Storia dell’idea d’Europa
Capitolo I
Il concetto di Europa deve formarsi per contrapposizione, deve scontrarsi con ciò che non è Europa. La prima contrapposizione con l’Asia è opera del pensiero greco. Tra le guerre persiane e Alessandro Magno si forma il senso di un’Europa opposta all’Asia per costumi e organizzazione politica e che rappresenta la “libertà”. L’Europa è limitata geograficamente perché la si identifica con la sola Grecia o con i popoli che hanno rapporti stretti con essa, Sud Italia, coste della Gallia e spagnole.
Già autori greci come Erodoto e Ippocrate parlano di un’Europa geografica e un’Europa morale/culturale es. Sciti. Aristotele addirittura distingueva tra Grecia, Europa, popoli del Nord, e Asia. Quindi quando si parla di Europa dal punto di vista politico-culturale-morale si pensa alla Grecia e ai popoli in strettissimo rapporto con essa, i criteri di valutazione per questa definizione sono:
- “Libertà” politica, si è cittadini e si vive secondo leggi, ellenica contrapposta alla “tirannide” asiatica.
- Costumi.
- Organizzazione politica.
- Capacità militare.
Il primo criterio è importante perché da allora all’idea di Europa si assocerà quella di libertà, all’idea di Asia quella di servitù. Quindi fra V e VI secolo a.C., per esempio dopo Azio, si racconterà di un Oriente come terra di schiavitù. Sorge una coscienza europea contro una asiatica in un clima di difesa, dapprima, ma poi acquista un carattere di offesa, questa contrapposizione si trova in Isocrate. Ma ci fu l’ecumene, comunità universale di fedeli, ellenica, popolo, che fece sparire questa contrapposizione, e successivamente ci fu l’ecumene romana che portò la contrapposizione sul piano Romano-barbaro. E poi il cristianesimo portò la contrapposizione sul piano cristiano-pagano. E in queste visioni unitarie l’Europa non ha acquistato una sua fisionomia morale.
La parola Europa è usata come termine geografico, mentre per indicare l’ambito culturale-morale si usa Christianitas. In età carolingia, dal VIII al IX secolo, si forma una seconda contrapposizione tra:
- Cristianità occidentale = Europa, sottoposta a Carlo Magno.
- Cristianità orientale = Bisanzio, sottoposta all’imperatore.
Inoltre l’aggettivo “europaeus” nasce nel XV con Enea Piccolomini.
La contrapposizione cristiano-pagano si sovrappone a quella romano-barbaro? Ci sono due tesi:
- E. Sestan: i due concetti si fondono, chi non è cristiano è barbaro.
- R. De Mattei: una simile equivalenza non sussiste, anzi ci sono due contrapposizioni: pagano-cristiano e romano-barbaro.
La seconda tesi pare spuntarla sulla prima, ma bisogna riconoscere che l’accostamento barbaro-pagano avveniva spesso.
Nel Medioevo, dunque, non si parla di Europa, ma di Cristianità, ovvero il genere umano governato da un solo capo nel temporale l’imperatore, in quello spirituale il papa; due poteri che sono i due volti di un essere bifronte. Teoricamente questo concetto, geograficamente parlando, si estende su tutto il mondo, ma praticamente coinvolge, dapprima, i territori dell’ex-impero romano e poi si propaga verso Nord-Est. Dante usa la parola Europa, non fornisce confini precisi, ma sicuramente coinvolge solo la pars occidentis, è il blocco dell’Europa centro-sud occidentale. A quest’Europa, non geografica ma politica-culturale-morale, si aggiungono nel Medioevo anche Inghilterra e Germania, ma si era già staccata, intorno al IV secolo, la parte dei Balcani, la Tracia, e parte della penisola anatolica, ovvero l’impero bizantino.
A Occidente si mescolano Germani e Romani, mentre ad Oriente i Romani tornano ad essere Greci, e perciò la distinzione Occidentali-Orientali diviene più netta, e le differenze nei costumi, nelle tradizioni, nell’aspetto fisico e nei modi di essere sono evidenti.
