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I filologi e la filologia
Tramite lo studio di filologia germanica si cerca di conoscere e comprendere in prospettiva comparativa i
principali fenomeni del mutamento linguistico riguardante l’ambito germanico
Il testo per i filologi non va visto come contenitore di nozioni, ma come contenitore di parole che esprimono
una determinata lingua. Vanno perciò a studiarne la morfologia, il lessico, la sintassi, la fonologia e la
semantica. Hanno quindi una prospettiva molto più approfondita rispetto alla semplice lettura, specialmente
riguardo alle scritture antiche (es: inglese antico, Beowulf).
Il lavoro principale del filologo è riportare in chiave moderna, tramite delle nuove edizioni, scritti e libri
antichi. La filologia raggiunge anche un lavoro di tipo archeologico: i testi che ritroviamo sono antichissimi,
e il filologo studia i supporti su cui sono stati scritti.
La filologia germanica è la scienza che si occupa dello studio delle lingue germaniche antiche e delle loro
attestazioni scritte. Il testo è al centro dello studio del filologo.
Le lingue coinvolte in questo studio sono l’inglese, il tedesco, l’olandese, il frisone, il danese, lo svedese, il
norvegese, l’islandese, e due lingue estinte, il gotico e il longobardo.
I testi che citano i germani
Per “Germani” si intende un insieme di popolazioni parlanti lingue che derivano da una radice comune.
Assieme ai Celti, detti anche Galli, sono stati per secoli in contatto con l’impero romano per il quale,
alternatamente, costituivano una minaccia ai confini settentrionali e una risorsa nei tempi di pace
Il primo a riferirsi ai Germani fu Giulio Cesare nei suoi Commentarii de bello gallico, resoconto della sua
campagna di conquista della Gallia (attuale Francia e buona parte della Germania). Erano resoconti sviati dal
suo punto di vista: Cesare li descrive come coraggiosi, eppure subculturati.
Dobbiamo allo storico Publio Cornelio Tacito una descrizione un po’ più approfondita nel suo De origine et
situ Germanorum, dove descrive loro, la loro cultura, la loro struttura sociale e la loro religione. Attraverso
questa descrizione Tacito fa un parallelo con la Roma del tempo, criticandone i vizi diffusi in quel tempo
(lussuria, corruzione, ecc,…). Quindi la descrizione dei Galli rimane comunque un po’ viziata, in quanto
viene usata per dimostrare i vizi dei romani.
Lo studio recente delle popolazioni germaniche parte dal romanticismo. Il romanticismo consiste nella
ripresa di determinati temi legati dall’antichità e applicati alla modernità. Verso fine 800 cominciarono a
riprendersi le prime spinte nazionalistiche, che vennero dotate di una spiegazione o di una legittimazione
storica, attingendo a fonti come Cesare o Tacito, racconti che descrivevano le popolazioni che vivevano lì.
Tacito, specialmente, li descrive come puri, alti, muscolosi e coraggiosi, che combattevano nudi. In quel
periodo germani = razza pura, uomo perfetto. Indoeuropeo in tedesco moderno si dice letteralmente “indo-
germanico”: è rimasta questa visione del germano come punto di riferimento. I germani usavano come
metodo di scrittura le rune, metodo che Hitler, tra le varie cose, riprese. Riprese anche i concetti scritti da
Cesare e specialmente da Tacito, distorcendo ciò che aveva scritto e non tenendo in considerazione le
motivazioni che avevano spinto Tacito a fare una descrizione così positiva dei Galli. All’interno del processo
di glorificazione del germanismo c’è stata una figura di spicco, Richard Wagner, che compose l’Anello dei
Nibelunghi. Da quest’opera Hitler trasse varie ispirazioni per le sue ideologie e legittimazioni sulla figura del
germano.
L’unitarietà dei germani
I germani non hanno mai costituito una popolazione, bensì erano diverse tribù, ad esempio longobardi,
alemanni, ecc,… Per questo è incorretto definirle “popolazioni germaniche” poiché, difatti, non esistono.
