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Cap. 03 18.11 La classificazione delle lingue

Significati grammaticali

Quella parte della grammatica codificata dalla lingua.

  • Significati del tipo numero e genere di parola, sono significati quasi sempre distinti in quasi tutte le lingue del mondo.
  • Anche una differenza tra tempo presente e tempo passato.

Criteri classificatori

Possiamo classificare le lingue sulla base (=si può studiare il rapporto che lega le lingue e permette di raggrupparle) della loro parentela genetica, cioè sulla base del fatto che derivano da una stessa lingua originaria (o da un insieme di dialetti molto vicini tra di loro).

  • Il primo tipo di classificazione è stato fatto dalla linguistica come disciplina scientifica.
  • Le lingue romanze sono derivate da varietà dialettali del latino.

Lingua: qualcosa che ha anche delle connotazioni di tipo culturale, etnico, storico.

  • Due lingue considerate separate in realtà sono molto simili.

Delle loro caratteristiche tipologiche, ad esempio se hanno tutte un tipo di morfologia simile o un tipo di strutture sintattiche analoghe.

  • Si basa sulle caratteristiche linguistiche che possono accomunare le lingue.
  • Una parte delle lingue moderne indoeuropee parlate in Europa hanno la caratteristica di presentare inversione di SV nella frase interrogativa (inglese, tedesco, francese).
  • Ad esempio, sia le lingue romanze che le lingue bantu sono lingue SVO (cioè soggetto-verbo-complemento) nonostante non siano imparentate tra di loro.
  • Oppure possiamo dire che il rumeno e le lingue slave condividono alcune proprietà anche se non appartengono alla stessa sottofamiglia (sono tutte lingue indoeuropee ma il rumeno è una lingua romanza e non slava).

Possiamo anche usare un criterio puramente geografico che individua lingue di una stessa area, anche se non sono strettamente imparentate tra di loro.

Oppure possiamo dire che le lingue germaniche e le lingue romanze sono “imparentate” tra di loro perché discendono tutte dall’indoeuropeo. Come facciamo a saperlo?

  • Indoeuropeo = una lingua da cui sono derivate un gran numero di lingue e si chiama così perché si parla di lingue che non si trovano solo in Europa, ma anche nel continente asiatico.
  • Il metodo ricostruttivo, formulato dalla scuola linguistica tedesca nel XIX secolo, si basa sull’idea che le regole fonologiche si applicano senza eccezioni.
  • Le parole sono simili, cambiano in maniera sistematica nelle diverse lingue.

1 CAP. 03 Quindi si possono ricostruire relazioni precise tra parole di lingue diverse.

Parentela genealogica/Metodo ricostruttivo

Il caso prototipico di parentela genealogica è quello delle lingue romanze, che come sappiamo derivano tutte dal latino.

Il latino, il greco, le lingue germaniche, le lingue slave, quelle celtiche, appartengono tutte alla stessa grande famiglia linguistica.

  • Come facciamo a determinare se due lingue appartengono alla stessa famiglia linguistica?
  • Tramite il metodo ricostruttivo che compara sistematicamente il lessemi delle varie lingue e trova corrispondenze regolari tra di loro che sono descrivibili tramite una regola (in genere fonologica).
  • In che modo possiamo verificare se due lingue sono veramente imparentate tra loro?
  • Evidentemente non basta che abbiano delle parole «che si somigliano» e anche un set di parole che hanno la stessa forma, visto che ci potrebbero essere dei prestiti.

Bisogna che ci siano corrispondenze sistematiche tra le lingue.

  • Facciamo un esempio...

Si considerino, per esempio, le seguenti serie di parole:

Sanscrito páśu “bestiame”, latino pecū-, gotico faihu.

Sanscrito pitr “padre”, latino pater, gotico fadar.

Sanscrito pád “piede”, latino pēs, pedis, gotico fōtus.

  • Tutte le volte che in sanscrito e latino abbiamo p, in gotico abbiamo f. Gli esempi si potrebbero moltiplicare (lat. plēnus / got. fulls “pieno”; lat. piscis / got. fisks “pesce”, etc.).

Siamo in presenza, dunque, di corrispondenze fonologiche regolari, che ci permettono di considerare le lingue in questione come geneticamente imparentate, cioè derivanti da una lingua originaria comune, in questo caso l’indoeuropeo, che possiamo ricostruire mediante la comparazione linguistica.

Questo può permettere di credere che le due lingue derivino da una stessa famiglia.

