Elementi di didattica e pedagogia speciale
Chi è un disabile?
La pedagogia speciale ha una storia alle spalle, ricca di testimonianze concrete, di riflessioni e di ricerche metodologiche tali da renderla una scienza pedagogica fra le più studiate. In questi anni la percezione della sua importanza è aumentata ma, nonostante ciò, viene vista e vissuta come qualcosa che non fa parte delle competenze personali essenziali per ogni operatore; in particolare l'abilità pedagogico-speciale viene sentita come limite, cioè è molto qualificata ma distinta dal comune bagaglio di abilità che ciascun educatore deve possedere.
Le esperienze degli ultimi 30 anni, da quando è iniziata l'integrazione totale in Italia, dicono come sia importante che le persone con disabilità incontrino dei professionisti capaci di comprendere i loro bisogni e di soddisfare le loro necessità. Però queste persone non possono essere solo gli specialisti ma emerge anche la necessità di vivere in contesti sociali, educativi e lavorativi comuni in cui deve vigere la cultura dell'inclusione.
Ciò diventa realtà nel momento in cui si accetta l'idea che nella preparazione umana e sociale non è più consentito escludersi dal problema della diversità; questo richiama una riflessione, ovvero che la vita delle persone sia ricca di incontri e di relazioni ma l'incontro con la persona "diversa" crea molte incognite e disagi (mettendo in disagio anche la persona con disabilità).
Tale situazione deriva dal fatto che la società attuale pare priva di ideali stabili, che consentano di perseguire obiettivi comuni e culturali significativi, vivendo in un passaggio dalla fase solida a quella liquida della modernità, in cui tutte le forme sociali si fondano velocemente senza avere tempo per solidificarsi. Il problema del mondo liquido, quindi, è quello di una società postmoderna incapace di solidificare i propri ideali e che sa come agire per soddisfare le necessità delle persone con disabilità ma impossibilitati a farlo. I cambiamenti repentini che hanno investito il nostro sistema educativo e scolastico non hanno portato alla costruzione di un vero percorso strutturato capace di proporre a tutti i disabili un progetto di vita idoneo.
Questo si è verificato perché le competenze pedagogico speciali non sono diffuse come dovrebbero essere in tutto il territorio nazionale. Da ciò emerge una domanda, "Quali competenze sono necessarie per poter favorire processi di crescita per tutti i disabili?"
Le incompetenze pedagogiche sono così diffuse che investono anche quelle figure professionali che hanno la necessità di possedere una preparazione avanzata in campo pedagogico (insegnanti ed educatori).
L'Italia, rispetto alle altre nazioni europee, negli anni 70 prese una decisione molto importante, cioè quella di abbandonare il sistema della cura delle persone con disabilità in istituzioni emarginanti per sposare l'idea che le persone con disabilità potessero accedere a tutti i servizi che la società metteva a disposizione, grazie alla legge 118/1971, diventando nel mondo come "faro dell'inclusione mondiale". Infatti ogni ente professionale e istituzionale deve agevolare la volontà delle persone con disabilità di poter accedere ad un determinato luogo (abbattendo il fenomeno delle barriere architettoniche) e, nel momento in cui non viene rispettato, la persona ha la possibilità di denunciare.
Classificazione della disabilità
Nell'ambito internazionale, invece, nel 1980 l'OMS pone una prima classificazione della disabilità (ICDH), sostenendo che bisogna distinguere:
- Malattia.
- Disturbo.
- Menomazione: si intende qualsiasi perdita a carico di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica; qui il termine principale è la struttura.
- Disabilità: si intende qualsiasi limitazione o perdita della capacità di compiere un'attività nel modo o nell'ampiezza considerati normali per un essere umano; qui il termine principale è l'attività.
- Handicap: è la condizione di svantaggio conseguente ad una menomazione o a una disabilità che limita o impedisce l'adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all'età, sesso e fattori socio-culturali; qui il termine principale è il ruolo.
Nonostante l'impegno legislativo, sia nazionale che internazionale (grazie a diverse leggi come la legge 104/1992, la legge 68/1999 o la legge 6/2004), il vero problema risiede nelle competenze, in cui occorre che le competenze pedagogico speciali diventino patrimonio di tutti gli educatori e che devono permettere di uscire dal dilettantismo dell'intervento specialistico per giungere ad una vera proposta educativa.
