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Metodi e tecniche II

I modelli del servizio sociale

Perché? Fondare la pratica su una consistente base teorica, tradotta in modelli operativi e metodo in grado di guidare l'azione, le scelte di campo, rendendole esplicite e verificabili.

Procedimento metodologico: Guida l'azione del professionista e le sue scelte rendendole esplicite e verificabili. Rende chiaro a noi il lavoro che andremo a svolgere e i relativi obiettivi e ci permette di comunicare con altri professionisti in maniera corretta, sia su forma scritta che verbale.

  • La conoscenza della professione deriva sia dalla letteratura che dalla pratica (sapere, saper essere, saper fare).

Posso fare una segnalazione di un bambino non ancora nato?

No, perché il bambino non esiste giuridicamente e perché non è detto che se una famiglia è stata segnalata per una mancanza su un figlio necessariamente lo farà anche con l'altro.

Tipi di conoscenza della pratica professionale

La conoscenza dell'assistente sociale deriva dalle conoscenze teoriche, di ricerca ed esperienza. Hudson individua diverse conoscenze:

  • Conoscenza personale: È la conoscenza basata sull'intuizione e il senso comune presente in qualsiasi persona dotata di senno e di esperienza.
  • Conoscenza teorica: Attraverso il percorso universitario e la formazione continua che servono a fornire e aggiornare la conoscenza teorica. Ciò permette di comprendere o predire determinati fenomeni, oppure a spiegare le conseguenze di certe azioni e/o interventi.
  • Conoscenza empirica: È la raccolta e l'interpretazione dei dati sull'attività del servizio sociale. Questo tipo di conoscenza è necessaria per spiegare la natura e le dinamiche dei problemi che si osservano sul campo così come a valutare le decisioni e risultati degli interventi sociali.
  • Conoscenza pratica: Si acquisisce attraverso il lavoro ed integra gli apprendimenti teorici e metodologici che tramite la pratica vengono tradotti in una serie di decisioni e azioni.
  • Conoscenza procedurale: La conoscenza procedurale è quella che si apprende nell'organizzazione, che si costruisce tramite le prassi organizzative e di lavoro e ci rende chiaro come muoverci nell'istituzione e al di fuori di essa.

Tipi di teorie

Teorie formali: Insieme di enunciati scritti, organizzati e discussi in ambito accademico e professionale.

Teorie informali: Insieme di idee più o meno esplicite, influenzate da particolari credenze che si costruiscono attraverso i contesti socio-culturali.

Avere consapevolezza di quali modelli teorici e metodi abbiamo scelto per l'intervento ci consente di avere chiara qual è la direzione del cambiamento che abbiamo condiviso con il cliente, come vogliamo percorrerla, come valutiamo se gli obiettivi sono stati raggiunti. Saremo inoltre in grado di rendere conto della nostra azione: saranno quindi più chiari non solo a noi ma anche all'esterno e maggiormente verificabili.

Sibeon distingue tre diversi tipi di teorie (formali o informali) utilizzate in servizio sociale:

  1. Le teorie su che cos'è il servizio sociale
  2. Le teorie sul mondo del cliente
  3. Le teorie su come fare pratica

1. Le teorie su cos'è il servizio sociale

Queste teorie offrono diverse descrizioni, le quali sono il significato e gli obiettivi che orientano l'intervento sociale. Ciascun professionista fa riferimento a una serie di idee su cos'è il servizio sociale.

  • Prospettiva della giustizia sociale: Lo scopo principale è quello di intervenire sui meccanismi che generano oppressione, disuguaglianze e svantaggio sociale.
  • Prospettiva di problem solving: Tentativo di aiutare gli individui a identificare e risolvere i problemi che derivano dalla loro interazione con il contesto sociale.
  • Prospettiva dell’empowerment: Necessità di lavorare insieme al cliente per rafforzare le competenze e il potere, aiutandolo a prendere consapevolezza delle proprie risorse e capacità.

Nella realtà del servizio sociale queste prospettive possono coesistere nel medesimo progetto con il cliente.

2. Teorie sul mondo del cliente

Questo tipo di teorie è utile a comprendere la natura e le dinamiche di trattamenti individuali o di gruppi e comunità e a dare significato ai problemi che si cerca di contrastare. Per argomentare le teorie del mondo del cliente si fa riferimento alle teorie implicite informali, ovvero quelle che derivano dall'ambiente, e quelle formali, che arrivano dalla letteratura.

