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Geografia delle comunicazioni e del commercio internazionale

La geografia delle comunicazioni e del commercio internazionale si trova all’interno della geografia economica, una disciplina più ampia.

Concetti chiave

Lo spazio: concetto centrale della geografia. La geografia si occupa di cercare di capire i rapporti tra determinati fenomeni che osserviamo (es. economici, demografici, culturali, …) e lo spazio. A seconda del fenomeno che osserviamo ci sono diversi settori della geografia:

  • Fenomeni economici → Geografia economica
  • Fenomeni culturali (lingue) → Geografia culturale
  • Fenomeni demografici (immigrazione) → Geografia della popolazione

L’analisi dello spazio è cambiata nel corso del tempo. In passato aveva andamento sistematico, si studiava la collocazione di oggetti geografici rispetto ad un sistema di coordinate geografiche (latitudine e longitudine) e si studiava la distanza reciproca tra questi oggetti, il tutto veniva riprodotto sulla carta geografica: principale strumento del geografo.

Oggi l’idea di spazio è cambiata nel senso che non c’è niente di assoluto nello spazio. La geografia è una rappresentazione, non può far riferimento a qualcosa di assoluto in senso stretto. Le carte geografiche trasferiscono un oggetto sferico su una superficie piana, ciò implica l’utilizzo delle proiezioni geografiche (processo geometrico di adattamento che produce distorsioni nella rappresentazione delle aree e delle distanze).

Proiezioni geografiche

  • Proiezione Mercatore
  • Proiezione di Peters

Esempi di mappe del globo terrestre realizzate con proiezioni geografiche diverse. Queste due carte rappresentano lo stesso oggetto, però sono rappresentate in maniera diversa in termini di estensione delle aree e delle lunghezze (nella prima carta i continenti si allungano, mentre nella seconda sono più distesi).

Lo spazio diventa meno assoluto con l’introduzione della distanza.

La distanza: facciamo riferimento alla distanza funzionale, che è misurata in tempi di percorrenza e costo del trasporto (differente dalla distanza lineare, la distanza chilometrica, che per effetto delle innovazioni nei trasporti e telecomunicazioni).

Le due carte rappresentano la distanza ferroviaria tra diverse città. La prima fa riferimento al 1993, si può notare che le linee di distanza-tempo tendono a convergere verso il nostro punto di osservazione (Parigi). La seconda fa riferimento al 2020, si può notare che i tempi di percorrenza e la distanza funzionale si sono ridotti con l’alta velocità ferroviaria (la distanza chilometrica rimane la stessa).

Si tratta del fenomeno di convergenza spazio-temporale, con il quale i luoghi si avvicinano considerando la distanza funzionale e i costi di trasporto. Ora non ci interessano gli oggetti in sé nella loro posizione, ma le relazioni che si stabiliscono tra questi oggetti, e sono quindi le relazioni ad essere importanti e che definiscono lo spazio geografico. Noi ci focalizzeremo sullo spazio geo-economico, il quale fa riferimento alle relazioni economiche.

Tipi di relazioni in geografia

  • Relazioni orizzontali (o interazioni spaziali): prendono forma tra i diversi oggetti localizzati sulla superficie terrestre e i luoghi in cui si trovano. Con questa relazione da sola si parla di spazio (astratto). In geografia economica queste relazioni sono i flussi commerciali (importazioni ed esportazioni), flussi di denaro, scambi di informazioni, spostamenti di popolazione (flussi turistici). Sono relazioni che hanno come funzione principale la comunicazione e lo scambio.
  • Relazioni verticali (o ecologiche): rapporto tra oggetto geografico e caratteristiche del luogo in cui esso si presenta (es. presenza risorse naturali, infrastrutture, caratteri popolazione …). Relazioni che servono per produrre.

L’analisi di entrambi i tipi di relazione permette di parlare di territorio.

Il territorio

Viene spesso usato come sinonimo di spazio, in realtà con il territorio si comincia ad entrare in una dimensione più concreta.

  • Organizzazione territoriale: caratteristiche/ordine che relazioni orizzontali e relazioni verticali assumono in quel determinato territorio.

Esempio relazioni di un porto: affinché un porto si sviluppi non basta che la località costiera sia naturalmente dotata (relazioni verticali), ma dev’essere prossima a regioni di arrivo e/o partenza di forti traffici (relazioni orizzontali).

