Begegnung
Il percorso di letteratura del Novecento, che va dalla Prima guerra mondiale alla caduta del
muro di Berlino, si concentra principalmente sulla Germania, con accenni alla letteratura
austriaca e svizzera. Il tema guida è Begegnung, cioè l’“incontro”: l’idea di qualcosa che
viene verso di noi (begegnen) e dell’incontro con l’altro come momento decisivo e
trasformativo.
Un riferimento metodologico importante è Erich Auerbach, critico letterario e filologo
romanzo, autore del saggio Philologie der Weltliteratur, scritto in occasione del
festeggiamento di un collega. Auerbach osserva che limitarsi alla storia di una sola
letteratura è riduttivo se si vuole contemplare il mondo intero. Per costruire un percorso
significativo propone un metodo: individuare un Ansatz, cioè uno spunto tematico o un
elemento stilistico che possa fungere da punto di partenza. Attraverso questo spunto è
possibile mettere in relazione opere anche molto distanti tra loro, riconoscendone una
caratteristica comune e tracciando così un discorso più ampio. In questo contesto si
inserisce La morte a Venezia di Thomas Mann.
Thomas Mann
La morte a Venezia è una novella in cinque capitoli: Venezia compare solo a partire dalla
metà del testo, mentre tutta la prima parte è ambientata a Monaco e può essere definita
“monacense”. Il mondo tedesco è importante quanto quello veneziano e italiano. Il testo,
pubblicato nel 1912, ebbe subito successo e nei decenni successivi fu oggetto di numerose
trasposizioni: celebre è il film di Luchino Visconti, che tende a privilegiare la parte veneziana,
tanto che molti ricordano soprattutto la seconda metà della storia. Sono stati realizzati anche
un’opera lirica composta da Benjamin Britten e un balletto dell’Hamburg Ballet.
La novella racconta di uno scrittore tedesco nella maturità che vive una crisi esistenziale e
decide di viaggiare, lasciando Monaco di Baviera per arrivare infine a Venezia, città del
fascino, della bellezza e della decadenza. Qui avviene un incontro che lo cambia
profondamente e lo conduce alla morte: quello con un adolescente polacco, grazioso, che
gioca sulla spiaggia con le sorelle. È uno scambio di sguardi che colpisce il protagonista e
provoca una catastrofe interiore, oltre a una serie di riflessioni sull’arte e sulla propria
identità.
Gli incontri nella novella hanno spesso un valore premonitore: suggeriscono al protagonista
che la sua vita ha preso una svolta. Si inserisce così il tema della rigenerazione. Il
protagonista è uno scrittore che si interroga sulla propria arte, sui propri limiti e sul bisogno
di rinnovamento.
L’opera è radicata anche nella biografia dell’autore. Thomas Mann, originario di Lubecca, si
stabilisce a Monaco con la moglie Katia Pringsheim e vi vive per molti decenni. Tuttavia
morirà in esilio a causa del nazionalsocialismo: lascia la Germania per la Svizzera,
soggiorna in Costa Azzurra e infine trascorre un lungo periodo negli Stati Uniti (dal 1938).
Dopo la guerra non torna definitivamente in Germania, ma si stabilisce nuovamente in
Svizzera. Monaco rimase comunque per lui un luogo centrale. L’esperienza veneziana ha un
fondamento autobiografico: durante una vacanza sull’Adriatico, Mann soggiorna prima in
Croazia, ma decide di andarsene perché nel luogo si trovava una donna appartenente a una
famiglia imperiale che, arrivando sempre in ritardo, costringeva gli ospiti ad alzarsi in piedi 1
quando entrava nella sala da pranzo. Si reca così a Venezia e soggiorna al Grand Hotel des
Bains. La moglie stessa racconta che l’incontro con il fanciullo è realmente accaduto.
L’apparizione del giovane assume quasi i tratti di una teofania, come se una divinità si
manifestasse sulla terra. Il testo viene scritto rapidamente a Monaco. Dalle lettere emerge
che l’intento iniziale di Mann era rappresentare gli effetti di un amore sconvolgente e
inatteso su un uomo adulto. In origine pensava di ispirarsi a un episodio realmente accaduto
a Goethe, che si era innamorato di una ragazza molto più giovane, vivendo una passione
destabilizzante.
Contesto storico
Il cosiddetto Secondo Reich tedesco nasce ufficialmente il 18 gennaio 1871 con la
proclamazione dell’Impero nel Salone degli Specchi di Versailles, al termine della guerra
franco-prussiana. Artefice dell’unificazione fu Otto von Bismarck (1815-1898), cancelliere
prussiano, che attraverso diplomazia, alleanze strategiche e conflitti mirati riuscì a riunire
sotto l’egemonia della Prussia i numerosi Stati tedeschi.
