Filologia germanica
Cos'è la filologia?
La filologia è quella onorevole arte che esige dal suo cultore soprattutto una cosa, trarsi da parte, lasciarsi tempo, divenire silenzioso, divenire lento, essendo un'arte e una perizia di orafi della parola, che deve compiere un finissimo attento lavoro e non raggiunge nulla se non lo raggiunge lento. Per una tale arte non è tanto facile sbrigare una qualsiasi cosa, essa insegna a leggere bene, cioè a leggere lentamente, in profondità, guardandosi avanti e indietro, non senza secondi fini, lasciando porte aperte, con dita e occhi delicati. – F. Nietzsche
Ecdotica: l’arte di preparare edizioni critiche, uno dei lavori del filologo.
Fino al 1450 i supporti su cui venivano scritti i testi erano principalmente:
- Pergamena (ovino/caprino)
- Vello (bovino)
Si può fare un riferimento al film «Il nome della rosa», in cui c’erano dei monaci (all’epoca unici o tra i pochi detentori del sapere e della cultura), che, oltre alle altre attività, ricopiavano a mano i testi letterari (cristiani e non). Da qua possiamo ricavare alcuni elementi:
- I copisti erano pochi, quindi si producevano poche copie di ogni testo;
- Spesso venivano fatti errori di copiatura;
- Vi è un’importante rielaborazione del testo, durante la copiatura.
Uno dei lavori del filologo è quello di cercare il testo originale tra le varie versioni (chiamate testimoni).
La filologia germanica
La filologia germanica è la scienza che si occupa dello studio delle lingue germaniche antiche e delle loro attestazioni scritte. Le lingue coinvolte sono:
- Inglese
- Frisone
- Norvegese
- Longobardo
- Tedesco
- Danese
- Islandese
- Olandese
- Svedese
- Gotico
[Il gotico e il longobardo sono ormai praticamente estinte].
Dato che le fasi più antiche di queste lingue non sono più produttive (non abbiamo più parlanti nativi di tali lingue, come ad esempio parlanti delle antiche lingue scandinave [che messe insieme formano il norreno/antico nordico]), il filologo germanico si deve basare sulle fonti scritte pervenuteci dai periodi antichi. La filologia germanica è, quindi, anche una scienza dei testi, che studia le manifestazioni letterarie delle lingue (e quindi delle culture) considerate.
Perché "germanico"?
Per «Germani» si intende un insieme di popolazioni parlanti lingue che derivano da una radice comune. Assieme ai Celti (o Galli), sono stati per secoli in contatto con l’Impero Romano, per il quale, alternativamente, costituivano una minaccia ai confini settentrionali e una risorsa nei tempi di pace.
Il primo a riferirsi ai Germani fu Giulio Cesare nei suoi Commentarii de bello gallico, resoconto della sua campagna di conquista del nord Europa continentale. Tuttavia, dobbiamo allo storico Publio Cornelio Tacito e al suo De origine et situ Germaniae (Germania) la prima descrizione dettagliata dei Germani, della loro struttura sociale, della loro cultura e della loro religione.
In tempi molto più recenti, i Germani sono stati resi oggetto di ricostruzioni pseudo-storiografiche e mitiche volte a consolidare l’ideale nazionalista che nacque nell’Ottocento con il Romanticismo tedesco. Lo stesso Adolf Hitler fece ampio uso di elementi culturali germanici per la costruzione ideologica e simbolica del regime nazista. Il simbolo delle Schutzstaffel («squadre di protezione») deriva dalla doppia runa chiamata Sig, «vittoria». L’ideale dell’uomo ariano deriva le caratteristiche fisiche descritte da Cesare e da Tacito riguardo ai guerrieri germanici. Hitler stesso amava molto la musica di Richard Wagner, che fece largo uso di materiali leggendari germanici nella propria opera.
Mentre gli storici e gli intellettuali romantici furono molto netti nella definizione dei «Germani», come un'entità etnica e culturale ben distinta e identificabile, gli studiosi moderni hanno molte meno certezze al riguardo. Però possiamo definire il germanico come una lingua a sé stante e ben caratterizzata rispetto alle altre lingue dell'antichità. Il dato archeologico dimostra una situazione molto fluida, che non favorisce affatto l’identificazione di una etnia propriamente germanica.
Chi erano i "Germani"?
