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La politica jugoslava dell’Italia

Alla fine della Prima guerra mondiale nasce la prima Jugoslavia, di carattere monarchico e predominio serbo. Nel periodo tra le due guerre si accendono le rivalità tra questa e l’Italia fascista per il controllo nel Mar Adriatico e l’influenza nei Balcani, che culmineranno con l’aggressione italo-tedesca del 1941, ponendo così fine alla prima esperienza di unità slava.

La fine della seconda guerra mondiale non comportò la pacificazione dei popoli italiani e slavi, anzi le rivalità tra i due in Venezia Giulia e Dalmazia si aggravarono per via della contrapposizione ideologica che si stava venendo a creare sulla sponda slava, con l’instaurazione di una società comunista che favoriva la liberazione dei croati e degli sloveni, e la vendetta verso gli italiani per i torti subiti.

Il contenzioso di Trieste

Parte qui il lungo contenzioso di Trieste: per evitare che la questione fosse sottoposta ai governi degli Alleati, il 1° Maggio 1945 le forze partigiane jugoslave occuparono Trieste dopo la conquista lampo dell’Istria e della Dalmazia.

Quest’azione fu subito condannata dalle potenze alleate, interessate in primo luogo ad avere il controllo del territorio per collegarsi con le proprie truppe di stanza in Austria e poi per niente convinte che la nuova spartizione fosse basata su questioni etniche; per non inimicarsi subito le due nemmeno l’URSS sostenne l’occupazione jugoslava, perciò si arrivò a una nuova divisione.

Le 4 province della Venezia Giulia (Gorizia, Trieste, Pola, Fiume) vennero così divise in due zone:

  • Zona A sotto gli anglo-americani: comprendente Gorizia, Monfalcone e Trieste.
  • Zona B agli jugoslavi: il territorio restante ad eccezione di Pola!

Nonostante fosse di carattere transitorio questa divisione era per gli jugoslavi una “vittoria” in quanto veniva annessa quasi tutta la regione giuliana.

Dopo mesi di confronto il 10 febbraio 1947 si arriva al trattato di pace con l’Italia, e stabilisce che:

Tutto il territorio della Venezia Giulia ad Est della linea Tarvisio-Monfalcone è assegnato alla Jugoslavia, ad eccezione di una fascia costiera comprendente Trieste (occupata dagli anglo americani) e Capodistria (occupata dagli jugoslavi) -> tutta questa fascia costituisce il Territorio libero di Trieste, il cui governatore è nominato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

L’Italia è costretta ad accettare questo ridimensionamento, ma la politica successiva sarebbe stata incentrata sul recupero della città di Trieste, proprio nel momento in cui il fronte degli alleati stava iniziando a dividersi nei due blocchi contrapposti Ovest-Est. Per questo motivo la questione di Trieste assunse importanza, considerata la variante adriatica della “Cortina di Ferro”.

Proprio per evitare che l’URSS conquistasse la Jugoslavia, USA e Regno Unito subordinarono la nomina di un governatore ONU a un accordo diretto fra Roma e Belgrado, e nel 1948 s’impegnarono attraverso una dichiarazione tripartita nel sostenere, alla vigilia delle prime elezioni italiane, il partito che rivendicasse la sovranità sull’intera area del TLT, a cui mancava di fatto ancora un governatore (era però già occupato dalle due forze contrapposte).

Il distacco tra Tito e Stalin

Al contempo Tito si distaccò dall’ortodossia di Stalin e iniziò una politica autonoma tesa a fare della Jugoslavia un terzo polo di riferimento; un esempio è l’appoggio ai partigiani comunisti greci. Tito voleva fare una federazione estesa a tutti i Balcani. Questo protagonismo portò al distacco totale tra Tito e Stalin, attraverso l’espulsione nel 1948 del partito jugoslavo dal COMINFORM. Inizia qui il progressivo avvicinamento della Jugoslavia al blocco occidentale: difatti negli anni ’50 Belgrado riceve finanziamenti americani, e in cambio aderisce assieme alla Turchia e alla Grecia al Patto balcanico del 1953, che lì legò indirettamente alla NATO.

L’avvicinamento della Jugoslavia al blocco occidentale comportò da parte degli angloamericani il ritiro di quella dichiarazione tripartita del 1948 in favore dell’Italia, ormai delusa, e l’appoggio a una soluzione bilaterale tra le due parti, il tutto per non perdere questo nuovo alleato.

Dopo il rifiuto di Belgrado a una proposta italiana del ’53 che prevedeva delle cessioni in nostro favore dell’area B, in base alla ‘linea etnica continua’, e al riaccendersi di proteste popolari, USA e Regno Unito s’inserirono nelle trattative che portarono poi al Memorandum di Londra 1954, per cui si stabiliva:

  • Zona A - Fine governo militare degli angloamericani e inizio amministrazione italiana con il ritiro delle forze armate alleate.
  • Zona B - Fine governo militare jugoslavo e inizio normale amministrazione da parte loro.
  • Misure di protezione per rispettive minoranze!

Mentre per la Jugoslavia il memorandum segnava la fine della disputa e il consolidamento delle proprie frontiere occidentali, per l’Italia questo era considerato una formula provvisoria in attesa del ritorno della Zona B, così come era stato promesso dagli alleati nel 1948.

Ciononostante, negli anni ’60 le questioni politiche si dividono da quelle economiche e le due parti intensificano i loro rapporti commerciali. Esempio: 1955 accordo di Udine su scambio zone limitrofe e 1958 accordo di pesca sull’Adriatico.

-> Diventiamo loro primi importatori e secondi esportatori.

Le tensioni internazionali negli anni Sessanta

Sul finire degli anni ’60 degli eventi internazionali scuotono l’assetto della Jugoslavia, primo fra tutti l’aggressione sovietica a Praga nel 1968. In seguito all’aggressione i sovietici seguendo la Linea Breznev teorizzano un nuovo corso liberticida per tutti i paesi che al di fuori dell’URSS si dichiarano comunisti o socialisti. In concomitanza al pericolo sovietico la Jugoslavia sta vivendo una fase di debolezza accentuata dalla disparità economica tra Croazia-Slovenia e le regioni del Sud, debolezza poi tramutata in una disputa sulla gestione delle repubbliche interne. Nel 1966 parte con l’epurazione del ministro degli Interni Rankovic per complotto filo-serbo e negli anni a venire le rispettive Repubbliche avanzano pretese in senso liberale, la Slovenia sull’ufficialità della lingua, fino all’intromissione della Bulgaria.

Era insomma un timore interno la possibilità che Mosca col pretesto di fare ordine colpisse anche Belgrado e le altre città. Lo stesso timore era condiviso dall’Italia, la cui elezione nel 1963 di un governo di forte presenza socialista, non faceva altro che rilanciare l’intesa su più campi: entrambi criticavano alcuni aspetti della leadership americana, dell’appoggio a Israele, e guardavano con fiducia (Belgrado ne era già parte) allo schieramento dei Non allineati. Una personalità importante di questo rilancio è stata Aldo Moro. È stato infatti nel ’65 il primo premier italiano a fare visita ufficiale a Belgrado, cosa poi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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