Estratto del documento

I. Mediazione linguistica e relazione interculturale

  • Mediazione relazionale: si basa sulla mediazione linguistica e relazione interculturale e su come essa avviene.
  • Mediazione duplice: che riguarda un mittente e un destinatario.
  • Mediazione triadica/molteplice: più persone in competizione e a essi serve un mediatore.

Definizione mediazione

La parola “mediare” nasce dai mercati per favorire l’incontro tra chi vendeva e chi comprava ed è considerata una parola molto vecchia con un significato ben preciso. Essa è stata usata per la prima volta con vero significato da Lev Vygotskij, pedagogista russo (1896-1934), per lui la mediazione e l’apprendimento sono attività sociali e dunque anche l’educazione è mediazione.

“Mediare” viene dal latino tardo e sta per “dividere per metà, interporsi”. Molte in realtà sono le definizioni, tra cui una generale.

  • Definizione generale: il mediatore è quella persona che si interpone tra due persone cercando di portarle a un accordo e di far concludere loro una trattativa.
  • Definizione culturale: il mediatore culturale media tra due culture diverse a fine di inserire immigrato nel paese ospitante.
  • Definizione professionale: il mediatore professionale che esplica attività di mediazione nella stipulazione di un contratto.
  • Definizione lato-estensivo: termine usato anche in filosofia e teologia.

Cosa fa la mediazione? Obiettivo

Il mediatore è la persona che si interpone tra i 2 e che opera in diversi ambiti: educativo, sanitario, sociale, amministrativo, lavorativo, giudiziario, penitenziario, sportivo, economico-sociale.

La mediazione ha a che fare con la lingua alla quale serve comunicazione per far sì che si possa trasmettere il messaggio.

La mediazione è innanzitutto un’operazione sociale ed il livello di essa si ha quando persone si rivolgono a un terzo neutrale, ovvero il mediatore per evitare il conflitto. L’obiettivo è quello dunque di recuperare delle relazioni in modo che i due si ritrovino in forma di convivenza.

Rispetto al mittente e destinatario

  • Mediazione cognitiva: si centra sul mittente e sulla novità.

Rispetto al messaggio

  • Mediazione intralinguistica: si realizza all’interno di una stessa lingua.
  • Diacronica: tra fasi della lingua in tempi diversi.
  • Diatopica: si parla stessa lingua ma con delle varianti.
  • Diafasica: si media tra registri linguistici diversi, parlare amico >< parlare insegnante.
  • Diastratica: si differenziano gruppi sociali/età.
  • Mediazione interlinguistica: tra persone che usano lingue diverse.
  • Mediazione translinguistica: le lingue si mescolano nel fenomeno dell’immigrazione.

Rispetto al canale

  • Mediazione intrasemiotica: con uguale canale comunicativo, interpretariato.
  • Mediazione intersemiotica: con diverso canale comunicativo, sottotitoli dei film.

Rispetto al codice

  • Mediazione comunicazione verbale: il parlato.
  • Mediazione comunicazione non verbale: prima di parlare, gesti, segni.

Rispetto al contesto

  • Mediazione istituzionale: essa è convenzionale, con norme ben precise, o creativa, entrambe essendo più o meno formali.
  • Mediazione informale: con amici, famiglia, conoscenti.
  • Mediazione culturale: all’interno della stessa cultura con dei livelli diversi.
  • Mediazione interculturale: con diverse culture. Essa è:
    • Individuale/personalizzata.
    • Di vicinato o quartiere.
    • Comunitaria, intere comunità.
    • Etnocentrica: porto gli altri verso la mia cultura, cioè di accoglienza.
    • Transculturale: contatto tra culture diverse si effettua uno scambio e il dialogo.

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Rispetto alla motivazione

  • Mediazione preventiva: evita il possibile conflitto.
  • Mediazione riabilitativa: curare il conflitto.
  • Mediazione facilitatrice: rende migliore la convivenza per mettere uno scambio al dialogo.
  • Mediazione trasformativa: crea/trasforma le situazioni in meglio.
  • Mediazione narrativa: in casi di persone con traumi e quindi si racconta la propria esperienza.

