1. Che cosa valuta la PPV
2. Etica, morale, diritto e deontologia
La morale designa un insieme storicamente situato di valori e convinzioni su ciò che
è giusto. L'etica esamina criticamente ragioni e conseguenze delle scelte. Il diritto
formula norme dell'ordinamento, attribuisce diritti e doveri e prevede istituzioni e
rimedi. La deontologia professionale contiene regole vincolanti per gli iscritti all'Albo
e orienta la condotta nel ruolo di psicologo. Queste dimensioni dialogano, ma non
coincidono. Una condotta può apparire benevola a chi la compie e violare comunque
riservatezza o autonomia. Una pratica consentita dalla legge può richiedere ulteriori
cautele professionali. Una linea guida può illustrare una buona soluzione senza
essere, di per sé, una legge.
Le dispense di etica ripercorrono la formazione delle regole professionali e alcuni
studi sul comportamento morale. L'esperimento di Milgram è utile per chiedersi
quanto l'autorità possa influenzare la decisione individuale. La simulazione carceraria
di Stanford attribuita a Zimbardo richiama il peso dei ruoli e del contesto, ma le sue
interpretazioni e la metodologia richiedono cautela: non la si deve presentare come
dimostrazione generale e definitiva di un comportamento umano inevitabile.
Nessuno dei due studi è una regola deontologica. Sono occasioni per riconoscere
pressioni organizzative: un superiore chiede una relazione oltre i dati disponibili, un
ente vuole conoscere dettagli clinici non necessari, un'équipe tende a parlare
dell'utente come se non avesse voce.
Kohlberg studia lo sviluppo del ragionamento morale attraverso dilemmi, fra cui
quello di Heinz. L'interesse, per l'orale, non sta nel recitare gli stadi come una scala
per classificare i pazienti. Sta nel distinguere la risposta scelta dalle ragioni che la
sostengono. Una scelta può essere motivata dal timore di una sanzione, dal rispetto
delle aspettative sociali o dalla riflessione sui principi. Le ricerche neuroscientifiche
sul giudizio morale aiutano a comprendere il ruolo di emozione, cognizione e
contesto, senza decidere quale norma giuridica si applichi al caso. La decisione
professionale richiede una ragione pubblicamente argomentabile, non una
sensazione di certezza.
Un metodo pratico per i dilemmi ha sei momenti. Definire il problema senza
anticiparne la soluzione; identificare persone, ruoli e interessi; raccogliere i fatti
mancanti; cercare la fonte pertinente e il suo livello; valutare conseguenze e
alternative proporzionate; documentare il motivo della decisione e, se necessario,
chiedere supervisione o consulenza. In una richiesta di informazioni da parte di un
familiare, per esempio, prima di invocare genericamente il segreto bisogna sapere
l'età dell'utente, il contesto della prestazione, la titolarità della responsabilità
genitoriale o della rappresentanza, il contenuto richiesto e l'eventuale rischio
concreto.
Si può esercitare questo metodo su una situazione quotidiana. Un responsabile
chiede a uno psicologo di consegnare il giorno stesso una sintesi di dieci colloqui 6
2. Etica, morale, diritto e deontologia
«perché domani c'è una riunione». La prima reazione può essere obbedire, appellarsi
al segreto o chiedere una proroga. Il ragionamento etico richiede prima di sapere lo
scopo della riunione, il ruolo del responsabile, la natura dei colloqui, che cosa era
stato detto alle persone e quale decisione si deve prendere. Potrebbe essere
appropriata una sintesi aggregata di bisogni organizzativi; potrebbe essere
necessario comunicare un dato circoscritto previsto dal mandato; potrebbe essere
improprio consegnare annotazioni individuali. La pressione del tempo è un fatto
rilevante ma non una nuova base giuridica.
Una seconda situazione riguarda i valori personali. Un paziente descrive scelte di vita
che lo psicologo disapprova. Il rispetto dell'autodeterminazione non impone di
approvare tutto, e non vieta di esplorare possibili rischi o conseguenze. Impone di
non trasformare la propria visione morale in obiettivo occulto dell'intervento. Si può
chiedere quali sono gli obiettivi della persona, quali conflitti vive e quali opzioni
riconosce; si può spiegare con onestà quando una scelta pone un rischio concreto. Se
i valori personali del professionista interferiscono al punto da compromettere il
lavoro, si valuta supervisione o invio. L'articolo 4 del Codice, qui, traduce un principio
etico in una condotta professionale verificabile.
