Alessandro Manzoni: I Promessi Sposi - Genesi e Storia Compositiva
Occorre capire perché Manzoni decide di scrivere un romanzo in quanto siamo nel 1821 (punto di partenza), lui alle spalle ha già una carriera e una formazione letteraria che ha prodotto risultati poetici e anche produzione teatrale (tragedie). Un primo grande elemento, quindi, è il passaggio dai versi alla prosa; non è un qualcosa di automatico, ma è una serie di riflessioni per lungo tempo sulla scrittura in prosa (su questione della lingua e la questione sul rapporto tra storia e finzione). Si deve infatti confrontare con la grande fortuna del romanzo storico.
La situazione del romanzo in Italia
La situazione del romanzo in Italia tra Settecento e primi anni dell’Ottocento: non siamo messi bene, il romanzo è un genere con fortuna consolidata in Europa, specialmente in Inghilterra e Francia, dove troviamo romanzi che intercettano gli interessi del pubblico borghese. Successivamente tutto ciò arriva in Italia, quindi il dato sociale ha un valore nella fortuna/sfortuna di un genere. In Italia non è priva di scrittori di romanzi (ad esempio Pietro Chiari, all’epoca si associava a discreta produzione di romanzi), ma il problema è il contesto in cui dovrebbe svilupparsi il romanzo, ci sono delle forze che contrastano: abbiamo una forte presenza della poesia che viene sollecitata in continuazione dall’Accademia dell’Arcadia, la quale propone nella seconda metà Settecento di accostarsi alla cultura europea dei lumi, in particolare una poesia che cerca di rinnovarsi con le ideologie promosse dai lumi francesi.
Ci dobbiamo inoltre riferire a una problematica di definire una fisionomia precisa dei lettori del romanzo, manca quel pubblico che possa accogliere il romanzo. Il sistema editoriale si rivela essere poi molto debole; in Italia definiamo editore due figure in particolare: sia colui che cura materialmente il testo ma anche colui che vende il testo, due funzioni diverse sotto un unico termine; quindi, il sistema editoriale non è pronto ad accogliere la fortuna di questo genere. Gli scrittori inoltre sono ancora legati a vecchi schemi ed estranei a logiche di tipo commerciale.
Oltre a ciò, dobbiamo dire che la grande fortuna estera del romanzo comporta una circolazione delle traduzioni che arrivano anche in Italia. Scoraggia poi anche la rivalità, oltre con la poesia, anche con altri generi in prosa che iniziano a fare la loro fortuna, come anche la scrittura autobiografica. Con quest’ultima, prendiamo come riferimento Alfieri con la Vita 1790-1803; teniamo conto che prima di lui però la scrittura autobiografica era comunque in difficoltà, è una forma poco praticata e ci vorrà Rousseau a dare il via allo svolgimento (quindi serve un autore straniero per stabilire un modello di scrittura autobiografica).
Un altro elemento di rivalità è rappresentato dai giornali, che blocca lo sviluppo del romanzo (esperienza del Caffè, Milano primi anni 60, dove non c’è traccia di un dibattito sul romanzo, evidentemente non interessa): le voci dell’avanguardia culturale non parlano di romanzo, altro elemento che affossa questo genere.
Genere letterario nuovo
Le traduzioni permettono di conoscere il genere romanzo. Si mettono di mezzo anche aspetti teorici, tra cui verità-finzione: è in grado di poter veicolare un messaggio morale/insegnamento etico? Sa intrattenere?
Intro della Vita di Alfieri
Vediamo LIBRAIO e SCRITTORE A SOLDO DELL’EDITORE. Non vorrei mai che in futuro un editore desideroso di pubblicarmi scrivesse profilo autobiografico scritto da terzi, nessuno è più attendibile di me > rischio. Scrittore che scrive pagato da editore, come sinonimo di “libraio”! C’è confusione terminologica. Con termine editore è colui che cura i libri, li pubblica, si occupa della parte mercantile/commerciale.
Vediamo le sue esperienze letterarie pregresse. Introduciamo con una voce non milanese di nascita ma utile: Foscolo. 1802 esce la seconda edizione delle Ultime lettere di Jacopo Ortis (la prima a Bologna 1798) completa ed integrale. 1816 si apre la querelle dei classici romantici che discutono anche sul caso di scrivere e pubblicare romanzi. Foscolo stesso si trova in situazione non facile!