Importanza lingue

In campo educativo a partire dagli anni 90 nella C.E., si è riflettuto sull’importanza della mediazione nel campo dell’apprendimento delle lingue straniere. Si è giunti all’importanza dello studio delle lingue, così da introdurre un Quadro Europeo, dal quale derivano i livelli e certificazioni delle lingue. L’obiettivo dello studio delle lingue straniere è ormai definito non solo in termini di acquisizione di competenze comunicative, ma anche in termini di competenze comunicative interculturali e dunque capire le culture.

Interprete, traduttore, mediatore

La differenza tra:

  • Interprete: colui che lavora in ambito orale e istantaneo/in diretta.
  • Traduttore: lavora con la parte scritta e non è una cosa istantanea.
  • Mediatore: è la somma di interprete e traduttore. Sostanzialmente il mediatore è coinvolto nel suo lavoro di trasferimento del codice linguistico ad un altro, lavorando sempre con le lingue e soprattutto con le persone che ne esprimono la cultura e si deve far coinvolgere da questa relazione.

Tarozzi

Secondo Tarozzi, la mediazione è un atto intenzionale, secondo il quale il mediatore attiva operazioni di mediazioni anche in situazioni per creare legare due soggetti “lontani” e dunque far emergere in una situazione di convivenza, elementi in comune che permettono di sviluppare una migliore convivenza.

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Demetrio

Secondo Demetrio, mediare richiede esercizi di riflessione su di sé per capire i propri obiettivi e su come si fa.

Ambiti di mediazione

Ambiti dove si può dare il processo di mediazione:

  • Educativo.
  • Sanitario e sociale.
  • Amministrativo e lavorativo.
  • Giudiziario e penitenziario.
  • Economico e aziendale.
  • Sportivo.
  • Spettacolo.
  • Turismo.

Definizione di mediatore linguistico e interculturale

Una persona che in situazioni di contatto tra soggetti appartenenti a due o più lingue e culture sia capace di attivare iniziative di mediazione linguistica e interculturale in grado di favorire la comprensione, lo scambio e la cooperazione tra le culture interessate.

Rispetto alla definizione iniziale nella quale si avevano contatti tra culture, ora si definisce per contatto tra soggetti/persone per la quale ogni cultura è costituita da persone.

Conclusione

Abbiamo inoltre compreso che il mediatore favorisce la comprensione, lo scambio e la cooperazione e in questo modo aiutare una migliore convivenza per creare progetti nuovi. Dunque il mediatore avrà bisogno di competenza e qualità tra cui quella di farsi sorprendere e attivare tutta la sua curiosità verso le persone di diversi valori e culture, dunque guardare il mondo con lo sguardo degli altri.

II. Identità e cultura

(Imbroglio etnico pp.75-106)

Identità

La parola identità viene dal latino tardo, che deriva da “medesimo”.

Il principio di identità è un’elaborazione filosofica da Kant afferma che A = A e che A è diverso da Non-A. Possiamo riconoscere che nell’800 Hegel sostituisce il principio d’identità con quello dialettico, per il quale il principio d’identità non esiste in natura poiché non si può minimizzare in questo modo: A e B sono una realtà più complessa.

Tipi identità

Esistono vari tipi d’identità:

  • Territoriale: luogo dove si è nati.
  • Nazionale.
  • Regionale e/o territoriale: richiedere autonomia e dunque indipendenza.
  • Cittadine/locali.
  • Linguistica: vigeva il principio una nazione = una lingua, ma poi ognuno si è creato una propria identità.
  • Genere: prima era stabilita in modo biologico, M e F, e nell’ultimi anni è diventata modificabile e che si può scegliere.
  • Religiosa: alcuni paesi hanno ancora una religione nazionale quindi bisogna professare quel culto. Essa è causa di persecuzioni, emarginazione, etc.
  • Culturale: esiste una distinzione all’interno dell’ambito culturale.
  • Sportiva: gruppo legato ad una squadra.
  • Musicale: paesi come la Jamaica ne hanno una forte.
  • Politica.

Ciascuno di noi ha più identità complessa e molteplice che può cambiare nel tempo.

Gruppi identitari

Durante il tempo si sono costruiti dei gruppi identitari che prima erano gruppo nazionali che poi si sono moltiplicati. Un gruppo identitario si riconosce in solo alcuni elementi, e che separa un gruppo dal resto e questa parte costituisce l’identità culturale. Dunque avviene una separazione e si parla di In-group, dentro al gruppo e dell’Out-group, per tutti coloro che ne restano fuori, ovvero chi non condivide i nostri valori identitari.

