Lezione 10/11: Il frammentismo
La difficoltà di avere un ruolo in funzione professionale è spesso anche frutto della sensazione di essere sdraiati. Questa sensazione non è solo nella testa di qualche scrittore fuori dalla realtà (Pirandello non lo era). Amendola voleva dare voce a chi non aveva voce. Voce come giornale e come cultura che si muove attorno alla voce ed è importante anche dal punto di vista estetico e si può dire che il frammentismo, proposta opera completa perché la modernità ha frantumato lo sguardo dell’artista che ormai offre solo schegge e frammenti, sguardi episodici, la perdita di unitarietà dell’artista che non è più uno.
Esempi di frammentismo
- Clemente Rebora, frammenti lirici 1913
- Giovanni Boine, frantumi, 1918, prosa lirica, mai narrativa con una sintassi disarticolata.
È un romanzo che corrode e non ha più la possibilità di accedere alle funzioni tradizionali (la narrazione del romanzo era quasi impossibile). È sull’aspetto della mancanza di voce degli intellettuali, Pirandello è un pilastro inaggirabile dal Fu Mattia Pascal e a questo punto Pirandello lega il tema di questa crisi direttamente all’influenza delle nuove dinamiche della società meccanica. La responsabilità di Serafino e la voce narrante, che si affida al tradizionale IO, chi parla dice <io>, è uno sguardo soggettivo che in qualche misura potrebbe ribaltare, ma è contraddittorio e pieno di problematicità: c’è una realtà che chi dice <io> osserva, ma in realtà è una realtà problematica.
Quaderno primo: Lo studio
Come inizia il quaderno è una parola chiave del romanzo naturalista e poi del romanzo verista. Rimanda a Zola, in cui ogni capitolo è lo studio di un fatto fisiologico. Testo capitale della riflessione naturalistica europea e sulla rappresentazione del vero e Verga d’altro canto replica e riprende questa prospettiva nella sua prefazione dei Malavoglia. L’opera d’arte è concepita come studio, indagine assimilabile nelle premesse teoriche al procedimento scientifico. Scrivere romanzi è simile alla prassi dello scienziato. Lo scrittore è anche scienziato perché ha un metodo! E questo metodo riduce l’elemento individuale che potrebbe condizionare la sua scrittura.
La scrittura come studio è anche testimonianza che vorrebbe denunciare l’assoluta imparzialità del punto di vista. Nel quaderno di Pirandello il punto di vista è imparziale ma non per un procedimento scientifico ricercato dall’autore ma proprio perché l’intellettuale che scrive cioè colui che gira la manovella non è più depositario di alcun tipo di vista (non ha un punto di vista autonomo!). Quel processo virtuoso e complesso 30 anni prima, ora è solamente una necessità anche perché Serafino non studia nulla. Occhi intenti e silenziosi: equivalgono a quelli della macchina da presa e del suo obiettivo. Dal punto di vista retorico è una sinestesia.
Il paragone con Zeno
La vita viene vista come un gioco di apparenza che nega qualcosa di oggettivo: è falsa l’opera d’arte che presume di interpretare la vita, figuriamoci di studiarla. Serafino che vorrebbe studiare la vita è una sorta di inetto, perché anche in Svevo inetto (che non vuol dire uno scemo, ma indica colui che non è integrato socialmente perché non riesce a stare dentro le dinamiche della sua epoca). È stato uno studente povero e anche dalla sua un curriculum incerto di studi filosofici: basti pensare al percorso di studio di Zeno (cambia facoltà ogni secondo), e Serafino gli assimiglia.
Serafino accetta di fare da tramite dalla realtà fenomenologia (tema dell’apparenza) alla macchina da presa che ingoia la vita stessa. Questo personaggio che accetta di compiere un ruolo così importante è quasi rarefatto, ha contorni psicologici minimi, è un personaggio non-personaggio, non ha quasi neanche un nome ma solo un nomignolo, Serafino rimanda a un principio di neutralità anche sensuale (di Serafino non si conosce un desiderio, una sensazione forte), è un passivo, uno strumento nella macchina cinematografica ed è anche conscio che la scrittura in cui si sta impegnando non sarà l’occasione della sua possibilità di rivincita.
Quaderno 2: Capitolo 2
Scrittura: espressione più importante dell’identità dell’intellettuale, la chiave del successo dello scrittore, la scrittura stessa per lui non ha alcuna pretesa artistica né conoscitiva. La macchina è come una nuova dea che in realtà precede la polemica futurista nella scrittura Pirandelliana. La scrittura non ha più pretese se non quella di essere una protesta e una vendetta. Non è con il romanzo e con la narrativa che il nuovo letterato può rifondare la propria esistenza artistica. Lui è condannato alla macchina ed è talmente fuso con lei che non riesce a staccarsi da lei neanche nel momento drammatico della scena finale.
Quaderno 3: Capitolo 3
La mano: anche la sua mano che gira una manovella come segno di un corpo intero: l’intellettuale non è più se non quella mano, che in modo autonomo continua a girare se stesso. È isolata dal resto del corpo, la perdita di unità perché il corpo non è più uno solo ma fatto di pezzi. La tecnica di distaccamento è narrativa e gioca con le tecniche del cinema. È un tema che attiva altre memorie tra cui il film Tempi moderni di Charlie Chaplin: il lavoratore non ha più l’obbligo di seguire un risotto dall’inizio alla fine ma è specializzato in un unico movimento. È l’oggetto che si muove, e alla fine del processo l’oggetto è costruito. Tecnica innovativa che aumenta in maniera esponenziale la produttività.