L'ambiente

La differenza tra ambiente e spazio è che l’ambiente è più concreto. L’ambiente è la parte del territorio che riguarda le risorse fisico-naturali.

La scala geografica

Spazio di osservazione che non ha niente a che fare con le misurazioni della cartografia. Parliamo di scala globale per riferirci al mondo nella sua complessità. Scale nazionali (singoli stati) e poi scale più piccole a mano a mano che arriviamo ai singoli luoghi (quando vogliamo analizzare una città, un distretto industriale, …). Differente dalla scala cartografica: rapporto tra misura su carta e corrispondente misura nella realtà (es.: 1 cm sulla carta sono 50.000 cm nella realtà; la scala più grande è quella con il denominatore più piccolo). Questa scala mi permette di conoscere le reali dimensioni dei luoghi.

Il tempo

Non è una categoria geografica, ma è l’altra dimensione su cui ragioniamo insieme allo spazio e al territorio. La geografia tiene conto della storia perché descriviamo l’organizzazione territoriale di un determinato luogo, le relazioni verticali e orizzontali in un certo periodo. Tutto ciò che vediamo è anche effetto del tempo. L’attenzione al tempo deve esserci sempre.

Globalizzazione

Quando si pensa alla globalizzazione si pensa a:

  • “Annullamento” spazio-tempo: si annullano le distanze temporali, le distanze funzionali e le differenze spaziali. In realtà si tratta più di una riduzione.
  • Diffusione globale di beni e servizi: legato al discorso di omogeneizzazione dei prodotti e servizi, in particolare delle multinazionali.

Prodotti “simbolo” di grandi multinazionali: Coca-Cola, McDonald’s, Apple, Nutella, Benetton, Lenovo, … Spesso, pensando alle multinazionali, si pensa principalmente agli Stati Uniti o all’Asia, ma anche in Italia ci sono grandi multinazionali, un esempio è la Ferrero.

La Ferrero nasce in Italia come piccolo laboratorio, con l’idea di creare una pasta di cioccolato da un materiale molto presente nel territorio al tempo: la nocciola. L’impresa prende il via dopo la Seconda guerra mondiale. Oggi la Ferrero è una grande multinazionale con sede legale a Lussemburgo; ha fatto fusioni e acquisizioni in tutto il mondo; fa parte della globalizzazione mondiale.

Una caratteristica della globalizzazione è il fatto di avere ormai prodotti su scala globale: prodotti che possono raggiungere qualsiasi luogo in tempi relativamente brevi. Con la globalizzazione si ha l’omologazione della grande distribuzione organizzata (il colosso della grande distribuzione organizzata è Walmart).

L’antropologo Marc Augè in riferimento a tutti questi luoghi uguali ha coniato il termine non-luogo. Si tratta di luoghi senza identità, con lo stesso formato, luoghi che hanno perso le caratteristiche che solitamente rendono speciali i luoghi. Sono luoghi dove si trova una grande folla di persone che non si incontra mai, persone che non hanno relazioni tra di loro. Esempi: grande distribuzione organizzata, grandi stazioni, …

Il concetto di globalizzazione non è nato negli ultimi anni:

  • Nel 1964 il sociologo canadese McLuhan, con la metafora del “villaggio globale”, diceva che l’evoluzione dei mass media avrebbe trasformato il mondo in un villaggio dove tutti condividono valori culturali sempre più omogenei, sempre più condivisi.
  • Nel 1983 l’economista americano T. Levitt dava della globalizzazione una definizione economica, diceva che la globalizzazione si sarebbe realizzata insieme all’unificazione del mercato mondiale, insieme ad una progressiva integrazione delle economie su scala mondiale.

Entrambe le affermazioni sono riduttive. Nella prima una totale omogeneizzazione non si è realizzata, non tutti i paesi e tutte le persone partecipano alla globalizzazione. Nella seconda, la globalizzazione non ha solo una dimensione economica, ne ha altre.