Che modelli ha? Lui sceglie il romanzo epistolare e affida a saggio critico (che pubblica edizione di Zurigo 1816 “Notizia bibliografica”) decidendo di spiegare come si è comportato nei confronti dei modelli di riferimento. Dice anche come si è staccato dai suoi due modelli, rendendosi autonomo. Anche Alfieri quando decide di diventare autore di tragedie si scontra con scenario povero in Italia, deve guardare a modelli stranieri per risemantizzarli.
Due schieramenti del dibattito
Due schieramenti del dibattito: classici (rivista manifesto “Biblioteca italiana”) vs romantici (rivista manifesto “Il conciliatore” di vita breve 1818-9 soppresso da polizia austriaca, voce principale è Silvio Pellico) > querelle accesa da Madame de Staël “Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni” esortando letterati italiani di non tradurre solo opere dei classici, ma ad aprirsi anche a letteratura europea (anche Leopardi da Recanati dà contributo a questo dibattito).
Iniziano a fiorire iniziative che promuovono diffusione romanzi di Walter Scott, editori tra cui Vincenzo Ferrario (editore di riferimento per letterati romantici a cui anche Manzoni si appoggia) con collana “Romanzi storici di Walter Scott” 1821; 1822 altra serie editoriale che promuove ancora Scott. Non si tratta più di dire sì o no al romanzo ma chiedersi se sia opportuno scrivere il romanzo storico, per il romanzo in sé è un fatto (è un genere che vende quindi va promosso, anche i classicisti se ne devono fare una ragione). Il romanzo storico aveva maggiore fortuna per essere legato al nome di Scott.
Problema della lingua
Si pone il problema della lingua: unità linguistica ancora non c’era. Quale lingua usare? Puristi vs chi sostiene sì autorità della Crusca ma anche rinnovamento sul fronte linguistico, oltre la rigidità (tra cui Vincenzo Monti, letterato grande modello di riferimento per giovani letterati milanesi). Questione che stava alle spalle di Manzoni, non si trova solo nel suo lavoro.
Stralcio di saggio di Cadioli
Pietro Giordani (interlocutore solito di Leopardi) che non parla mai pubblicamente di romanzi, ad una lettera 1822 dice di averne letti migliaia!
- Nella Biblioteca Italiana articolo di Paride Zajotti propone recensione a volume 1820 “I viaggi di Francesco Petrarca in Francia, Germania ed in Italia”, inclemente per dice che è mix tra resoconto di viaggio, resoconto biografico, verità/finzione > il romanzo va bene ma non il miscuglio di verità e finzione, NO al romanzo storico, la finzione può intaccare la storia.
- I Romantici invece propongono (non vediamo voce del Conciliatore che nel 1824 era già morto) “Del romanzo storico e di Walter Scott”: difesa di compresenza verità/finzione, l’autore Uzielli dice che romanzo non ha ambizione di veicolare degli eventi storici, contiene elementi storici ma la finzione è necessaria per colmare ciò che la storia non ci dice (storia riporta dei fatti come il racconto di una battaglia, ma non va oltre il dato oggettivo, senza dirci cosa può avere provato un generale sul campo). MA la finzione deve essere verosimile, sennò non si può combinare con la storia > finzione e storia possono convivere nel romanzo storico.
Due posizioni opposte. Già scrivendo tragedie Manzoni si chiede lo stesso: storia e finzione possono convivere nella tragedia? Risolve questa domanda col romanzo. Dice VERISIMILE, COMMUOVENTE e ISTRUTTIVO: non è solo intrattenimento.
Manzoni: la sua formazione
Non ci deve stupire che un autore noto all’inizio sperimenti tanti generi, deve trovare la propria strada. Produce più testi nella sua adolescenza:
- Affascinato da ideali giacobini, in reazione a educazione clericale ricevuta. Poemetto in terzine Del trionfo della libertà 1801. Eventi storici importanti, figura di Napoleone è del liberatore. Manzoni sta in un contesto privilegiato, assorbe eredità della cultura dei Lumi lombardi + esiti della cultura neoclassica. Figlio di Giulia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria, una delle figure di punta della cultura anni ’60 del 1700 a Milano coi Verri. Figlio di uno dei fratelli Verri in realtà. Giulia si lega alla figura di Carlo Imbonati: non ha mai scritto un verso ma celebrato da importanti letterati (Parini che è stato suo precettore, giovane Manzoni), figlio di un animatore dell’Accademia dei Trasformati > già immerso in ambiente importante.
- Scrittura satirica come i 4 Sermoni 1803-4, il suo modello era Parini.
