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Il modello aggregato della domanda

I fattori che influenzano la domanda

Per definire la domanda, dobbiamo studiarla in un certo arco di tempo. Se cambio il prezzo di un bene, cambia la domanda del bene. Al crescere del prezzo, tende a diminuire la quantità domandata: questa è la legge della domanda. Il prezzo si determina come il risultato del mercato; i consumatori non governano il prezzo ma scelgono solo quanto consumare. La forma della curva di domanda è importante.

Immagino di avere due curve di domanda e le metto nello stesso grafico. Ho D1, in cui posso studiare a un determinato prezzo quanto è la quantità domandata, deve avere P1 e Q1. Immagino un’altra curva di domanda, immagino che passi anche questa per quel prezzo P. Immagino di avere una diminuzione di prezzo; le due curve di domanda, alla stessa variazione di prezzo, mi danno due risposte diverse. Al prezzo P2, la quantità domandata è Q2d2. La loro pendenza influenza come i consumatori o i mercati reagiscono al cambiamento di prezzo.

Se partiamo dalla nostra curva di domanda con un certo prezzo e quantità, la variazione del prezzo ci fa muovere lungo la curva della domanda. Ma se influiscono altri fattori, come il reddito, le preferenze o il prezzo degli altri beni, la curva di domanda non funziona più nello stesso modo. Se cambiano le caratteristiche, cambia il modello. Se varia uno di questi fattori, avrò uno spostamento verso destra della curva di domanda; mentre se ho fattori negativi, cioè che la penalizzano, ho uno spostamento verso sinistra. Il prezzo del bene determina spostamenti lungo la curva di domanda.

Un esempio semplice riguarda le preferenze: ora è aumentata la preferenza per i prodotti di base; la domanda di questi prodotti ha portato uno spostamento verso destra dei prodotti di base. Cala la domanda di alcune tipologie di prodotti freschi e trasformati, e un calo degli snack. Non esiste solo la curva di domanda ma anche la curva di offerta. Il mercato ricerca equilibrio dove la quantità domandata e quella offerta hanno lo stesso valore.

Se abbiamo uno spostamento verso destra, anche ai stessi livelli di prezzo siamo disposti a domandare di più, l’equilibrio si sposta in un nuovo livello di prezzo PE’. Se invece si spostasse a sinistra, per ogni livello di prezzo precedente, i consumatori acquistano di meno. Se faccio caso, lì dentro c’è la curva di offerta e la quantità offerta è cambiata perché sono cambiati i prezzi di equilibrio. L'offerta si adatta a variazione di prezzo. Sono variate le preferenze. Per l’offerta è variato il prezzo perché si è spostata la curva di domanda. Il prezzo è variato perché il P1 era determinato dall’intersezione tra la curva di domanda e la curva di offerta e si è spostata la curva di offerta.

I fattori che influenzano la quantità domandata

Quali sono i fattori che influenzano la quantità domandata (domanda esame)? Tipo dei fattori diversi dal prezzo. Poiché il modello di domanda è definito tra prezzo e quantità, se varia una variabile diversa dal prezzo, per poterla rappresentare non possiamo più muoverci sulla curva di domanda. Ogni volta che interviene un fattore positivo, si sposta a destra. Ci sono dei fattori diversi dal prezzo che influenzano spostando la curva a destra o a sinistra: come il reddito disponibile, le preferenze dei consumatori, il prezzo dei beni collegati e altri valori come dei fattori demografici.

Relazione tra reddito e quantità

Che relazione esiste tra reddito e quantità? Devo studiare il bene in base alla sua tipologia. I beni sono suddivisi in due categorie: i beni normali e i beni inferiori. I beni normali sono quelli che si comportano in modo normale, offrono una relazione positiva tra reddito e quantità. La quantità è la y e il reddito è la x; hanno una relazione positiva: aumenta il reddito e aumenta la quantità. I beni inferiori sono dei beni in cui c’è una relazione negativa tra reddito e quantità. Quali sono i beni inferiori? Sono beni di bassa qualità; all’aumentare del reddito ci spostiamo verso beni con alta qualità.

All’aumentare del reddito, aumenta la domanda di proteina di origine animale e si ha una diminuzione della domanda di origine vegetale, come i legumi, per esempio; cala anche il consumo di pane. Il consumo di carboidrati è diminuito. Nei beni normali ci sono due beni, quelli di prima necessità che hanno una relazione positiva decrescente mentre i beni voluttuari o di lusso hanno una relazione positiva crescente. Perché i beni di prima necessità hanno una relazione decrescente? Quando vedo beni di prima necessità penso ad acqua, cibo.

