Prospettiva trifocale nel servizio sociale
Venerdì 30 settembre
cristina.tilli@uniroma1.it ● prospettiva trifocale nel servizio sociale (o lo strabismo trivergente, secondo L. Gui). Unico approccio: tre fuochi / tre mandati.
1° fuoco: le persone e le famiglie
Priorità del rispetto della dignità e del diritto all’autodeterminazione di ogni donna e uomo con per→ non lavoriamo sulle persone / utenti / pazienti / clienti / cittadini, ma e loro ascolto, apertura, non discriminazione, no al pregiudizio ➔ sostenuto dal mandato professionale, mandato che ci mette al servizio delle persone, ➔ che ci mette in condizione di promuovere azioni di advocacy.
2° fuoco: le organizzazioni
Con dentro tra continua relazione e interfaccia, e le organizzazioni organizzazioni come risorsa e vincolo ➔ rapporto di reciproca influenza tra assistente sociale e organizzazione ➔ sostenuto dal mandato istituzionale.
3° fuoco: le comunità
Nelle con lavoro e le comunità → promozione di comunità [empowerment comunitario] le comunità come risorse ➔ non alternative, ma complementari rispetto a quelle istituzionali ➔ sostenuto dal mandato sociale: ha a che fare anche con il ruolo politico dell’assistente ➔ sociale (sostegno per le azioni di advocacy nei confronti di chi ha meno voce).
Programma del corso
- Strumenti e modalità di intervento del servizio sociale: il colloquio, la visita domiciliare, il lavoro di gruppo e con i gruppi, il servizio sociale di comunità.
- Valutazione e riflessività: la valutazione nel servizio sociale, autovalutazione, supervisione e riflessività, prendere decisioni, il ruolo delle emozioni, gli esami di Stato.
- Ultima lezione il 16 dicembre.
- Massimo 4 assenze su 12 lezioni.
- Lezione dalle 9.10 alle 12.40.
Testo d'esame
- Allegri E. (2015), Il servizio sociale di comunità. Roma: Carocci → capitoli da 1 a 4.
- Cellini G., Dellavalle M. (2015), Il processo di aiuto del servizio sociale. Torino: Giappichelli → Prima parte.
- De Ambrogio U., Bertotti T., Merlini F. (2007), L’assistente sociale e la valutazione. Roma: Carocci → capitoli da 3 a 8 + 10.
- Sicora A. (2010), Errore e apprendimento nelle professioni di aiuto. Santarcangelo di Romagna (RN): Maggioli → fino a pagina 164.
Un testo a scelta tra i seguenti:
- Allegri E., Palmieri P., Zucca F. (2006), Il colloquio nel servizio sociale. Roma: Carocci.
- Andrenacci R. (2009), La visita domiciliare di servizio sociale. Roma: Carocci → capitoli 1-4.
- Bertotti T. (2006), Decidere nel servizio sociale. Roma: Carocci → capitoli 1-4.
- Fabbri V. (2006), Il gruppo e l’intervento sociale. Roma: Carocci → capitoli 1-6.
- Sicora A. (2010), Emozioni nel servizio sociale. Roma: Carocci.
Prova di esame
Entro 7 giorni prima della data dell’esame andrà inviata alla mail istituzionale della docente una ➔ tesina (almeno 10 pagine) consistente in una relazione scritta di servizio sociale relativa a un caso (seguito nel tirocinio, letto su un testo, inventato purché verosimile) riletto alla luce degli studi effettuati (in particolare in questo corso, ma più in generale nel corso di studi complessivo). L’esame sarà orale e verterà sui testi indicati in precedenza. NB: se la tesina risultasse ➔ significativamente insufficiente non si viene ammessi a sostenere l’esame orale.
Gli strumenti professionali
Venerdì 7 ottobre
Il colloquio
La relazione professionale nel servizio sociale: è l’anima che dà senso al processo di aiuto; lega tra di loro i diversi momenti/fasi del processo stesso; è al tempo stesso costruita e costruente (empatia, fiducia); rispetta e, se necessario, promuove l’autodeterminazione della persona; promuove l’empowerment della persona, attraverso l’accettazione della stessa e della sua specifica individualità ed unicità. → relazione dialogica e abilitante [definizione data da Franca Ferrario].