- Decide di fotografarsi, scrittura in versi autobiografica Sonetto Autoritratto, guardando ad Alfieri che ha scritto un sonetto con lo stesso nome + Foscolo > erede di questi due modelli. Descrizione di carattere fisico ferma solo al volto + descrizione del carattere; ama il “biondo Iddio”, cioé Apollo = poesia; “all’ira presto”; chi può giudicarlo? Gli uomini e gli anni gli diranno chi è, un giudizio terreno > non attende giudizio dopo la morte (è giovane, si attende qualcosa). Anche Alfieri e Foscolo si dicono irati (cliché). La chiusura di Alfieri dice che solo dopo la morte si potrà giudicare – Foscolo dopo la morte troverà fama e riposo.
- Soggiorni a Parigi. Si confronta con eredi della cultura dei Lumi, confronto proficuo e continuo. In particolare Claude Fauriel. Rivede la mamma dopo tempo, che è triste per la morte di Carlo Imbonati > scrive una prova che mostra maturità diversa, carme In morte di Carlo Imbonati (pubblicato 1806 a Parigi, 11 sillabi sciolti). Alla base di una scrittura letteraria deve esserci connessione tra sentire (polo sentimenti) e meditare (polo razionalità). Immagina di dialogare in sogno con Carlo (non lo aveva mai conosciuto di persona) e lui gli dà consigli su come inserirsi nella strada della poesia.
- 1808 matrimonio con Enrichetta Blondel > verso conversione al cattolicesimo 1810. Abbandona principi laici. Non ne ha mai parlato molto. Concetto della responsabilità è centrale.
La produzione diventa intensa. Sperimenta tanto per trovare la strada giusta. Inni sacri 1812-5 progetto che resta incompiuto, prevedeva 12 inni, ne ha fatti 4 La Resurrezione, Il nome di Maria, Il Natale, la Passione. Poi un quinto La Pentecoste 1822 pubblicato da Vincenzo Ferrario; questa forma di scrittura non funziona: conversione, dibattito romanzo, dibattito lingua, dibattito verità/finzione. Contenuto religioso taglia fuori il vero/finzione. Interrompe al stesura della Pentecoste per eventi storici che c’è necessità di comprendere.
- Due canzoni civili: Aprile 1814 (nei titoli subito la data; subito dopo abdicazione di Napoleone e poi eccidio ministro Giuseppe Prina) e Proclama di Rimini (1815, episodio Murat non riconosciuto a Congresso di Vienna come re di Napoli, cerca di allearsi con austriaci ma fallisce) > entrambe non vengono portate a termine.
- Cerca soluzione nelle tragedie: Il conte di Carmagnola (1816-20, condottiero Francesco Bussone, prima milita per Visconti, poi cade in disgrazia; passa alla Repubblica di Venezia ma le cose degenerano e viene condannato a morte) e Adelchi (1820-2, scontro longobardi-franchi guidati da Carlo Magno) teatro che tiene insieme storia e fede, storia e finzione.
- Lettre a Mr. Chauvè sul l’unité de temps et de lieu dans la tragedie (1823) ancora rapporto tra vero-poesia.
1816 stesura Conte di Carmagnola e a Milano prende avvio dibattito romantici-classicisti + abbatte capisaldi che scrittore di tragedie doveva considerare, come faceva Alfieri: unità aristoteliche (azione, spazio e tempo). Non tiene conto di tempo e spazio, fa sviluppare azione su più piani temporali e in più luoghi > romanzo accoglie questa dilatazione. Nonostante contenitore rigido della tragedia, cerca di forzarlo. Ovviamente non fu presa bene, ma nell’Intro al Conte ne parla cercando di anticipare le critiche mosse. Lo spettatore non fa parte integrante dello spettacolo. Cosa sta lì a fare? Gli si chiede capacità di valutazione > subentra importanza del coro secondo Manzoni. Coro è spazio che autore si ritaglia nella tragedia per riflettere su ciò che è stato messo in scena e trovare legami tra vicende e tempo dello spettatore (cantucci in cui riflettere). Sono anni moti 1820-1 in cui si spera in libertà e unità.
Adelchi e le folle anonime
Nell’Adelchi entrano in scena le folle anonime: i Longobardi e i Franchi si misurano gli uni contro gli altri per il possesso del territorio italiano, mentre i Latini (volgo disperso) assistono inerti alla sorte della loro terra. Attenzione alla folla che solitamente le registrazioni storiche non riportano. La prima edizione nel 1822 propone il connubio di storia e letteratura: Notizie storiche, Tragedia, Discorso su alcuni punti della storia longobardica in Italia. Nel Discorso l’attenzione si sposta alle folle anonime che non hanno lasciato una traccia del loro passaggio sulla terra; spetterà al narratore del romanzo colmare questa lacuna.