3. Teorie su come fare in pratica

Chiamate anche modelli teorico-operativi, partono da una prospettiva e da principi generali fornendo un framework per orientare la pratica. Solo alcune di esse, tuttavia, prevedono una descrizione delle azioni che in pratica sono necessarie. I modelli più strutturati consentono di essere testati in pratica e forniscono gli strumenti per monitorare le conseguenze delle azioni raccomandate e gli esiti degli interventi.

I modelli teorico-operativi per la pratica del servizio sociale

I modelli forniscono uno schema di riferimento concettuale che indirizza la conoscenza e l'interpretazione delle situazioni e orientano l'azione sul campo. Derivano da:

  • Processi induttivi: Ovvero che partono dal campo. I professionisti, partendo dalla descrizione e dall'analisi della pratica, generano nuove idee su fenomeni o sugli interventi, che possono essere testate in pratica e generalizzate all'interno di nuovi modelli.
  • Processi deduttivi: Il processo di costruzione parte invece dal confronto con teorie già formulate: alcuni concetti teorici vengono mutati da teorie generali, confrontati con i principi e i valori del servizio sociale e utilizzati per uno studio che ne valuta l'applicabilità in pratica.

Modello sistemico: Come scegliere il modello più adeguato?

  1. Tenere conto del tipo di problema che cerchiamo di affrontare insieme al cliente.
  2. Tenere conto delle caratteristiche e lo stile relazionale del cliente.
  3. Tenere conto del contesto organizzativo del servizio in cui lavoriamo.
  4. Tenere conto della fase dell'intervento in cui ci collochiamo (possiamo utilizzare più modelli contemporaneamente a seconda delle esigenze e/o in base al tipo di organizzazione in cui stiamo lavorando).

1.2 Modello centrato sulla persona (PCM)

Chiede all’esame:

  • Ideato da Carl Rogers
  • Propone un approccio alternativo al modello psicanalitico e al comportamentismo.
  • Cosa propone? Un modello non direttivo, basato su ascolto profondo e non giudicante, abbandonando l'idea di un esperto in grado di consigliare, giudicare o dirigere chi ha di fronte.

Rogers è contro l'utilizzo di categorie diagnostiche standardizzate: rischio di stigmatizzazione delle persone e spersonalizzazione degli interventi. Rogers rifiuta il focus sui problemi: il rischio è quello di perdere di vista la persona per concentrarsi sul sintomo, passivizzarla e trascurare la sua esperienza. Pro alla valorizzazione delle risorse.

L'obiettivo è quello di aiutare l'individuo (cliente) a migliorare le proprie capacità intrinseche di affrontare situazioni stressanti, attraverso il contatto profondo con la persona che viene vista come agente attivo dotato di un potenziale di autoregolazione e di salute. In questo senso il professionista viene visto come facilitatore.

a) Concetti chiave della teoria Rogeriana

  • La tendenza attualizzante: Il comportamento è orientato da una naturale motivazione delle persone a progredire verso una maggiore autonomia e maturità, definita come tendenza attualizzante.
  • Rogers, però, spiega il comportamento della persona come il tentativo dell'organismo di soddisfare i suoi bisogni fisici e psicologici, in relazione alla percezione che l'individuo ha della realtà. Ne consegue che due individui che ricevono lo stesso stimolo possono percepire due realtà diverse.

Per comprendere una persona non è dunque sufficiente conoscere gli stimoli a cui viene esposta, ma occorre sapere come li interpreta e li vive.

  • Incongruenza: Contrasto tra ciò che la persona ritiene di dover essere, in relazione alle richieste del contesto sociale, e quelle che di fatto sono invece le sue tendenze reali e i bisogni più profondi.

L’incongruenza porta ad uno stato di malessere.

Esempio di Rogers: il processo che porta l'incongruenza in relazione alle interazioni tra individuo e ambiente a partire dall'infanzia: il bambino è in grado di simbolizzare le proprie esperienze e portarle ad un pieno stato di coscienza. Tutte le esperienze fatte simbolizzate conducono alla costruzione di concetti ed emozioni che creano le sue percezioni rispetto alla realtà.

