La morte a Venezia (Thomas Mann)
Domande
- Parlare del personaggio di Aschenbach e della sua rigida morale che gradualmente si perde, riferimento al suo cambiamento.
- Cosa si sono detti Aschenbach e il gondoliere?
- Come viene descritto il cimitero?
- Com’è vestito il signore che incontra al cimitero? Di che colore ha il cappello?
- Con che mezzo di trasporto va a Venezia?
- Figura del falso giovane: il vecchio che gli fa ribrezzo.
- Quante persone c’erano sulla nave?
- Opera in generale.
- La figura del gondoliere.
- Riferimenti ad apollineo e dionisiaco di Nietzsche, ricollegarsi a Nietzsche.
- Tema della sporcizia.
- Tema del falso.
- Tema del vedere.
- Nietzsche: apollineo e dionisiaco.
- Platone e amore, cap. 4.
Buddenbrook
Si è già visto nei Buddenbrook l’equilibrio tra spirito e sentimento, una decadenza che ha la sua causa in uno squilibrio, degrado, interiore che si può seguire nei vari protagonisti e si forma in modo sempre diverso: sentimento religioso nel console e nella moglie Betsy, che si acuisce alla morte del marito; quali azioni sbagliate portano al fallimento della ditta; Tony/Erika ed i loro matrimoni sbagliati, Tony deve sposarsi contro il suo sentimento, segue invece il suo dovere, ovvero segue una logica che è quella di aiutare la casa; i consigli sbagliati dati a Thomas per quanto riguarda gli affari.
Quest’ultimo non ha più voglia di lavorare, viene meno il dionisiaco, ovvero la spinta alla vita, che sviluppa delle immaginazioni del mondo che sono necessari per vivere. Nietzsche diceva che più forte si è con la capacità vitale, intellettualmente più ampi sono gli orizzonti, in quanto arriva ad una religiosità senza Dio. Nel romanzo dei Buddenbrook quindi vediamo a diversi tipi di decadenza, in particolare quella di Thomas: cade nella decadenza del pessimismo di Schopenhauer.
In Nietzsche è diverso, è un nichilismo: cerca di rovesciare la melanconia; da un lato l’annichilimento, il nulla del pessimismo, quello che non sappiamo con certezza lui lo definisce “bugia”, ma questo sentimento oscuro della melanconia che vede nel nulla lui lo ri-rovescia nella serenità dei greci, movimento di rovesciare questo sentimento di fondo con un istinto vitale nel suo opposto: il rovesciamento nel suo opposto è una pratica mistica secolarizzata che si trova alla base del pensiero di Nietzsche.
Nei Buddenbrook il pessimismo viene criticato e la decadenza emerge chiaramente in Thomas Buddenbrook, non ha più piacere/equilibrio, già dall’inizio lo sentiva come un dovere perché intellettualmente più sviluppato del nonno, anche se si assomigliano intellettualmente, il nonno era limitato nel suo pensiero. Thomas non ha la forza per rovesciare/superare il pessimismo di Schopenhauer e questa dimensione del rovesciamento nel romanzo di Mann non c’è, ma c’è la critica di Nietzsche alla decadenza.
Vediamo come è espresso questo pensiero ne “La morte a Venezia” der Tod in Venedig, del 1911: è una novella, perché è breve e di solito ha un punto di svolta; un romanzo, normalmente, comprende periodi lunghi, ad esempio il romanzo di formazione, come il Siddhartha, ed è stata scritta nel 1911 e pubblicata per la prima volta privatamente in 100 esemplari, poi nella rivista “Neue Rundschau” e poi come libro nel 1913. L’opera originale non è suddivisa in capitoli, bensì in 5 parti a loro volta divise da un doppia riga vuota.
