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Metodologie II modulo: immobilizzazioni materiali

Acconti corrisposti ai fornitori, D II 5: bisogna indicare l'ammontare di eventuali acconti che durante l'esercizio abbiamo versato a uno o più fornitori in previsione che da quel fornitore acquisteremo un cespite materiale, con prevalenza della sostanza sulla forma. Se è un acconto per il futuro acquisto di merci o materie prime, lo classifichiamo nell'omologa voce all'interno delle rimanenze qualora sia acconto di merci o di materie prime. Bisogna sapere quale destinazione contabile ed economico aziendale quell'acconto rappresenta.

Tutte le voci sono al netto dei relativi fondi ammortamento calcolati. Il principio di riferimento è l'OIC16, quello internazionale è lo IAS 16.

Considerazioni sulle immobilizzazioni materiali

Quando parliamo di immobilizzazioni materiali bisogna considerare:

  • Verificare l'effettiva utilità pluriennale del bene acquisito, che il consumo non sia istantaneo; si deve immaginare che l'azienda investa su sé stessa a medio/lungo termine, presuppone la continuità aziendale, sennò non si investe su cose che hanno un lento rigiro, che impiegano tanto tempo per tramutarsi in denaro. Se un'impresa non evidenzia un ammontare alto di immobilizzazioni si dovrà verificare perché non vengono fatti investimenti, magari i soci non credono nell'iniziativa dell'impresa. Azienda statica, poco flessibile, se si hanno tante immobilizzazioni. Se ci sono poche immobilizzazioni, allora sarà più facile convertire l'attività.
  • Verificare l'effettiva disponibilità del bene acquisito senza restrizioni al suo utilizzo, va verificato in maniera critica chiedendo conferme che non ci sono limiti al pieno esclusivo godimento del bene.
  • Considerare il valore di iscrizione del bene (= valore da ammortizzare), è il valore su cui calcolo la quota di ammortamento. Quando acquisto il bene devo prevedere gli anni di utilizzo e ripartire la quota di ammortamento. È funzionale alla corretta determinazione della quota di ammortamento. Se sbaglio il valore da ammortizzare non va bene e sto sbagliando gravemente perché calcolo la quota in un periodo non breve. Il valore viene calcolato con il seguente algoritmo: costo storico d'acquisto + oneri accessori riferibili al bene - il valore del bene al termine della sua vita utile. Quando si parla di valore di ammortizzare si vede che è una somma algebrica tra almeno tre componenti. Oneri accessori: se non si sostengono allora non si sfrutta al 100% le potenzialità del bene oggetto di acquisto. Poi con segno negativo si riduce della stima del valore attribuibile oggi quando al termine della vita di quel bene andremo a cederlo. Stimare oggi il valore residuo del bene dopo che lo avrò utilizzato un numero di anni viene assunto pari a zero. Potrebbe essere eccessivamente soggettivo verificare quale sarà il valore utile. Per determinarlo bisogna fare delle assunzioni, stime, confronti, verifiche esterne.
  • Dopo aver calcolato il valore di iscrizione del bene bisogna predisporre il relativo piano di ammortamento: dovrebbe corrispondere al valore monetario del consumo del fattore della produzione avente unità pluriennale. Per il solo fatto di averlo acquistato e di iniziare ad utilizzare il bene, quel bene comincia a subire un deprezzamento in relazione al consumo fisico che lo stesso subisce. Si consumano solo per il fatto di essere immessi nel processo produttivo. Il bene usato vale meno perché si è un po' consumato, ha una capacità di resa inferiore rispetto al bene nuovo, performa con minore efficienza. Il valore del consumo all'interno del bilancio di esercizio lo andiamo a considerare come quota di ammortamento, condensa in termini monetari le valutazioni attuali e prospettiche che l'organo amministrativo fa in relazione al consumo e all'utilizzo del bene. Il legislatore non dice nulla su come calcolare la quota? Il legislatore nel Codice civile dà un'indicazione sintetica ma importante di come deve essere fatto il piano di ammortamento. La si legge nell'articolo 2426 (articolo che individua i criteri legali di valutazione, che presiedono l'attribuzione dei valori quando siamo alla fine dell'esercizio e dobbiamo passare da valori contabili a valori di bilancio, i principi). Il legislatore presenta il concetto di sistematicità dell'ammortamento: è il costo delle immobilizzazioni materiali la cui utilizzazione è limitata nel tempo e deve essere sistematicamente ammortizzata in ogni esercizio con la ... residua... di utilizzazione. Il legislatore ci dice che lascia agli amministratori stimare il consumo dei fattori della produzione, l'unico requisito che impone è che la quota di ammortamento venga calcolata in maniera sistematica onde evitare politiche illegittime di bilancio finalizzate ad addomesticare il risultato del conto economico. Sistematicità non deve essere intesa come il calcolo di una quota di ammortamento costante nel tempo. Il consumo non è lineare nel tempo in molti casi. Spesso si massimizza il godimento del bene quindi lo si utilizza da subito. L'utilizzo è intenso nel primo periodo ma poi potrebbe diminuire; a quel punto la quota di ammortamento dovrà essere meno rilevante, mentre all'inizio era più intensa dal punto di vista monetario. Oppure inizialmente lo utilizzo poco ma a mano a mano che imparo a sfruttare le caratteristiche tecniche di quell'impianto, che è complicato ma con tante potenzialità, piano piano inizierà ad essere utilizzato a ciclo continuo. Per cui quell'impianto avrà una quota di ammortamento inizialmente più bassa che poi diventerà sempre maggiore.
  • Potrebbero verificarsi situazioni in cui, in aggiunta al calcolo dell'ammortamento, occorre procedere ad effettuare una svalutazione straordinaria del valore del bene. Si deve andare a vedere se uno o più fattori della produzione materiali, immateriali o finanziari hanno subito una perdita durevole di valore. Potrebbero verificarsi situazioni in cui, nonostante l'ammortamento è stato considerato correttamente sulla base di un appropriato piano di ammortamento, si deve considerare se ci sono indizi del fatto che quel bene ha subito per fattori interni all'azienda o esterni una perdita non temporanea ma durevole di valore e che conseguentemente dobbiamo considerare al fine di evitare che il nostro attivo risulti sopravvalutato. Si deve indagare e ci dobbiamo interrogare se quel bene ha subito una perdita durevole di valore, si devono ricercare indizi che ci facciano ritenere che siamo di fronte a una riduzione non temporanea di valore. Di conseguenza si deve fare una svalutazione dell'asset indagato. Un esempio è se il bene è stato danneggiato, a quel punto non calcoliamo l'ammortamento. Se tutti i dipendenti si licenziano, se gli amministratori/le figure di punta si dimettono allora c'è qualcosa che non va nell'azienda. Dobbiamo calcolare la svalutazione in riferimento alle perdite di valore. Se gli indizi mi portano a ritenere che siamo di fronte a una perdita durevole di valore devo fare una svalutazione, che determina l'iscrizione di un componente negativo di reddito da iscrivere nel conto economico. Ad esempio, se un farmaco è cancerogeno si deve svalutare tutto, altrimenti teniamo iscritto all'attivo un brevetto privo di consistenza economica. Potrebbe anche accadere che le cause che portano a una perdita durevole di valore non ci siano più; si opererà in senso contrario e si procede al ripristino del valore ante svalutazione straordinaria quando le cause che avevano portato ad una riduzione durevole di valore sono venute meno. Quindi devo procedere al ripristino del valore.

