Geografia storica
Spazio = è costruito per organizzare ed evidenziare delle relazioni di potere. Il potere, tranne in situazioni estreme in cui è accentrato (es. situazioni di vita o morte), sta nelle relazioni, circola e si incardina a seconda delle funzioni e dei momenti. Esso circola nelle relazioni e di conseguenza il potere si incardina all’interno dello spazio.
Carte/mappe geografiche e globo
Holenstein nell’introduzione del suo Atlante dice che il principio dell’ermeneutica, la teoria della conoscenza, è che per interpretare un testo è fondamentale conoscerne il contesto, la cornice linguistica e situazionale. Ciò vale per i contesti letterari ma anche non letterari (es. racconti iconografici). Fa riferimento a Kant (1700) che era appassionato di geografia, che lui stesso insegnava. Holenstein dice che la geografia è per la natura della propria materia una disciplina ermeneutica, conferisce visibilità ai contesti e mostra le cose all’interno di una cornice. Se praticata in maniera globalizzata quella cornice è il mondo. La geografia ci aiuta a creare un contesto all’interno del quale leggere i diversi testi.
Testo → Cornice Contesto e Spazio → coordinate culturali, politiche, sociali, morfologiche, climatiche → Tempo indispensabili per poter comprendere una determinata situazione. Abbiamo quindi sia una dimensione territoriale sia una dimensione antropica che si sovrappongono e interconnettono nell’identificare con più precisione un contesto.
Definizione di geografia storica
La geografia storica è lo studio dei rapporti che le società umane hanno intrattenuto con l’ambiente geografico, nelle differenti epoche e nelle differenti aree del globo (L. Febvre, 1922).
Febvre è il fondatore della geografia storica moderna e cerca di capire la relazione tra uomo e ambiente, quando e dove. In questa visione l'ambiente non è ancora antropizzato. Quindi si parla di uno spazio e un tempo e come in quel determinato spazio e tempo le società umane hanno interagito con il contesto ambientale.
La geografia storica è la storia dell’organizzazione che l’uomo ha dato alle condizioni e alle risorse della terra (L. Gambi, 1973). Gambi è uno dei più grandi geografi italiani del '900, porta in Italia la corrente francese di Febvre e scrive un libro "Una geografia per la storia" mettendo a disposizione le competenze geografiche per la storia. Per lui l'elemento storico è fondamentale. L'accento viene posto sull'organizzazione da parte dell'uomo, e questa è la differenza con la definizione di Febvre. Qui si mette al centro l’uomo e sull’organizzazione che esso, come protagonista, dà alle condizioni e alle risorse della terra.
La geografia storica è l’analisi delle strutture spaziotemporali (M. Quaini, 1974).
Quaini ha un linguaggio marxiano e un’influenza di Marx. Le strutture spazio-temporali sono da affiancare alle strutture economiche marxiste. Si intende come le strutture spazio-temporali si sono evolute nel tempo in rapporto con le strutture economiche, strutture politiche e sovrastrutture culturali.
La geografia storica deve formulare una teoria di conoscenza del mutamento spazio-temporale (P. Sereno, 1981). In questo caso compaiono le parole teoria e mutamento/cambiamento spazio-temporale.
Ognuna di queste definizioni ha contenuti diversi che cambiano nel tempo, c’è un’evoluzione e cambiamento nell’interpretazione della geografia storica. Se la prima definizione parla di spazio quadro-temporale, nell’ultima troviamo mutamento.
Approcci alla ricerca geografico-storica
Gli studi possono avere diversi caratteri/approcci:
- Sincronico: valorizza la relazione delle situazioni in un determinato contesto e momento, quindi il vantaggio è il dettaglio, l'accuratezza. Significa osservare al medesimo tempo un determinato contesto, quindi prendere come riferimento un’epoca precisa e analizzare le trasformazioni. = Quadri spazio-temporali.
- Diacronico: esalta invece il cambiamento nel tempo di un determinato fenomeno; quindi, il vantaggio è di porre confronti e vedere il cambiamento/trasformazioni. = Mutamento di un aspetto.