Una terza situazione riguarda il giudizio retrospettivo. Dopo un esito negativo, è
facile dire che la scelta iniziale era evidentemente sbagliata. Per valutarla
correttamente si separano i dati disponibili allora dalle informazioni apprese dopo, si
controlla se il rischio era prevedibile e quali alternative erano realistiche. Il lavoro
professionale non promette esiti certi, ma richiede processi giustificabili. Tenere
traccia della domanda, delle fonti e delle ragioni di una scelta aiuta a imparare
dall'esito senza riscrivere artificialmente il passato. Questa disciplina del pensiero è
utile sia nella supervisione sia durante la PPV.
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4. Perché una richiesta del responsabile di servizio può produrre un problema
deontologico anche quando appare ordinaria?
5. Che cosa distingue una norma del Codice da una raccomandazione contenuta in
una linea guida? 7
2. Etica, morale, diritto e deontologia
3. Ordinamento della professione e fonti
L'articolo 1 della legge 18 febbraio 1989, n. 56 definisce la professione attraverso
strumenti conoscitivi e di intervento per prevenzione, diagnosi, abilitazione e
riabilitazione, sostegno psicologico rivolti a persone, gruppi, organismi sociali e
comunità. Comprende anche sperimentazione, ricerca e didattica in ambito
psicologico. Questa ampiezza smentisce l'idea che lo psicologo lavori soltanto in
psicoterapia o soltanto con il disagio clinico. Non autorizza però chiunque a usare
qualsiasi metodo: il titolo, l'iscrizione, le competenze effettive e le norme specifiche
delimitano l'esercizio [4].
La psicoterapia è distinta. L'articolo 3 della legge n. 56/1989 richiede, oltre alla
laurea e all'abilitazione pertinenti, una formazione specialistica almeno quadriennale
nei percorsi riconosciuti; la psicoterapia può essere esercitata anche da medici che
possiedono i requisiti di specializzazione previsti. Chiamare «terapia» un sostegno
psicologico non chiarisce il confine: conta il contenuto dell'attività, il suo scopo e la
qualificazione di chi la esercita. Quando un problema richiede competenze
psicoterapeutiche non possedute, lo psicologo riconosce il limite, spiega la situazione
e considera l'invio appropriato.
L'Albo rende verificabile il titolo di chi esercita; l'Ordine svolge funzioni istituzionali e
disciplinari. L'iscrizione non è un attestato di competenza universale. Il procedimento
disciplinare e le sanzioni trovano fondamento nella legge n. 56/1989, in particolare
negli articoli 26 e 27, e nelle procedure applicabili. Una violazione deontologica, una
responsabilità civile e un reato sono piani diversi; lo stesso fatto può rilevare su più
piani, ma non ogni illecito disciplinare è un reato. Nell'orale, spiegare questa
differenza evita risposte allarmistiche e imprecise.
La gerarchia delle fonti serve a risolvere casi, non a imparare un catalogo.
Costituzione e norme sovranazionali pertinenti, leggi e regolamenti definiscono il
quadro giuridico; il Codice disciplina gli iscritti sul piano professionale; atti di indirizzo
e linee guida richiedono di verificare autore, data, ambito e status. Per i dati
personali, il regolamento UE 2016/679 e il decreto legislativo n. 196/2003 come
modificato costituiscono il riferimento normativo, insieme ai provvedimenti
applicabili dell'autorità garante. Il consenso alla prestazione psicologica e la base
giuridica del trattamento dei dati sono questioni diverse. Una firma su un modulo non
le risolve entrambe per magia.
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6. La laurea abilitante consente subito di presentarsi come psicoterapeuta? Spiega
perché.
7. In una contestazione dell'operato dello psicologo, quali piani di responsabilità
distingueresti? 8
3. Ordinamento della professione e fonti
4. Leggere il Codice come percorso professionale
Il testo ufficiale indicato dal CNOP come vigente è strutturato in cinque capi e 42
articoli [5]. Il primo capo raccoglie principi generali, competenza, autonomia, ricerca,
segreto e gestione delle informazioni; il secondo riguarda utenza e committenza; il
terzo i colleghi; il quarto la società; il quinto l'attuazione. Studiare il Codice articolo
per articolo aiuta a non dimenticare temi meno frequenti, ma nell'azione gli articoli
operano insieme. Un test richiama insieme competenza, qualità delle informazioni,
consenso, uso degli strumenti, relazione con il committente, documentazione e
comunicazione dei risultati.