Il nuovo Impero si configura come una monarchia federale: al vertice stava l’imperatore
(Kaiser), coincidente con il re di Prussia, affiancato da un cancelliere responsabile solo
verso il sovrano; il Bundesrat rappresenta gli Stati federati, mentre il Reichstag, eletto a
suffragio universale maschile, aveva poteri limitati.
Dal punto di vista geografico, il Kaiserreich del tardo Ottocento occupava una posizione
centrale in Europa, estendendosi dal Mare del Nord e dal Baltico
fino alle regioni alpine, includendo territori altamente
industrializzati come la Ruhr e la Sassonia.
Questa collocazione favorì uno sviluppo economico rapidissimo:
tra fine Ottocento e primo Novecento la Germania divenne una
delle principali potenze industriali mondiali, leader nei settori
della siderurgia, della chimica e dell’ingegneria meccanica.
La società tedesca fu attraversata da profonde trasformazioni:
urbanizzazione accelerata, crescita del proletariato industriale,
rafforzamento del movimento operaio e del Partito
socialdemocratico, che divenne il primo partito del Reichstag, pur
restando politicamente emarginato .
Sul piano politico e culturale, soprattutto dopo la caduta di
Bismarck nel 1890 e l’ascesa di Wilhelm II (1859-1941), il Kaiserreich assunse tratti sempre
più autoritari, militaristi e nazionalisti.
La politica estera bismarckiana, prudente e orientata all’equilibrio europeo, lasciò il posto
alla Weltpolitik, una strategia ambiziosa e aggressiva volta ad affermare la Germania come
potenza globale. Essa si tradusse in una rapida espansione coloniale (in Africa e nel
Pacifico), in una massiccia politica di riarmo navale – in aperta competizione con la Gran
Bretagna – e in un atteggiamento sempre più conflittuale nei confronti delle altre grandi
potenze europee.
Questo intreccio di espansionismo, rivalità imperiali e alleanze contrapposte contribuì in
modo decisivo allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914. La sconfitta militare, la
crisi interna e la rivoluzione del novembre 1918 portarono infine al crollo dell’Impero e
all’abdicazione del Kaiser, segnando la fine del Secondo Reich e l’inizio della Repubblica di
Weimar. 2
La “Seconda crisi marocchina” o “crisi di Agadir” del 1911 fu uno degli episodi più acuti
delle rivalità imperiali tra le potenze europee nel primo Novecento. Il Marocco era
formalmente uno Stato indipendente ma oggetto delle ambizioni coloniali, soprattutto della
Francia. La Germania, che cercava di affermare la propria posizione di potenza mondiale e
di scoraggiare un predominio esclusivo francese, inviò la cannoniera tedesca Panther nel
porto di Agadir come segno di pressione diplomatica. Il gesto provocò forte allarme
internazionale, in particolare da parte della Gran Bretagna, preoccupata per l’equilibrio delle
rotte atlantiche. La crisi si risolse attraverso negoziati: la Germania riconobbe il protettorato
francese sul Marocco ricevendo in cambio compensazioni territoriali in Africa occidentale.
Sebbene la pace fosse mantenuta, l’episodio consolidò l’alleanza franco-britannica e
accentuò il clima di sfiducia e competizione che caratterizzava l’Europa fino al 1914. La
seconda crisi marocchina è così spesso interpretata come un tassello significativo della
dinamica delle alleanze e delle rivalità che portarono allo scoppio della Prima guerra
mondiale.
L’epidemia di colera del 1911 fu un evento sanitario di rilevanza internazionale, che colpì
diverse regioni europee e città portuali, comprese Germania e Italia. In Italia, Venezia
rappresentò uno dei centri più colpiti: la densità abitativa dei quartieri storici, l’afflusso di
mercanzie e passeggeri via mare e le condizioni igieniche ancora carenti favorirono la
diffusione del Vibrio cholerae. La malattia si trasmetteva principalmente tramite acqua e
alimenti contaminati e mise in luce le fragilità delle città industrializzate e portuali, dove
modernizzazione e commercio globale convivevano con infrastrutture igieniche insufficienti.
Le autorità risposero con misure di quarantena, isolamento dei malati, disinfezione delle
acque e campagne informative.
Der Tod in Venedig
Capitolo I 3
Il primo capitolo si apre con la presentazione del protagonista, Gustav Aschenbach, nome
nobilitato dalle autorità per elevarlo alla classe borghese. Siamo in un pomeriggio di
primavera, in un anno non specificato, ma segnato da un clima minaccioso per il continente.