I beni voluttuari sono i beni di lusso, cioè quelli non essenziali, come l’aperitivo. I beni di prima necessità hanno quell’andamento perché aumento il consumo ma vado verso una saturazione. Se ci sono i Kg di pasta ad un certo livello di reddito, i Kg di pasta si saturano e diminuiscono. Noi siamo nel livello di saturazione nei nostri consumi alimentari; se aumenta il reddito, non consumiamo più calorie. In generale, la condizione è che siamo molto in alto; non modifica la nostra ingestione ma c’è una relazione positiva. I beni di lusso, invece, sono dei beni che stanno nelle fasi iniziali del consumo; se metto i consumi di carne o di formaggio, la relazione è una relazione nelle prime fasi esponenziale.

In questa relazione gioca tantissimo la percentuale; se consumo 15Kg l’anno o 3Kg l’anno, se ho un aumento del reddito del +10%, io vario il consumo di poco, arrivo a un +2%. Se invece sono a livelli bassi, il mio consumo di carne fa un +15%. Nel primo caso sono 30g, nel secondo caso sono 450g. L’aumento è più importante quando i consumi sono bassi. Alla lunga potrebbe non essere essenziale. I beni di prima necessità sono quelli che interessano a noi. I beni di lusso sono carne e formaggio IGP, per esempio, per un certo numero di persone.

PIL e reddito

Quando si parla di PIL, si parla di reddito, cioè il prodotto interno lordo è il valore della ricchezza di un paese; interno, lordo perché non tiene conto dei costi. Il PIL è di per sé una misura aggregata di reddito di un paese. Nel 2009, -5,5 vuol dire che in media i cittadini italiani hanno avuto un calo del reddito del 5,5%. Però i consumi erano calati dell’1,6%. La crisi economica è stata a W e poi una sorta di ripresa. Ora le famiglie spendono il 40% in più; stiamo spendendo di più perché guadagniamo di più ma la spesa dei beni alimentari cresce meno.

Complessivamente i costi legati ai beni di consumo si stimano in 223 miliardi di euro, altri 500 miliardi per consumi obbligati e per i beni di lusso 350 miliardi. Faccio la somma: 1070 miliardi è la spesa delle famiglie italiane; la spesa è in crescita. Se faccio la percentuale, il 429 (spesa del 1991) e moltiplico per 192 ottengo la spesa per i generi alimentari: 82,4. Nel 2005 è 110,7, nel 2016 115,5, nel 2017 117,5 e infine nel 2018 118,6. Al crescere del reddito e della spesa dei consumatori c’è anche una crescita della spesa alimentare, cresce meno che proporzionalmente perché è in calo rispetto alle spese totali; questo dimostra che sono beni di prima necessità. Invece è proporzionale la crescita dei beni di lusso. 1077 miliardi di euro sono i consumi del 2018 mentre il PIL è 1600 miliardi di euro; cosa c’è in mezzo? Ci sono 522 miliardi di euro; in buona parte è tassazione che va all’interno dello stato e una frazione è il risparmio.

Crescita dei prodotti biologici

Negli ultimi anni, abbiamo avuto una forte crescita dei prodotti biologici. Nel 2013, rispetto al 2012, i consumi del biologico sono aumentati del 6,9%. Se voglio trovare il numero indice dal 2013 al 2014, devo fare 118,7. Poi moltiplico 118,7 per 1,20 e ottengo il risultato. Alla fine ho 198,2, il che vuol dire che le vendite di prodotti biologici in 5 anni sono raddoppiate. Se faccio 198-170, ho un +28. In valore assoluto, il mercato è cresciuto più alla fine che all’inizio. Il prodotto che acquistiamo di più sono i cereali; poi ci sono le carni e i latti derivati. C’è un 41% della spesa alimentare che sono prodotti di origine animale. Un 15% di cereali e poi abbiamo un 19% di frutta e ortaggi. La filiera delle produzioni animali è oltre il 40% della spesa delle famiglie italiane.

La legge di Engel

Ci permette di studiare un fenomeno che prende il nome della legge di Engel, fatto in Germania. Engel ha messo in relazione il reddito con l’incidenza della spesa alimentare sul reddito. Dice che all’aumentare del reddito l’incidenza della spesa alimentare sul reddito diminuisce perché gli alimenti sono beni di prima necessità. A mano a mano che aumenta il reddito, i consumi alimentari, essendo di prima necessità, vanno verso la saturazione, ma il reddito aumenta, quindi il mio reddito lo uso per altri beni.