Competenze necessarie
In particolare le competenze da mettere in campo sono:
- Comprendere le esigenze delle persone con disabilità: cogliere i bisogni e percepire che esistono delle difficoltà vuol dire aprire all'educazione, considerato come l'elemento fondamentale per far emergere i risultati di un processo educativo. Con questo non basta l'amore, la solidarietà o la diagnosi per favorire lo sviluppo completo della persona con deficit ma è necessario inserire tutto ciò in un discorso educativo globale. Capire il tema della disabilità comporta l'assunzione dell'educazione come vera via di uscita da una situazione personale e integrarsi nel mondo.
- La disabilità non è una malattia: la persona con disabilità ha bisogno di cure, di attenzioni specifiche e di interventi ma non è un ammalato, nel senso comune di un soggetto in salute che cade in uno stato patologico che colpisce qualche struttura dell'organismo. Il concetto di "malattia" è molto difficile da definire e si è evoluto nel tempo acquisendo significati nuovi. Come sostiene Gremk, la malattia nei tempi antichi era vista come un qualcosa che penetrava l'organismo; le cose, però, si evolvono con i presocratici, quando la malattia viene considerata come un processo che è parte dell'essere umano, fino ad arrivare con lo sviluppo del pensiero scientifico, dal quale nascono dei modelli di rappresentazione (che guidano l'uomo a concepire la malattia in un certo modo):
- Modello agonistico: presente ancora oggi, sostiene che la malattia attacca l'uomo e, per guarire, occorre che l'organismo sia in grado di difendersi.
- Modello dell'equilibrio naturale: secondo tale modello la malattia è perdita di armonia.
- Modello anatomico: nato con lo sviluppo delle scienze naturali, la malattia è vista come un danno organico.
Con la fine dell'800 la sede e la causa della malattia non è più l'uomo nella sua globalità ma la sua struttura specifica interna e localizzata, intendendo il "malato" non l'uomo nel suo insieme ma una sua parte; esso diventa un concetto rivoluzionario sia per il mondo medico, che porta la medicina ad impegnarsi per comprendere meglio il funzionamento degli organi umani, sia per il mondo pedagogico perché permette di comprendere che la persona con disabilità non può essere considerata come una persona ammalata.
Sulla scia di questa idea l'OMS sostiene, attraverso un nuovo modello (ICF, 2001), che occorre distinguere due modelli:
- Modello medico: è un modello che vede la disabilità come un problema della persona, causato da malattie, traumi o altre condizioni di salute che necessitano di assistenza medica da parte di professionisti. Tale gestione della disabilità mira alla loro cura individuale oppure all'adattamento ad esse da parte dell'individuo.
- Modello sociale: è un modello che concepisce la disabilità come una serie complessa di interazioni ambientali, sociali e culturali che favoriscono l'insorgere della limitazione funzionale e che prevede l'inclusione delle persone con disabilità. La particolarità di questa concezione è che non vuole sostituirsi alla cura medica ma vuole porre maggiore attenzione alla condivisione e alla responsabilità, da parte della società e di tutti i ministeri, per modificare l'ambiente a favore di queste persone.
Lo schema che porta alla nascita del modello sociale si diversifica da quello precedente in quanto è più ramificato e sono presenti cinque concetti principali:
- Condizioni di salute.
- Funzioni e strutture corporee.
- Attività personale.
- Partecipazione sociale.
- Fattori contestuali, ambientali e personali.
Da questi concetti emerge l'idea che tutto è interconnesso dove le persone sono connesse tra loro e con l'ambiente, considerato come un terzo educatore.
Storia della pedagogia speciale
Oltre alla terminologia, nel corso della storia essere disabili fu sempre stato un problema perché si poteva morire facilmente per cause naturali o a causa delle regole della società; per esempio nelle società spartane le persone con disabilità venivano uccise, buttandoli dal dirupo, oppure i romani gli lasciavano abbandonati in mezzo alla strada.
Nel Medioevo era diffusa la paura radicale dei malati, soprattutto della lebbra, tant'è che tutte le città medievali avevano delle leggi ferree contro i lebbrosi, i quali avevano bisogno di acqua per poter curare la lebbra, in quanto contagiosi.