Trama
Gustav von Aschenbach è un famoso scrittore cinquantenne, recentemente nobilitato per onorarne il successo artistico; ha quindi acquisito l'aristocratico “von” da aggiungere al nome. Egli è un uomo che ha interamente dedicato l'esistenza alla propria arte, in una maniera quanto mai disciplinata e costante, metodica fino al limite dell'ascesi. Una creatività faticosa ma socialmente fruttuosa: era citato nei libri scolastici, dopo aver impostato tutta la sua vita al lavoro di scrittura, in un momento di blocco delle creatività si permette un viaggio a Venezia.
Dopo essere rimasto vedovo sente all'improvviso nel suo animo l'impetuoso desiderio di viaggiare, soprattutto per sbloccare il blocco dello scrittore, avere nuove esperienze, provare cambiamenti, per cui si appresta a partire per una località mediterranea, anche nella speranza di migliorare così la sua salute, minata da problemi cardiaci. Decide quindi di prendersi una vacanza, anche per fare riposare i nervi scossi.
Dopo una falsa partenza in direzione di Pola, sulla costa dell'Istria ai confini dell'impero austro-ungarico, insoddisfatto comprende, come preso da improvvisa illuminazione, che deve andare a Venezia; prende una suite al grand Hotel des Bains all'isola del Lido di Venezia.
Tra gli ospiti del grande albergo in cui alloggia la sua attenzione quella sera stessa, mentre si trova a cena, cade su una nobile famiglia polacca in vacanza: tra di loro vi è un ragazzo di più o meno quattordici anni abbigliato con un vestito alla marinara, maniche a sbuffo. Aschenbach ne rimane folgorato, letteralmente abbagliato, e si rende conto che l'adolescente è estremamente bello, tale e quale un'antica scultura greca. Le sue tre sorelle maggiori, invece, sono così gravemente vestite da sembrare quasi delle suore, indossavano abiti monacali di media lunghezza, che nascondevano le forme.
In seguito, mentre l'uomo continua a spiare amorevolmente il ragazzo e la sua famiglia in spiaggia, coglie per caso il suono di quello che pare essere il suo nome: Tadzio. Il giovane finisce per incarnare ai suoi occhi l'ideale di bellezza classica, grecizzante, alla quale l'artista venuto dal nord da sempre maggiormente aspira.
Presto però il tempo caldo e molto umido comincia a incidere non proprio favorevolmente sulla salute di Gustav, il quale prende la decisione di ripartire il prima possibile per trasferirsi in un luogo più salubre. La mattina in cui ha programmato la partenza scorge ancora una volta Tadzio e l'uomo viene preso da un fortissimo sentimento di rimpianto. Quando raggiunge la stazione ferroviaria e scopre che i suoi bagagli sono stati inviati per errore a Como si ritrova costretto a tornare indietro: finge d'essere arrabbiato ma intimamente è felicissimo. Decide così di rimanere all'Hotel in attesa del ritorno dei bagagli smarriti.
Durante i giorni seguenti l'interesse di Gustav nei confronti del ragazzino si trasforma in una vera e propria ossessione: sta a osservarlo in continuazione, segretamente lo segue in giro per tutta la città lagunare, su e giù tra le calli e i ponti. Una sera, all'uscita dal ristorante dell'albergo, Tadzio, voltandosi a un tratto verso di lui, rivolge a Gustav un sorriso affascinante, quasi invitante: sconvolto, l'uomo lo paragona al Narciso della mitologia greca. Precipitatosi fuori Gustav, nel giardino vuoto, ha il coraggio finalmente di confessare a se stesso la verità: “Ti amo!”.
Dopo qualche giorno Gustav, durante un'escursione nella città oppressa da una esiziale afa estiva, nota degli avvisi del “Dipartimento della Salute” che consigliano di evitare di mangiare frutti di mare; si comincia inoltre a sentire dappertutto un forte odore di disinfettante. Le autorità comunque continuano categoricamente a negare che possa trattarsi di qualcosa di grave. Aschenbach pare ignorare il pericolo, in quanto in qualche modo gli piace pensare che il male che sta vivendo Venezia sia un po' simile alla propria intima sofferenza di natura amorosa tenuta rigorosamente celata.