In breve…

Le occlusive sorde (P) indoeuropee diventano fricative sorde, (F).

  • Quelle sonore diventano sorde.
  • Quelle sonore aspirate perdono l'aspirazione.
  • Prima rotazione consonantica.

2 CAP. 03 La prima rotazione consonantica (=riguarda le occlusive e poi quelle “strane” aspirate).

Le occlusive sorde IE (p, t, k) diventano delle fricative sorde: f, þ, h.

p > f.

t > þ.

k > h.

Esempi:

p > f IE *pisk- > got. fisks “pesce” (lat. piscis).

t > þ IE *ert- > got. wairþan “divenire” (lat. vertere).

k > h IE *peku- > got. faihu “bestiame” (lat. pecūs).

Le occlusive sonore diventano occlusive sorde.

Le occlusive sonore aspirate (bh, dh, gh) diventano delle occlusive o fricative sonore (in alternanza allofonica):

bʰratēr - Sanscrito: bhrātṛ, greco antico: φρατήρ (phrātēr), latino: frāter.

Inglese: brother, nederlandese: broeder, tedesco: Bruder, gotico: broþar.

*ǵʰans- - Latino: anser < *hanser, greco antico: χήν (khēn), sanscrito: hamsa.

Inglese: goose, nederelandese: gans, tedesco: Gans.

La legge di Verner

L’eccezione più importante è comunque costituita dalla Legge di Verner, per la quale “le occlusive sorde indoeuropee diventano delle fricative sonore (anziché sorde) quando si trovano in ambiente sonoro e non sono precedute dall’accento.”

  • Entrambe le condizioni devono essere soddisfatte.
  • Si prenda la parola ie. *pǝter “padre” (lat. pater, gr. πατήρ). In tale parola -t- si trova in ambiente sonoro (in quanto è tra due vocali) e non è preceduta dall’accento (questo infatti cade sulla e che segue). Avremo quindi:

ie *pǝter > got.*fadar ð (dove d indica in realtà la fricativa sonora).

Distribuzione odierna delle lingue IE

3 CAP. 03

4 CAP. 03

Le lingue indoeuropee

Sapere a quale famiglia appartengono le lingue.

5 CAP. 03

6 CAP. 03 19.11

Classificazione tipologica

Tipologia linguistica: ramo della linguistica che studia le caratteristiche fondamentali delle lingue umani osservando le somiglianze strutturali tra delle lingue (sintassi..) e osservando queste somiglianze indipendentemente dall’origine delle lingue.

La tipologia linguistica classifica le lingue sulla base delle loro caratteristiche indipendentemente dalla loro origine.

  • Due lingue possono essere simili anche se non sono geneticamente imparentate tra di loro.

Vediamo adesso degli esempi di suddivisione su base morfologica e poi su base sintattica. http://wals.info/

Click on the following links to see examples of typological features:

http://wals.info/feature/11A#2/22.6/152.9 (front rounded vowels)

http://wals.info/feature/13A#2/19.3/152.9 (tonal languages)

http://wals.info/feature/37A#2/25.5/148.4 (definite articles)

http://wals.info/feature/67A#2/25.5/148.4 (future inflection)

Sulla base della morfologia (=classificazione morfologica) che le lingue hanno possiamo distinguere 4 grandi tipi di lingue:

  • Lingue agglutinanti.
  • Lingue flessive.
  • Lingue isolanti.
  • Lingue polisintetiche (o incorporanti).

Le lingue isolanti

Es. cinese (in parte anche l’inglese).

Le lingue isolanti (ad esempio il cinese) sono lingue che NON hanno morfologia di alcun tipo.

  • Non ci sono affissi sul verbo o sulle parti del discorso.
  • Le parole tendono ad essere invariabili.
  • Tutti quegli elementi che in morfologia vengono accordate, in una lingua isolante sono portati in parole esterno (GATT=animale, O=maschile singolare).
  • In cinese si utilizzano particelle o classificatori per veicolare significati che in italiano sono suffissi.

Lingue flessive

C’è morfologia ed unità che hanno significato.

  • Queste unità hanno più significati (O=maschile e singolare).

Sono le lingue come l'italiano che cumulano vari significati sullo stesso suffisso:

  • Ad esempio il suffisso -i ha i tratti di numero e genere.

Le lingue indoeuropee erano in origine lingue flessive.

  • Alcune di queste, come l'inglese hanno perso quasi completamente la flessione e sono diventate lingue isolanti.
  • Altre hanno mantenuto una flessione relativamente complessa, ad esempio le lingue romanze hanno ancora una flessione verbale piuttosto ricca.