Nei paesi poveri, l’incidenza della spesa alimentare è molto alta; questo ha numerose implicazioni. Noi spendiamo poco per mangiare; per quanto riguarda gli alimenti, se il reddito medio delle famiglie può essere intorno ai 25 mila euro l’anno, noi ce la caviamo con 300 euro al mese come necessità di denaro per i consumi alimentari. Se invece vivo in paesi in via di sviluppo o del terzo mondo, spendo tutto per i generi alimentari. Nei ristoranti, c’è la spesa sia per il servizio che per gli alimenti che acquisto. Nelle diverse regioni dell’Italia, ho alcune regioni in cui il reddito è più alto o più basso. Una regione abbastanza ricca è il Trentino Alto Adige: la spesa complessiva è 2632 euro al mese, quella alimentare è del (405/2227) 15,4%. Ora prendo la Basilicata o la Sicilia: in Sicilia la spesa complessiva è 1298 e la spesa alimentare è il 32,6%.

Le spese alimentari non si comprimono molto; quando la spesa complessiva è bassa, indice di reddito basso, allora la percentuale della parte alimentare è alta. Oggi la % del settore agricolo sull’economia è molto bassa. Oggi il nostro sistema ha la capacità di nutrirci spendendo poco e con poca forza di lavoro. L’aumento del reddito porta a una modificazione dei nostri consumi; ci spostiamo verso calorie di prodotti animali, ci spostiamo da materie prime a trasformati in quanto l’obbiettivo è risparmiare tempo. Tuttavia, aumentare il consumo di calorie animali coincide con un aumento di calorie consumate aggregate; prima devo nutrire gli animali, se prendo prodotti trasformati acquisto energia della trasformati, dietro alle calorie che acquisto ho delle calorie legate alla trasformazione. Modificando i consumi, aumentiamo le calorie incorporate nei beni.

Beni normali e beni inferiori

Abbiamo i beni normali e i beni inferiori. Sui beni inferiori, all’aumentare del reddito, la domanda cala. Immagino di avere un bene normale che può essere di prima necessità oppure di lusso. Immagino di avere un mercato in cui abbiamo la curva di domanda e la curva di offerta. Poi abbiamo un mercato per i beni di lusso. Ho per tutti e due un prezzo di equilibrio in cui la quantità domandata corrisponde alla quantità offerta. Se io ho un fattore che influenza questi due mercati, come l’aumento del reddito dei consumatori, cosa succede alle due curve?

Nel bene di prima necessità, la curva D si sposta a destra, il bene di lusso si sposta molto di più. Se invece ho un bene inferiore, l’effetto è quello di spostare a sinistra la curva di domanda. Cosa comporta questo spostamento a destra e sinistra? Lo spostamento a destra ha come effetto che l’equilibrio si sposterà da un punto E ad un punto E’. In E’ il prezzo aumenta, aumentando così anche la quantità scambiata. L’equilibrio si sposta anche, in un nuovo livello di prezzo. È indispensabile che il prezzo aumenti, sennò non stimolo i produttori a produrre di più. Se P non aumentasse, la curva di domanda rimarrebbe D’ alta a causa dell’aumento del reddito, ma ci sarebbe un eccesso di domanda e nel nostro mercato ci sarebbe più domanda rispetto al prodotto a disposizione.

La domanda ha un effetto rialzista per chi cerca di acquistare il prodotto che diversamente non riuscirebbe ad avere e quindi spinge in alto il prezzo fino ad arrivare a E’. Quindi, per i beni normali, in seguito ad un aumento del reddito, osserveremo un aumento di P e un aumento di Q scambiate. Nel caso di beni inferiori, a seguito dell’aumento del reddito, ci spostiamo su un livello di prezzo inferiore, cioè ci sarà un calo del prezzo. Noi osserviamo la situazione finale e quella iniziale si chiama statica comparata, facciamo un’analisi statica.

In chiave dinamica, immagino di partire da un prezzo e da una quantità, ho una curva di domanda e una di offerta con un prezzo di equilibrio ecc; è una situazione statica se non cambiano delle cose, se interviene un singolo fenomeno come il cambio di reddito allora è dinamico. Il prezzo nella realtà non cambia subito. Ci possono essere dei casi di eccesso di domanda, per poter far sì che aumenti la quantità offerta è necessario che aumenti il prezzo perché stimola l'impresa a fare investimenti. Il prezzo inizia a salire fino ad annullare l’eccesso di domanda arrivando ad un nuovo equilibrio. Nel mercato si modifica l’equilibrio. Se non sappiamo di quanto, abbiamo bisogno, cioè della quantità, comporta un aumento ulteriore della domanda e quindi del prezzo.