Dal punto di vista linguistico, però, ci sono parecchie somiglianze. Attraverso diverse ricerche di
ricostruzione linguistica si è visto che ci sono varie caratteristiche delle lingue germaniche moderne e di
quelle antiche che si accomunano: provengono da una medesima lingua, il germanico. I germani avevano
molti scambi a livello commerciale con i celti e i romani. Abbiamo infatti anche vari influssi, anche dal
punto di vista linguistico. 2 di 59
Cesare ci dà notizia di varie tribù che costituivano i Germani, situati nella zona est del Reno. Barbaro è un
termine abbastanza sprezzante, significa “bar-bar”, uno che parla parla. Tuttavia nell’800 sarà proprio un
barbaro ad essere incoronato come imperatore del Sacro Romano Impero: Carlo Magno
Gli studiosi hanno messo in dubbio il discorso dell’unitarietà dal punto di vista linguistico: i Germani, come
popolazione primigenia, in realtà già dall’inizio non erano caratterizzati da una unitarietà linguistica, ma
erano frammentati in dialetti. C’è quindi una sorta di unitarietà nelle fasi iniziali, che si distingue dalla lingua
madre, l’indoeuropeo. Nei tempi successivi questa unitarietà è andata a frammentarsi a causa delle varie
migrazioni, quelle che vengono comunemente chiamate “invasioni barbariche”. Questa denominazione è
sbagliata per la sua connotazione negativa: questo evento storico viene visto come brutale, ovvero come una
invasione, in più il termine barbarico indica un dispregiativo verso le popolazioni di riferimento.
Indoeuropeistica e filologia germanica
L’indoeuropeistica è lo studio di una fase antichissima della maggior parte delle lingue parlate in Europa e in
parte del sud-Asia, identificate come indoeuropeo. Gli studiosi da fine ‘800 hanno notato che varie lingue
parlate in Europa e in alcune zone dell’India contengono, se comparate, degli elementi in comune. In una
indagine a ritroso detta “ricostruzione linguistica” si può vedere che, in tempi antichissimi, queste erano
accumunate da una lingua in comune: l’indoeuropeo, lingua non più parlata ma che ha dato vita alla maggior
parte delle lingue europee, del sub-continente indiano e del medio-oriente. Gli studiosi hanno fatto una
analisi comparativa cercando di andare sempre più a ritroso, fino ad arrivare alle prime attestazioni scritte
delle varie lingue, comparando se queste abbiano dei tratti linguistici in comune. Le lingue, nel tempo, si
sono evolute, differenziandosi l’una dall’altra.
Il germanico fa parte di questo mondo indoeuropeo. Non c’è alcuna testimonianza scritta del germanico,
perché i germani non erano caratterizzati da una cultura scritta dove tutto veniva riportato oralmente. Per
questo motivo il lavoro del filologo germanico si differenzia molto dal lavoro del filologo, ad esempio,
romanzo e può essere definito più complesso: quest’ultimo, infatti, ha una lingua madre, il latino,
riconoscibile e della quale ci sono numerosissime fonti. Non si può sapere con certezza se le teorie attuali del
germanico siano vere o meno, proprio perché non si hanno le testimonianze scritte che accertino queste
ipotesi. Per risalire dall’indoeuropeo al germanico alle lingue germaniche i filologi hanno dovuto fare un
percorso a ritroso.
Il germanico, detto anche germanico comune, dal punto di vista della ricostruzione linguistica viene descritto
con un asterisco * davanti, per segnare che è una lingua solo a livello teorico, è ricostruita. La ricostruzione
linguistica è importante perché fa vedere le differenze e le somiglianze tra le varie lingue o tra i vari gruppi
di lingue. Ad esempio:
PISK-
Lat: piscis > it. pesce, fr. poisson, sp. pescado; però ingl. fish, ted. Fisch, Nord. fisk < germ. *fisk-az
↳ C’è una plosiva fricativa sorda bilabiale. Il luogo di articolazione è diverso: da una parte c’è una
plosiva sorda bilabiale, dall’altra. Da ciò possiamo capire che la forma iniziale non cominciasse per
poliva sorda bilabiale, ma fricativa sorda bilabiale
La ricostruzione linguistica è utile perché ci aiuta a capire alcuni meccanismi con i quali riusciamo a
comprendere perché certe lingue si comportino in un determinato motivo. Determinati fenomeni ci aiutano a
capire meglio alcune forme che sembrano irregolari. Ad esempio:
ingl. foot > pl. feet, vs. *foots
ingl. child > pl. children, vs *childs 3 di 59
Albero genealogico delle lingue indoeuropee e
germaniche moderne
Sotto l’indoeuropeo si trovano una miriade di lingue. La ricostruzione con l’albero genealogico è imprecisa
perché è una ricostruzione statica che non tiene conto di vari fenomeni che intervengono nell’evoluzione di
una lingua, ad esempio il contatto linguistico.