I concetti di Oriente e Occidente, quindi sono cambiati rispetto al V-IV secolo a.C... l’Oriente europeo si allontana. Questa contrapposizione culmina con lo scisma in ambito religioso, in ambito politico culmina con le crociate e il tentativo di riconquistare l’Oriente da parte occidentale. Il nome Europa viene assunto per indicare gli Occidentali. È attraverso questi contrasti che si inizia a precisare i caratteri dell’Europa romano-germanica. Dopo la conquista turca, quelle zone divengono il nemico per l’Europa centro-occidentale. Prima che Bisanzio fosse capitolato ci fu un momento di riscoperta fratellanza tra Greci e Latini, Franchi, ma coi turchi tutto finì e l’Oriente europeo cessò di far parte della coscienza cristiana occidentale. Però chi sta ai margini viene accolto: Ungheria, Transilvania perché confinanti con i Turchi, la Polonia perché confinante con i Tartari. Questi concetti sono bene espressi da Machiavelli nei “Discorsi”. La Russia non fa parte dell’Europa, Germania e Ungheria “bonificate” moralmente e culturalmente dalle barbarie sì. I limiti del confine di questa versione dell’Europa oscillano e variano nei secoli. Il senso dell’unità culturale, oltre che religiosa europea si va pian piano affermando, Europa dei letterati, degli uomini uniti nel culto dell’intelligenza, dei dotti..., grazie all’Umanesimo e a figure come Piccolomini ed Erasmo da Rotterdam.
Questo modo di sentire sarà precisato da Voltaire quando parlerà della “repubblica letteraria” stabilitasi in Europa. Inizialmente però gli umanisti italiani erano “nazionalisti”, contrappongono al “gentil sangue latino”, cioè gli italiani, i “barbari”, cioè i non italiani, Petrarca e lo stesso Piccolomini, ma poi le cose cambiano, l’Umanesimo si propaga nel resto dell’Europa centro-occidentale, e barbaro diviene il non-europeo. Infatti il senso dell’unità spirituale europea è più vivo in Erasmo che in Piccolomini. Ma ancora il concetto supremo non è la cultura europea, ma la Christianitas, di mezzo c’è sempre la religione in cui si fonde il fattore culturale e questa era la posizione degli umanisti. Essa è antitetica rispetto a Voltaire che considera nella sua “repubblica” tutti gli uomini di cultura a prescindere dalla religione. Rispetto al Medioevo, però, la cultura è cresciuta di statura, quasi portandosi all’altezza della fede, ma essa resta la “primogenita”, e quindi il termine usato è Christianitas.
Capitolo II
La prima formulazione dell’Europa come comunità, non geografica, che ha caratteri terreni e laici è del Machiavelli, è una formulazione di carattere politico. In lui il senso della differenza tra i vari continenti è fortissima. Questa diversità consiste in istituzioni, modi di essere e storia. Machiavelli dimentica la Christianitas e l’impero, e si concentra sull’Europa che ha una sua individualità basata su un proprio caratteristico modo di organizzazione politica. E ciò la differenzia dall’Asia che ha lo stesso sistema di governo fin dall’antichità, monarchia dispotica, mentre l’Europa dalla Grecia in poi ha sperimentato molti sistemi di governo, dalla repubblica alla monarchia non assoluta. Questa diversità ha favorito lo sviluppo in Europa di virtù, della capacità di fare. Perché il governo repubblicano dà luogo alla competizione e sprona alla virtù dei singoli. Vediamo anche in lui quel senso di libertà che vedremo dominante nel 700, anche se in lui è molto diverso da Montesquieu e Voltaire. Il sunto è che Europa significa molte virtù individuali, Asia vuol dire dispotismo. Per parlare dell’Oriente dispotico si parte dalle guerre persiane. Machiavelli, infine, delinea il carattere dell’Europa, quest’ultimo cambierà nel tempo e l’Europa avrà sue caratteristiche morali, culturali, economiche, di costumi, ma manterrà sempre, anche e anzitutto caratteristiche politiche.
Questo non nuovo messaggio viene enunciato quando i due poteri universali sono in crisi e si stanno affermando gli stati nazionali. L’idea della necessaria molteplicità di Stati si inserisce nella pubblicistica attraverso la sua applicazione pratica, ovvero la dottrina dell’equilibrio europeo, sbocciata in Italia, ma poi diffusasi in tutta Europa. Molteplicità per salvare le libertà degli stati dall’universalismo. Questa dottrina si avvaleva della diplomazia stabile, ambasciatori stranieri nei vari stati. I danni della molteplicità furono le guerre e gli utopisti fantasticavano su possibili organizzazioni internazionali permanenti. Da queste vie usciva un’Europa come di un corps politique, unitario per certi principi comuni, diviso in vari organismi statali, un corpo dalle diverse anime. Con il tipo politico europeo è collegato un tipo di civiltà diversa da quella degli altri continenti.