Quaderno 1: Capitolo 2: La divisione del lavoro
Divisione del lavoro (fordismo): il lavoratore diventa un movimento, ha perso l’unità. L’uomo non è più intero. Riduce il lavoratore a un semplice pezzo di sé alienato dal resto del corpo che autonomamente riconduce quel gesto. Chaplin inizia il suo straordinario film rappresentando il lavoratore alla catena del montaggio. E ciò limita l’arte. L’affidamento di una sola mansione scinde l’uomo a solo una parte.
Dottor Cavalena: lavora sceneggiatura in cui tutto finisce sempre con un suicidio e cerca pateticamente di offrire il lavoro alla Cosmograph e tra l’altro è uno delle tante incursioni autobiografiche di questo romanzo e anche lui ha una moglie patologicamente gelosa. (Paragone con Pirandello).
Alienazione
Serafino sa bene che il suo lavoro alienante e ripetitivo e che richiede impassibilità, sa benissimo che prima o poi una macchina farà meglio di lui il lavoro che sta facendo. È certo che verrà sostituito da una macchina: anche il suo lavoro meccanico che adesso è gestito da un uomo, è sicuro che verrà sostituito. Vi è un’altra intrusione autobiografica; un’altra presenza autoscale perché questo signore che instilla il dubbio (del fatto che verrà sostituito), è proprio lo stesso Pirandello! La protesta di Serafino verso la modernità rumorosa, oppone il suo silenzio. Il rifiuto di questa modernità è anche accogliere il continuo silenzio.
Quaderno 3: Capitolo 6: Furto di immagine
Il tema centrale è la perdita dell’aura dell’intellettuale, perdita di aureola, la società che ha una tecnologia avanzata sta togliendo per sempre la possibilità e il privilegio che l’intellettuale aveva mantenuto nei secoli, di essere l’interprete della vita (colui che la sa comprendere e rappresentare). Questa perdita di aureola, nel passaggio dal teatro al cinema si manifesta attraverso un furto di immagine, di cui la telecamera è colpevole e che inghiotte l’immagine dell’attore. Serafino viene odiato da tutti perché è il killer inconsapevole (gira quella manovella). Serafino è lì perché non gli richiede sforzi di intelligenza, a volte non sa neanche che cosa stiano recitando gli attori. Il cinema stesso che nega all’attore ogni corporeità, lo lega ad un’ombra e ne fa un ingranaggio del mercato.
Quaderno 2: Capitolo 4: Tema delle apparenze
Parla della Nestroff. Questo è un altro tema pirandelliano: cita “vorrebbe non riconoscersi, ma almeno sapere chi è” -> il tema della poliedricità dei punti di vista e delle apparenze, cioè l’impossibilità di accettare un punto di vista vero, quasi non riconosco me stesso. È molto importante questo tema quando comincia a scrivere per il teatro e la coincidenza della scrittura sul teatro evidentemente è significativa ed evocativa, ci dice molto.
Mazzacurati, -> uno studioso, commenta i quaderni di Serafino Gubbio: La modernità che trasforma la vita in cose (reificazione della vita), la vita non è più qualcosa di impalpabile e indefinita in fatto di sensazione o anni di passioni ma cosa materiali. Questa reificazione viene resa simbolicamente attraverso l’immagine della digestione: il mercato capitalistico ingoia le passioni e la vita e la riproduce in oggetto.
Quaderno 3: Capitolo 1: Elogio della lentezza
La diversità e le tecniche cinematografiche come finzione, come falsità e distorsione dello sguardo e questo si nota nel gioco comico dell’incontro tra l’automobile velocissima e il suo avversario il cavallo. Due realtà a confronto e ad un certo punto ci sono le attrici che guidano a folle velocità e che si girano a salutare Serafino e quindi una sorta di punto di vista degradante, che è quello delle signore che vedono Serafino diventare un puntino. Dal punto di vista di ciò che è superato, vede le cose in tutt’altra maniera, ma l’idea che scompare quello che va piano è presuntuoso: chi va piano arriva lo stesso!
-> L’elogio della lentezza appare a pochi anni dopo dell’elogio della velocità <- Per i futuristi è bello ciò che è veloce, per Pirandello esattamente il contrario -> lui ha proprio un’altra idea di bellezza. Il lavoro moderno è parcellizzato, ed implica: velocità, mancanza di pensiero, ripetizione, accelerazione. Ma non è solo il lavoro moderno ad essere parcellizzato, ma il tempo libero (il tempo libero che è occupato).
Il problema del controllo del tempo libero, tempo del non lavoro, diventa centrale anche per chi produce. Il doppio-lavoro, nasce in epoca fascista come grande strumento di politica sociale perché si offrono dei servizi ma al tempo stesso è un momento di controllo e di offerta diretta ad attività ed iniziative (si definisce appunto in questi anni). Pirandello riflette su questa follia ed accelerazione che incide anche nei comportamenti e negli usi e costumi -> non è solo il bullone o la manovella, ma l’intera vita che si accelera. Serafino l’unica cosa che può fare è fare silenzio: un’arte che non hai più gli strumenti per poter comunicare, però la scrittura resta come segno di una presenza vitale.
Walter Benjamin riflette sul cambiamento di prospettiva anche estetica, l’idea di bello che si trasforma quando la tecnica comporta la possibilità di riprodurre anche l’oggetto artistico.
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