Etichettatura come strumento di informazione al consumatore
Perché i sistemi di etichettatura?
La consapevolezza della limitata carrying capacity del pianeta terra, sia come fornitore di materie prime sia
come luogo di smaltimento, ha imposto il rispetto di normative nazionali, comunitarie e internazionali
attraverso il concetto di corporate social responsibility, un modello di sviluppo improntato ad una
sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Questo ha favorito la ricerca di strategie per la compatibilità
ecologica dei prodotti e dei processi: standard certificabili, sistemi di Gestione Ambientale (SGA) e sistemi
di eco etichettatura
Il marchio di qualità ecologica
Costituisce un’importante leva di marketing in quanto è possibile indirizzare gli acquisti verso beni più
rispettosi dell’ambiente, promuovono il consumo responsabile e agevolano l’accesso ai consumatori di
informazioni comprensibili, pertinenti e credibili
I sistemi di etichettatura
Distinguiamo due tipi:
• Volontari: i fabbricanti, importatori e distributori possono decidere se aderire o no al sistema di
etichettatura => marchio o etichetta (label) e dichiarazioni (declaration)
• Obbligatori: i produttori, utilizzatori e distributori sono obbligati ad attenersi alle prescrizioni
legislative => sostanze tossiche e pericolose, elettrodomestici, prodotti alimentari, imballaggi e
elettricità da fonti rinnovabili, ecc.
I sistemi di etichettatura: anni ‘90
Le prime forme di etichettatura consistevano in:
• Autocertificazioni: da parte delle imprese, per dichiarare caratteristiche di eco-compatibilità di un
prodotto
• Certificazioni di enti privati: riferite a singoli caratteri ecologici di un prodotto (ad es. detersivi
ecologici, carta riciclata). Tuttavia erano prevalentemente utilizzate come leva di marketing e
spesso mancavano di caratteri scientifici
Negli anni ’90, per ridurre la diffusione incontrollata di indicazioni vaghe e poco trasparenti, diversi paesi
hanno avviato la realizzazione di programmi di ecolabelling. Fra questi citiamo:
• Regolamento CE del 92 (programma volontario di etichettatura ecologica (ecolabel I))
• Regolamento CE del 2000 (ridefinizione del programma (ecolabel II))
• Altri programmi di ecolabelling in altre aree geografiche dei diversi continenti
• Armonizzazione dei sistemi di etichettatura ambientale con la ISO 14020 (internetional standard
organization quattordicimilazeroventi)
Questi sistemi di etichettatura, basandosi su metodologie di valutazione dell’impatto ambientale dei
processi produttivi, garantiscono info più corrette
Tipologie di etichette
Le etichettatura ambientali si distinguono in tre tipi:
• Etichette ambientali di I tipo sono MARCHI DI ECCELLENZA AMBIENTALE (ISO 14024) (per es.
ecolabel)
• Etichette ambientali di II tipo sono ASSERZIONI ECOLOGICHE AUTODICHIARATE (ISO 14021)
• Etichette ambientali di III tipo sono DICHIARAZIONI AMBIENTALI DI PRODOTTO (DAP) (o in inglese
Environmental Product Declaration (EPD)) (ISO 14025)
Fasi di attuazione del Programma di Etichettatura Ambientale di I tipo
L'iter procedurale prevede:
• Consultazioni tra i vari stakeholders per identificare la tipologia di prodotti da etichettare
• Selezione delle caratteristiche funzionali del prodotto (all’interno di una categoria di prodotti, che
hanno le stesse caratteristiche funzionali, l’UE identifica quello che ha la migliore performance
ambientale; non in senso assoluto per es. il computer, rispetto ad un altro, può avere
caratteristiche funzionali diverse)
• Definizione dei criteri ambientali (target obbligatori) cui il prodotto deve attenersi
• Riesame dei requisiti ogni tot. di anni per categorie di prodotto (per rendere questi requisiti sempre
più stringenti in modo di diminuire l’impatto ambientale)
• Emanazione delle Regole Generali del programma di ecolabelling
• Procedure di accreditamento e di valutazione da parte di un ente terzo
• Assegnazione del marchio/etichetta
Nel regolamento del ’92 erano soprattutto i prodotti rispetto ai servizi ad ottenere quest'etichettatura di I
tipo: ecolabel I (es. detersivi, pitture, computer) (la margherita indica l’etichettatura di I tipo)
Etichette ambientali di I tipo (ISO 14024):
• Etichetta business to consumer (B2C) in quanto indirizzata all’utilizzatore finale
• Etichetta di natura volontaria
• L’azienda che richiede la licenza d’uso del marchio deve dimostrare la piena conformità alle regole