Ci troviamo nella sua abitazione a Monaco, nel quartiere più lussuoso della città, in
Prinzregentenstraße, nome che rimanda al periodo del Kaiserreich. Il protagonista è
perfettamente integrato nella sua epoca. Tuttavia, in quella giornata è inquieto: non è riuscito
a dormire né a portare a termine il suo lavoro. Per lui la scrittura non è un’attività ludica, ma
richiede concentrazione e dedizione, è snervante e consuma le sue energie vitali. Si
richiama anche la prosa di Cicerone, caratterizzata da periodi lunghi e complessi.
Aschenbach sperimenta una crisi, un’agitazione nuova. L’espressione “tempo che minaccia”
allude a minacce politiche ed economiche, segno di una crisi globale. Si crea un parallelo tra
instabilità storica e instabilità esistenziale: crisi epocale e crisi personale si rispecchiano. Si
avverte un senso di oppressione (Überreizt). Il protagonista decide quindi di fare una
passeggiata all’aria aperta (er geht ins Freie), più lunga del solito, per rigenerarsi nella
speranza di trascorrere una serata proficua. Questa uscita lo condurrà al primo incontro
decisivo, che rappresenterà la svolta verso il viaggio.
Il contesto storico è quello del Deutsches Kaiserreich, fondato il 18 gennaio 1871: il secondo
impero tedesco, dopo il Sacro Romano Impero. La Prussia guida l’unificazione nel segno
della monarchia imperiale, non della repubblica. L’impero dura fino al 1918, quando nasce la
Repubblica di Weimar, primo tentativo democratico tedesco. La Germania possiede colonie
in Africa e nel Pacifico ed è un paese fortemente industrializzato che assume tratti sempre
più aggressivi, nazionalisti e razzisti, destinati a culminare nel nazionalsocialismo. Già nel
tardo Ottocento si percepiscono questi segnali di potenza minacciosa, a cui allude anche
Thomas Mann. Il tempo della narrazione si colloca alla vigilia della Prima guerra mondiale.
L’anno non viene indicato esplicitamente, ma potrebbe riferirsi al periodo della seconda crisi
marocchina del 1911. Il Marocco era sotto l’influenza francese e, per contrastare la Francia,
l’imperatore tedesco Wilhelm II inviò una flotta ad Agadir per minacciare un’espansione
francese. Furono segnali di forte tensione internazionale. Nel 1911 la minaccia era anche
sanitaria: si diffondeva il colera, elemento che nella novella avrà un ruolo centrale.
Thomas Mann ha specificato che è una novella, che in Germania, rispetto alla tradizione
romanza, è tardiva ma diventa uno dei generi prediletti. La novella ha una forma lineare, con
una trama che si svolge dall’inizio alla fine, fluida, articolata e dettagliata, che prevede un
narratore: una voce che racconta la storia di qualcuno, in questo caso di un signore di 50
anni. Thomas Mann ci mostra i pensieri del protagonista tramite il discorso vissuto (erlebte
Rede), così riusciamo a entrare nella sua mente. Goethe dà la definizione di novella: ha la
caratteristica di raccontare un accadimento inaudito, perché è una novità, esce da ciò che
viene considerato l’orizzonte standard. Thomas Mann, ammiratore di Goethe, segue lo
schema dell’“unerhörte Begebenheit”.
La novella inizia con il nome proprio del personaggio e la descrizione del luogo (Monaco).
Se si dimentica la prima metà del testo, si perde il riferimento a Monaco. Ci troviamo
all’inizio del 1900 (Thomas Mann scrive negli anni ’19…, ma si pensa al 1912 perché
c’erano molte tensioni). Thomas Mann è un fine analista, quasi un sismografo, capace di
rilevare le tensioni: l’opera riflette una crisi epocale, un senso di oppressione e di Überreizt
(eccesso di stimoli). Questi stimoli avevano stancato l’uomo, che cercava la libertà, e questo
4
ci conduce in una passeggiata insieme al protagonista nella Monaco del 1900. Siamo negli
anni del Zweite Kaiserreich, epoca di Bismarck; la Germania in questo periodo è
aggressiva a livello internazionale, desidera espandersi, siamo alla vigilia della Seconda
guerra mondiale.
Il protagonista esce all’aperto (suchen das Freie) e quest’azione ha un significato simbolico:
togliersi dei fardelli. Si trova in un giardino all’inglese del ’700, un giardino romantico, con
prato verde e con l’idea che la natura non preveda più viali geometricamente stabiliti come
durante l’Illuminismo, ma tutto sembri prodotto dalla natura, anche se è frutto dell’uomo.