● Termini generali: persona, individuo, soggetto, cittadino → persona
● Termini specifici: assistito, cliente, paziente, utente → persona
Il colloquio
È una forma di comunicazione interpersonale guidata dall’assistente sociale verso uno scopo o una molteplicità di scopi al fine di instaurare con la persona una relazione che favorisca la comprensione reciproca della situazione in esame, permetta di intravedere soluzioni possibili e motivi gli interessati a impegnarsi nella realizzazione dei compiti connessi con le soluzioni prospettate. (M. Dal Pra Ponticelli, Lineamenti di servizio sociale)
Le fasi del colloquio
- La preparazione del colloquio
- Prima di cominciare → l’accoglienza della persona e l’ascolto (anche di ciò che si osserva)
- Lo sviluppo (parte centrale) del colloquio
- La conclusione
- Dopo il colloquio
Chi lo richiede
La persona interessata all’assistente sociale, altre persone implicate direttamente o indirettamente nella situazione problematica all’assistente sociale, l’assistente sociale alla persona interessata, l’assistente sociale ad altre persone da coinvolgere nel processo di aiuto. In un colloquio si è sempre in tre: l’assistente sociale, che conduce una relazione asimmetrica, la persona e/o il nucleo e il contesto (familiare, istituzionale, territoriale, normativo, della comunità scientifica e professionale).
Gli atteggiamenti
Empatia, ovvero la questione della giusta distanza; interessamento, perché ho davanti una persona e non un caso; autonomia e reciprocità, per limitare l’asimmetria del rapporto; autenticità e coerenza tra parole ed azioni; fiducia da costruire; rispetto di ogni persona come unica e irripetibile; non direttività e avalutatività (assenza di giudizio).
Come
Domande/frasi aperte per invitare a parlare, dare attenzione, incoraggiare, ripetere, riflettere, riassumere, riformulare.
Come non
Frasi di incoraggiamento, affermazioni che contengono giudizi, affermazioni atte a cambiare tema, affermazioni stereotipate, domande multiple o troppo articolate, domande chiuse, domande viziate, riferimenti alla propria vita privata (anche se richiesti dalla persona).
Setting
All’interno del servizio, la porta chiusa, la scrivania, senza telefonate, senza interruzioni, mezz’ora.
I contenuti del colloquio, tra bisogni e risorse
Venerdì 14 ottobre
Caratteristiche del bisogno
- Soggettività: non esiste il bisogno senza il soggetto, ognuno vive in modo soggettivo i propri bisogni e vi dà i propri significati.
- Globalità: unitarietà delle persone, specializzazione e parcellazione delle risposte vs storicità: cambia la storia a livello macro, cambiano le storie a livello micro.
Il problema
- Caso complicato o situazione difficile da affrontare e risolvere.
- Questione la cui soluzione incerta implica la possibilità di un'alternativa.
- Di quali problemi si occupa il servizio sociale? Il problema è un segnale o sintomo di disagio nella relazione tra la persona e il suo ambiente di vita.
- Rottura di un equilibrio precedente, non coincide con la persona!!
La domanda
Consiste in un quesito o una richiesta, ma la domanda che arriva al professionista non coincide automaticamente né con il bisogno né con il problema. La domanda è influenzabile da errori percettivi rispetto al servizio/professionista. È influenzabile da un momento di disorientamento conseguente da un evento spiazzante. Può tendere a non delineare un bisogno o un problema, ma una richiesta di prestazione, attraverso processi di induzione che tendono a curvare la domanda sulla base dell’offerta/immagine che il servizio offre di sé. Per questo è necessario cercare di comprendere cosa c’è dietro alla domanda esplicita.
Le risorse
- Della persona
- Dell’ambiente
- Del professionista
- Del servizio/del sistema dei servizi
- Le normative e il diritto (complesso di norme che rendono i diritti esigibili, garantiti e vincoli)
Opportunità
- L. 75/58 – Legge Merlin
- L. 180/78 (abolizione manicomi)
- D.P.R. 448/88 – (processo penale per minorenni)
- L. 104/92 - (Legge-quadro disabili)
- L. 285/97 - Promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
Vedere e far vedere le risorse della persona → guardare al positivo nella persona.
La visita domiciliare
Si tratta di un colloquio che in genere avviene su richiesta dell’assistente sociale o in base a una prassi standardizzata che l’utente conosce e accetta. (...) La caratteristica tipica della visita domiciliare è quella di svolgersi in un ambiente familiare per l’utente, che quindi può mettere in atto con più facilità i propri meccanismi difensivi potendo contare su una serie di risorse che conosce bene. (M. Dal Pra Ponticelli, Lineamenti di servizio sociale)
Già nel 19° secolo, in Inghilterra, le Charity Organization Societies (COS) prevedevano visite degli operatori (friendly visitors) a casa delle persone seguite, per meglio rendersi conto delle reali condizioni di vita. Con lo sviluppo della deistituzionalizzazione e dei servizi territoriali, la visita domiciliare diventa una modalità strutturata per seguire le persone nel loro contesto di vita e sostenerle nel processo di aiuto.
