Diario di viaggio
Un modo per far sì che il ricordo non si perda è quello di trasformarlo in un diario, che riporti le esperienze vissute e le emozioni ad esse collegate. L’idea del diario di viaggio in genere scaturisce dalla voglia di non lasciare che sia solo il ricordo a riportare le esperienze.
Se da un lato la fotografia è probabilmente lo strumento più immediato per fissare i ricordi, dall’altro, mettere nero su bianco un’esperienza vissuta è qualcosa di differente, che può dare un valore aggiunto al viaggio, soprattutto se si ha visitato un luogo lontano dove non si prevede di tornare, per lo meno non a breve termine.
Scrivere un diario di viaggio permette non solo di conservare un ricordo, ma anche condividerlo con altri e offrire loro degli spunti interessanti, utili per decidere se visitare quel paese oppure no. Il diario di viaggio ha lo scopo di raccontare sinteticamente i momenti più caratteristici di un viaggio, facendo rivivere a chi lo legge le sensazioni vissute e inducendo ad immaginare i luoghi anche a coloro che non li hanno mai visitati.
Per scrivere un buon diario di viaggio non è necessario raccontare gli spostamenti effettuati giorno per giorno: può bastare infatti descrivere le impressioni personali riguardo ai luoghi visitati, le immagini che sono rimaste impresse nella nostra mente e le emozioni assaporate, usi e costumi dei locali, bellezza del paesaggio, cibi e bevande ecc.
Si può scegliere di raccontare un viaggio nella maniera più oggettiva possibile, per testimoniare ciò che il viaggio ci ha fatto incontrare, oppure si può optare per un taglio più personale, dove a farla da protagonista sono le emozioni provate.
Andare oltre la semplice descrizione
Se si prevede di utilizzare in qualche modo il diario di viaggio dopo il rientro a casa, occorre che esso sia utile: per alcuni potrebbe infatti essere il punto di partenza per progetti professionali o di scrittura creativa, per altri un modo per stimolare il ricordo del viaggio e delle emozioni che esso ha comportato. Ecco perché il diario di viaggio deve andare al di là della semplice descrizione.
Blog o diario?
Scegliere se tenere un blog o semplicemente utilizzare un vero e proprio diario (taccuino, quaderno ecc.) è una questione di gusti e dipende soprattutto dal fatto se si voglia o meno condividere il racconto. Se si viaggia con un computer portatile o tablet, può essere utile aprire un blog gratuitamente, ad esempio su TravelPod o WordPress.com.
La preparazione
Ancor prima di iniziare a scrivere si può concettualizzare il viaggio stesso, in pratica lo si immagina. (Ai tempi dell’amore romantico grandi aspettative erano riservate al “viaggio di nozze”.) Il primo passo è quello di schematizzare il viaggio, delineando tutti i passaggi e le tappe, inclusi voli, spostamenti via terra, luoghi visitati ecc. In questo modo si potrà usufruire di un comodo schema da arricchire nel corso del viaggio, appuntando sensazioni, descrizioni ecc.
Un consiglio potrebbe essere quello di utilizzare un’agenda, con il vantaggio di avere una suddivisione in giorni già pronta.
Approfittare dei momenti di calma
Se si tratta di un viaggio dai ritmi elevati, in cui è difficile prendere appunti in tempo reale, la cosa migliore è riservare la scrittura ai momenti tranquilli, ad esempio quando si è nella camera dell’hotel a fine giornata, oppure approfittare di tutti quei tempi morti come le attese per i mezzi di trasporto, gli spostamenti ecc.
Conservare brochure, biglietti ecc.
Ogni volta che si visita un’attrazione o ci si sposta con un mezzo di trasporto, potrebbe essere utile conservare le matrici dei biglietti, così come eventuali brochure che capita di raccogliere nel corso del viaggio. Tutti questi elementi sono pezzi importanti dell’esperienza vissuta, che contengono inoltre informazioni preziose e utili per scrivere il proprio diario.
Cibo e dintorni
La valutazione dei ristoranti e del cibo può anche tornare interessante. Via libera a giudizi sui cibi assaggiati, le specialità locali e i luoghi migliori (o peggiori) dove provarli.
Andare al di là della semplice cronaca
Non è detto che un diario di viaggio debba per forza prevedere una rigida divisione giorno per giorno, anche perché, con questa impostazione, potrebbe risultare noioso o pesante.