A dispetto della concezione molto orientata ideologicamente di fine Ottocento che vedeva la cultura come un elemento monolitico e quasi impermeabile ai contatti con l’esterno, l’archeologia suggerisce che il concetto di «Germani» non fosse caratterizzato da una unitarietà iniziale, ma tantomeno finale. Lo stesso Cesare ci informa dell’esistenza di numerosissime tribù che vivevano ad est del Reno e che egli definisce generalmente «Germani» così da creare (come era stato con i Galli) una demarcazione etnica e culturale con i «barbari».
Qualche secolo dopo, però, Roma fu costretta a fare i conti con questi «barbari». Nell’anno 800 uno di loro sarà addirittura proclamato successore dei Cesari (d’Occidente).
«Il concetto di cultura “germanica” resta dunque un valore largamente fittizio che copre una molteplicità di manifestazioni limitate alla condivisione di singoli elementi. In termini generali, i “Germani” sono associabili a una serie di società etnicamente disomogenee disseminate sul territorio centro-settentrionale europeo, che, dalla seconda metà del primo millennio a.n.e., concorsero a formare agglomerati fluidi, interagendo in misura non accertabile con i Celti e, più tardi, con i Romani.»
La ricostruzione del germanico: le lingue germaniche antiche
La ricostruzione del germanico deve passare attraverso lo studio delle attestazioni più antiche delle lingue germaniche. È utile, quindi, fornire una panoramica delle lingue germaniche antiche, fornendo anche un quadro cronologico della loro evoluzione, a partire dal germanico.
I fenomeni (ricostruiti), in particolare fonetici e fonologici, più antichi del germanico sono:
- La I mutazione consonantica [IV-II Sec.a.C]
- Il vocalismo [II-I Sec.a.C]
Perciò, il germanico possiamo dire che si colloca tra il V secolo e l’inizio dell’era volgare. Bisogna ricordare che i Germani, almeno da quanto recuperato dai ritrovamenti archeologici, non si configurano come una popolazione unitaria; si parla piuttosto di Germani come un agglomerato di tribù, di gruppi sociali, che in qualche modo condividevano usi e costumi, e anche la lingua. Successivamente vedremo come anche la lingua, in realtà, non era un comune denominatore che legava le popolazioni germaniche, ma possiamo dire che esse parlavano delle varietà di una lingua che originariamente poteva essere una lingua unica. Questa lingua (forse unica), già dalle prime fasi va a frammentarsi nelle lingue germaniche antiche, che possono essere suddivise in tre gruppi:
- Germanico orientale (gotico);
- Germanico settentrionale (antico nordico), culla di quelli che noi chiamiamo «germani»;
- Germanico occidentale (antico inglese, antico alto-tedesco, antico sassone, antico frisone).
Il germanico orientale
Normalmente si inizia con il germanico orientale, non per una questione geografica ma temporale (carattere diacronico). Il germanico orientale comprende il gotico, ovvero la prima lingua attestata («lingua attestata» significa che ci è stata presentata, testimoniata attraverso dei documenti scritti), che adesso è fondamentalmente estinta, non è più parlata, scritta o prodotta; la conosciamo solo attraverso le attestazioni scritte. Nel IV secolo il vescovo visigoto Wulfila traduce la Bibbia dal greco, un testo ricco sia dal punto di vista linguistico che culturale. Per quanto riguarda la linguistica si va a riportare dei concetti tipici della religione cristiana (ad esempio lo Spirito Santo, il Peccato originale) nel modo più fedele possibile, in una lingua che, in realtà, non prevedeva questo tipo di concetti, perché la religione germanica non aveva assolutamente queste concezioni; perciò, dal punto di vista della semantica, la lingua gotica si è arricchita di numerose parole nuove, oltre al fatto che si è trattato di un’operazione importante e senza dubbio gravosa.
Dal punto di vista grafematico, invece, Wulfila non poteva pensare di poter tradurre la Bibbia nell’unica forma scrittoria che i Goti conoscevano, che era la scrittura runica (utilizzato non per testi lunghi, ma per testi brevi, che si identificavano come delle invocazioni ai loro dèi [Odino, Thor, Tyr...], e a formule magiche); per questo motivo, Wulfila ha dovuto, in qualche modo, «inventarsi» un suo alfabeto (che poi diventerà quello utilizzato dai Goti), per riportare i contenuti della Bibbia dal greco al gotico. Oltre al grande valore linguistico di questa traduzione, essa ha avuto un impatto anche dal punto di vista culturale: sappiamo bene che, il greco per quanto riguarda la chiesa d’oriente, e il latino per quelle d’occidente, erano le due lingue sacre, le uniche usate per scrivere i testi sacri, come la Bibbia. Dunque, tradurre un testo sacro in una lingua che non fosse il greco o il latino, ebbe una portata culturale non indifferente.