Ad esempio, come si può vedere dall’immagine dell’albero genealogico, in Inghilterra, dove si parlava
middle English, è stato massivamente introdotto il francese dopo il 1066 durante l’occupazione normanna di
Guglielmo il Bastardo, e ciò trasformò così la lingua. È anche per questo che per noi italiani leggere
un’opera scritta in medio inglese come Canterbury Tales di Chaucher è più facile, proprio per il fatto che
sono presenti vocaboli ed elementi romanzi, che ci sono facilmente riconoscibili
Quando i germani si costituirono in gruppi più definiti e cominciarono ad andarsene dalla cerchia nordica, vi
fu la formazione del germanico orientale, germanico nordico e germanico occidentale. Il ramo germanico
orientale si è istinto nel 15/16esimo secolo. Le lingue nordiche-occidentali, al contrario, si sono sviluppate
fino a formare lingue tutt’ora parlate
La distinzione del germanico rispetto
all’indoeuropeo viene datata al 5º/3º secolo
a.C., periodo in cui avvenne la prima
mutazione consonantica. Il vocalismo invece
viene fatto risalire 2º/1º sec a.C. Il germanico
è quindi una lingua molto recente rispetto alle
altre, più recente ad esempio del greco, del
latino e dell’ittita. La formazione del
germanico si colloca tra il 5º sec a.C. e
l’inizio dell’era volgare.
Il germanico si frammenta in 3 lingue germaniche antiche, che possono essere suddivide in 3 diversi gruppi:
il germanico orientale (detto anche gotico), il germanico settentrionale (detto anche antico nordico) e infine il
germanico occidentale (diviso in antico inglese, antico alto-tedesco, antico sassone e antico frisone) 4 di 59
- Germanico orientale
Il gotico è la prima lingua germanica attestata: nel 4º secolo d.C. il vescovo visigoto Wulfila tradusse la
Bibbia dal greco al gotico, usando una forma alfabetica particolare detta gotico. Wulfila significa
lupacchiotto: wulf, lupo; ila, diminutivo.
- Germanico settentrionale (o nordico)
La lingua germanica settentrionale veniva parlata tra il 7º e il 10º secolo, tuttavia le sue prime attestazioni
cominciarono in un periodo ancora più successivo. L’introduzione della cultura scritta tra le culture
germaniche avviene con la conversione al cristianesimo e proprio per questo il cristianesimo viene chiamato
“la religione del libro”. Il mezzo principale per la conversione e per le opere missionarie erano i libri della
Bibbia e dei Vangeli, che dovevano essere letti e capiti, e di conseguenza trascritti. Con l’introduzione del
cristianesimo alle popolazioni germaniche si introduce la cultura scritta, prima assente. Avevano una loro
forma di scrittura, le rune, ma non abbiamo testi di una certa lunghezza, bensì solo delle piccole formule,
come il nome del proprietario inciso su una spada. Il luogo da cui si dirama tutta la cultura scritta del
germanico settentrionale è l’Islanda, convertita al cristianesimo nell’anno 1000, e da dopo quel periodo
risalgono le prime attestazione scritte. Dal 1100 partono le prime saghe, come la saga di Ragnar, molto tardi
rispetto alle altre.
- Germanico occidentale
È diviso in antico inglese, in antico alto-tedesco e in antico sassone. Le prime due sono attestate dall’8º
secolo d.C. e si differenziano in vari dialetti. L’antico sassone, invece, è attestato dal 9º secolo d.C. Ci sono
due testi principali dell’antico sassone: il primo è Hailand, che significa “salvatore”, è un poema sul Cristo,
con anche la traduzione dei versi di alcuni passi della genesi, il secondo è Beowulf. Nonostante i testi a tema
religioso siano i più ricorrenti, sono presenti anche alcuni testi di carattere eroico, come il canto di
Ildebrando. 5 di 59
La ricostruzione del germanico: le leggi fonetiche
Non sono i lessici che determinano la parentela tra due lingue, ma l’aspetto fonetico-fonologico. L’aspetto
lessicale può essere fallace, perché esistono i prestiti linguistici, proprio come l’uso della parola “computer”
in italiano: non si deve pensare che per questo motivo siano lingue derivanti dalla stessa famiglia,
semplicemente c’è stato un prestito.