Possibili finalità
- Informativo-conoscitiva: l’assistente sociale vede la situazione familiare com’è veramente e non come si pensava fosse, dà la possibilità di integrare quello che dicono le persone vedendo quelle che esse fanno (A. Kadushin, Il colloquio nel servizio sociale).
- Stabilire un contatto più prossimo / vicinanza ➔ entrare in relazione con persone che non possono andare al servizio ➔ verifica delle condizioni in cui vive un soggetto nel contesto autoritativo / di controllo, ➔ che necessita di essere tutelato (minore, anziano, …).
Si inserisce all’interno della relazione e del processo di aiuto e, dunque, non è un sopralluogo, strumento tipico invece di altre professioni. (cfr. Delmati, 1956)
Anche nella visita domiciliare si è sempre in tre:
- L’assistente sociale
- La persona e/o il nucleo
- Il contesto: familiare / reti primarie, istituzionale, territoriale, normativo, della comunità scientifica e professionale.
Le fasi della visita domiciliare
- La preparazione: individuazione della motivazione / obiettivo; accordi sull’appuntamento, data, orario (possibilmente andando incontro alle esigenze delle persone coinvolte)
- Il percorso verso il domicilio: dall’ufficio, al quartiere, alla casa
- L’accoglienza: chi / dove / come accoglie; l’accesso al domicilio; dove prosegue l’incontro; i partecipanti
- Il colloquio
- La conclusione e i saluti
La casa
Una casa non è solo uno spazio, ma anche una struttura temporale ed, essendo fatta per persone che abitano in quello spazio e in quel tempo, ha anche dimensioni morali ed estetiche (Douglas, Pallotti). Le case raccontano chi ci abita. “Casa” viene spesso utilizzato come sinonimo di famiglia (a casa. La casa è un luogo dell’anima che si dice?) (D. Cirulli). Si invertono i ruoli ospitante / ospitato. Assume temporaneamente una funzione diversa da quella abituale, a metà tra pubblico e privato. Importanza della composizione fisica → l’assistente sociale si muove in uno spazio che la persona / nucleo ha costruito, scelto, in cui chi ci abita ha sviluppato e contenuto pensieri, emozioni.
Colloqui e visite domiciliari: durante e dopo il COVID
Venerdì 21 ottobre
Gruppi, lavoro con i gruppi, gruppi di lavoro
Il gruppo: le definizioni centrate sull’individuo (Quaglino, Casagrande, Castellano, Gruppo di lavoro lavoro di gruppo).
Definizioni di gruppo
- “Ogni gruppo esiste come mezzo per soddisfare certi propositi, desideri o interessi, per fornire ai suoi membri beni o valori.” (Sanderson, 1940)
- “Un gruppo è un aggregato di organismi in cui l’esistenza di tutti è utilizzata per la soddisfazione dei bisogni di ognuno.” (Cattel, 1950)
- “Un gruppo è composto da un certo numero di persone in reciproca interazione.” (Doise, Deschamps, Mugny, 1977)
- “L’aspetto distintivo dei gruppi sta nel fatto che i membri condividono delle norme riguardo a qualcosa… comprese le norme concernenti i ruoli dei membri del gruppo, ruolo collegati perché definiti in termini di reciprocità…” (Newcomb, 1951)
- “Un gruppo si può definire come una pluralità di individui che sono in contatto reciproco, tengono conto gli uni degli altri e hanno coscienza di avere in comune qualcosa di importante.” (Olmsted, 1959)
- “Il gruppo è qualcosa in più, o, per meglio dire, di diverso dalla somma dei suoi membri… Non è la somiglianza o la diversità che decide se due individui appartengono allo stesso gruppo o a due gruppi diversi, ma l’interazione sociale o altri tipi di interdipendenza.” (Lewin, 1951)
- “Ogni gruppo, per quanto casuale, si riunisce per fare qualcosa; nell’esplicare questa attività le persone cooperano ognuna secondo le proprie capacità.” (Bion, 1961)
Il gruppo… “un insieme di individui tra i quali esistono delle interazioni sociali riconosciute come tali da essi e da altri.” (Enciclopedia delle Scienze Sociali, 1993)
Insieme dinamico
➔ Il gruppo e i bisogni ● identità personale vs dipendenza sociale ● bisogni individuali → membership: sentirsi membro del gruppo, avere una rappresentazione mentale che faccia identificare il gruppo.
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Metodi e tecniche del servizio sociale II
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Appunti metodi e tecniche II
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Metodi e tecniche del servizio sociale
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Metodi e tecniche del servizio sociale I