Se il diario inizia a diventare un lavoro di routine, si perde la sua stessa essenza, che è quella di diventare uno strumento di libera espressione. Soprattutto nel corso di lunghi viaggi, potrebbero esserci delle giornate prive di fatti rilevanti, pertanto non è obbligatorio riportare una cronaca fedele del viaggio, giorno per giorno.
Fingere di scrivere per qualcun altro
Alcune persone non mostrano mai i loro scritti ad altre persone, talvolta nemmeno agli amici più stretti. Tuttavia, quando si scrive esclusivamente per se stessi, si tende a diventare scrittori pigri. Non sempre ci si sforza a cercare la parola giusta in quanto si dà per scontato di sapere ciò che si intende dire.
Al contrario, per scrivere un buon diario di viaggio, occorre provare a pensare di star scrivendo per gli altri, in modo da rendere il racconto più dinamico ed interessante. Indipendentemente dal pubblico che il diario avrà, quando lo si rileggerà a distanza di anni, la lettura sarà assai più piacevole.
Non solo uno sfogo psicologico
Un viaggio è anche e soprattutto un momento per la contemplazione e la riflessione personale. Talvolta trovarsi in un ambiente nuovo intensifica le emozioni e le reazioni, che sono le prime a svanire nel tempo, e che pertanto non andrebbero trascurate, ma neppure non bisogna essere didascalici e ripetere con il testo quanto già emerge chiaramente dalle fotografie o dal video. Il valore della narrazione multimediale è quello di arricchire la fruizione, non quello di renderla ripetitiva.
Il genere giallo
Perché parliamo di giallo?
La denominazione nasce dalla celebre collana dei “Libri Gialli” della Mondadori iniziata il 15 settembre del 1929: infatti la copertina dei libri presentava un fondo paglierino ed un cerchio rosso al centro rifacendosi alla celebre firma di Edgar Wallace. Il successo di quella collana porterà non solo quelle copertine ad essere imitate, ma condizionerà per sempre l’uso del termine giallo nella lingua italiana.
Il vero creatore del genere ‘giallo’
Da Edgar Allan Poe (1809-49) prende il via la tradizione della detective story, con i tre racconti I delitti della rue Morgue, Il mistero di Marie Roget, La lettera rubata, pubblicati tra il 1841 e il 1845. Ne è protagonista il detective August Dupin. La forma è quella breve della novella, costruita intorno allo schema delitto-indagine-soluzione.
I racconti di Poe esprimono i problemi di una società di massa; manifestano il disagio di letterati e scrittori, per i quali non sembra esserci più posto, in un mondo in cui l’arte appare rifiutata; riaffermano l’importanza dell’individuo, della sua razionalità e sensibilità.
Il contesto sociale
È la società di metà Ottocento, indirizzata verso il ‘progresso’, ma inevitabilmente segnata dalle sue contraddizioni. Il delitto matura infatti in una realtà che il progresso degrada, in cui l’uomo perde la propria identità. Non a caso il poliziesco è ambientato quasi sempre nella grande città, in un panorama urbano.
La rivincita di Dupin
L’investigatore decifra l’evento delittuoso grazie alla sua ‘abilità analitica’, cioè con un’operazione fondata sull’intuizione e sulla immaginazione, qualità proprie dell’artista. Poe utilizzò la serendipity, cioè la capacità di fare scoperte apparentemente gratuite e geniali, basate su dati scarsissimi. In definitiva Poe vuole dirci che solo le qualità di un artista permettono di capire le ragioni del malessere che ha generato il delitto e quindi di scoprirne l’autore.
Quindi il detective... è il garante della ricostituzione dell’ordine sconvolto dal delitto. Nel contempo è il testimone delle luci, ma soprattutto delle ombre della società moderna, che fa da sfondo alle vicende di tali racconti.
In Europa
La lezione di Poe viene ripresa in Inghilterra da Arthur Conan Doyle (1859-1930), che crea il personaggio di Sherlock Holmes (primo racconto Uno studio in rosso del 1887). Holmes è dotato di acuta sensibilità, di natura artistica, come Dupin. In Holmes, però, la componente scientifica è molto importante. La scienza viene applicata ai fenomeni criminali (impronte digitali....). L’investigatore, come lo scienziato, è in grado di portare luce e giustizia.
