo fare un passaggio al mio compagno
perchè sono marcato → devo allargare il mio focus,
devo avere una vista panoramica e capire quale dei
miei compagni è meglio posizionato per poter, poi,
passare il pallone. In questo momento utilizzo la mia
attenzione esterna ampia
(2) Attenzione esterna ampia → ES: quando arriva il
pallone e devo capire cosa fare. Il calciatore riceve la
palla e deve essere in grado di coordinare il tutto ma,
per capire cosa deve fare, deve alzare la testa.
iv) esterno ristretto
(1) nel momento in cui faccio il passaggio, mi trovo a dover
mirare un punto preciso e, di conseguenza, devo
restringere il focus. In questo caso, utilizzeremo la
parte esterna ristretta 7
in uno sport di situazione (calcio, tennis, volley, basket…),
➔ quale tipo di attenzione dovrei allenare? Prevalentemente
l’esterna:
si parla del calcio come sport esterocettivo perchè il
◆ giocatore ha un’attenzione verso l’esterno
ogni volta che prendi una decisione e devi fare
◆ qualcosa di specifico (quindi, restringi il campo),
bisogna passare da un esterno
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