generali
• C’è una valutazione quali-quantitativa degli impatti ambientali associati ad un prodotto nel suo
intero ciclo di vita
• Definizione degli indicatori di contabilità ambientale che vengono prese come riferimento e l’ente
certificatore, previa valutazione della conformità dei requisiti dell’azienda, rilascia la licenza d’uso e
quindi l’etichetta ambientale
Etichette ambientali di I tipo: ECOLABEL
Mentre l'ecolabel I (quello del ’92) includeva solo prodotti, l'ecolabel II (sempre etichettatura ambientale di
I tipo) includono anche i servizi (per es. servizi turistici, la pubblica amministrazione)
I prodotti che beneficiano del marchio Ecolabel devono:
• Rappresentare un ampio settore di mercato (non prodotti di nicchia)
• Avere un impatto ambientale significativo a livello globale
• Favorire la ricerca di vantaggi concorrenziali tra i vari produttori
• Soddisfare le attese dei consumatori
I prodotti per i quali sono emanati i criteri ecologici (quelli che hanno ricevuto il marchio ecolabel di I tipo):
• Calzature, carta, detergenti, pitture, tessuti, PC, televisori, lavatrici e il servizio di ricettività turistica
(quest'ultimo col regolamento del 2000)
Regolamento del 2010 (l’ultimo)
Art.1 << il presente regolamento stabilisce le norme per l’istituzione e l’applicazione del sistema del
marchio di qualità ecologica dell’Unione europea (Ecolabel UE) >>
Art.2 << si applica a tutti i beni e i servizi destinati alla distribuzione, al consumo o all’uso sul mercato
comunitario, a titolo oneroso o gratuito >>
Art.5 (per quanto riguarda l'iter procedurale) << la commissione europea istituisce il comitato dell’Unione
europea per il marchio di qualità ecologica (CUEME), composto dai rappresentanti degli organismi
competenti di tutti gli stati membri. Il CUEME contribuisce all’elaborazione e alla revisione dei criteri >>
PROCEDURA PER L’ELABORAZIONE E LA REVISIONE DEI CRITERI PER IL MARCHIO ECOLABEL UE << i
criteri proposti rispettano i seguenti requisiti:
• Sono basati sui migliori prodotti disponibili sul mercato comunitario in termini di prestazione
ambientale durante il ciclo di vita e devono corrispondere indicativamente al 10-20% dei prodotti
migliori in termini di performance ambientale >>
FORMA DEL MARCHIO ECOLABEL
Per colpa della contraffazione, oltre l’immagine, deve essere inserita la data di rilascio e
vengono identificati anche le tipologie di colori specifici che devono figurare (verde pantone 347 per le
foglie e lo stelo del fiore e pantone 279 per tutti gli altri elementi, testo e bordi)
DIRITTI
1) Diritti per l’esame della domanda
Questo diritto è non inferiore a 200 euro, né superiore a 1200 euro. Nel caso di piccole e medie
imprese, l’importo massimo non deve essere superiore a 600 euro. Nel caso di microimprese,
l’importo massimo è pari a 350 euro (per incentivare si abbassa il prezzo).
2) Diritti annuali
L’operatore paga sino a 1500 euro per l’uso del marchio. Nel caso di piccole e medie imprese 750
euro e per le microimprese 350 euro (sempre per incentivare quest’ultime per diffondere il
marchio => migliorare le performance di una gamma enorme di prodotti e quindi di migliorare
l’impatto ambientale in generale)
REQUISITI
Vengono identificati tutti quei requisiti di un prodotto che attengono alla performance ambientale, basta
sul life cycle assestment (valutazione del ciclo di vita del prodotto)
Regolamento del 2017 che stabilisce i criteri per l’assegnazione del marchio ecologico Ecolabel UE alle
strutture ricettive (molti presenti in Puglia)
Prevedono l’efficienza energetica dell’illuminazione, i consumi di acqua (dispositivi idraulici efficienti:
rubinetti da bagno e docce; riduzione dei lavaggi mediante riutilizzo di asciugamani e biancheria da letto),
rifiuti e acque reflue (piano di riduzione dei rifiuti)
Aggiornamento numero di prodotti e licenze Ecolabel UE
Sono 188 le licenze Ecolabel UE attualmente in vigore in Italia, per un totale di 8680 prodotti/servizi,
distribuiti in 18 gruppi di prodotti. I settori che hanno ricevuto più licenze Ecolabel sono: strutture ricettive
(42), tessuto carta (38). Ripartizione geografica delle licenze Ecolabel UE: Nord (oltre il 60%), Centro (21%) e
Sud e isole (circa 14%). Per quanto riguarda le regioni, le prime tre per numero di licenze Ecolabel in Italia
sono la Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna.