Quando il bambino ha come naturale criterio di valutazione la tendenza attualizzante del proprio organismo, egli tende ad autoregolarsi, accettando come positive le esperienze che favoriscono il suo sviluppo e rifiutando come negative quelle che ostacolano la sua crescita.

Il problema emerge quando ciò che il bambino percepisce come un bene è invece valutato negativamente dagli altri significativi e per sentirsi accettato tende a negare e a rinunciare al suo spontaneo criterio di valutazione e dunque alla soddisfazione dei suoi bisogni più profondi.

Questo è la fonte dell'incongruenza: un divario tra i propri valori autentici e i nuovi valori introiettati. Maggiore l'incongruenza maggiore sarà la difficoltà nel soddisfare i propri bisogni e quindi ad essere pienamente se stessi.

  • Il funzionamento psicologico e il disadattamento:
  • Funzionamento psicologico: si realizza quando l'innata tendenza attualizzante non incontra ostacoli. La persona è in contatto profondo con i suoi bisogni autentici ed è pienamente funzionale perché vede rispettati i suoi valori interni dall'esterno.
  • Disadattamento: si determina quando un'esperienza non è coerente con ciò che la persona ritiene di dover essere, in relazione alle richieste esterne. Questa esperienza viene percepita come minaccia all'immagine di sé e la persona costruisce difese contro di essa.

Più il numero di queste esperienze vissute come minacciose aumenta meno l'individuo è congruente e in questo modo non soddisfa sui veri bisogni, costruisce percezioni distorte e la crescente opposizione tra la realtà e il sé crea una tensione e il conseguente disadattamento della persona.

Se esiste una forte incongruenza tra i propri reali bisogni e l'immagine che un individuo ha di sé stesso, la soddisfazione dei bisogni può diventare molto problematica: una persona che ha preso a valutare la sessualità come qualcosa di cui vergognarsi avrà difficoltà a soddisfare le proprie naturali esigenze di intimità sessuale e tenderà a negarle.

In alcune situazioni i bisogni dell'individuo vengono così ripetutamente disattesi che l'organismo crea comunque un canale per la loro soddisfazione, pur senza che questo giunga a livello di consapevolezza.

b) Costruire un cambiamento: come renderlo possibile?

  • Costruire un clima sicuro in cui la persona possa permettersi di abbassare le difese e così esplorare anche quei vissuti ed esperienze non simbolizzati aiutare la persona a riconoscere elementi della propria esperienza che non erano stati riportati a livello di consapevolezza poiché minacciosi per la struttura del sé.
  • Considerare il processo di cambiamento come un continuum: vi sono 7 stadi di questo continuum:
  1. La personalità è rigida: i problemi vengono negati, vengono messi in atto meccanismi di difesa, non vengono instaurate relazioni profonde perché considerate minacciose.
  2. Il cliente inizia a considerare alcune emozioni anche se non le riconosce come proprie; infatti, ne parla in maniera oggettiva, esterna.
  3. Il modo di vedere il sé e il mondo rimane rigido, ma inizia ad essere compreso come visione soggettiva e non più come un dato di fatto. Si iniziano a riconoscere le proprie contraddizioni.
  4. Il cliente abbassa le difese ed è in grado di verbalizzare alcune emozioni iniziando ad assumersi le responsabilità dei problemi.
  5. Il cliente è maggiormente in grado di verbalizzare le emozioni e riconoscere i sentimenti di vergogna nel parlare di vissuti in precedenza negati. In questa fase viene ristabilito il contatto con il proprio sé.
  6. È la fase in cui vengono abbandonati i rigidi costrutti che fornivano una chiave di lettura distorta della realtà. Vi è accettazione e consapevolezza.
  7. Il cliente può fare a meno del professionista.

c) Relazione di aiuto come motore di cambiamento

Il PCM si focalizza sul processo, su come cambia il cliente nella relazione con sé e con gli altri, sulle emozioni messe in gioco, la capacità di esprimerle e riconoscerle, più che sui contenuti degli specifici problemi che vengono portati.

L'obiettivo del professionista è quello di sostenere la persona nel superare l'incongruenza, passando da una fase in cui non è consapevole delle proprie tendenze a livello profondo e i sentimenti sono pressoché negati, a uno in cui è capace di riconoscere e accettare i propri vissuti e reazioni e di cogliere i messaggi del suo organismo.