[Wulfila non è il nome effettivo
A livello culturale e linguistico, il contatto tra le tribù dei Goti e degli Unni (Attila era il capo degli Unni), erano molto forti, perché i Goti, nel loro pellegrinare nella cerchia nordica, hanno prediletto la zona orientale; oltre a loro, nello stesso territorio girovagavano anche gli Unni. Per questo, vi erano molte situazioni di contatto, anche se non sempre pacifico. Tra le situazioni idilliache di tipo commerciale o culturale avevano delle ripercussioni anche di tipo linguistico. In moltissimi casi, quando due popolazioni entrano in contatto, la lingua dell’una o dell’altra (o entrambe) ne risente. In questo caso, facendo riferimento al gotico, abbiamo la presenza del suffisso –ILA, che è un diminutivo tipico della lingua unna (di cui non abbiamo attestazioni), ma che abbiamo presente proprio nel nome del loro capo, Attila («piccolo padre»); non per una coincidenza, infatti, la preghiera del Padre nostro, tradotta dal greco al gotico, comincia con «Atta unsar» (Padre nostro); Perciò, i Goti hanno preso anche la parola «padre» dagli Unni. Questo significa che Wulfila deriva da wolf + –ILA, ovvero «lupacchiotto»].
Il germanico settentrionale
Il germanico settentrionale lo facciamo coincidere con l’antico nordico (o norreno), l’unica lingua attestata nella fase antica. L'antico nordico, nella fase antica, si configura come lingua unica; per cui, tutte le popolazioni che vanno dalla cerchia nordica a stabilirsi un po’ più a nord (attuale Scandinavia), parlavano una lingua unitaria, che si differenzierà in seguito, mentre, per quanto riguarda la linguistica, si parla anche di antico islandese. Anche se si parla di una fase linguistica antica, non tanto quanto il gotico, ma più o meno (circa V-VI secolo), le attestazioni che ci restano di questa lingua sono molto tardi, e risalgono all’incirca al XII-XIII secolo; forse perché andati distrutti, o perché la popolazione scandinava non nutriva l’interesse nella cultura scritta e tramandata, nella fascia del V-XII secolo ci sono pervenuti molti pochi documenti, e le stesse popolazioni ne hanno prodotti pochi.
Fortunatamente, dal XII sec. in poi, le attestazioni iniziano ad aumentare, e le stesse fanno riferimento a delle opere che sono, in realtà, molto più antiche (periodo di riferimento delle opere in questione → arrivo delle popolazioni scandinave nella loro attuale zona di occupazione); abbiamo perciò delle testimonianze che fanno riferimento a opere, tradizioni, usi e costumi, racconti che rimandano al periodo tra il V-XII sec. Le testimonianze sono comunque molto tarde (XII-XIII sec.), anche se fanno riferimento a testi molto più antichi, tramandati fino a quel momento per via orale.
Esistono, inoltre, anche delle testimonianze molto più antiche, scritte in caratteri runici, prodotte dal V sec., molto importanti per ricostruire la fonetica e la morfologia delle fasi più antiche delle lingue germaniche.
[Un aspetto che non sempre viene preso in considerazione, quando si fanno dei ritrovamenti archeologici, è il clima: i ritrovamenti della popolazione scandinava, ad esempio, sono stati possibili in quanto, a suo tempo, il clima rigido fece pensare a una possibile «fine del mondo», perciò i popoli decisero di sotterrare i loro beni, che poi vennero ritrovati dagli studiosi].
Sempre per quanto riguarda il V sec., abbiamo dei ritrovamenti che fanno riferimento alla modalità scrittoria runica; queste sono molto importanti perché ci permettono di ricostruire quantomeno le caratteristiche più macroscopiche riguardanti la fonetica e la morfologia (siamo nel V sec., quindi siamo nelle fasi più antiche delle lingue germaniche, a ridosso del gotico).