Capitolo III
Grandi scoperte geografiche e le loro ripercussioni, incidono sia sull’economia, spostamento dei commerci da Mediterraneo ad Atlantico, crisi dell’Italia ascesa di potenze atlantiche..., che sulla vita spirituale europea. Oltre alla scoperta di mondi nuovi e alla constatazione che le conoscenze possedute fin lì fossero inesatte si aggiunsero anche le scoperte della stampa e dell’artiglieria, tutto ciò sconvolse un modo di pensare e di sentire vecchio di molti secoli. Il Rinascimento, infatti, nonostante la ventata di cambiamento, era come mentalità, rimasto fisso all’idea del momento-modello di Roma e Grecia antiche. Ovvero, per gli uomini rinascimentali il livello letterario, filosofico, intellettuale, artistico, l’umano ingegno, raggiunto nell’età antica, da Pericle ai successori di Augusto, è impossibile da raggiungere. Questa concezione spiega l’imitazione da parte dei rinascimentali di quel modello. Questa forma mentis è la prosecuzione della forma mentis medievale e religiosa, ovvero guardare al passato come età dell’oro a cui bisogna far ritorno. Questa mentalità si va a modificare, partendo dal concetto di progresso, si afferma che la vita moderna è più ricca, complessa e quindi alta di quella delle età passate, ha accolto tutte le conquiste e vi ha aggiunto qualcosa che a quelle mancava. Giordano Bruno > “i veri antichi siamo noi”, questa è la mentalità illuministica che si afferma tra la fine del 600 e inizio 700.
Nel determinare questa rivoluzione le scoperte geografiche hanno contribuito molto, grazie anche alla diffusione di testi geografici. Così avviene anche un rapido accentuarsi dei lineamenti morali dell’Europa, tutto ciò induce gli europei a cercare di delineare i propri caratteri in “contrapposizione” a quelli altrui. E ci si concentrerà più sulle differenze culturali, politiche, morali, di costumi rispetto a quelle religiose; la Christianitas ha lasciato il posto all’Europa. Essa perde la sua presa sugli uomini anche a causa della Riforma luterana e dalle varie Chiese che ne sono scaturite. Emerge più nettamente l’idea di Europa, questo concetto sorge dal tramonto di un mondo di valori e l’affermarsi di un altro. Ma grazie alle scoperte, alcuni intellettuali introducono il mito del selvaggio, ovvero colui che vive nelle terre lontane in pace, contrapposto all’Europa fratricida delle guerre. Stilizzazione dei paesi lontani come luoghi di benessere e pace, polemica contro l’Europa > caratteri saliente di questa corrente di pensiero. Essa si recluta non tra chi ha visto con i propri occhi le nuove terre, ma tra chi vuole esprimere un proprio ideale.
Quindi la contrapposizione Europa-non Europa è la manifestazione di chi vuol polemizzare con il proprio tempo e fornisce due tipi di esempi: quello inventato o quello storicamente precisato.
- Primo caso > utopia, scrittore che si immagina un mondo parallelo a quello in cui vive.
- Secondo caso > scrittore cerca nel passato un modello da idealizzare, accentuando le differenze con quello attuale.
Ciò può essere fatto in due modi: sia esaltando lo stato di natura, Rousseau, in contrasto con lo stato di diritto; sia, spesso, esaltando qualche popolo specifico in contrapposizione al proprio.
Per attuare questo procedimento polemico, occorre creare il mito del buon selvaggio, della Cina saggissima... ecc. Però, questi miti hanno forza ed efficacia. Il mito citato sopra si unì all’Illuminismo nell’osteggiare l’ancien régime. Il motivo ispiratore di ciò è l’amore di pace e l’orrore per le guerre, stesso motivo che ispirerà altri a scrivere riguardo una creazione di una società europea unitaria. Polemica anti-Europa viene condotta perché se ne vuole una più alta, non deriva dall’odio, ma dall’amore. Anche sotto le apparenze più cosmopolitiche, gli scrittori e pensatori di cui parliamo, Voltaire, Montaigne, Las Casas, continuarono a pensare con mentalità di Europei. Da questa contrapposizione nasce il concetto di civiltà > per Botero l’incivilimento richiedeva: sviluppo di una coscienza religiosa, passaggio alla concezione cristiana, sviluppo di un’attività agricola, industriale e commerciale organizzata, formazione di governi stabili con leggi certe, costruzione delle città, racchiudeva nel piccolo ciò che sarebbe dovuto essere uno stato civile. Tutti questi fattori, usati anche da altri scrittori, sono stati scelti in base all’esperienza europea. Cortesia, umanità, onestà, virtù, costumi, vita sociale > fattori di civiltà che derivano dall’esperienza europea.