Questo luogo era vicino alla casa di Thomas Mann. A Monaco Thomas Mann aveva trovato
una donna appartenente a una famiglia benestante, con cui aveva messo su famiglia fino a
quando non dovettero scappare. È un autore autorevole, le sue opere hanno un peso
notevole. Mann era uno straordinario inventore di storie, un “magico” narratore, e ha scritto
anche importanti saggi sulla musica. Amava fare lunghe passeggiate.
Monaco è stata definita una città a testa di Giano, con uno sguardo rivolto verso il futuro e
l’altro verso il passato. Gennaio è il mese di Giano perché guarda avanti e indietro. Monaco
è una città bifronte, progressiva e regressiva. C’era un cenacolo di artisti che volevano
un’arte nuova; Monaco era una capitale culturale. Durante i primi anni del 1900 aveva però
anche un lato più oscuro. Thomas Mann scriveva dei diari giovanili a Monaco, che poi
decise di bruciare per paura di essere arrestato. I suoi diari testimoniano la presenza della
“società a due facce” di Monaco: da un lato la novità, dall’altro la regressione. Un altro
aspetto che piaceva a Thomas Mann era il dialogo tra il mondo tedesco e quello
mediterraneo: Monaco era aperta alle altre culture. Già durante il Romanticismo Monaco
faceva da ponte tra il Sacro Romano Impero e l’Italia. Mann è affascinato dal mix tra le due
culture: il dialogo tra Italia e Germania è fondamentale nella novella. Thomas Mann stesso
aveva nella famiglia un ramo di origine brasiliana da parte paterna. È un autore critico, con
una propria visione di ciò che accade, e si è sempre considerato rappresentante della
cultura tedesca. 5
La Villa Stuck in Prinzregentenstraße era la casa di Franz von Stuck. Il protagonista
l’aveva vista: le finestre enormi dovevano dare luce alle opere d’arte, aveva una risonanza
pubblica notevole. Thomas Mann apprezzava molto lo stile neobizantino. L’estetica diventa
una sorta di religione terrestre, laica: si vive in funzione della bellezza secondo i canoni
dell’epoca. La passeggiata prosegue: era l’inizio di maggio, ci troviamo nel giardino di
Monaco. Poi il sole inizia a scendere, la passeggiata si fa silenziosa. Siccome minaccia un
temporale, il protagonista decide di aspettare il tram per rientrare. Arriva a un cimitero: tema
della morte e della bellezza.
Troviamo lo stile classico nella narrazione. La chiesa era in stile bizantino, e la novella
testimonia con il dialogo il gusto per l’arte bizantina, un'arte che viene da lontano. Il tempio
bizantino prelude la chiesa di San Marco a Venezia. Qui il protagonista ha un incontro
puramente visivo sotto il portico della chiesa con un uomo che dà ai suoi pensieri una
visione completamente diversa: è la presenza della novità. L’uomo ha tratti fisici e abiti che
ricordano il lontano; non è chiaro se lo stia descrivendo il narratore o il protagonista.
L’osservatore ha uno sguardo penetrante, come una figura elevata, capace di sollevare i
pensieri; mostra tratti tipici del primo Novecento, ma vestiva alla bavarese e portava uno
zaino tipico della zona. Questa combinazione lo rende destabilizzante: è straniero e familiare
allo stesso tempo, sfida il narratore e possiede una natura selvaggia. Si appoggia a un
bastone e i piedi sono incrociati. Da un lato, richiama alcune divinità antiche, come
Hermès/Mercurio (messaggero degli dèi, dei commerci e degli scambi culturali, dio della
traduzione, delle lingue e della medicina), forse con qualcosa da comunicare al protagonista.
Dall’altro, ricorda Dioniso, che arrivava da lontano e, con il suo corteo danzante, portava
scompiglio in città: gli individui uscivano da sé, andavano in estasi e sperimentavano
esperienze nuove, ma Dioniso poteva anche causare la distruzione del corpo.
Mann aveva una fissa nel descrivere il pomo d’Adamo. I due uomini incrociano gli sguardi: è
uno sguardo bellicoso (kriegerisch), che porta guerra, penetrante come una freccia nel bulbo
oculare; un vero duello visivo tra i due. La visione si trasforma in riflessione: nasce un
desiderio di lontananza, una nostalgia di luoghi remoti (Sehnsucht), che si collega anche a
un ricordo giovanile, quasi un attacco che viene dall’interno. Nella figura di
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Letteratura tedesca - autori 1
-
Letteratura tedesca 1
-
Letteratura tedesca 1
-
Appunti Letteratura tedesca I