Definizioni di globalizzazione

Possiamo dare tre definizioni di globalizzazione:

  1. «Cambiamento di scala nell’organizzazione di molti fenomeni… Ampliamento, intensificazione e accelerazione delle relazioni tra soggetti localizzati in differenti aree del pianeta, che coinvolge più dimensioni (economica, ambientale, culturale…) Esito di un percorso storico….» (Dematteis et al., 2010)

    Dematteis dice di provare a cambiare scala di osservazione. Cambiando la scala di osservazione vediamo che molti fenomeni che analizziamo non si realizzano più esclusivamente in ambito locale/nazionale, ma diventano fenomeni globali (es. la produzione). La maggior parte dei nostri prodotti sono caratterizzati da parti costruite in vari paesi per poi essere assemblati in un altro luogo. Dematteis dice che la globalizzazione è un cambiamento di scala nell’organizzazione di molti fenomeni, che sembrano sempre meno locali, e coinvolgono una quantità sempre più grande di soggetti (imprese) e spazi geografici (luoghi in cui le imprese sono localizzate). La globalizzazione tende ad accelerare le relazioni tra soggetti localizzati in differenti aree del pianeta, si tratta di un’accelerazione che coinvolge più dimensioni. La globalizzazione può essere vista come risultato di un processo storico, è un fenomeno che si spiega nella sua continuità storica. La globalizzazione è l’ultimo stadio di un percorso di integrazione dell’economia che è iniziato con la rivoluzione industriale. Possiamo distinguere 3 fasi di globalizzazione dall’’800 a oggi:

    • La prima globalizzazione inizia nell’’800 e prosegue fino alla fine del secolo, corrisponde con il periodo di diffusione della Rivoluzione industriale. In questo periodo abbiamo il predominio commerciale dell’impero britannico e un forte sviluppo dei traffici (soprattutto navali) legato alle innovazioni tecnologiche.
    • Una seconda globalizzazione è quella che risale a inizio ‘900, ma soprattutto secondo dopoguerra. In questo periodo abbiamo la prima e vera formazione delle multinazionali; inoltre è un periodo caratterizzato da una grande rivoluzione dei trasporti.
    • La terza globalizzazione si apre nella seconda metà degli anni 80/90 del secolo scorso. In questa fase cambia l’intensità del fenomeno, e il numero di aree/persone che partecipano alla globalizzazione; questa accelerazione della globalizzazione è data da diversi eventi: liberalizzazione commerciale (effetto dell’organizzazione mondiale del commercio), innovazioni tecnologiche, l’azione delle imprese multinazionali che diventa più intensa, diversi cambiamenti geopolitici (es. caduta del muro di Berlino).

    Per essere più corretti, le prime due fasi della globalizzazione vengono definite “internazionalizzazione”, mentre la terza è quella che viene chiamata globalizzazione. Oggi parliamo di globalizzazione per l’intensificazione di tutti questi processi a cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi 20 anni.

  2. «Aumento delle interdipendenze territoriali in cui giocano un ruolo rilevante la scala globale e quella locale» (Veltz, 1998)

    La globalizzazione non è un’omogeneizzazione che cancella le differenze, c’è una reazione del locale di fronte ai processi omologanti della globalizzazione, i territori/soggetti che operano in quei territori cercano di rendersi più competitivi, di differenziarsi rispetto agli altri, cercano di valorizzare le loro specificità. Persistono delle concentrazioni di imprese fortemente specializzate, che sono radicate sul territorio, che esportano a livello globale, che dividono la produzione; sono quindi integrate nelle grandi reti di produzione, ma sono anche profondamente radicate nel loro territorio (esempio ne sono i distretti industriali).

    Al termine globalizzazione spesso si sostituisce il termine glocalizzazione, per indicare che vengono prese in considerazione due scale: quella globale e quella locale, queste due scale tendono ad incrociarsi.

  3. «Il fenomeno della globalizzazione può essere interpretato come compressione spazio-temporale» (Harvey, 1989)

    Harvey dice che la compressione spazio-temporale (spazio e tempo si riducono) non è sempre un fatto oggettivo, ma è un’esperienza sociale, dipende dal contesto in cui siamo: ci sono difficoltà di accesso alle nuove tecnologie o ci sono barriere che ostacolano il movimento delle persone (barriere politiche).

La globalizzazione ha diverse dimensioni, una di queste dimensioni è l’economia.