Infatti i lebbrosi dovevano:
- Muoversi in gruppo.
- Avere un campanello al collo: questo per permettere ai cittadini di accorgersi dei loro spostamenti.
- Legati tra loro.
Alla fine del Medioevo, però, la paura della lebbra incomincia a decadere per il fatto che diminuirono i focolai di persone ma emerse la paura della pazzia; per fronteggiare ciò, nacquero le case di internamento, ovvero dei luoghi in cui il gendarme inseriva ladri, prostitute, sordi, ciechi, storpi e altre persone considerate indegne di vivere nella società.
Questo si protrasse per secoli fino al Settecento, in cui la società del tempo non possedeva un'etica nei confronti delle persone con disabilità, perché non le consideravano "persone".
Le cose, però, incominciano a cambiare nel 1800 perché ci fu un medico, Itard, che, sulla scia di Pinel che (nel 1793) liberò le persone con malattie mentali dalle carceri e di Tuke che portò i disabili in campagna perché sosteneva che la disabilità potesse essere mitigata lavorando in stretto contatto con la natura, si prese cura di Victor (un bambino che era cresciuto in mezzo alla foresta senza avere contatto con l'educazione) dando vita alla pedagogia speciale grazie al diario tenuto da Itard.
In questo diario Itard elabora delle relazioni in cui tenta di rieducare il bambino e reintrodurlo nella società, ma fallì; nonostante abbia fallito, in quanto si pensa che sia un bambino con autismo, Itard viene considerato come capostipite della pedagogia speciale.
Personaggi importanti della pedagogia speciale
Oltre a Itard ci furono altri personaggi molto importanti che diedero vita alla pedagogia speciale, tra cui:
- Esquirol: viene ricordato perché fu il primo medico, nel 1818, ad accorgersi che non tutte le disabilità sono uguali e riconosce che nelle disabilità intellettive ci sono molte variabili. Questa considerazione è molto importante perché di fronte al tema della disabilità intellettiva ci si trova di fronte a una realtà difficile e complessa con la quale l'umanità ha sempre cercato di lottare allontanandola da sé; grazie ad Esquirol incomincia a nascere l'idea che anche le persone con disabilità intellettive sono in grado di rispettare gli altri e di essere anche utili nelle realtà lavorative.
La disabilità intellettiva è quella forma che colpisce una persona quando che non riesce a capire e comprendere come la maggior parte delle persone. La disabilità intellettiva oggi è distinta in tre fasce:
- Lieve: è una forma di disabilità in cui l'individuo è immaturo nelle interazioni sociali e la comunicazione e il linguaggio sono più concreti rispetto a quanto atteso per l'età.
- Moderata: è una forma di disabilità in cui il funzionamento cognitivo risulta compromesso nella velocità dei acquisizione del linguaggio, delle abilità prescolastiche e degli apprendimenti.
- Grave: è una forma di disabilità in cui il raggiungimento di abilità concettuali è limitato e l'individuo, in genere, comprende poco il linguaggio scritto o i concetti.
Esquirol, visto che nella sua epoca alcuni termini (che oggi non usiamo in quanto insulti) erano medici, distingue:
- Idiozia: termine usato per indicare quelle persone irrecuperabili dal punto di vista intellettivo.
- Imbecillità: termine usato per indicare quelle persone che, nonostante la loro disabilità, riescono ad agire nella società.
- Guggenbuhl: medico svizzero, nel 1836 ebbe l'intuizione che ci fosse un'altra categoria di persone con disabilità intellettiva, ovvero il cretinismo; in particolare il "cretinismo", usato oggi per insulto, era tipico di quelle persone che nascono da unioni di parenti interni (come cugini, nipoti ecc). Secondo Guggenbuhl, per curare la disabilità intellettiva, bisognava portare queste persone sulle montagne dove potevano:
- Avere un'alimentazione corretta.
- Fare delle saune e delle passeggiate.
- Fare dei riposi notturni.
Sulla base di questa idea, inventò delle piccole "farm"; questa esperienza diventò talmente famosa che il senatore degli Stati Uniti partì per osservare questa esperienza (che durò poco per mancanza di fondi economici).
