Estratto del documento

24.2

Alla fine dell’800 si dice che la letteratura per l’infanzia non deve solo educare ma deve anche divertire. Non è detto che il protagonista sia sempre il bambino.

Bisogna definire finalità, contenuti e target.

Può trovarsi all’interno dei libri di scuola ma la letteratura per l’infanzia non si veicola dentro i libri di scuola.

Una prima definizione —> insieme di opere letterarie esplicitamente scritte per l’infanzia o che si ritengono adatte a questo particolare tipo di pubblico.

Ci troviamo di fronte a due questioni:

  • Cosa si intende per infanzia?
  • Cosa è adatto e cosa no?

Il bambino è tale fino alla pubertà. Per definire l’infanzia ci dobbiamo porre un problema cronologico, geografico, sociale, economico.

La letteratura dell’infanzia si è costruita un codice letterario, un insieme di regole alle quali chi destina la propria produzione letteraria ai bambini si attiene. Chi ritiene adatte le opere è l’autore in base al codice a cui si attiene. Lo decide anche il bambino, l’insegnante, i genitori, psicologi, pedagogisti, illustratori, editori, esperti di letteratura che lavorano nelle case editrici.

Chi pensa e realizza il prodotto e chi poi lo valuta concorrono a ritenere adatte le opere letterarie.

  • Opere apprezzate dai ragazzi.
  • Opere giudicate adatte ai minori da parte degli adulti.

Quali adulti?

  • Genitori in famiglia.
  • Insegnanti a scuola.
  • Pedagogisti, psicologi e altri specialisti.

Le autorità preposte alla tutela dell’infanzia, insegnanti e genitori, prendono tipicamente in esame i contenuti morali delle opere per rilevare messaggi potenzialmente diseducativi dal punto di vista etico, politico e/o religioso.

C’erano fumetti dagli Stati Uniti, Superman, Flash Gordon, in Italia per una questione culturale e politica non vedono recepiti bene ma ritenuti dal fascismo un sotto prodotto editoriale della decadente cultura americana con la quale la cultura cristiana dell’Italia fascista non si può mischiare.

Fanno il primo convegno nazionale per la letteratura dell’infanzia a Bologna e fanno un decalogo delle caratteristiche che i fumetti devono avere. Gli editori si ribellano perché avevano già comprato i diritti, ma fino al 1944 i fumetti americani non poterono più essere stampati. Nel dopoguerra avevamo gli americani che ci avevano liberato e quindi abbiamo riabilitato il fumetto, ma anche nel dopoguerra c’era chi si opponeva: democratici cristiani, chiesa e comunisti. Rodari su un giornale interverrà.

Quindi ci sono attori che decidono per l’infanzia, ma spesso le decisioni sono basate su criteri che nulla hanno a che vedere su ciò che piace ai bambini.

3.03

Una seconda definizione: insieme di opere letterarie esplicitamente scritte per l’infanzia, l’adolescenza e la gioventù o che gli stessi soggetti appartenenti alle diverse fasi dell’età evolutiva ma anche le autorità preposte alla loro tutela, appartenenti al mondo adulto, ritengono adatte a questo particolare tipo di pubblico.

Se i contenuti sono adatti lo dice pure la società, quindi i valori a cui la persona aderisce, e il contesto geografico.

Quali e quanti generi letterari compongono la letteratura per l’infanzia?

  • Novelle e racconti educativi.
  • Fiabe.
  • Favole.
  • Miti e leggende, epica.
  • Albi illustrati e silent books.
  • Romanzo storico, fantastico, d’avventura, di formazione e/o giallo, serie “Piccoli brividi” di Robert Lawrence Stine.
  • Poesie.
  • Filastrocche.
  • Fiabe sonore.
  • Giornaletti, fumetti e graphic novel.

L’adattamento letterario

Rielaborazione/riscrittura di un testo letterario funzionale a una sua maggiore comprensione o diversa fruizione.

L’adattamento per ragazzi consiste in una riscrittura o una rielaborazione per ragazzi di un testo per adulti, per esempio allo scopo di semplificarne il linguaggio o la trama: con questo strumento si può riformulare un poema epico, per esempio l’Odissea, come romanzo d’avventura.

Scopo: rendere fruibile a un pubblico diverso rispetto a quello per il quale un’opera letteraria era stata originariamente pensata.

Per adulti o per bambini?

Opere come Il principe e il povero o Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain, molto apprezzate dal pubblico dei più giovani, erano pensate per gli adulti; Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, al contrario, fu concepito come storia per bambini, ma è stato considerato più adatto a un pubblico adulto.

