Riassunto manuale economia politica (quarta edizione)
CAPITOLO 1: CONCETTI FONDAMENTALI
Anche nelle società più ricche del mondo il problema della scarsità è un dato di fatto
innegabile. Non si hanno mai tempo, denaro o energie su cienti per fare o procurarsi
tutto ciò che si desidera e, quindi, occorre scegliere.
L’economia è lo studio del modo in cui gli individui e ettuano queste scelte in condizioni
di scarsità e dei risultati che queste scelte hanno sulla società. principio di scarsità,
Questo costituisce uno dei principi fondamentali dell’economia, il
secondo cui benchè i nostri bisogni (e desideri) siano illimitati, le risorse disponibili con
cui possiamo realizzarli sono limitate. Pertanto avere una quantità maggiore di qualcosa
signi ca, generalmente, avere una quantità minore di un’altra cosa.
costi-bene ci,
Per risolvere questa situazione, gli economisti ricorrono all’analisi
secondo cui un’azione dovrebbe essere intrapresa se e solo se i bene ci superano i costi
ad essa associati. Da questa a ermazione deriva il secondo principio fondamentale
principio costi-bene ci,
dell’economia, chiamato secondo cui, per l’appunto, un
almeno pari
individuo dovrebbe compiere un’azione se e solo se i bene ci sono ai costi
ad essa associati. Nello studio delle scelte in condizioni di scarsità si parte dall’ipotesi
razionali,
secondo cui gli individui siano cioè abbiano obiettivi ben de niti e cerchino di
principio costi-bene ci
raggiungerli nel miglior modo possibile. Il è uno strumento
fondamentale per studiare come gli individui razionali compiono le loro scelte.
scelta,
Una infatti, può essere de nita come la decisione di un individuo di compiere una
determinata azione. L’individuo, davanti a sè, ha un insieme di alternative (tra di loro
insieme di
incompatibili): deve compiere un’azione selezionandola proprio da questo
razionale rispetto allo scopo
scelta. Una scelta è (Max Weber) quando l’individuo
sceglie di compiere quell’azione che possa soddisfare al meglio i suoi obiettivi.
conseguenza, binaria
L’analisi economica associa ad ogni azione una una nozione
bene cio
(descritta da due elementi), il che il soggetto ottiene compiendo quell’azione ed
costo conseguenza (o surplus economico) di
il che deve a rontare per compierla. La
un’azione x è la di erenza tra il bene cio ed il costo di questa azione. Se la di erenza tra
maggiore di 0
questi due elementi è (cioè se il bene cio è maggiore del costo), l’individuo
razionale sceglie di compiere una determinata azione; viceversa, se questa di erenza è
minore di 0, non compierà un’azione. Quindi è razionale compiere un’azione se il
bene cio che ottengo è superiore al costo che sopporto per compierla.
In generale, nel prendere decisioni di carattere economico, bisogna compiere le azioni
surplus economico
che generano il maggiore possibile. Ciò è semplicemente un altro
modo per enunciare il principio costi-bene ci (per cui un’azione razionale è basata sulla
valutazione di costi e bene ci che deriverebbero dal compiere tale azione).
L’economia politica nasce come disciplina scienti ca autonoma nel 1776, anno della
pubblicazione dell’opera principale di uno dei fondatori di questa scienza: trattasi della
Ricchezza delle nazioni di Adam Smith, che pone a fondamento dell’economia la
divisione sociale del lavoro. Gli uomini vivono in società per due ragioni fondamentali:
- perchè possono organizzare una divisione sociale del proprio lavoro (devono svolgere
più attività possibili per ottenere i beni di cui hanno bisogno per sopravvivere, cosa che
un individuo solitario potrebbe fare, sì, ma garantirebbe a se stesso soltanto una vita
misera, mentre in società gli uomini possono ripartire tra di loro i diversi compiti, e i
bene ci che si ottengono dalla divisione di un lavoro ben organizzato sono enormi);
- perchè ciascuno di noi vive in un contesto di totale incertezza, senza sapere cosa si
realizzerà nella nostra vita e cosa invece no, quindi viviamo in un mondo rischioso:
anche questa consapevolezza che ciascuno di noi vive in maniera rischiosa ci mette
nelle condizioni di sviluppare un'organizzazione della società dove si dà per scontato
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che a qualcuno le cose possano andare bene o male, ma comunque la società, nel suo
complesso, grazie proprio alla divisione sociale del lavoro, funziona in modo tale che
coloro a cui le cose vanno bene possano dividerle con chi è meno fortunato.