Ci sono vantaggi e svantaggi in entrambi gli approcci… nell’approccio sincronico si mettono insieme più cose nella stessa epoca avendo quindi una visione complessiva mentre l’approccio diacronico permette di selezionare un argomento, compararlo e osservarne la trasformazione nel tempo. L’ideale sarebbe fare allo stesso tempo entrambi ma purtroppo non è possibile a causa del tempo limitato che costringe lo studioso a selezionare uno piuttosto che l’altro. Agli inizi del ‘900 la geografia storica parte con un’attitudine maggiore per le ricostruzioni sincroniche, quindi l’analisi di determinati quadri spazio-temporali, poi progressivamente si è iniziata a dare attenzione maggiore al mutamento/cambiamento/trasformazione, quindi al metodo diacronico. Man mano che si entra nel cambiamento accelerato (sociale ed economico), il tema dell'evoluzione e della trasformazione diventa sempre più importante!
Cosa cambia tra le prime definizioni e le ultime? Le prime puntano alla descrizione mentre le ultime si spostano verso l’interpretazione.
- Descrizione: gli studiosi si dedicavano a una ricostruzione di dettagli. È un approccio ascendente, ovvero analizzano le fonti, accumulano le informazioni, le descrivono e infine fanno una sintesi → processo dal basso verso l'alto.
- Interpretazione: si affronta lo studio dell'oggetto parlando anche della finalità, cerchiamo di dare delle spiegazioni. È un approccio discendente, ovvero si parte dalla teoria, dall'ipotesi e il percorso per verificarla o confutarla porta ad una discesa nella realtà, e quindi nei singoli fatti → processo dall'alto verso il basso.
La geografia storica inizia con un approccio descrittivo e pian piano passa all'approccio interpretativo.
Rapporto uomo-ambiente
Un’altra riflessione utile per capire l’evoluzione della geografia storica è l’alternanza di due polarità: determinismo e possibilismo.
- Determinismo: è il rapporto tra la società e ambiente e come esso determina l’evoluzione delle società stesse. L'ambiente è determinante e influenza le azioni umane.
- Possibilismo: è il modo di interpretare delle società. L'ambiente dà possibilità all'uomo e l'uomo sceglie, maggior libertà.
Alla fine però non sono posizioni radicali, entrambi riconoscono all'altro degli aspetti.
Relazione spazio tempo
Nel corso del 900 si passa da una concezione unitaria di spazio assoluto e tempo cronologico, ad una concezione molteplice dello spazio e del tempo. Esistono molte temporalità e molte spazialità. Con i primi studiosi di geografia storica, il tempo e lo spazio sono soggetti singolari; con il passare del tempo questi soggetti si moltiplicano fino a diventare tempi e spazi dall'unicità alla molteplicità →
Definizione di geografia storica oggi
“È una disciplina utile a rileggere il passato per provare a capire qualcosa in più del presente e delle difficili sfide che abbiamo davanti a noi: crisi ambientali, disuguaglianze sociali, accelerazione del cambiamento, impatto del Covid-19, guerra...” "non capisco più il mondo"
Ulrich Beck, all'interno del libro “Metamorfosi del mondo”, riporta spesso una frase: → la sensazione di aver perso una narrazione del mondo è molto diffusa e corrisponde ad una complessificazione ed aumento delle informazioni a nostra disposizione. Questo tema è ciò che porta allo studio della geografia storica, perché ci fa capire molti aspetti del presente ed è utile per riuscire ad interpretare il mondo. Non ci sono confini precisi tra discipline perché sono tutte interconnesse e in progresso, per questo le definizioni di esse sono sempre in movimento. Un tempo le discipline erano contenute in “confini” stabiliti in maniera permanente. Ad oggi questi “confini” non tengono più perché i fenomeni che dobbiamo affrontare non sono solo ambientali ma anche sociali, politici, economici. Tutto è in movimento da tutti i punti di vista, non c’è nulla di immobile: non la Terra; non il Sole; non il cielo; non l’acqua; non il clima; non la biosfera; non l’uomo; non i virus; non il fall-out nucleare, ecc.
Primo modulo
L. Febvre e il possibilismo
Lucien Febvre (1878-1956). Febvre è uno storico francese che scrive tra i suoi lavori: La Terra e l’evoluzione umana; Il Reno: storia, miti, realtà; Problemi di metodo storico; Martin Lutero; Filippo II e la Franca Contea. La lotta fra nobiltà e borghesia nell’Europa del Cinquecento. Il libro “La Terra e l’evoluzione umana, introduzione geografica alla storia”, è stato iniziato nel 1912-1913 con una sospensione a causa della Prima guerra mondiale e infine pubblicato nel 1922.