Jonathan Swift non era un autore per bambini, era un politico, scrittore che viveva nell’Inghilterra dove la contrapposizione politica era molto forte. Aveva scritto I viaggi di Gulliver per prendere in giro il costume inglese di quegli anni, erano tutte controfigure satiriche di persone reali di quegli anni che vivevano sulla scena politica. Diventa libro per bambini perché è un fenomeno di riscrittura, di riadattamento.

9.03

Le novelle morali a uso de’ fanciulli (1782) di padre Francesco Soave

La linea del tempo: 1789-1800

1789: rivoluzione francese.

In questa fase avviene la stagione rivoluzionaria che parte con la rivoluzione francese e termina col congresso di Vienna e apre la stagione successiva che è quella reazionaria, la reazione alla rivoluzione, il ristabilimento dell’ordine precedente, del ritorno delle divisioni territoriali assegnate a alcune dinastie europee che erano state detronizzate nella fase rivoluzionaria che restaurano l’ordine precedente ma rimarrà poi fino alla nuova fase rivoluzionaria che nel nostro paese porterà alla nascita del regno d’Italia nel 1861.

1789: rivoluzione francese, consiste in una rivolta di popolo che vede alla guida la borghesia che si è stancata di un ordine sociale basato sul dominio della classe aristocratica e questo contrasto si sostanzia quando il popolo insorge, depone il re, mette in discussione il dominio dell’aristocrazia sulla società francese e crea un nuovo ordine che inizialmente domina unicamente in Francia ma che successivamente con le campagne napoleoniche comincerà ad espandersi ad altri contesti europei.

Nel 1796 Napoleone guida la campagna delle truppe rivoluzionarie francesi verso l’Italia alla conquista dei regni che compongono il complesso scacchiere politico del nostro paese. La campagna d’Italia di Napoleone spazza via in due anni tutti gli antichi stati italiani, sottrae i territori a regno di Sardegna, impero asburgico, impero della chiesa e altri e riconfigura dal punto di vista geopolitico il nostro paese.

Nel 1797-98 nascono le prime repubbliche giacobine: è una componente politica che aveva avuto una parte fondamentale nella rivoluzione francese e le repubbliche giacobine si ispirano ai principi politici, culturali e religiosi del giacobinismo francese. Queste repubbliche sono quelle ligure, cisalpina, che comprendeva Lombardia, Emilia Romagna e marginalmente Veneto e Toscana, e romana.

Nel 1799 cade anche il sud che fino a quel momento aveva retto e Ferdinando I di Borbone che regnava nel regno delle due Sicilia scappa e lascia il terreno a quella che diventerà la repubblica napoletana, altra repubblica giacobina. Tutta l’Italia è dominata dai francesi.

1799 il dilagare delle truppe francesi ha una battuta d’arresto, viene sconfitto dagli eserciti austro russi e cadono le repubbliche giacobine. L’anno dopo con la campagna d’Italia del 1800 ritorna Napoleone che era stato a combattere in Egitto e sconfigge gli austriaci.

Nel 1802 nasce la repubblica italiana cioè quelle repubbliche giacobine lasciano il passo a una nuova repubblica che è quella italiana e che prende tutta la penisola, diventa territorio annesso alla Francia. Nel 1805 la repubblica italiana viene trasformata in regno d’Italia.

Dobbiamo distinguere tra regno d’Italia il cui re è Napoleone Bonaparte dal regno d’Italia che nascerà nel 1861. Si chiamano allo stesso modo ma sono diversi perché non c’è continuità tra l’uno e l’altro e le condizioni storiche da cui nascono sono differenti: da una parte c’è la spinta giacobina, dall’altra c’è il desiderio del regno di Sardegna che decide di copiare il progetto unitario di Napoleone ma su altre basi, annettendo a se stesso altre regioni e creando un nuovo regno che ha come monarca un appartenente alla dinastia sabauda.

Poi comincerà una fase calante che porta Napoleone a perdere il potere e a vedere messa in discussione il nuovo ordine europeo che aveva messo in atto e essere marginalizzato e poi esiliato.

1812: campagna di Russia.

Nel 1813 quando le armate francesi sono ai minimi storici, vengono messe alla prova in una battaglia a Lipsia a opera di una coalizione di eserciti russi, prussiani, austriaci e svedesi. Nel 1814-1815 si consuma la definitiva sconfitta di Napoleone. Verrà esiliato all’isola d’Elba, poi riuscirà a riguadagnare il continente e tenterà di prendere il potere ma verrà definitivamente sconfitto nella battaglia di Waterloo e mandato nell’isola di Sant’Elena, dove morirà nel 1821.