Lezione 2

  • Nell'ambito delle regole contabili nazionali (Codice civile ed OIC) non sono ammesse rivalutazioni volontarie rispetto al costo di acquisto + oneri accessori relativamente alle immobilizzazioni (tutte). Posso iscrivere in contabilità, e quindi in bilancio, il valore di 1 mln di euro? No, nell'ambito della normativa nazionale. Possiamo procedere a una rivalutazione in presenza di un effettivo maggior valore del bene solo quando previsto da appositi provvedimenti normativi, ossia quando una legge o altro atto normativo espressamente lo prevede o lo consente. Ci differenzia dal mondo IAS/IFRS, che sono meno rigidi per il fatto che come regola rispetto a un prezzo di acquisto + oneri accessori, quindi rispetto a una negoziazione libera di un prezzo, quello rappresenta il primo componente del valore di iscrizione nel bilancio. Si può iscrivere poi a un valore più alto perché abbiamo un'ipotesi di un significativo incremento di valore del bene? No, nel mondo OIC e Codice civile non si può, bisogna rimanere legati al costo storico. Al massimo in nota integrativa diamo un'informazione sul valore del bene, ma in maniera contabile non si può fare una rivalutazione volontaria. Incrementi di valore soggettivi non si possono cambiare perché sono frutto di stime e congetture dell'organo amministrativo. Un costo storico risalente nel tempo deriva comunque da una negoziazione, è il criterio base per le valutazioni del bilancio di esercizio. Ci sono situazioni in cui lo stesso legislatore nell'ambito del suo potere legislativo quando decide lui fa dei provvedimenti con i quali dice alle generalità delle imprese che se hanno queste tipologie di immobilizzazioni allora se vogliono possono procedere a una rivalutazione per aggiornare il valore contabile al valore effettivo del bene considerato. Ci vogliono due condizioni: un provvedimento normativo, quindi un'autorità statale autorizza le imprese, e seconda cosa poi l'impresa valuta se procedere o meno al fine di aggiornare il valore contabile rispetto al costo storico di acquisto al netto del fondo di ammortamento. Si chiamano provvedimenti di rivalutazione per conguaglio monetario. Un provvedimento di questo tipo fu fatto quando si passò dalla lira all'euro. Un altro più recente è stato inserito in un decreto-legge dell'agosto 2020, subito dopo l'emergenza COVID, il legislatore ha fatto un provvedimento per consentire alle imprese di aggiornare i valori contabili delle immobilizzazioni tenendo conto della rilevanza e dell'impatto negativo che il COVID aveva avuto su tutte le imprese escluse quelle che adottano IAS/IFRS. La rivalutazione quando mi trovo di fronte a una legge che consente di rivalutare il bene e quando ho l'elemento che evidenzia un maggior valore, dal punto di vista contabile mi comporto in modo che se rivalutiamo marchio, partecipazione, impianto ecc. devo iscrivere una riserva di rivalutazione nel patrimonio netto. L'attivo dello stato patrimoniale quindi aumenta. Il valore che viene accreditato è una voce iscritta nelle poste del patrimonio netto che si chiama riserva di rivalutazione. Il patrimonio netto automaticamente si incrementa, così lo stato patrimoniale è più corrispondente alla realtà. Risultati negativi per più esercizi potrebbero portare il patrimonio netto con segno negativo, perché le perdite erodono il capitale sociale e le riserve, in condizioni standard determina l'obbligo di chiamare gli azionisti e di dire di apportare denaro per riportare con segno positivo il patrimonio netto. Indicando un valore positivo porta a una riduzione del risultato negativo o a un risultato positivo. Nello stato patrimoniale si dovrà trovare una voce di riserva con un importo che si avvicina al valore della rivalutazione. In nota integrativa è stata esplicitata l'operazione di rivalutazione essendo un fatto rilevante, c'è la sua descrizione. Il maggior valore non è iscritto nel conto economico ma nel patrimonio netto con effetto di incremento del valore dello stato patrimoniale. Il legislatore a fronte della possibilità di effettuare questo tipo di rivalutazione ha pensato in aggiunta che se si vuole rivalutare si deve pagare un'imposta sulla rivalutazione: esigenza di gettito; strumento di politica tributaria. Ogni qualvolta dobbiamo analizzare le problematiche relative alle immobilizzazioni si deve fare attenzione e considerare le modalità attraverso le quali abbiamo acquisito le disponibilità di quel bene: acquisto sul mercato libero, contratti di leasing (non proprietà), produzione interna. Nell'ambito degli enti di terzo settore può avere rilevanza l'acquisizione per donazione. Il bene viene donato da un soggetto benefattore.
  • Costruzione in economia (=autoproduzione o produzione interna del bene): non hanno una classificazione diversa rispetto alle altre modalità di elencazione all'interno dello stato patrimoniale (e quindi informazioni in merito alle modalità di acquisizione del bene/disponibilità del bene dobbiamo andare a ricercarle nella nota integrativa).