Nel caso di un bene inferiore, la curva si sposta a sinistra, c’è allora un eccesso di offerta. Faccio l’esempio di un calo di reddito di un bene normale. Se cala il reddito, la curva di domanda si sposta a sinistra. Se i produttori si adattano all’eccesso di offerta, il prezzo rimane quello e la distanza tra Qd e Qe è l’eccesso di offerta; andiamo in una situazione di equilibrio ma a volte i prodotti sono già prodotti e non possono essere ritirati dal mercato. Tutto ciò che ho già prodotto lo devo vendere a un prezzo ben più basso del prezzo di equilibrio, cioè ad un prezzo dell'offerta Ps.

È l’offerta che influenza il prezzo perché c’è un errore nella programmazione dell’offerta rispetto agli stimoli di mercato, ovvero le imprese hanno prodotto guardando a Pe ma poi il prezzo si è modificato creando disequilibrio nel mercato. A mano a mano che i prodotti vengono smaltiti, il mercato andrà verso un nuovo equilibrio Qe’. In alcuni casi, le imprese non sono in grado di ridurre immediatamente l’offerta. Un esempio è la crisi del latte di qualche anno fa, dovuta agli stimoli positivi del mercato degli anni precedenti che hanno portato ad un eccesso di offerta. Un po’ come nel dilemma del prigioniero. Tutti hanno visto lo stimolo positivo e singolarmente hanno pensato di produrre di più, ma collettivamente abbiamo avuto come risultato il calo del prezzo. Per poter rientrare rapidamente da questa crisi, è stato necessario incentivare la riduzione della capacità produttiva attraverso l’incentivazione della macellazione delle vacche. Questo ha diminuito la capacità produttiva e riportato il mercato all’equilibrio. Il prezzo diminuisce e in conseguenza diminuisce la quantità scambiata, ma il tutto è molto complesso, è una semplificazione.

Se io registro un calo di reddito o delle preferenze, posso prevedere cosa succede. Se agisco, ad esempio, riducendo le tasse ai cittadini, so che avranno più reddito a disposizione, modificheranno allora il proprio consumo in modo coerente con le caratteristiche dei beni. Quindi i beni di prima necessità hanno un aumento contenuto dei consumi, i beni di lusso aumentano di molto consumi, mentre i beni inferiori diminuiranno la loro domanda. In questi anni non abbiamo avuto grande inflazione perché c’è stata una stagnazione del reddito, mentre negli anni di crescita del reddito c’è stata un'espansione dei prezzi detta inflazione. L’inflazione è definita come la variazione generalizzata dei prezzi. Se ho crescita economica, parte dell’inflazione può essere dissipata da un aumento di prezzo. Il livello con cui aumentano i prezzi dipende dalla curva di offerta. Se ho un’offerta più flessibile, l’inflazione da crescita è più contenuta. Se è meno pendente, abbiamo un aumento dei prezzi più basso.

Consumo di beni trasformati

Quanto più noi acquistiamo beni trasformati di alimenti, più il valore del prodotto agricolo diminuisce perché cresce il valore che viene messo a disposizione degli altri settori. La quota di valore del prodotto agricolo cala più questo viene trasformato. 0,28 euro al Kg di frumento duro è quello che prende l’agricoltore, la semola è 0,41 euro al chilo, la pasta facciamo che sia 0,50 euro per mezzo chilo, cioè 1 euro al chilo. Quant’è la percentuale di valore del prodotto agricolo all’interno del prodotto finito al supermercato? Il 28%. Se la compro invece in una trattoria, ce la serve a 7 euro al piatto. La parte della pasta è circa 2 euro. Quanta pasta c’è in un piatto? 100g. Il che vuol dire che al chilo la sto pagando 20 euro. Se il costo è di 1 euro, la pago comunque 10 euro. A questo punto, se ipotizzo che me la facciano pagare 3 euro, l’incidenza del prodotto agricolo è meno del 10%. Quanto più il nostro stile di consumo si sposta su un trasformato, la percentuale all’interno del prodotto che acquistiamo diminuisce.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camilla9843 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi di economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Trestini Samuele.
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