Definizione di relazione di aiuto secondo Rogers: Relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita (può essere un solo individuo o un gruppo) valorizzando le risorse personali del soggetto e fornendogli una maggiore possibilità di espressione.

L'obiettivo della relazione di aiuto è di aiutare il soggetto a comprendere la sua situazione e a individuare le sue capacità e risorse per risolvere i problemi assumendosi la piena responsabilità delle proprie scelte.

  • Il professionista non viene visto come un esperto ma come un facilitatore.
  • Crea condizioni volte ad aiutare la persona a prendere contatto con sé stesso e valutare quale stile di vita e direzione siano per lui migliori.
  • Lavora sul concetto di "qui ed ora".

d) Quali gli atteggiamenti del professionista?

  1. Autenticità o congruenza: Chi aiuta deve vivere una situazione di congruenza. Inoltre, non deve assumere un atteggiamento distaccato e neutrale, ma mostrare il proprio coinvolgimento e mettendo appieno gioco sé stesso.
  2. Accettazione non giudicante: Il professionista accetta ciò che il cliente è e comunica, nella sua unicità, anche quando non lo approva.
  3. Comprensione empatica: Capacità di vedere il mondo con gli occhi del cliente. La comprensione empatica non è semplicemente ascolto attivo, ma la comprensione è un livello più profondo di ciò che la persona sta condividendo, che comporta la messa in gioco degli stessi vissuti del professionista. Bisogna immergersi nel mondo personale dell'altro come se fosse il proprio.

e) Applicazione degli assunti teorici al servizio sociale

Dove troviamo il PCM? Nell’empowerment poiché l'assistente sociale, insieme al cliente, mira a rafforzare le competenze e il potere di scegliere, definire le proprie soluzioni alle difficoltà, realizzando pienamente sé stesso. La libertà di scelta non è solo sulla tipologia di soluzione, ma anche di scegliere quale problema effettivamente affrontare, in quanto ciò che noi potremmo percepire come importante potrebbe non esserlo in quel determinato momento per lui.

Empowerment: Processo di riconquista della consapevolezza di sé, delle proprie potenzialità e del proprio agire.

f) Ascolto spontaneo, ascolto empatico e tecnica speculare

La persona è parte attiva del progetto individuale e anche i professionisti devono lavorare basandosi sul concetto di empowerment della persona per evitare lo stigma della malattia e al fine di creare progetti non assistenzialistici o di mera erogazione di cure.

Inoltre, gli operatori devono lavorare anche sul loro empowerment per non cadere nelle "verità assolute" e arricchire la loro competenza professionale e personale.

Ascoltare è un processo naturale e spontaneo che implica la ricezione di un messaggio. L'ascolto spontaneo è tuttavia condizionato dall’istintiva tendenza ad ascoltare per essere in grado di rispondere, più che per capire ciò che l'altro vuole dirci. L’ascolto spontaneo tende a focalizzare più sull'aspetto verbale della comunicazione.

L'ascolto è in generale reso difficile da diverse barriere e ostacoli. Spesso non abbiamo tempo sufficiente, lo spazio non è protetto, richiede energia e concentrazione che non sempre abbiamo. Un esempio di elemento che affatica è il fattore time lag, il divario temporale che ci si trova ad affrontare durante una conversazione.

Il rischio è quello di interrompere prima, di non dare valore a chi ci sta parlando, oppure di non aver compreso a fondo e dunque agire in base alle nostre interpretazioni di ciò che ci è stato detto. Il risultato è che la qualità del nostro ascolto può essere molto bassa.

In una relazione professionale non possiamo di certo affidarci all'ascolto spontaneo.

Un buon ascolto richiede innanzitutto tempo; la capacità di ascoltare richiede inoltre la formazione per passare da uno scorta spontanea a un ascolto attivo ed infine un ascolto empatico. L'attivazione di un ascolto attivo ed empatico attraversa alcune fasi: dopo un iniziale ascolto silenzioso, volto ad accordarsi cognitivamente ed emotivamente al cliente, si passa ad una fase di rispecchiamento, che aiuta a riformulare il contenuto della comunicazione in maniera chiara.

La tecnica speculare aiuta a:

  • Riflettere con fedeltà a ciò che il cliente sta portando, dando prova di un ascolto attento e interessato al suo punto di vista.
  • Trasmettere alla persona che l'...
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher barbaragh__ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Maci Francesca.
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