CAPITOLO I: L'infanzia a Belgrado e i traumi familiari
Il contesto storico e la famiglia
● Nascita e ambiente: Marina Abramović nasce a Belgrado il 30 novembre 1946 nella
Jugoslavia postbellica, sotto il regime comunista repressivo del maresciallo Tito.
L'atmosfera cittadina è descritta come grigia, oppressiva e depressiva.
● I genitori: Entrambi sono eroi di guerra (partigiani comunisti fedeli a Tito) e occupano ruoli
di rilievo nel partito. Il padre, Vojin, fa parte della guardia d'élite di Tito. La madre, Danica,
dirige l'istituto per i monumenti storici e il Museo dell'Arte e della Rivoluzione. La famiglia
gode di grandi privilegi materiali, tra cui un grande appartamento confiscato a una ricca
famiglia ebrea.
● Storia dei genitori: Vojin e Danica si sono salvati la vita a vicenda al fronte durante la
Seconda Guerra Mondiale (lei ammalata di tifo, lui ferito e salvato da una trasfusione di
sangue di Danica). Nonostante l'amore iniziale, il loro matrimonio è una "guerra"
quotidiana caratterizzata da infedeltà del padre, assenza di affetto e violenti litigi
(entrambi dormono con una pistola carica sul comodino).
● La nascita e la nonna: Nata prematura, Marina viene inizialmente accudita dalla donna di
servizio e poi dalla nonna fino all'età di sei anni (quando nasce il fratello Velimir). La casa
della nonna rappresenta un'oasi di profumi, rituali e spiritualità (feste ortodosse), opposta
al grigiore della casa materna.
La violenza materna, il sangue e la disciplina
● Le punizioni: Marina subisce continui maltrattamenti fisici (botte e schiaffi) dalla madre e
dalla zia. Spesso viene rinchiusa al buio in un ripostiglio (plakar), luogo in cui la bambina
impara a superare la paura parlando con "presenze lucenti e fantasmi".
● Il trauma del sangue: Marina ha un terrore atavico del proprio sangue. A causa della
perdita di un dente da latte subisce un'emorragia di tre mesi e un ricovero ospedaliero di
un anno, che definisce "il momento più felice della sua vita" perché lontana dalle violenze
domestiche. I medici confermeranno il legame tra i problemi fisici e i maltrattamenti.
● Addestramento militare e autodisciplina: Danica impone alla figlia un'ossessione
spartana per l'ordine, la pulizia e la simmetria. Marina impara a dormire immobile la notte
per non disfare le coperte. Questa severità trasforma la sottomissione in una rigorosa
autodisciplina corporea e mentale, fondamentale per la sua futura arte performativa.
● Il nome: Scelto dal padre in memoria di una soldatessa russa di cui era innamorato, uccisa
davanti ai suoi occhi; questo genera il profondo risentimento della madre verso Marina.
CAPITOLO II: L'Accademia di Belle Arti, l'epifania e il '68
La scoperta dell'arte e l'indipendenza espressiva
● I primi passi: Fin da bambina (6-7 anni) sogna di fare l'artista. La madre la asseconda
concedendole una stanza per dipingere (per Danica l'arte è "sacra"). I primi quadri
ritraggono i suoi sogni e usano solo due colori: il verde scuro e il blu notte.
● La letteratura come ossigeno: Marina riceve un'educazione rigida (lezioni di pianoforte,
inglese e francese). Trova la libertà solo nella lettura: divora Proust, Camus, Gide (imposti
● dalla madre) e i classici russi (imposti dal padre), rimanendo affascinata dalle storie
estreme e da Kafka e Rilke.
● La pubertà e il dolore: A 12 anni soffre di emicranie violentissime accompagnate da
vomito, ignorate dalla madre. Marina si allena a rimanere immobile per ore in posizioni che
alleviano il dolore: è il suo primo vero allenamento per vincere la sofferenza fisica.
● L'adolescenza: Complessa e infelice. Si sente goffa, brutta e inadeguata. Il padre tenta di
viziarla in segreto (le regala persino una rivoltella a 14 anni), ma Marina vive nel costante
disagio. A 17 anni il padre abbandona definitivamente la famiglia, causandole un crollo
nervoso.
L'incontro con Filipović e la svolta concettuale
● La lezione del processo: A 14 anni, durante una lezione di pittura a olio con l'artista
partigiano Filipović (amico del padre), quest'ultimo stende una tela a terra, la riempie di
colla, sabbia, pigmenti e benzina e la fa esplodere gridando "Questo è un tramonto".
Marina comprende che il fulcro dell'arte è il processo creativo, non il risultato finale
(l'oggetto).
● L'illuminazione dei jet: Un giorno, guardando il cielo, osserva 12 jet militari lasciare delle
scie. Ha un'epifania: essere artisti significa avere la libertà di lavorare con qualsiasi
elemento (aria, fuoco, tempo), superando la bidimensionalità della pittura.
L'Accademia e i moti del 1968
● L'ingresso in Accademia: Nonostante l'epifania, si iscrive all'Accademia di Belle Arti di
Belgrado, realizzando quadri kitsch e accademici per soldi. Nel 1965 dipinge Tre segreti
(tre drappi), opera cardine che introduce l'incertezza e il mistero nello spettatore.
● Il controllo materno: Anche durante l'università, la madre le impone il coprifuoco alle 10 di
sera. Marina perde la verginità solo a 24 anni con Predrag Stojanović.
● Il 1968 e la disillusione politica: Belgrado insorge contro la corruzione della "borghesia
rossa" del regime di Tito. Il padre di Marina si dimette dal partito per protesta. Marina,
come presidente del partito dell'Accademia, partecipa all'occupazione studentesca e stila
una petizione in 12 punti chiedendo libertà di stampa, occupazione e riforme
democratiche. La cultura deve essere slegata dal profitto.
● Il tradimento e il compromesso: Gli studenti si mostrano presto indifferenti alla lotta
armata, facendo sentire Marina tradita. Tito placa la rivolta con un discorso in cui concede
agli studenti la creazione di un Centro Culturale Studentesco (SKC).
● Il Gruppo 70 e il Diploma: Marina e cinque colleghi si uniscono nel Gruppo 70, discutendo
ossessivamente di come far entrare la vita reale dentro l'arte. Si diploma nella primavera
del 1970 con 9,25/10 ottenendo il titolo di "pittore accademico".
CAPITOLO III: Le prime performance storiche (Le serie "Rhythm")
La specializzazione a Zagabria e le influenze occidentali
● Il soggiorno a Zagabria: Dopo il diploma, si specializza con il pittore Krsto Hegedušić.
Apprezza la lontananza da casa e impara due lezioni fondamentali: usare la mano sinistra
per non ripetersi e non compiacersi delle troppe idee (un genio ne ha al massimo due).
● per non ripetersi e non compiacersi delle troppe idee (un genio ne ha al massimo due).
● Il suicidio di Srebrenka: La morte di una compagna di corso suicida la convince