Spesso l’identità che noi mostriamo è diversa dall’identità che ci caratterizza, essa si trasforma dunque in un ruolo da recitare, soprattutto nei gruppi identitari. Nella riflessione dell’identità si è riflettuto sulla relazione tra identità e somiglianza/e: il gruppo identitario che si va formando non si baserà sul carattere unico e inimitabile di ciascuno ma su ciò che li unisce e cioè le somiglianze.

Possiamo riconoscere che queste somiglianze creano relazioni più ricche e molteplici. Qualsiasi tipo di relazione è una messa in discussione della nostra identità, che viene poi affrontata in modi diversi.

Carta identità

Per quanto riguarda l’amministrazione giuridica, facciamo conto alla Carta d’Identità. La parola “identità”, deriva dal latino con “idem” che vuol dire “uguale”. L’identità può essere individuale o collettiva e l’equilibrio tra esse è molto complicato. Nell’800 nacque un problema sul principio d’identità applicato alle persone. Il passaporto nasce nel 1923, dopo la prima guerra mondiale da un accordo internazionale per individuare le persone in una nuova zona geografica.

In Francia, la carta d’identità nei primi decenni del 900, fu messa in uso per tracciare e controllare i movimenti interni degli zingari, i nomadi, senza dimora fissa. In Italia invece, la carta d’identità serviva per controllare i movimenti verso l’esterno degli italiani. Inoltre servì per controllare il paese con la grande emigrazione del popolo italiano verso altri continenti, come gli USA.

Il documento per viaggiare al tempo era solo un foglio privo di foto, serviva per imbarcarsi al porto o di Genova o di Napoli, per poi indirizzarsi verso il nuovo continente. La carta d’identità è dunque un modo per identificarci; inoltre possiamo trovare differenze tra la carta d’identità vecchia e quella nuova.

  • C.I. vecchia:
    • NO codice fiscale.
    • NO impronta.
  • C.I. nuova:
    • NO colore occhi: oggigiorno ci sono le lenti colorate.
    • NO capelli.
    • NO segni particolari: prima una discriminazione, era indicato anche non vedente, disabile.
    • NO stato civile.
    • NO professione.
    • SI impronta.
    • SI codice fiscale: la C.I. non è più solo amministrativa ma è anche un documento fiscale.

=> cambiamento idea identità.

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Lezione di Marco Aime “Cultura o culture”

Il concetto di cultura può essere espresso per esempio come “un uomo di cultura”, una persona che appunto è acculturata dunque legge molto, si interessa.

La cultura invece in termini più “scientifici” è quel qualcosa che ci distingue dagli animali e quel qualcosa che dobbiamo avere tutti, infatti essa è ciò che ci fa sopravvivere. Secondo ciò essa è l’insieme di regole e conoscenze che ci permette di sopravvivere, infatti ognuno ne ha una diversa.

Secondo la Genesi: Dio crea tutte le cose e a ciascun animale concede un destino. Pico della Mirandola, filosofo, aveva intuito una cosa: siamo nati con tutti i destini ma non siamo in grado di usarli, non siamo insomma specializzati. Siamo un animale che non funziona e ci manca qualcosa.

Però attenzione essere specializzati può essere positivo ma come negativo, orso destinato al freddo, al caldo non resiste. Invece l’essere umano va ovunque, perché questa incompletezza che abbiamo noi la riempiamo con la cultura, in senso antropologico, riempiendo in modi diversi = la debolezza dell’essere umano è diventata un punto di forza.

La cultura non sta in un individuo o l’altro, ma nel modo in cui costruiamo il rapporto, la relazione e dunque costruire un modo di comunicare ovvero la lingua. Ogni lingua è un modo che le società hanno inventato per mettere in ordine il mondo, infatti tutto ciò che è culturale è un modo per mettere in ordine, al contrario la natura no, questa non si può cambiare ed è dunque “disordinata” = ogni ambiente ci pone un problema per sopravvivere.

Le culture nasce all’inizio per rispondere al problema dell’ambiente. Qual è stata l’invenzione che ha fatto evolvere di più la nostra capacità di pensiero? L’arco, con esso infatti ho il controllo di uno spazio enorme = il cervello si sviluppa grazie a delle azioni, inoltre se cambi lingua, codice, cambi il modo di vedere e leggere ciò che ho intorno.