Etichette ambientali di II tipo (ISO 14021)
Abbiamo delle dichiarazioni che riguardano le performance ambientali:
• Consumo energetico ridotto
• Consumo idrico ridotto
• Prodotto biodegradabile
• Energia recuperata
• Materiale recuperato e rigenerato
• Materiale riciclato
• Materiale riciclabile
• Utilizzo ridotto delle risorse
Etichette ambientali di II tipo: marchio per i materiali riciclabili
(Ciclo di mobius)
Indica se il prodotto è fatto di materiale riciclato (all'interno può essere riportato un valore che rappresenta
la percentuale di riciclo che viene attuato sul prodotto) e se il prodotto può essere riciclato
Etichette ambientali di III tipo: Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (ISO 14025)
DAP (o EDP in inglese) è uno schema di certificazione volontaria che riporta le
informazioni relative ad un prodotto sulla base di parametri prestabiliti
ITER PROCEDURALE (pag.270):
• Organismo gestore del programma (OGP) che individua le regole generali del sistema a cui attenersi
• Viene svolto uno studio di LCA (life cycle assestment, la base della DAP)
• Che identifica i requisiti specifici di prodotto
• Vengono approvati
• Elaborazione della DAP che si basa sulla LCA
• Poi abbiamo le procedure di verifica della DAP da un ente terzo, accreditato all' OGP
• Registrazione e convalida della DAP da parte dell'OGP
Esempio Ferrarelle: imbottigliata in quali formati (sia PET sia vetro)
Dichiarazione ambientale di prodotto convalidata (data di pubblicazione, di approvazione e validità; ambito
di applicazione geografica: mondo)
1) Descrizione dell’organizzazione e del prodotto
Storia dello stabilimento e del prodotto; l’unità dichiarata (è l’unità funzionale della LCA =>
tutti i flussi di materia ed energia che si analizzano sono riferiti ad un’unità funzionale che è
stata dichiarata) è, in questo caso, 1 litro d'acqua identificando tutti i vari formati (PET da
0,5L – 1,5L, in vetro a perdere da 0,75L ed in vetro a rendere a…; dichiarazione dei
contenuti (per 1 litro di prodotto identifica la tipologia di materiale e la sua percentuale
utilizzata, compresi imballaggi primari, secondari e terziari)
2) Prestazione ambientale
Metodologia adottata, confini del sistema, qualità dei dati e poi tutti i risultati degli impatti
(per es. effetto serra in tutte le fasi di lavorazione, confronti di performance ambientali
Etichette ambientali di III tipo: DAP
È un’etichetta di tipo B2B perché fornisce indicazioni sui prodotti e i servizi lungo tutta la filiera produttiva
ed un organismo accreditato e indipendente verifica e convalida la metodologia applicata per l’analisi e
garantisce la veridicità delle informazioni contenute.
La DAP fornisce informazioni precise, affidabili e comparabili sulle prestazioni ambientali del prodotto in
modo da influenzare la capacità di scelta dell’acquirente
La DAP è strutturata in 3 sezioni:
• Contiene informazioni relative all’azienda, al prodotto o al servizio
• Riporta la descrizione delle prestazioni ambientali del prodotto o servizio
• Fornisce altre informazioni e i riferimenti alla certificazione
Tipologia di prodotti/servizi con DAP
• Elettrodomestici, prodotti chimici, alimentari, radio, TV e tanti altri
Vantaggi
Per i produttori:
• Formato comune per rapportare i vari prodotti
• Vasta gamma di comunicazione delle proprie performance ambientali
• Riconoscimento internazionale
Per gli acquirenti:
• Accessori informazioni verificate e dettagliate
• Approvvigionamento di altre informazioni pertinenti
• Possibilità di fare confronti e valutazioni
Finalità delle Etichette energetiche
La finalità dell’etichettatura energetica (degli elettrodomestici) è quella di informare i consumatori circa il
consumo di energia degli apparecchi, per consentire un impiego più razionale dell’energia e di favorire il
risparmio energetico e la riduzione dell’inquinamento atmosferico. In più l’etichetta energetica, orientando
i consumatori nella scelta al momento dell’acquisto, favorisce lo sviluppo tecnologico dei prodotti con
consumi contenuti (i produttori, sapendo che il consumatore va a scegliere quegli elettrodomestici che
hanno un consumo energetico minore, sarà indotto a migliorare continuamente i suoi prodotti per
abbassare i livelli di consumo).