Gli articoli 1 e 2 fissano il campo di applicazione e il rilievo disciplinare: le regole
vincolano gli iscritti anche nelle prestazioni a distanza. Gli articoli 3 e 4 proteggono il
destinatario dall'uso improprio dell'influenza professionale e chiedono rispetto di
dignità, autonomia, riservatezza e convinzioni della persona. L'articolo 5 esige
preparazione, aggiornamento e uso di metodi di cui si sappiano indicare le basi
scientifiche. L'articolo 6 tutela autonomia nella scelta e nell'uso di metodi e
strumenti. Il professionista che riceve una pressione istituzionale non può limitarsi a
dire che «lo vuole il datore di lavoro»: resta responsabile della propria condotta.
L'articolo 7 invita a valutare attendibilità delle informazioni e limiti delle conclusioni;
l'articolo 8 riguarda la tutela della professione e il contrasto dell'esercizio abusivo. La
qualità professionale non consiste nell'esprimere sempre una risposta netta: talvolta
la risposta più precisa è che i dati permettono un'ipotesi, ma non una conclusione
causale o diagnostica. Si può contestualmente indicare quale ulteriore accertamento
sarebbe utile. Nel segnalare una pratica abusiva, occorre distinguere fatti verificabili
e sospetti e seguire i canali appropriati, evitando accuse pubbliche non fondate.
L'articolo 9 disciplina la ricerca e l'informazione ai partecipanti; l'articolo 10 chiede
attenzione al benessere degli animali nelle attività professionali che li coinvolgono.
Gli articoli 11-17 costruiscono la protezione delle informazioni: segreto,
testimonianza, obblighi di referto o denuncia e deroghe, gruppi, collaborazione,
anonimato e custodia di dati e documenti. Gli articoli 18-21 riguardano libertà di
scelta, contesti valutativi, docenza e insegnamento di strumenti. Questa sequenza è
utile: la ricerca dell'efficacia di un intervento non autorizza a ignorare la posizione
delle persone coinvolte.
Gli articoli 22-32 seguono la relazione con destinatari e committenti: evitare
condotte lesive, definire compenso, fornire informazioni iniziali comprensibili, usare
strumenti e comunicare risultati con responsabilità, astenersi quando una condizione
personale pregiudica il lavoro, valutare interruzione e invio, evitare commistioni con
la vita privata, chiarire condizioni preliminari, proporzionare il compenso, gestire
minori e incapaci e separare destinatario e committente. Gli articoli 33-38 governano
colleganza, contributo allo sviluppo della disciplina, attribuzione delle fonti, giudizi
sui colleghi, accettazione dei mandati e dignità professionale. Gli articoli 39-40 9
4. Leggere il Codice come percorso professionale
riguardano presentazione e pubblicità; gli articoli 41-42 le norme di attuazione.
Questa è una mappa, da integrare con la lettura del testo vigente.
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8. Quali articoli richiameresti quando un'azienda chiede un test e un resoconto
nominativo sui dipendenti?
9. Perché il Codice si applica anche a una prestazione video? 10
4. Leggere il Codice come percorso professionale
5. Competenza, metodi, test e qualità delle
conclusioni
La competenza è specifica del compito. Un professionista esperto in colloquio clinico
con adulti non può dare per acquisita una preparazione in valutazione
neuropsicologica infantile o perizia sull'affidamento. Prima di accettare un mandato
valuta formazione, esperienza, strumenti, possibilità di supervisione e rischio di
danno. Se manca un requisito essenziale, propone un professionista competente; se
una parte è alla propria portata, definisce limiti e collaborazione. L'aggiornamento
non è soltanto un adempimento formale: serve a evitare che uno strumento un
tempo utile sia applicato a popolazioni, contesti o scopi per cui non è giustificato.
La scelta di un test parte dalla domanda, non dalla disponibilità del materiale. Si
chiarisce quale costrutto si intende osservare e per quale decisione, poi si valutano
validità, attendibilità, norme di riferimento, accessibilità, età, lingua, cultura e
condizioni di somministrazione. Un punteggio non parla da solo. Il risultato va
integrato con colloquio, anamnesi, osservazioni e informazioni pertinenti,
dichiarando incongruenze e limiti. La restituzione cambia secondo destinatario: alla
persona si devono spiegazioni comprensibili; a una scuola, un datore di lavoro o un
tribunale si comunicano risultati pertinenti al mandato, entro i limiti giuridici e
deontologici.