- Seguin: considerato come uno dei più importanti della pedagogia speciale, nel 1850 intuì l'importanza delle sollecitazioni sensoriali, educando alla sensorialità, inteso come l'insieme di attività in grado di educare in modo adeguato tutti i sensi umani (vista, udito, tatto, gusto, olfatto). Inoltre Seguin fu colui che promosse le scuole speciali (istituti solo esclusivamente persone con disabilità) negli Stati Uniti; questo ebbe anche dei seguiti, tra cui Maria Montessori che creò il metodo montessoriano.
- Down: un medico che, nel 1866, accorse che erano presenti degli individui con disturbi più o meno gravi e che presentavano dei tratti particolari, soprattutto gli occhi (come se fossero asiatici). La nascita del termine "sindrome di Down", anche se nel linguaggio scientifico si nomina "trisomia 21", non è stata data da questo medico ma da Lejeune nella metà del Novecento. Secondo Down, non riuscendo a capire la causa della sindrome, l'origine della sindrome di Down era dovuta al fatto che la madre aveva la tubercolosi; questo però non è vero perché non aveva gli strumenti adatti per riuscire a leggere il DNA.
- Obbligo scolastico: l'obbligo scolastico viene considerato come un evento determinante per l'umanità in quanto tutti, nel momento in cui entrano a scuola, hanno la possibilità di poter migliorare sé stessi attraverso la cultura. Esso fu importante perché gli Stati avanzati capirono di dover culturalizzare ed educare i propri cittadini per essere liberi e poter pensare con la propria mente (mentre questo non è possibile per coloro che non decidono e che non possono di acculturarsi). In Italia questo fu emanato nel 1877 in cui lo Stato obbligava tutti i bambini, anche quelli con disabilità, di andare a scuola a partire dai 6 anni. Di fronte a questa novità, però, il progetto per inserire i bambini con disabilità nelle scuole non prevedeva di essere parte delle classi normali ma all'interno di scuole speciali, escludendoli. Questa scelta di creare delle scuole differenti per i bambini con disabilità deriva da moltissime ragioni:
- Era una novità: non sapendo, per ignoranza, il tema della disabilità, i politici non sapevano come agire per queste persone.
- Naturale esclusione: a fronte di classi ampie (circa 40 bambini per classe), gli insegnanti non riuscivano ad insegnare anche per le persone con disabilità.
- Montessori: la nomina che ha l'Italia ("faro dell'inclusione") fu dovuta da Maria Montessori, la prima donna medico che fece le sue prime esperienze nella neuropsichiatria infantile grazie anche all'influenza di Seguin. Grazie a questi due elementi elaborò il metodo montessoriano, secondo il quale il bambino deve essere libero e indipendente per poter ottenere un senso di consapevolezza verso la rete di relazioni che collega ogni essere vivente, anche quelli con disabilità mentale e fisica. Questo portò, nel 1971, ad emanare la legge 118/1971 (perfezionata con la legge 517/1977), grazie al quale si permise a quei genitori che avevano un bambino con disabilità di poter avvicinarlo alla normalità, dando la possibilità a tutti di accedere nelle scuole comuni. Nonostante tale apertura dello Stato, i primi insegnanti non erano pronti ad accogliere un ragazzo con disabilità, trovandosi disorganizzati e disorientati, dando vita al fenomeno dell'inserimento selvaggio; ma, con il corso del tempo e grazie alla legge quadro sull'handicap 104/1992, si diede vita al periodo dell'integrazione (significa cercare di occuparsi del disabile quando entra in un gruppo) e dell'attenzione inclusiva, (significa programmare un'accoglienza indipendentemente se ci sia o meno un ragazzo con disabilità) in cui:
- Nascono gli insegnanti di sostegno: in particolare l'art. 13 l'insegnante di sostegno ha pari dignità degli altri insegnanti e che ha il compito di sostenere tutta la classe e non solo quello con disabilità.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Elementi di didattica e pedagogia speciale (solo parte prima Carenzio)
-
Riassunto Pedagogia e Didattica Speciale, prof Bellacicco, libro consigliato La differenziazione didattica, D'Alonz…
-
Metodologia della ricerca didattica ed elementi di pedagogia speciale
-
Pedagogia generale – Elementi