Ci sono poi costruzioni sintetiche ed analitiche.

  • (Cioè costruzioni che hanno un'unica parola con più morfemi o più parole, ad esempio lessi ma ho letto).

Le lingue agglutinanti

7 CAP. 03 basco, ungherese, turco.

Le lingue agglutinanti sono quelle come il basco o il turco che hanno un morfema grammaticale che corrisponde ad un unico significato.

  • Ogni singola unità di morfologia ha un solo significato.

Ad esempio in turco la parola «uccello» ha vari morfemi ognuno con un significato univoco:

Le lingue incorporanti

Le lingue incorporanti tendono a inserire tutti gli elementi in un'unica parola che esprime tutte le relazioni grammaticali.

angya-ghlla-ng-yug-tuq (Yupik)

barca-ACCRESCITIVO-acquistare-DESIDERATIVO-in SINGOLARE

‘vuole acquistare una grande barca

Questa classificazione identifica dei tipi morfologici che però possono non essere puri (ci sono piccoli casi in cui si possono osservare diversi comportamenti in diverse tipologie - una lingua incorporata può avere caratteristiche agglutinanti ecc.), ad esempio lo spagnolo viene visto che una lingua flessiva ma il caso del plurale las potrebbe essere visto come un caso di morfologia agglutinante.

  • Anche l'inglese, che può essere visto come lingua isolante, in realtà ha morfologia flessiva, seppure ridotta.

Tipologia sintattica

L'osservazione di base della tipologia sintattica riguarda il fatto che ci sono solidarietà tra ordini di parole, cioè si possono costruire delle implicazioni o delle scale di implicazioni del tipo: Se A allora B.

Se A allora B, se A e B allora C, se A,B,C allora D etc.

La tipologia distingue le lingue sulla base dell'ordine dei costituenti maggiori:

Soggetto S

Verbo V

Oggetto O

Ci sono lingue in cui l'ordine non marcato dei costituenti è SVO, lingue in cui è SOV, lingue un cui è VSO. Questi sono i tipi più frequenti, ma non gli unici. Cosa hanno in comune?

Gli altri sono estremamente rari: VOS, OVS, OSV Cosa hanno in comune?

Gli ordini più frequenti sono quelli in cui il soggetto precede l'oggetto, quelli meno frequenti o non attestati sono quelli in cui l'oggetto precede il soggetto.

Quindi quello che varia è la posizione del verbo.

VSO

SVO

SOV

Gli ordini di base correlano con altre caratteristiche, come ad esempio:

  • Nelle lingue SVO l'ausiliare precede il participio.
  • Tendono ad avere preposizioni.
  • Hanno il genitivo dopo il nome.
  • Hanno sempre la relativa dopo il nome testa.
  • Nelle lingue SOV l'ausiliare segue il participio.
  • Tendono ad avere postposizioni.
  • Tendono ad avere la relativa prima del nome testa.
  • Hanno il genitivo prima del nome.
  • Nel caso dell'aggettivo abbiamo lingue SVO che hanno l'aggettivo dopo il nome e lingue SVO che hanno l'aggettivo prima del nome.
  • Ma non esiste alcuna lingua SVO che abbia l'aggettivo prima del nome e il genitivo dopo il nome. Quindi:

Se AN, allora GenN.

Però non è vero il contrario: esistono lingue NA con GenN o con NGen.

Tra lingue SVO e lingue SOV esiste spesso una relazione a specchio:

  • Nelle lingue SVO il complemento segue l'elemento che lo seleziona, mentre nelle lingue SOV abbiamo il contrario.

Che cos'è l'ordine di base

È l’ordine non marcato.

L’italiano è una lingua SVO, ma l’ordine può cambiare.

In realtà le lingue possono essere abbastanza libere nella distribuzione degli elementi:

Gianni vede Maria.

Maria, la vede Gianni.

MARIA vede Gianni (e non Paola) (dislocazione clitica sinistra, perché è spostata a sinistra e perché è ripreso da un pronome clitico).

L'ordine di base è quello che non ha alcuna focalizzazione o topicalizzazione, cioè quello che risponde alla domanda «Cosa è successo?»

Che cos'è un soggetto?

Ci sono varie definizioni di soggetto.

  • Definizione semantica: il soggetto è l'agente della frase.
  • Definizione sintattica: il soggetto è il costituente nominale che accorda con il verbo flesso.
  • Definizione pragmatica: il soggetto è ciò di cui sto parlando.