Lo studio di somiglianze e differenze di varie lingue porta alla formulazione di leggi fonetiche che regolano
il comportamento di una lingua rispetto ad un’altra lingua. Una legge fonetica è la descrizione e la
formalizzazione a posteriori di una serie regolare di corrispondenze a livello fonetico. Queste leggi
fonetiche valgono sempre. Affinché la comparazione linguistica sia efficace, è necessario che il confronto
avvenga tra termini corrispondenti tanto in termini di significato quanto in termini di radice. La radice è
quell’elemento indivisibile che esprime il significato di una parola.
got. asil. ags. aat. germ.
a) fadar faðir fæder fatar *faðer “padre”
b) fōtus fótr fōt fuoz *fо̄ tuz “piede”
1) Confronto della prima consonante:
f- per tutte le lingue > germ. *f-
2) Confronto della vocale radicale:
a. Solo ags. presenta un esito particolare in æ < germ.*a
b. Solo aat. presenta un esito particolare in uo < germ.*о̄ secondo la legge della maggioranza si
ricostruisce il fonema attestato più frequentemente. Gli esiti particolari sono da ricondurre a fenomeni
tipici di quella determinata lingua, che verranno studiati singolarmente.
3) Confronto della seconda consonante:
a. Gli esiti sono differenti nelle varie lingue; studi più approfonditi ipotizzano germ. *ð, corrispondente
al got. (la grafia qui è fuorviante) e aisl.
b. Solo aat. presenta un esito particolare in z < germ. *t
germ. gr. lat. IE.
*fо̄ tuz pódia pes, pedis *P DS
1) Confronto della prima consonante
Mentre gr. e lat. condividono p (ricostruibile in indoeuropeo per la legge della maggioranza), germ. ha *f,
esito di un fenomeno che vedremo a breve.
2) Confronto della seconda consonante
Mentre gr. e lat. condividono d (e perciò ricostruibile in indoeuropeo), germ. ha *t, esito di un altro
fenomeno
Possiamo concludere dicendo che il germanico, pur essendo una lingua indoeuropea, sviluppa a livello
fonetico delle caratteristiche proprie, che lo distinguono dalle altre lingue.
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Le prime teorie linguistiche comparative
Si è arrivati a ciò attraverso varie teorie:
1. Teoria dell’albero genealogico, August Schleicher
Le prime teorie linguistiche comparative si fanno risalire al 19º secolo. August Schleicher, con la teoria
dell’albero genealogico, ebbe un approccio genetico: le lingue di una stessa famiglia sono fatte risalire ad un
antenato comune. È una formalizzazione utile, ma molto rigida, perché non tiene conto di vari aspetti, ad
esempio il contatto linguistico
2. 1a Mutazione e 2a Mutazione consonantica di Jacob Grimm
Alcuni neogrammatici hanno formalizzato ulteriormente i rapporti genealogici tra le varie lingue e sono
giunti a determinare una serie di leggi, come Jacob Grimm, che formalizzò la 1a Mutazione consonantica e la
2a Mutazione consonantica. Nonostante la rigidità di queste leggi, sono tuttora utilizzate per spiegare i
fenomeni fonetici delle varie lingue e hanno funto da base per approfondimenti o correzioni. Per il germ., ad
esempio, Karl Verner ha formulato una legge che spiega gli esiti della 1a Mutazione consonantica che
inizialmente parevano costituire eccezioni o irregolarità
3. Teoria delle onde, Johann Schmidt
Johann Schmidt ha proposto la teoria delle onde nel 1872, che
prende in considerazione lo sviluppo e il diffondersi dei fenomeni
linguistici nello spazio attraverso fenomeni di contatto. Questi
fenomeni di contatto avvengono all’interno di isole, dette isole
linguistiche o isoglosse. La teoria delle isoglosse è più dinamica e
tiene conto i fenomeni di contatto linguistico, a differenza degli
alberi genealogici. L’epicentro di questo fenomeno linguistico
presenta più effetti, mentre più ci si allontana dall’epicentro più
questo fenomeno si affievolisce.
4. Teoria del sostrato
La teoria del sostrato postula che molti fenomeni linguistici avvengano grazie a relazioni di lingue dette di
substrato e superstrato, è l’influenza di lingue preesistenti su quella dominante, parlata dalle popolazioni che
si sono insediate in un dato territorio. Molti fenomeni avvengono grazie a relazioni di sostrato e substrato,
come nel caso delle popolazioni native e popolazioni dominanti, dove quest’ultime hanno preso dei tratti
linguistici delle popolazioni conquistate. La popolazione dominante s’impone su tutti i livelli, militarmente,
culturalmente, a livello religioso e a livello linguistico, tuttavia con il passare del tempo alcuni tratti della
lingua della popolazione conquistata riemergono: per questo motivo la lingua della popolazione dominante
viene influenzata.
Gli studiosi moderni tendono a smentire il discorso che vedeva il germanico come una lingua unitaria che è
andata poi a svilupparsi nelle lingue germaniche. Ci sono stati dei fenomeni che hanno influenzato il
germanico, infatti è frammentato in vari dialetti. Si
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