Una sera sulla veranda gli ospiti dell'albergo vengono intrattenuti musicalmente da una banda di artisti di strada; durante quest'esibizione Gustav, estasiato, cerca di rubare almeno uno sguardo al bel Tadzio, che si trova appoggiato noncurante al parapetto della ringhiera in una posa statuaria. Infine i loro occhi si incontrano, seppure per un solo brevissimo istante, e a Gustav rimane la sensazione che possa esservi un'attrazione reciproca.
In seguito cerca d'informarsi sulle effettive condizioni di sicurezza pubblica; dopo essere stato ripetutamente rassicurato che l'unico rischio al momento esistente per la salute fosse lo scirocco viene informato da un inglese che è invece in atto una grave epidemia di colera. A questo punto Gustav considera l'opportunità di avvisare immediatamente la madre di Tadzio del pericolo; decide tuttavia di non farlo, per non vedere partire l'amato ragazzo e perderlo così per sempre.
Una notte l'uomo ha un sogno intriso di dionisismo orgiastico, il che gli rivela la natura prettamente sessuale dei suoi sentimenti verso Tadzio. In seguito inizia a fissare l'adolescente sempre più apertamente e a pedinarlo: ma, anche così, i sentimenti dell'uomo, seppure sempre vissuti intensamente nel proprio intimo, non si esternano mai oltre qualche fuggevole scambio d'occhiate.
Durante tutto il tempo del suo soggiorno l'intera esistenza di von Aschenbach inizia a ruotare ossessivamente attorno a Tadzio, simbolo per lui di una gioventù svanita, ma anche oggetto di impulsi omosessuali che lo scrittore non era consapevole di possedere o che forse aveva fino a quel punto represso, pur senza desiderare però di concretizzare sessualmente la sconvolgente attrazione.
Gustav sembra incominciare anche a preoccuparsi per il proprio volto; nel tentativo di ringiovanire va dal barbiere e si fa tingere capelli e baffi e truccare il viso così da renderlo più attraente. Così imbellettato segue per l'ennesima volta Tadzio attraverso Venezia, oppressa da un caldo infernale. Perso di vista nel cuore della città, esausto e assetato, compra alcune fragole mature e le mangia riposando in una piazzetta deserta, contemplando tra sé e sé l'ideale platonico della bellezza.
Il racconto si conclude alla spiaggia del Lido, dove von Aschenbach, disteso nella sua sedia a sdraio pare indebolito e malaticcio mentre osserva Tadzio giocare con gli amici, come aveva già fatto tante altre volte prima. Il ragazzo a un tratto lascia i compagni e, dopo avere litigato con uno di loro ed esserne stato picchiato, si dirige al largo attraversando lentamente le acque basse ma, prima di svanire alla sua vista, volge e condivide un ultimo sguardo con il suo ammiratore morente.
È come se l'adolescente avesse voluto fargli un ultimo segno; cerca d'alzarsi per seguirlo, per poi crollare di traverso sulla sedia. Lo scrittore rimane totalmente estasiato dall'ineffabile bellezza del ragazzo, il quale alza il braccio verso l'orizzonte a volere indicare qualcosa, e, nel delirio degli ultimi istanti di vita, Gustav immagina se stesso intento a seguirlo verso un ideale irraggiungibile ultraterreno. Il suo corpo ormai esanime viene scoperto poco dopo.
Struttura della novella
È suddivisa in 5 parti, come la tragedia classica:
- Prima parte: passeggiata, blocco creatività, 8% testo.
- Seconda parte: analessi, vita e lavoro di Gustav von Aschenbach, 9% testo.
- Terza parte: viaggio a Venezia, primo incontro con Tadzio, tentativo fallito di allontanarsi, dice che Venezia gli fa male alla salute, 36% testo.
- Quarta parte: accrescimento sentimentale del rapporto verso Tadzio fino alla confessione a sé stesso dell’amore torna la sua creatività e produce un saggio, 15% testo.