Osservate le seguenti frasi:

(1) La polizia ha arrestato uno studente.

(2) Uno studente è stato arrestato dalla polizia.

(3) A Piero piacciono le fragole.

Sulla base di quale definizione possiamo dire che uno studente in (2) è il soggetto della frase?

E in (3) qual è il soggetto?

  • Possiamo applicare varie nozioni di soggetto, per cui sulla base della nozione che scegliamo avremo un elemento che può essere considerato o meno il soggetto della frase.

Soggetto semantico nelle seguenti frasi:

Maria fa una torta al cioccolato.

La torta al cioccolato la fa sempre Maria.

Sono stato investito da un autobus.

Gianni si fa tagliare i capelli.

9 CAP. 03

Soggetto pragmatico (di chi si sta parlando?)

A me dispiace che (lui) sia partito.

Gianni, chi lo conosce?

Uno studente è stato arrestato.

Morale: Attenzione a non mescolare le tre nozioni di soggetto!

10 CAP. 03

Morfologia

Livello dell’articolazione che si occupa anche del significato, della struttura interna delle parole e le analizza facendo riferimento al morfema.

  • Morfema: unità più piccola della morfologia dotata di significato.
  • Può essere costituito anche da un solo fonema /-S/ plurale.
  • Possono esserci parole costituite da un solo morfema.
  • Le lingue isolanti non hanno morfologia e quindi tenderanno ad avere parole con un solo morfema.

Allomorfi: i veri morfemi si possono realizzare concretamente in maniere diverse (come gli allofoni).

  • Morfemi che stanno davanti all’aggettivo e che vogliono dire NON.
  • Il morfema di base IN è un unico morfema che poi, grazie ad un’assimilazione, diventa IRResistibile, IMpossibile ecc.

La morfologia è l’area della linguistica che studia la struttura delle parole, che vengono tipicamente analizzate come sequenze di uno o più morfemi.

I morfemi sono sequenze di uno o più fonemi che costituiscono la più piccola unità linguistica dotata di significato.

  • Ad esempio:

toys > morfema lessicale toy + morfema grammaticale -s

libri > morfema lessicale libr- + morfema grammaticale -i

leggermente > morfema lessicale legger- + morfema -mente

Un morfema può essere costituito da un solo fonema (ad esempio il morfema -s del plurale inglese o il morfema -i del plurale maschile italiano).

Il morfema può coincidere con la parola, una parola può essere cioè formata da un solo morfema; in questo caso la parola si dice monomorfemica:

bar ieri che sempre tribù

La parola può essere però il risultato di una combinazione tra due morfemi (bimorfemiche) o più morfemi (plurimorfemiche):

gatt+o veloce+mente ragazz+e

croc+e+ross+in+a

In genere in italiano le parole sono costituite da più morfemi.

In fonologia abbiamo visto che un fonema può essere realizzato in vari modi, ma che queste differenze non sono distintive (come nel caso della nasale omorganica); anche in morfologia ritroviamo lo stesso fenomeno: il termine morfema indica una unità astratta che è rappresentata concretamente da un (allo)morfo, cioè un morfema può essere realizzato in modi diversi, che si dicono allomorfi:

Il morfema è dunque una nostra rappresentazione mentale che può presentarsi in una o più realizzazioni morfologiche dette allomorfi;

Essi hanno le stesse caratteristiche che abbiamo già esaminato per gli allofoni:

  • Sono prevedibili sulla base del contesto (in genere in distribuzione complementare sulla base del contesto);
  • Non sono distintivi, cioè il significato e le proprietà del morfema non cambiano.

11 CAP. 03

Generalmente un morfema è rappresentato da un solo allomorfo; ma ci sono casi in cui un morfema può essere rappresentato da più allomorfi.

Vi sono due principi generali per l’analisi in morfemi:

  • 1. Forme che hanno significato uguale e forma fonemica uguale in tutte le occorrenze costituiscono un solo morfema;
  • 2. Forme che hanno lo stesso significato ma che sono diverse fonologicamente possono essere trattate come un morfema unico se la loro distribuzione è predicibile su base fonologica.

Morfologia 01

Ad esempio, quanti prefissi aggettivali con significato negativo esistono in italiano?

S- sfortunato Dis- disabile

In- ineguagliabile Im- immangiabile

Ir- irragionevole Il- illogico

A- amorale An- analfabeta

Davanti a vocale abbiamo l'inserzione di una consonante epentetica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher school1253 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Garzonio Jacopo.
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