Già prima della morte i vincitori si riuniscono a Vienna, al congresso, e tra il 1814-15 decidono come ristabilire l’ordine in Europa, come dividersi i territori annessi alla Francia e aprire una nuova stagione storica che è quella della restaurazione.

Rivoluzione francese, scontro tra borghesia e aristocrazia, giacobinismo, restaurazione.

Alcune conseguenze

  • Diffusione del giacobinismo in Italia: implica dei fenomeni che si diffondono come l’idea che la società non debba più essere retta dai padroni che l’avevano retta fino a quel momento sulla base di un diritto di nascita, ma che si può reggere su una democrazia retta dal sostegno politico che il popolo gli tributa. Si innesta un processo insurrezionalistico che andrà avanti negli anni successivi.
  • Il principio del repubblicanesimo diventa uno dei leitmotiv della fase successiva, il regno d’Italia dell’800 di Napoleone verrà interrotto dalla restaurazione e dopo una fase di esplosione geopolitica del nostro paese verrà riaggregato su altri basi dal regno di Sardegna. Il repubblicanesimo va avanti anche negli anni successivi con Mazzini.
  • Laicità dello stato: il termine giacobino era sinonimo di anticlericale, che credeva alla laicità. Cosa che deriva dalla soppressione delle congregazioni religiose.
  • Soppressione delle congregazioni religiose. Esse avevano avuto una enorme crescita dal concilio di Trento in cui avevano ricevuto il mandato di riscristianizzare la società europea dopo i rischi che la chiesa cattolica aveva corso nella stagione della riforma protestante e avevano svolto un ruolo fondamentale all’interno di questo processo di ricristianizzazione della società ma anche in quello di educazione del popolo, un’educazione cristiana che doveva essere basata sui principi che reggeva l’etica cattolica ma che aveva avuto un ruolo fondamentale tanto è che tutta l’educazione fino a questo momento si regge sulle “congregazioni religiose insegnanti”. Ad esempio i gesuiti.

Con un decreto del 25 aprile del 1810 Napoleone decreterà la soppressione delle congregazioni religiose. È un affronto enorme alla chiesa.

Tutto questo avrà i suoi influssi anche negli anni successivi, in particolare dopo il 1861 e il 1870 quando verrà spazzato via lo stato pontificio e Roma diventerà capitale d’Italia, il tema dell’anticlericalismo, del confronto tra stato e chiesa e il tema della laicità dello stato e della pubblica istruzione tornerà sulle basi argomentative dello stesso giacobinismo ad essere al centro del dibattito pubblico del nostro paese.

Queste mutazioni innescano innovazioni a livello sociale e culturale che non si esauriscono nei pochi anni dell’esperienza rivoluzionaria e napoleonica ma vanno avanti anche negli anni successivi e anche molto dopo unità d’Italia, fino agli inizi del 1900.

Francesco Soave

Era un prete e questo avrà influenza sulle sue decisioni e la sua poetica letteraria. Nel 1760 entra nella congregazione religiosa dei padri somaschi. Diventa professore a Milano poi insegnante di belle lettere a Parma e nel 1772 ritorna a Milano e insegna al liceo di Brera che è il liceo milanese più importante. Non è solo un prete, è anche un insegnante, un educatore.

Raccoglie molte lodi nella sua carriera e viene richiamato a Milano nel più importante liceo cittadino che forma la classe dirigente milanese che incarna i valori di quel capitalismo emergente che nel nord in mano all’impero asburgico sta prendendo piede. Sarà proprio lì che attecchirà la prima fase d’industrializzazione del nostro paese.

Tra il 1786-1789 quest’attenzione e stima che le istituzioni nutriscono nei suoi confronti si materializza con una nomina, di direttore generale delle scuole elementari di tutta la Lombardia. Questo ruolo è importante perché diffonde il metodo normale, che già in questi anni viene importato in Lombardia dagli Asburgo sulla base delle teorizzazioni di Von Felbiger.

Nel metodo individuale non ci sono i banchi perché prevede il rapporto uno a uno: l’insegnante chiama a dimostrare di aver appreso i contenuti un alunno alla volta. L’insegnante ha la bacchetta se non dimostrerà di aver appreso i contenuti. Nel frattempo gli altri bambini stanno guardando quello che lui sta facendo, stanno apprendendo e tra poco sarà il loro turno. Il bambino potrà essere messo in castigo, a compiere esercizi nell’unico tavolo che troviamo oppure potrà essere mandato a casa.