L’etichetta deve essere posta dal negoziante, ben visibile, davanti o sopra l’apparecchio (per es. quelli che
indicano la classe energetica).
Excursus sull’etichettatura energetica degli elettrodomestici
(bar label)
Ogni elettrodomestico (dai frigoriferi ai condizionatori) ha avuto una direttiva diversa (dal ’92 al 2003), che
di volta in volta hanno ridotto i consumi energetici degli stessi.
Nel corso del tempo i consumi energetici si sono ridotti sempre di più e le classi sono state modificate. Le
etichette energetiche (introdotte per la prima volta nel ’92) sono etichettature con barre colorate che
indicano i diversi consumi energetici (per es. per gli elettrodomestici) e sono etichette di tipo comparativo
(anche per es. il consumo di acqua per le lavatrici o il rumore per i frigoriferi), obbligatorie, ridotto consumo
energetico e quindi miglioramento tecnologico e benefici per il consumatore.
Le prime forme di etichettature energetica si sono avute nel 1978, in Canada e USA, quando si costituì il
programma Energaid. Successivamente in Europa nel 1979, dove si iniziò a parlare di indicazione dei
consumi di energia per gli apparecchi domestici, ma senza l’obbligatorietà.
Nella seconda metà degli anni ’80 iniziarono a nascere i labelling europei in tema di energia. In particolare il
Blauer Engel (“angelo blu”) in Germania fu una delle prime etichettature energetiche nell’UE. Di seguito,
nel continente australiano, si ebbe l’Ecologo, nel ’92 ebbe vita la direttiva sull’etichettatura energetica degli
elettrodomestici.
Di rilevante importanza, intorno agli anni ’90, ci fu l’etichettatura Energy Star (spesso si trova sui
computer). Statunitense ma, siccome aveva degli standard universalmente riconosciuti, fu presa come
riferimento in tutto il mondo. All’inizio Energy Star ha avuto applicazione soprattutto sui prodotti
informatici e da ufficio. Dopo molti anni è stata anche utilizzata per le abitazioni e agli edifici, per es.
l’illuminazione
Nel 2003 ci fu un rinnovamento del TCO svedese, già nato nel ’95. In Giappone nel 1999 l’Eco Mark per le
apparecchiature informatiche. E nel ’92 l’etichettatura Ecolabel e, contestualmente, la direttiva obbligatoria
per gli elettrodomestici per i consumi energetici) che prevede la parte sui consumi energetici.
Diffusione del nuovo schema di etichettatura energetica a partire dai principali elettrodomestici (leggere)
Report dell’ENEA (l’Ente Nazionale delle Energie Alternative):
Nel 2010 viene pubblicata la direttiva quadro sull’etichettatura energetica da parte del parlamento europeo
e del consiglio. La base legale fa sempre riferimento a quella del ’92 concernete l’indicazione del consumo
di energia e di altre risorse degli apparecchi domestici (per es. sulle lavatrici viene inserito anche il consumo
di acqua), mediante l’etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti che stabiliva, per la prima
volta, un sistema condiviso all’interno dei paesi membri dell’UE di informazioni obbligatorie sul consumo di
energia e di altre risorse essenziali degli apparecchi domestici immessi sul mercato comunitario. Lo scopo di
questo sistema era quello di permettere ai consumatori di scegliere apparecchi più efficienti dal punto di
vista energetico. La forma scelta per la pubblicazione di queste informazioni era l’etichetta (che sintetizza
tutti i dati) e una scheda informativa. Questa direttiva quadro si basa sul piano d’azione sulla politica
industriale sostenibile e sul piano su produzione e consumo sostenibili per l’eco-progettazione degli stessi
prodotti (lezione 2), che concerne lo sviluppo di prodotti con minor impatto ambientale.
La direttiva del 2010 definisce anche:
• La forma e i contenuti della nuova etichetta energetica
• I comportamenti degli stati membri per l’acquisto di beni coperti di etichettatura
• I criteri che gli stati membri dovranno seguire per l’istituzione di campagne di informazioni e
programmi di incentivazione economica, sia sul lato della domanda che dal lato dell’offerta
Nella nuova etichetta la scala da A a G esistente si amplia con le classi A+, A++ e A+++ che permette ai
consumatori di riconoscere i prodotti sempre più efficienti dal punto di vista energetico. Oltre le lettere,
abbiamo il sistema dei colori, dal verde scuro per i prodotti più eff
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