L’Europa, quindi, è paese di civiltà, perché il quadro che viene tracciato di ciò che è civiltà, da tanti pensatori e scrittori, è un quadro tutto contessuto di elementi europei. Ma solo l’Europa è civile? Il Nuovo Mondo passa alla tradizione sotto il segno del primitivismo, anche se qualcuno azzarda degli elementi di civiltà. La Cina, invece, è un paese di civiltà, ma che differenza c’è con quella europea? Bisogna aspettare il 700.
Capitolo IV
Oltre alla Cina, l’altra nazione che inizia a suscitare ammirazione tra i pensatori, simil mito del buon selvaggio, è l’Egitto. Anche gli Arabi e Maometto sono oggetto di ammirazione e di studi. Tutto per polemizzare contro l’Europa monarchico-assolutistico-clericale. Nel 700 si polemizza soprattutto contro la religione, troppo oppressiva e fanatica quella europea, più tollerante e aperta quella araba. Nasce anche un vero e proprio genere letterario: letteratura di pseudo-viaggi, in genere, raccolta di lettere, che si fingono essere scritte da un Turco, un Persiano, un non-europeo, e racconta quei paesi lontani. È anche in questa letteratura che il concetto di Europa si precisa definitivamente. Si compì quel processo di differenziazione dell’Europa dagli altri continenti che il 500 non aveva finito, ma era necessario per parlare con chiarezza di idee e precisione di concetti di una Europa civile. Ancora permane la differenza, Europa = molti stati diversi tra loro, Asia = pochi stati governati da monarchi assoluti. Le repubbliche non ci sono in Oriente. In Europa leggi più miti, Asia più dure. In Europa quindi c’è già il motivo della “libertà”. Ma i governanti, a causa della “ragion di stato” iniziano guerre > Illuminismo vuol riformare l’andamento delle cose.
Polemica contro il regno di Francia perché usava leggi create a partire da leggi romane e da quelle dei papi. Questa polemica è stata fatta dagli antiassolutistici e antipapali. In generale, però, la polemica è contro la corruzione ovvero la mala applicazione concreta delle leggi. Inoltre Montesquieu parla della diversità tra Europa, Asia, Africa e America riguardo la popolazione. Nei paesi maomettani la popolazione aumenta a causa della poligamia, unione matrimoniale di un individuo con due o più individui dell’altro sesso, mentre in Europa a causa della proibizione di divorzio e del grande numero di persone caste, separata dagli altri, non cresce. Inoltre c’è anche l’esaltazione della repubblica perché la mitezza, comportamento mite, del governo contribuisce all’aumento demografico.
Per quanto riguarda la vita e costumi, le differenze tra i due continenti sono molte. Gli europei amano vivere in collettività, mentre gli asiatici in isolamento. Le donne sono trattate diversamente. Inoltre gli uomini europei hanno una passione per il lavoro e la passione di arricchirsi. Quindi gli europei corrono mentre gli asiatici fanno tutto più lentamente.
Montesquieu scolpisce uno dei caratteri tipici dell’europeo, ovvero la febbre del lavoro, l’attività incessante, contrapposte alla placidità e all’inerzia dell’oriente. Questa caratteristica non è una colpa, anzi si può intravedere il preannuncio della società capitalistica moderna. Inoltre per Montesquieu le invenzioni e il progresso sono importantissime a patto che ne si faccia buon uso. Siamo in clima illuministico, questa esaltazione delle scienze, delle arti e dei progressi è tipica degli illuministi. Questa è una nuova, grande caratteristica europea. Oltre alla cultura artistico-letteraria si aggiunge la cultura scientifica, la quale andrà sempre più primeggiando. Anche nell’istruzione queste nuove arti piano piano prenderanno il posto delle scienze morali, filosofia, teologia.
Anche il modo di ragionare cambia, perché grazie a scienziati come Galileo e Newton, si giunge al metodo sperimentale, in contrapposizione netta con la logica formale aristotelico scolastica. La verità obiettiva, quella cer
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