Si è definito che il genere umano non è classificabile sul piano razziale né biologico, abbiamo molti geni, circa 88, in comune perché l’essere umano si sposta. Ciò che è accaduto al piano genetico è accaduto anche sul piano culturale, perché abbiamo trasmesso idee, invenzioni, a volte queste idee non si trasmettono così come sono, per contagio. Le culture sono inoltre in continua evoluzione e non moriranno mai, infatti prendono pezzi e li incastrano così da “arricchirsi” e sono appunto considerate un recinto aperto, anche se la rete cioè la sta modificando.

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III. Competenze interculturali

(Mediacion linguistica pp.45-58 e 174-225)

Competenze

In un percorso di formazione quali sono le competenze utili? Come le assumo? Si possono misurare?

Il tema trova il suo inizio dopo la 2GM, dove negli USA in ambiti di militari, affari, nasce l’interesse per le competenze. L’inizio della riflessione nasce dalla constatazione dell’esistenza di forti esperienze di shock culturale e dell’importanza della comunicazione tra il personale di culture diverse. Questa riflessione con il tempo si spostò su un altro campo, dove l’accesso di migranti nel paese, attivando una comunicazione interculturale.

Il concetto di competenza interculturale, è definita come il sapere in azione che non esistono prima dell’utilizzo, nel momento in cui vengono attivate.

Nel 1989 l’international journal of intercultural relations, dedica un numero della rivista al tema delle competenze interculturali, secondo il quale l’efficacia interculturale viene influenzata in modo positivo:

  • Elementi di relazione con la conoscenza della cultura in arrivo.
  • Qualità personali: l’apertura, flessibilità, tolleranza verso l’ambiguità e il senso dell’umorismo.
  • Abilità comportamentali: come la capacità di comunicare e in generale le attitudini adeguate ai ruoli e alle posizioni relazionali.
  • Conoscenza di sé, in particolare rispetto ai propri valori e convinzioni.
  • Abilità tecniche: capacità di portare a termine e di realizzare progetti in nuovi contesti culturali.
  • Fattori relativi ai nuovi contesti: le somiglianze con la cultura di origine, la forma di accogliere lo straniero, e condizioni socioeconomiche e politiche della “seconda” cultura, la pressione psicologica associata all’esperienze.

Quadro riferimento

Quando l’unione si apre ad altri paesi, si inizia a riflettere su come gestire le grandi diversità culturali anche se l’Europa è il più piccolo dei continenti. Nel 1993 la commissione europea affida ad un gruppo di studiosi, gestito da Byram, di creare un quadro di riferimento delle competenze interculturali, simile a quello del 1989.

Modello Byram

Il modello di Byram si applica all’inizio dell’apprendimento interculturale delle lingue straniere. Il punto di partenza si pone in considerazione delle lingue nella loro dimensione culturale e non come un mero sistema di regole astratte. La competenza interculturale si articola dunque in conoscenze, abilità e attitudini. Il suo modello nel tempo si aggiorna, ma essenzialmente si articola sempre sui saperi:

  • Conoscenza: di sé, dell’altro, delle forme di interazione, delle persone e delle società => sapere.
  • Abilità: saper comprendere e relazionarsi con gli altri => saper apprendere/fare.
  • Educazione: politica e consapevolezza culturale critica => sapersi coinvolgere.
  • Abilità: scoperta e/o interazione => saper apprendere/fare.
  • Attitudini: relativizzare Sé e valorizzare l’altro => saper essere.

Problema modello Byram

Si pongono dei problemi, questo modello:

  • Concepisce le persone che si inseriscono in una formazione interculturale in modo razionale.
  • Presuppone una direzione unica e quindi non si può tornare indietro.

= Questo modello ha fatto nascere altri modelli così da mettere in chiaro e risolvere i problemi.

Modello Bennet

Il modello di Bennet, è quello più diffuso. Esso introduce la sensibilità, quindi non più razionale ma che è molto radicato nelle relazioni interculturali che contiene un punto di partenza è uno di arrivo, costituito da 6 tappe di cui:

  • 3 etnocentriche.
    • Negazione: negare esistenza di culture diverse.
    • Difesa: riconoscere differenze culturali ma sentirsi minacciati da esse, proteggendosi con metodi, denigrazione.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/07 Lingua e traduzione - lingua spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elegallex di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Tedeschi Stefano.
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