Germanico occidentale
Si tratta del gruppo con il più alto numero di attestazioni, rispetto agli altri rami. Questo è dovuto anche al fatto che la ripartizione, all’interno del germanico occidentale, è più ricca di popolazioni, in quanto comprende l’antico inglese (dal VIII Sec.), l’antico alto-tedesco (dal VIII Sec.) e l’antico sassone (IX Sec.). Le prime attestazioni dell’antico inglese si hanno dal VIII sec., in una fase molto più tarda rispetto al germanico orientale e settentrionale; lo stesso vale per l’antico alto-tedesco e l’antico sassone. È importante dire che, per quanto riguarda l’antico inglese e l’antico alto-tedesco, vi sono ulteriori frammentazioni (attestate) in varietà dialettali: questo rende un po’ più difficile la ricostruzione linguistica, perché vi sono, ovviamente, delle varietà da risistemare, dal punto di vista delle caratteristiche linguistiche, e poi bisogna cercare di trovare quei tratti comuni che fanno riferimento ad uno standard (antico-inglese e antico alto-tedesco), che a sua volta fornisce degli elementi che ci fanno presumere le caratteristiche e i tratti distintivi del germanico.
La ricostruzione del germanico: come funziona?
Nella ricostruzione del germanico, le lingue possiamo vederle come le foglie (o i rami) di un albero, in cui ognuna va a convergere verso un ramo più grande, e così via, fino ad arrivare al tronco. Nel caso particolare del germanico, le foglie sono le lingue germaniche moderne; per cui, prendendo i tratti comuni che caratterizzano queste lingue, chiaramente i tratti comuni fanno riferimento al ramo a cui appartengono.
[esempio di «foglie» inglese man, tedesco Mann...]
Una cosa importante da ricordare è che, nella ricostruzione linguistica, non bisogna fare riferimento alla forma grafica delle parole, ma al loro suono, a come vengono pronunciate [per esempio, in inglese father e in tedesco Vater, anche se scritti diversamente, si pronunciano quasi allo stesso modo]; perciò, bisogna tenere in considerazione l’aspetto fonetico-fonologico, e non quello grafematico. Come vediamo dagli esempi, per i casi dell’inglese e tedesco, ci sono delle somiglianze, questo perché sono lingue «sorelle», ed entrambe derivano dal germanico. D’altra parte, vi sono anche alcune piccole differenze che ci fanno capire che non siamo di fronte alla stessa lingua: da un confronto, si può evincere come le lingue germaniche sono collegate tra loro in modo genetico, perché appartengono ad una stessa lingua; quindi, attraverso il metodo comparativo, si può giungere a ricostruire le forme del germanico, che, come abbiamo detto, è una lingua ricostruita e non attestata.
La ricostruzione del germanico: le leggi fonetiche
L'aspetto fonetico è il più rilevante nella comparazione tra le varie fasi e famiglie linguistiche, partendo dall’indoeuropeo per arrivare, nel nostro caso, alle lingue germaniche. Perciò, quello che fa fede è l’elemento fonetico e fonologico, che lega le varie lingue, e che ha portato a formulare una serie di leggi fonetiche, che avrebbero regolato e influenzato l’evoluzione delle lingue nel corso della storia. Una legge fonetica è la descrizione e la formalizzazione a posteriori di una serie regolare di corrispondenze a livello fonetico. Da questa definizione, possiamo evincere che si tratta ancora di ricostruzione linguistica («descrizione e formalizzazione a posteriori»). Si tratta di un’idea, una regola che hanno ricavato i linguisti storici, per giustificare determinate corrispondenze a livello fonetico tra una lingua e l’altra; queste leggi fonetiche giustificano l’appartenenza di una determinata lingua, sia essa nella fase antica o moderna, ad una precisa famiglia linguistica.
Affinché la comparazione linguistica sia efficace, è necessario che il confronto avvenga tra termini corrispondenti tanto in termini di significato, quanto in termini di radice. La radice è quell’elemento indivisibile che esprime il significato di una parola. Si chiama radice perché, solitamente, compare come primissima parte della parola, e ne esprime il significato stesso. Prendendo in considerazione le fasi più antiche delle lingue germaniche, nello specifico parliamo del periodo alto-Medievale (per quanto riguarda il ramo orientale e occidentale del germanico, circa il XII sec., per quanto riguarda, invece, il germanico settentrionale). Perciò, prendiamo ora degli esempi tratti dalle lingue germaniche antiche [gotico, antico islandese, antico anglosassone, antico alto-tedesco, germanico]. Facendo un confronto tra le lingue, possiamo vedere come esse abbiano delle corrispondenze dal punto di vista fonetico.
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