Fisiologia 12 – I fitoormoni
Nelle piante il coordinamento e la regolazione degli eventi ordinati di crescita e sviluppo
dell’organismo richiedono un’efficiente comunicazione tra cellule, tessuti e organi che si
ottiene tramite la sintesi e traslocazione di molecole segnale. Questi sono gli ormoni
vegetali, i fitoormoni, che hanno la funzione di messaggeri chimici, intervengono a basse
concentrazioni sui processi fisiologici della pianta.
Nelle piante, il sito di produzione di un ormone non è sempre definito. Un ormone può essere
sintetizzato in organi diversi della pianta, può agire su cellule distanti o vicine o sulla stessa
cellula da cui è prodotto, e può indurre varie risposte a seconda della concentrazione.
L’auxina
L’auxina è stato il primo ormone vegetale ad essere studiato. Darwin nel 1880 si rese conto
che il coleottile di una graminacea, se illuminato da un solo lato, si curvava verso la sorgente
di luce. Se l’apice del coleottile fosse stato tagliato, il movimento fototropico non avrebbe
avuto più luogo.
Nel 1926 Frits Went sperimentò con questa teoria, tagliando l’apice di un altro coleottile e
mettendolo su un blocchetto di agar per far diffondere varie sostanze chimiche in esso. Il
blocchetto di agar venne poi posto sul coleottile, e il germoglio (cresciuto al buio) si piegò
nonostante l’assenza di luce. Quindi, la sostanza chimica responsabile del movimento
fototropico era l’auxina.
Struttura dell’auxina
Nelle piante diverse molecole hanno azione auxinica, quella più
abbondante e responsabile della maggior parte dei processi è l’acido 3-
indolacetico (IAA). Esistono anche auxine sintetiche usate per scopo
agricolo per la crescita per talea, evitare l’abscissione o diserbanti.
Siti di sintesi dell’auxina
La sintesi dell’ormone avviene principalmente nei meristemi apicali, nei giovani tessuti in
crescita e negli apici vegetativi. Nelle piante esistono più vie biosintetiche che hanno il
triptofano come precursore.
Il trasporto dell’auxina
Il trasporto dell’auxina dai siti di produzione a quelli di risposta avviene attraverso una via
polare e una apolare.
Nella via apolare l’auxina si sposta nel floema passivamente. La via di trasporto polare,
invece, è propria dell’auxina ed è fondamentale per l’induzione di numerosi eventi di crescita
e sviluppo. Il trasporto polare non è influenzato dall’orientamento del tessuto essendo così
indipendente dalla gravità ed è unidirezionale ed energia dipendente.
Un percorso direzionato polare dell’auxina si realizza lungo tutto l’asse della pianta dall’apice
del germoglio fino all’apice della radice e coinvolge le cellule parenchimatiche dello xilema.
Questo trasporto ha direzione basipeta (dall’alto verso il basso) del fusto ed acropeta (dal
basso verso l’alto) nella radice, creando lungo l’asse longitudinale un gradiente di auxina che
determina la polarità germoglio-radice.
Il trasporto polare si basa su un meccanismo chemioosmotico che genera un flusso
apoplastico → simplastico → apoplastico dell’ormone attraverso cellule successive.
Consideriamo come prima tappa l’ingresso dell’auxina, che si trova nell’ambiente
apoplastico, nella cellula. Nell’ambiente apoplastico, la
continua estrusione di protoni dalle H+-ATPasi rende
l’ambiente acido (5.0-5.5). A questi valori di pH il 25% di
auxina si trova nella forma protonata IAAH (acido 3-
indolacetico) che può entrare liberamente nella cellula per
diffusione. Il restante 75% è nella forma anionica IAA- (acido
3-indolacetato) che richiede l’attività di un trasportatore
specifico, AUX1, per superare la membrana, che conduce il
trasporto dell’acito 3-indolacetato facendo entrare anche 2
protoni.
Una volta nella cellula, in ambiente citosolico a pH neutro,
l’auxina passa quasi completamente alla forma dissociata
IAA- e non può uscire liberamente dalla cellula.
La sua uscita è condotta da un trasportatore chiamato PIN,
collocato solo nella parte basale della cellula. L’auxina poi
viene riemessa nell’ambiente acido apoplastico e viaggerà
per la prossima cellula con la stessa modalità.
La distribuzione dei trasportatori determina
l’unidirezionalità del flusso di auxina: i trasportatori che
consentono l’entrata di auxina sono perlopiù distribuiti sulla
parte “alta” della cellula, mentre i trasportatori con lo scopo di far uscire l’auxina sono
distribuiti sulla parte “bassa” della cellula, in modo tale l’auxina non è in grado di tornare
indietro.
I recettori dell’auxina
Per le auxine abbiamo due tipi di recettori: TIR1 (recettore a livello nucleare) e ABP1. L’auxina
induce una rapida regolazione della trascrizione di geni il cui promotore contiene elementi di
risposta (AuxRE) all’ormone stesso (ARF, auxin response factor). Quando c’è l’auxina e si lega
al recettore nucleare, queste proteine che normalmente inibiscono la trascrizione (le
AUX/IAA), vengono poliubiquitinate e poi vengono indirizzate al proteosoma 26S che le
demolisce. In seguito alla demolizione di AUX/IAA è possibile per ARF agire sull’espressione
dei geni per l’auxina.
Il recettore ABP1 è membranale ed è il meccanismo che entra in gioco per la distensione
cellulare. La crescita delle cellule per distensione, cioè l’aumento della loro dimensione per
aumento del volume vacuolare, è l’evento indotto dall’auxina che maggiormente caratterizza
questo ormone. L’incremento del volume cellulare è correlato all’aumento della massa
vacuolare per l’entrata passiva nel vacuolo di una quantità d’acqua maggiore. Ciò richiede
che vengano modificati parametri chimico fisici delle cellule, come ad esempio la caduta
della resistenza della parete e l’aumen
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