Tra settembre 1819 e luglio 1820 Manzoni è a Parigi, dove si confronta con un gruppo di storici liberali: Guizot, Mignet, Thierry recensore nel maggio 1820, dell’Ivanhoe di Scott appena tradotto in francese. Thierry stava svolgendo indagini sulla storia medievale dell’Inghilterra e della Francia: opponendosi alla tesi della fusione tra i popoli, Thierry porta avanti l’idea di una storia di vinti e vincitori, oppressi e oppressori, che si è perpetuata nella definizione delle classi sociali: il Terzo stato e la nobiltà. Dare voce alla folla dei vinti, che può essere anonima ma anche riabilitata.
Questione della conversione
Importante uno degli sviluppi della scrittura a partire da questo ovvero il saggio Osservazioni sulla Morale cattolica (1818-1819); uno dei dati più importanti è quello della responsabilità dell’individuo, il concetto di responsabilità morale diventa il parametro di giudizio che accerta la misura etica di un comportamento umano.
Suggestione civile molto forte, tanto da richiedere testi di natura politica.
- Odi: Marzo 1821: la Costituzione concessa il 14 marzo 1821 da Carlo Alberto esalta le aspettative dei liberali anti-austriaci, al punto di credere imminente l’ammissione del Lombardo-Veneto allo stato sardo. Speranza di civile che viene supportata dalla componente fedele (anche valenza religiosa) che spera in un’unità, nel senso della libertà.
- Il cinque maggio (1821): l’autore sceglie “di proiettare la gloria terrena raggiunta da Napoleone sullo sfondo dell’immensa e immortale gloria che solo la fede assicura e così di obliterare la caducità della prima in quanto conseguenza della maggior volontà della seconda. Ritratto inedito di Napoleone, siamo in una fase di declino, di tramonto, è a Sant’Elena, M. cerca di sondare lo stato d’animo del personaggio, segnato dalla fede e che si avvicina alla morte.
Ci ricorda un po’ le fini dei due protagonisti delle tragedie: qui abbiamo visto che i protagonisti storici che in cinque atti, quindi spazio circoscritto, cadono in disgrazia, quindi a prendere il sopravvento è il male e sono costretti a soccombere, non c’è riscatto per loro sulla terra (ma fa magari pensare a un riscatto celeste). Il romanzo permette il riscatto sulla terra? Sì. Ecco il passaggio.
Inizia una crisi della scrittura drammaturgica, la scrittura della tragedia viene superata.
Rientrato da Parigi nell’agosto 1820, Manzoni si dedica alla tragedia Adelchi (avvio novembre 1820); il Fermo e Lucia (avvio aprile 1821, ma nel giugno 1821 l’autore torna all’Adelchi); le odi politiche; Discorso su alcuni punti della storia longobardica in Italia; l’ideazione di un terzo dramma, Spartaco, non realizzato; la Pentecoste 1822. La scrittura iniziale del romanzo è tormentata, vengono avviati più cantieri che portano a una scrittura non lineare. Si dedica sia alla scrittura in prosa sia in versi, e deve gestire sia la lingua della prosa che quella in versi.
La Pentecoste è l’ultima tappa prima dell’immersione nel cantiere del romanzo.
Il cantiere del romanzo
Presupposto di partenza: il genere del romanzo si intreccia alla crisi della scrittura drammaturgica. Nel Carmagnola, M. distingue preliminarmente i personaggi storici da quelli di finzione; l’attenzione è più rivolta allo scontro tra il personaggio e il sistema. Nell’Adelchi, perde il controllo sulla descrizione psicologica del personaggio, l’analisi morale prende il sopravvento sulla componente storica.
Nel momento in cui la scrittura del teatro non funziona bisogna cambiare strada. Con la tragedia pone in primo piano la storia e i personaggi reali e affida all’invenzione lo scavo psicologico; la storia li condanna alla sconfitta in vita.
Il romanzo pone in rilievo figure immaginarie (Renzo e Lucia) e assegna alla storia alcuni personaggi di contorno, gli accadimenti collettivi, le leggi e i costumi dell’epoca. Il vero storico diventa il supporto dell’invenzione, che a sua volta integra verosimilmente la storia entro uno spazio narrativo più ampio. Ai personaggi è consentito il riscatto in vita (a partire dalla responsabilità, di morale che aveva già espresso, non c’è la pietà ma un ragionamento teorico). Da qui necessità di adottare un genere aperto che permettesse di seguire le vicende della grande storia e quelle della microstoria dei due protagonisti.
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