Accostiamo Febvre all’autore Marc Bloch (1886-1944), economista e capo della resistenza francese. Tra i suoi lavori troviamo: I re taumaturghi; La società feudale; I caratteri originali della storia rurale francese; Apologia della storia, o Mestiere di storico. Insieme fondano nel 1929 la rivista "Les Annales", rivista che cambiò la storiografia mondiale del '900. Prima di Febvre, Bloch e Braudel, che si succederà alla direzione della rivista, l’impronta fondamentale della storia era essa legata ad avvenimenti, allo scorrere cronologico dei fatti e concentrata sui grandi personaggi e grandi eventi. Questa corrente storiografica con Braudel tenderà ad estendere il suo raggio di osservazione della storia.
L'obiettivo infatti era quello di ampliare i temi della storia perché si sarebbe dovuta occupare anche della realtà sociale e degli aspetti più concreti. La prima disciplina essenziale per questo allargamento fu ovviamente la geografia.
La terra e l’evoluzione umana, introduzione geografica alla storia
È strutturato in 4 parti:
- Come porre il problema: la questione del metodo
- Quadri naturali e società umane
- Possibilità e generi di vita
- Raggruppamenti politici e raggruppamenti umani
Febvre dice che ci sono due grandi problemi che si trova davanti chi è curioso di storia, entrambi i temi hanno a che fare con un’unica osservazione: “la differenza e la diversità delle società umane di culture, percorsi storici ed esiti di questi, delle scienze e della tecnologia”.
Febvre dice che per qualunque studioso è chiaro che esistano delle differenze tra società umane. Come si possono spiegare queste differenze? Per l’epoca in cui lui agiva c’erano due risposte: una di carattere razziale e una di carattere ambientale. Dice che ci sono razze di “qualità” diverse ma sostiene che la razza non sia determinante per l’uomo, essendo le differenze solamente esteriori e dovute all’interazione con l’ambiente. Dato che le differenze non si possono spiegare con la razza, dice che si possono spiegare con la dimensione ambientale. Febvre parte dal fatto che c’è una lunga tradizione che proviene dall’antichità che pensa all’ambiente come determinante. Prima del suo libro dominava l’approccio deterministico, il quale sostiene che nel mondo ci sono ambienti diversi e sono proprio le condizioni geografiche a determinare, a incidere con influsso diretto sul destino e sulla storia dei popoli! Questo influsso diretto a distanza non ha una spiegazione, ciò porta ad un pensiero magico.
Febvre critica alcuni autori, per far capire come era il pensiero precedente, tra cui Montesquieu che scrive “Lo Spirito delle leggi” (1748). Secondo Montesquieu c’è una correlazione diretta tra le condizioni geografico-fisiche, il carattere dei popoli e le condizioni politiche dei popoli data dalla fertilità e sterilità della terra.
Nel volume primo, libro diciottesimo, dice come la natura del terreno influisce sulle leggi. Se c’è una terra fertile ciò favorisce la sottomissione dell’uomo che non è interessato alla situazione politica ma solamente al far fruttare la terra. Il governo di uno solo si trova nei paesi più fertili mentre il governo popolare è favorito in situazioni in cui il terreno è sterile. La gente di montagna voleva un governo popolare, quella della pianura un governo dei notabili e quelli della costa un governo misto.
Nel capitolo secondo dice che i beni sono una garanzia di fedeltà politica. Le persone più temute dai governati sono coloro che non hanno nulla, i nullatenenti, perché non hanno nulla da perdere. Nei paesi di montagna è più facile tenere i propri beni e se non si ha nulla si difende il governo che si ha.
Nel capitolo quarto ci dice altri effetti della fertilità e sterilità del paese: la sterilità “aguzza” l’ingegno e rende le popolazioni atte al lavoro, guerra, sono coraggiose, forti, ecc.
Nel capitolo quinto parla dei popoli delle isole: le isole sono troppo piccole perché ci sia una parte del popolo che opprima l’altra. Sono separati dagli imperi dal mare e non coinvolti in conquiste. (probabilmente parla della Gran Bretagna).
Libro quattordicesimo, rapporto leggi-clima. Come sono differenti gli uomini nei diversi climi? Se il clima è incerto anche i caratteri lo sono.