È un’evoluzione del metodo usato dagli istitutori privati chiamati dalle famiglie nobili. Andava a istruire in alcuni campi del sapere concordati con la famiglia i due tre rampolli. Qui è la stessa cosa ma con più bambini, circa 10 perché siamo in un contesto in cui la pubblica istruzione non era diffusa e il tasso di analfabetismo era altissimo.

C’è l’insegnante di fronte agli altri bambini che stanno sui banchi. Sono banchi fissi disposti parallelamente uno dietro l’altro molto lunghi. C’erano molti più bambini di prima. Il modo normale permette all’insegnante di fare una lezione frontale, perché si trova di fronte agli altri, seduto alla cattedra e sta parlando simultaneamente a tutti, viene meno il rapporto uno a uno.

Era fondamentale perché permetteva di massificare il processo di formazione. Il metodo normale innova la pubblica istruzione e consente di ampliare la base di coloro i quali frequentano la scuola e quindi alfabetizzare un numero maggiore di bambini.

La Lombardia è la prima regione italiana in cui si diffonde un metodo così innovativo che sarà fondamentale nella fase post unitaria. Tramite gli Asburgo viene mandato a una serie di pensatori di diffondere all’interno del regno lombardo veneto quel metodo.

Padre Soave è anche un uomo di cultura molto stimato perché deve diffondere questo metodo di insegnamento. Nel 1789 c’è la rivoluzione francese. Crea un opuscolo antirivoluzionario “Vera idea della rivoluzione di Francia” in cui dice che i giacobini sono motivo della distruzione della società perché mettono a dura prova la morale della società.

Deve scappare perché se i giacobini lo trovano lo mettono in carcere. Va a Lugano nel collegio dei padri somaschi. Lì c’è Manzoni, a cui padre Soave farà da insegnante. Nel 1798 da Lugano passa nel regno di Napoli, viene chiamato come istitutore privato da una delle famiglie più importanti di tutto il regno di Napoli, chiamato dal principe d’Angri per essere l’istitutore dei figli.

Ma poi il regno di Napoli cade e padre Soave scappa e torna in Lombardia dove si sono instaurati gli austriaci. Sta a Milano e poi avrà ruoli fondamentali al collegio nazionale di Modena e poi assume la cattedra di filosofia nell’università di Pavia. Nel 1806 morirà.

Soave scrittore

È stato un traduttore di opere letterarie e filosofiche dal greco, latino, inglese, tedesco. Sarà lui a diffondere l’opera di Von Felbiger traducendo lui stesso alcune di quelle opere in modo da mettere concretamente nelle mani degli insegnanti degli strumenti di lavoro a cui potessero fare riferimento per l’innovazione dei propri metodi didattici.

Sarà un importante autore di opere di carattere educativo come la sua “Antologia latina” che sarà usata nelle scuole italiane fino a tutta tutta la prima metà dell’800. “Le istituzioni di logica, di metafisica e di etica” e l’antologia saranno adottate da tantissimi insegnanti. La sua opera più nota rimane Le novelle morali ad uso dei fanciulli, edita per la prima volta nel 1782 che continuerà ad essere pubblicata in italiana e almeno in centinaio di edizioni fino al 1909 e tradotta anche in altre lingue.

Il concordo del conte Bettoni (1776). Il conte Carlo Bettoni sulla base di uno spirito umanitaristico che lo animava e che lo faceva aderire a quel paternalismo proprio degli Asburgo che portava a promuovere un miglioramento delle condizioni sociali e culturali del popolo nel tentativo di contenere quella spinta che avrebbe portato alla rivoluzione francese, aveva promosso nella zona di Brescia delle innovazioni in ambito agricolo che cercavano di migliorare le condizioni materiali e alimentari delle popolazioni delle campagne.

Questo spirito filantropico spinge il conte ad uscire dall’innovazione in campo agricolo e prova a incentivare la realizzazione di opere rivolte all’infanzia che aiutino l’infanzia a uscire dall’analfabetismo e potersi istruire e in questo contesto si inserisce il concorso letterario da lui istituito nel 1776. Questo concorso prevede un premio di 100 zecchini. Si dovevano scrivere 25 novelle morali che dovevano evidenziare.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giocandle di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Meda Juri.
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