Esempio didattico. Una scuola chiede di «certificare che l'alunno è aggressivo» dopo
due episodi. Lo psicologo non assume l'etichetta come dato. Chiede chi abbia
osservato i comportamenti, in quali situazioni, con quali precedenti e con quale
finalità la scuola chieda la valutazione. Chiarisce chi autorizza e chi partecipa,
l'eventuale ruolo di servizi già coinvolti e la possibilità di osservazioni meno invasive.
La relazione dovrebbe distinguere fatti riferiti, osservazioni dirette e ipotesi; non
attribuire una diagnosi da due episodi. La domanda orale potrebbe essere: «Quale
strumento useresti?». Una buona risposta spiega perché prima occorre definire
domanda e contesto, poi motivare lo strumento.
Un altro rischio è la falsa precisione. Un colloquio singolo, un questionario
autosomministrato o un racconto di terzi possono sostenere alcune conclusioni e non
altre. Si esplicitano fonti, periodo di osservazione, condizioni, incertezze e possibili
fattori alternativi. Il linguaggio professionale non è vago: è calibrato sul grado reale
di evidenza. La responsabilità di cui agli articoli 3, 5, 6, 7, 19 e 25 del Codice
attraversa l'intero processo, dalla raccolta della domanda alla restituzione.
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10. Perché una scala valida nella popolazione generale potrebbe non esserlo per il
caso che stai esaminando?
11. Come comunicheresti un risultato utile ma non conclusivo? 11
5. Competenza, metodi, test e qualità delle conclusioni
6. Mandato, informazione iniziale e consenso
All'inizio si definisce la domanda: chi chiede, quale bisogno riferisce, quale obiettivo
persegue, chi riceverà la prestazione, chi pagherà, chi conoscerà i risultati. Nel
rapporto individuale queste figure possono coincidere; in scuola, azienda, servizi e
contesti giudiziari spesso divergono. L'articolo 24 del Codice vigente riguarda
informazioni adeguate e comprensibili sulle prestazioni, sulle loro finalità e modalità
e sui limiti della riservatezza. L'informazione deve essere reale: una persona deve
poter capire che cosa avverrà e quali alternative ha, non soltanto firmare.
Il consenso alla prestazione va distinto dall'informativa sul trattamento dei dati. La
prima riguarda accettazione dell'intervento e autodeterminazione; la seconda spiega
chi tratta quali dati, per quali finalità, su quale base, per quanto tempo e con quali
diritti. Il Garante ha chiarito che per il trattamento dei dati necessari alla prestazione
sanitaria richiesta non serve automaticamente il consenso privacy: possono operare
altre basi giuridiche e condizioni dell'articolo 9 GDPR. Per finalità ulteriori, come
marketing o alcune applicazioni, la valutazione cambia [6]. Dire «ho il consenso,
dunque posso condividere tutto» confonde piani distinti.
Esempio didattico. Un dirigente scolastico finanzia colloqui per gli insegnanti e
pretende di ricevere i contenuti individuali. Prima dell'avvio lo psicologo chiarisce per
iscritto finalità, volontarietà, destinatari, eventuale report e suo livello di
aggregazione. Se i colloqui sono sostegno individuale, il pagamento da parte
dell'ente non trasferisce automaticamente al dirigente il diritto di conoscere
confidenze. Se è una valutazione organizzativa, serve un mandato esplicito,
proporzionato e noto alle persone, con particolare cautela sui dati identificabili. Un
contratto ambiguo va chiarito prima dell'intervento, non dopo la raccolta dei dati.
Il compenso si concorda secondo le regole applicabili e con trasparenza, evitando
che aspettative economiche alterino l'intervento. In caso di interruzione, si considera
l'interesse del destinatario: si spiegano motivi e alternative ragionevoli e, se
necessario, si facilita il passaggio a un collega. La libertà di scelta dell'utente non
autorizza il professionista a garantire un trattamento per cui non è competente. Gli
articoli 18, 23, 24, 27, 29, 30 e 32 sono da leggere in relazione.
Autoverifica
12. Quali informazioni chiederesti prima di accettare un incarico finanziato da terzi?
13. Perché un modulo firmato non prova da solo che l'informazione sia stata
compresa? 12
6. Mandato, informazione iniziale e consenso
7. Segreto professionale, testimonianza e
collaborazione
La riservatezza protegge la fiducia necessaria alla prestazione; il segreto
professionale ha una dis
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Laboratorio di etica e deontologia per lo psicologo - ppv
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Appunti di Legislazione e deontologia per la prova pratica valutativa di abilitazione alla professione di psicologo…
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Laboratorio Etica di impresa
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Laboratorio 1