Quando costruire in economia

  • Il bene di cui necessito non esiste sul mercato; bisognerà attribuire un valore a tutti i costi sostenuti per realizzare il bene e iscriverli a bilancio.
  • Il bene di cui necessito è disponibile sul mercato ma costa troppo.
  • Il bene di cui necessito è disponibile nel mercato ma gli oneri accessori per renderlo adeguato alle mie esigenze sono ritenuti eccessivi (customizzazione); l'autoproduzione presuppone la disponibilità internamente all'azienda di tempo e risorse umane da dedicare all'autoproduzione del bene di cui necessito. Svolgo internamente con le mie risorse il tipo di attività necessaria per ottenere il risultato desiderato.

Valore nel bilancio di esercizio per autoproduzione: iscrivo la sommatoria dei costi sostenuti per la realizzazione interna del bene. Questo insieme di costi identifica il costo di produzione del bene autorealizzato. Per le immobilizzazioni iscrivo un costo che è o un costo di acquisto o un costo di produzione interna.

Costo di produzione:

  • Costi direttamente imputabili: materie prime dirette, manodopera diretta ecc.
  • Costi indiretti: es. spese generali di fabbricazione, quali spese di manutenzione, per le utenze ecc.
  • Eventuali oneri finanziari, relativi a finanziamenti direttamente sostenuti per la realizzazione di quel bene.

Non sono inclusi i costi amministrativi e generali e i costi commerciali.

Manutenzioni ordinarie e straordinarie

Considerare eventuali manutenzioni ordinarie o straordinarie che vengono effettuate sui beni; si deve individuare quali manutenzioni hanno utilità pluriennale e aumentano la vita utile del bene (manutenzione straordinarie); manutenzioni ordinarie non incrementano la vita utile del bene e non aumentano l'efficienza del bene medesimo ma semplicemente consentono il mantenimento in un ordinato funzionamento del bene stesso. Ci si chiede qual è la parte dei costi che possiamo considerare pluriennale? Si fanno delle stime e dei calcoli e verifichiamo quanto un costo può essere capitalizzabile o deve essere inserito nel conto economico. MANUTENZIONI ORDINARIE B7) Del conto economico = spese per servizi; mentre le spese di manutenzione STRAORDINARIE le andiamo a portare a incremento del valore del bene iscritto all'attivo patrimoniale. È l'organo amministrativo che deve rispettare chiarezza, prudenza, correttezza e competenza e si deve interrogare sulla natura ordinaria o straordinaria. Miglioramento dell'efficienza dell'impianto e incremento della vita utile del bene; questi due elementi fanno presupporre si tratti di manutenzione straordinaria.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paoladegli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Sottoriva Claudio.
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