Libro diciassettesimo, rapporto clima-schiavitù politica. La schiavitù politica dipende dalla natura del clima.
L’approccio deterministico è molto più antico, sono idee risalenti ad Aristotele, libro “Politica” libro 7 → “I popoli che abitano nelle regioni fredde e quelli d’Europa sono pieni di coraggio ma difettano un po’ d’intelligenza e di capacità nelle arti, per cui vivono sì liberi, ma non hanno organismi politici e non sono in grado di dominare i loro vicini: i popoli dell’Asia al contrario hanno natura intelligente e capacità nelle arti, ma sono privi di coraggio per cui vivono continuamente soggetti e in servitù: la stirpe degli Elleni, a sua volta, come geograficamente occupa la posizione centrale, così partecipa al carattere di entrambi, perché, in realtà, ha coraggio e intelligenza, quindi vive continuamente libera, ha le migliori istituzioni politiche e la possibilità di dominare tutti, qualora raggiunga l’unità costituzionale”
Montesquieu e Aristotele non sono d’accordo in alcune cose. Per Montesquieu il “bene” era nei paesi caldi mentre il “male” in quelli freddi. Era un pensiero completamente opposto a quello di Aristotele dove in entrambi condizioni vedeva sia del “buono e del negativo” mentre chi stava in mezzo era nella condizione migliore.
Febvre partendo da queste riflessioni di autori precedenti contesta la correlazione/influenza tra clima-uomo e smentisce una correlazione diretta tra clima, fertilità della terra e carattere dei popoli. Le differenze climatiche esistono e le condizioni geografiche-fisiche sono importanti ma non si può stabilire una correlazione diretta. Il clima agisce sull’ambiente e l’ambiente agisce sull’uomo (anche l’uomo sull’ambiente, l’uomo è attivo in questa relazione con l’ambiente).
Febvre si concentra sul clima che considera l’elemento più osservabile. Il clima ha diversi effetti: sul modellamento del rilievo (geomorfologia). Le montagne si formano per lo spostamento e scontro delle placche o per l’emersione di magma dalla crosta terrestre (orogenesi). Dopo che si sono formati i rilievi il clima li modella tramite erosione. Gli elementi di erosione sono acqua, ghiaccio, vento, temperatura (caldo e freddo) che disgregano le masse, e poi le masse disgregate vengono trasportate da acqua, fiumi, ghiacciai, vento, forza di gravità. Poi c’è la sedimentazione, così si formano le pianure alluvionali.
“la pianta è il vero intermediario tra il mondo inorganico e l’altro” sulla vegetazione, = fotosintesi. Le piante sono alla base della capacità dello sviluppo della vita sul nostro pianeta. Febvre concentra la sua attenzione sulla vegetazione e l’azione del clima su di essa. Gli elementi del clima che influiscono principalmente sono: acqua (neve, pioggia, grandine), luce, temperatura, vento.
Le differenze del clima e della vegetazione sono elementi che Febvre individua con il fine di suddividere la Terra. Non considera la Terra nel suo insieme ma individua contesti ristretti con caratteristiche climatico-botaniche diverse o simili (es. deserto e foreste equatoriali) ragionando se le società si conformano al quadro climatico-botanico o sono libere di disporsi in maniera diversa. Ciò per stabilire se le popolazioni sono influenzate in maniera determinante o no.
Sono influenzate dalla continentalità (vicinanza o meno dal mare) e dalla diversa inclinazione dei raggi solari a seconda della latitudine (specularità rispetto all’equatore).
Grandi quadri climatico-botanici
Individua 5 grandi quadri climatico-botanici:
- Zona delle calme equatoriali (foreste equatoriali);
- Zona degli alisei (savane), sono venti che convergono sull’equatore e poi si innalzano portando precipitazioni;
- Deserti;
- Zone dei venti variabili, temperate (foreste, praterie);
- Zone circumpolari boreali (foresta boreale, taiga, tundra) (Zona climi mediterranei e zone dei climi monsonici).
I climi sono distribuiti in maniera speculare rispetto all’Equatore. Come mai? Dipende dall’insolazione. L’inclinazione dei raggi solari è diversa a seconda della latitudine. I raggi sono molto più inclinati a nord e sud mentre all’equatore sono vert
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