- Quinta parte: avvio verso la catastrofe. Aschenbach viene a conoscenza del colera, veniva nascosta questa informazione per non perdere i turisti, anche se alla fine molti di loro partono, ma decide comunque di non partire, non avvisa la famiglia, insegue Tadzio per tutta la città quasi patologicamente, il suo amore è diventato patologico; il giorno che Tadzio parte, Aschenbach muore, probabilmente di colera perché ha mangiato delle fragole “rosse, belle, mature” simbolico, che forse non erano state lavate bene e forse la stessa acqua era infetta dal colera, 32% testo.
Prima parte
In ogni opera l’inizio è importante perché dà l’impostazione a quello che seguirà perché personaggi, spazio e tempo devono essere inquadrati in un mondo reale o fittizio.
- “Primavera dell’anno ‘19”: si fa riferimento alla crisi del Marocco nel 1911.
Crisi del Marocco: agli inizi del Novecento, il Marocco fu al centro di due crisi internazionali, denominate crisi marocchine, rispettivamente nel 1905 e nel 1911. Gli echi di queste crisi si fecero sentire con forza in un contesto di grandi tensioni internazionali. Queste crisi coinvolsero in particolare la Germania, la Francia e la Spagna, tutte interessate alla colonizzazione del Marocco, ma di riflesso anche la Gran Bretagna che sosteneva le posizioni francesi.
- “Prinzregentestrasse”: molto rappresentativo/dettagliato.
- “Giardino inglese”: un grande parco a Monaco.
- “Schwabing”: quartiere di Monaco.
Quindi abbiamo uno scrittore, Gustav Aschenbach, protagonista, che ha il blocco dello scrittore, “si sentiva stanco”, perché ha meno forze e cerca di ristorarsi facendo una passeggiata per riprendere le forze per scrivere. La passeggiata finisce vicino ad un cimitero. Si fa riferimento in realtà a due cimiteri: quello popolato dai morti e quello popolato dall’arte, fissa un certo momento di vita per l’eternità; vi è quindi una vicinanza tra i veri morti e i morti nell’arte. Quindi in questo caso c’è un’implicita riflessione sull’arte:
- Motivo del bizantino: l’oro è anche il colore dell’eternità. Il cimitero presenta degli elementi bizantini, vi è quindi un’allusione a Venezia: basti pensare alla basilica di San Marco che segue il modello dei santi Apostoli, un’antica basilica greca/bizantina, poi distrutta, costruita a Bisanzio/Costantinopoli.
Quindi già dall’inizio si vede un rimando alla fine, così come la fine rimanda all’inizio: elemento del leitmotiv, tecnica usata anche da Wagner nelle sue composizioni: associava una determinata musica ad un personaggio/evento così da renderlo facilmente riconoscibile al pubblico quando si ripresentava, ovvero Venezia e la morte. Quindi questa tecnica del leitmotiv è molto usata nelle novelle realiste, in cui vi sono elementi ricorrenti che identificano ambienti, temi e personaggi.
Durante la sua passeggiata, incontra uno straniero a cui si associano vari significati, sincretismo di significati: straniero, sensualità e morte:
- Bastone, con la punta di ferro, e cappello, di paglia: aveva anche un sacco da montagna in tessuto grezzo gialliccio sulle spalle.
- Questi elementi contribuivano a dargli un’aria da forestiero, rappresentano lo straniero “venuto da lontano”. È un uomo di statura media, magro, sbarbato, naso schiacciato, capelli rossi e lentiggini.
Lo si può associare a Dioniso, il dio straniero, come si vede in Nietzsche, ma anche a Thanatos e Hermes Psicopompo, nella mitologia e in religione, lo psicopompo è una figura che svolge la funzione di accompagnare le anime dei morti nel
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Visconti - Morte a Venezia
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Mann - Tristano, Sanatorio, Morte a Venezia, Jugendstil
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Apoptosi e morte cellulare
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Patologia generale - la morte cellulare