La svolta degli anni Trenta
Nascono il giallo psicologico o d’atmosfera e il giallo realistico o d’azione. Per il primo l’autore più importante è Georges Simenon, per il secondo Raymond Chandler. Rispetto al giallo classico, rimane il delitto, l’indagine, lo studio degli indizi. Nuovo invece è il modo dei detective di vivere le avventure come problemi ‘umani’ più che intellettuali, la disposizione a viverle ‘esistenzialmente, pateticamente’.
Due eroi crepuscolari: Maigret e Marlowe
Scendono nella vita comune, a contatto con le miserie del mondo. Soffrono per il delitto, più che gioire per la geniale soluzione a cui sono capaci di pervenire. Nel momento del successo finale, subentra in loro un senso di amarezza. Maigret indaga per mestiere, ma non riesce ad abituarsi all’ineluttabilità del male. Marlowe, investigatore privato “a 25 dollari al giorno più le spese”, è l’eroe di un tempo drammatico.
Un genere ‘paraletterario’, diventato ‘grande’
Con questi personaggi, l’intento ‘artistico’ di Dupin è ormai lontanissimo. La ricerca ora è divenuta malinconica. Il giallo ha quindi compiuto un percorso che lo ha portato, a stretto contatto con la letteratura novecentesca, a mettere in luce i problemi e il disagio dell’intera società.
Italia?
Preistoria del giallo italiano: occorre risalire ad autori quali Cletto Arrighi con “La mano nera” (1883) e Emilio De Marchi con “Il cappello del prete” (1887). Perché? Si parla di innocenti e criminali, di delitti e pene e si pongono le basi di indagine su colpe e colpevoli.
All’estero si parla di detective story o di poliziesco.
Il primo giallista italiano
Primo giallo di un autore italiano: marzo 1931 “Il sette bello” di Alessandro Varaldo, numero 21 della collana Mondadori I libri gialli che iniziò le pubblicazioni nel 1929. Il libro vendette 40.000 copie. Il protagonista è sor Ascanio, alias il commissario romano di polizia Ascanio Bonichi. Varaldo è un estimatore di Simenon ed è convinto che, con la giusta ambientazione, anche il romanzo italiano possa crescere. Abile creatore di suspense.
Il fascismo e il giallo italiano
Il successo dei gialli fu in breve tempo notevole tanto da “imbarazzare” addirittura gli editori impreparati di fronte a tale evento letterario e alle esigenze di un pubblico di massa. Tuttavia ben presto il giallo dovette fare i conti con i pesanti condizionamenti esercitati dalla politica culturale del regime fascista, che, in diverse riprese, impose regole restrittive, artificiose ed arbitrarie. Infatti, se in un primo momento andò tutto liscio (libri senza pretesa di critica sociale, no aggancio politico, bene vince sul male), poi iniziano le limitazioni.
Le limitazioni al giallo
- 1931: Le case editrici italiane devono pubblicare nelle loro collane almeno il 15% di opere di autori italiani.
- Non parlare di suicidi: Togliersi la vita era un segno di debolezza.
- Nessun fatto scabroso.
- Criminali non di origine italiana (americani, spagnoli, francesi) e che non devono MAI sfuggire alla giustizia (1937).
Il commissario De Vincenzi di Augusto De Angelis
Tra il 1935 ed il 1942 De Angelis pubblica 15 romanzi polizieschi, il cui protagonista è il commissario De Vincenzi, un personaggio destinato a lasciare un segno indelebile nella nostra letteratura. Egli si muove soprattutto a Milano. Alcuni titoli: “Il candeliere a sette fiamme”, “L’albergo delle Tre Rose”, “La notte fatale”, “Il mistero di Cinecittà”...
La novità dei gialli di De Angelis: lavora molto su aspetti psicologici dei personaggi, inserendo nella narrazione elementi di psicanalisi. È attento a quegli aspetti morali e psicologici che stanno corrompendo la borghesia fascista del Ventennio. Famosa riduzione televisiva negli anni Settanta con Paolo Stoppa.
Agosto 1941: la chiusura dei Gialli Mondadori
Un provvedimento del Ministero della Cultura Popolare decreta la sospensione delle pubblicazioni giallistiche e la chiusura della collana mondadoriana. Lo stesso accade negli altri paesi dell’Asse. Perché? Il fascismo trovò nel romanzo poliziesco uno strumento refrattario alla sua glorificazione. “È ora di finirla con questo genere di bassa letteratura improntata sull’apologia del delitto, sull’esaltazione del criminale intelligente”.
Breve riflessione sul poliziesco nostrano degli anni ‘30 e ‘40
Qualche ingenuità e...