Globalizzazione economica

La vediamo nell’intensificazione degli scambi commerciali, negli investimenti diretti esteri e nei flussi finanziari. Globalizzazione del sapere scientifico-tecnologico: anche la competizione economica dipende sempre più dalle innovazioni tecnologiche; in molti campi l’innovazione tecnologica è frutto di una cooperazione internazionale che si avvale di una rete globale di centri di ricerca (i diversi centri di ricerca collaborano tra di loro, si tratta di un sapere che sta diventando globalizzato).

Globalizzazione ambientale: problema del cambiamento climatico non riguarda più un solo luogo; il sistema economico non è un sistema staccato dall’ambiente, ma si trova al suo interno.

Globalizzazione culturale: geografia che si occupa della parte del patrimonio globale che sta sparendo.

Globalizzazione geo-politica: interdipendenza delle decisioni politiche; ci sono delle organizzazioni che stanno assumendo un potere decisionale che è superiore a quello dei singoli stati (non solo in politica, ma anche in economia).

Globalizzazione dei flussi di persone: riferimento a due fenomeni - migrazioni e turismo; il turismo ha subito una crescita costante, e dagli anni 90 c’è stata un’impennata perché le varie barriere politiche sono cadute e quindi è più facile e meno costoso viaggiare in aereo.

Globalizzazione del fenomeno urbano: molti paesi stanno assistendo al fenomeno del gigantismo umano, cioè la crescita di grandi concentrazioni di popolazione, di grandi città; questo accade soprattutto nei paesi in via di sviluppo (es. India), ma anche nei paesi sviluppati (es. Shanghai).

Globalizzazione dell'economia

La globalizzazione dell’economia viene rappresentata dalla crescita di tre dimensioni, crescita che si osserva in maniera esponenziale dalla fine degli anni 80/90 del secolo scorso. Le tre dimensioni sono:

  1. Scambi commerciali di beni e servizi
  2. Investimenti diretti esteri
  3. Flussi finanziari

Queste tre dimensioni possono essere rappresentate attraverso indicatori e dati statistici; inoltre, ci permettono di descrivere e dimostrare che esiste un fenomeno globalizzazione e che questo fenomeno sta cambiando. Il motivo per cui queste tre dimensioni crescono è spiegato da tre fenomeni. La crescita del commercio internazionale si sviluppa allo sviluppo dei trasporti, alle nuove tecnologie e alla liberalizzazione:

  1. Divisione internazionale del lavoro (con lavoro si intende la produzione): l’aumento degli scambi commerciali si deve in primo luogo a questo: al fatto che la produzione è spazialmente frammentata. Le fasi di un processo produttivo, che serve a realizzare un determinato bene sono distribuite su scala globale. Se la produzione è spazialmente frammentata e se tutti i pezzi devono arrivare in un punto per essere assemblati e se il prodotto finito va su un altro mercato, si attivano questi flussi. Questa è una novità della fase di globalizzazione, nella fase di internazionalizzazione non erano presenti o lo erano in maniera marginale.

  2. Politiche di liberalizzazione: senza politiche di liberalizzazione, senza il progressivo abbattimento dei dazi, la circolazione di beni e dei servizi non potrebbe realizzarsi.

  3. Evoluzione dei trasporti e delle telecomunicazioni: la divisione internazionale del lavoro non potrebbe realizzarsi se non ci fossero delle condizioni tecniche che la permettono. Le condizioni tecniche sono legate all’evoluzione dei trasporti e telecomunicazioni. Dietro a questi tre fenomeni che spiegano la globalizzazione dell’economia e la crescita del commercio estero ci sono altri tre indicatori:

    • Tecnologie e politiche: stanno dietro ai trasporti ICT; per quanto riguarda le tecnologie, c’è stato uno sviluppo dei trasporti; per quanto riguarda le politiche, l’Unione Europea ha fatto una politica dei trasporti per costruire un mercato unico europeo. Se non ci fossero reti di trasporto e se non ci fosse stata l’UE a spingere per la costruzione di queste reti, il mercato unico rimarrebbe sulla carta.
    • Imprese multinazionali: stanno dietro alla divisione internazionale del lavoro; non intervengono solo grandi imprese multinazionali, ma anche imprese di medie e piccole dimensioni interviene il territorio.
    • Grandi organizzazioni sovranazionali: stanno dietro alle politiche di liberalizzazione; soprattutto il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher landinachen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia delle comunicazioni e del commercio internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Savi Paola.
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