Questa divisione sociale del lavoro genera un eccesso di ricchezza all’interno della
società, in quanto, ovviamente, c’è un abisso enorme tra la quantità di beni che potrebbe
produrre un individuo solitario e quella che potrebbe produrre un insieme di uomini
surplus
organizzati che riescono a dividersi il lavoro: questa quantità viene chiamata e
porta tutti i consociati al benessere collettivo. Tutti, con la divisione del lavoro, vivono
molto meglio di come vivrebbero se dovessero contare soltanto su se stessi.
Bisogna organizzare al meglio questa divisione sociale del lavoro, di modo da
massimizzare la quantità di surplus generabile, quindi di modo da rendere la ricchezza
disponibile per tutti gli individui la più grande possibile.
Ogni individuo, specializzandosi in una determinata attività produttiva, impara ad utilizzare
le risorse produttive in modo più e ciente, nel senso che sostanzialmente acquisisce
destrezza soltanto in essa, quindi riesce a produrre una quantità di beni maggiore (perchè
ovviamente, ripetendo sempre la stessa attività, la svolgerà in modo sempre migliore,
risparmiando tempo piuttosto che passare da un'occupazione ad un'altra); tutti gli
individui, poi, inizieranno a comportarsi in questo modo e quindi si otterranno dei bene ci
immensi nella società ed anche una quantità sempre maggiore di surplus.
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CAPITOLO 2: VANTAGGIO COMPARATO
Un economista inglese dei primi decenni del 19° secolo, David Ricardo, introduce questa
importante nozione per giusti care i bene ci della divisione sociale del lavoro, nonchè
l’importanza dei rapporti sociali e dello scambio tra i singoli consociati (e quindi,
automaticamente, l’importanza della specializzazione di ciascuno in una sola attività).
La cosa interessante è che a godere dei bene ci del vantaggio comparato non sono solo i
singoli consociati, ma anche le collettività di individui (le nazioni): la nozione di vantaggio
comparato, infatti, sta alla base anche di una divisione sociale del lavoro internazionale,
basata proprio sulla specializzazione dei vari Paesi in attività produttive diverse e sullo
commercio internazionale (capitolo 15).
scambio di beni tra essi: questo è alla base del
La ricchezza delle nazioni
Peraltro, su questo si basa lo scritto di Adam Smith (1776).
gli economisti
Quando sono chiamati a dare consigli ai politici, sostengono SEMPRE il
libero commercio nei rapporti internazionali e si oppongono SEMPRE al “protezionismo”
(cioè agli ostacoli ai rapporti di scambio di un Paese con gli altri Paesi, quindi a qualcosa
che, sostanzialmente, causa una restrizione proprio nei confronti del commercio
internazionale e anche un impoverimento economico generale di tutti i Paesi, a causa
della mancanza di scambi). Invece, l’allargamento delle relazioni commerciali tra i vari
Paesi è sempre positivo, a causa della divisione sociale del lavoro da cui tutti i soggetti
traggono inevitabilmente un vantaggio comparato.
A tal proposito, però, spesso si tende a pensare che, nei paesi sottosviluppati, le persone
siano semplicemente troppo povere per pagare altri a nchè lavorino per loro; in realtà,
però, gli abitanti di tali paesi sono poveri proprio perchè fanno tutto da soli.
L’alternativa a questo sistema è, per l’appunto, uno dei principi fondamentali su cui si
vantaggio comparato,
basa l’economia politica, il per cui ciascun individuo si specializza
nella produzione di un determinato bene e in seguito, a nchè tutti i consociati possano
scambio.
soddisfare i propri bisogni, si ricorre alla relazione sociale dello
I sistemi economici basati su questa relazione sono, in genere, molto più produttivi
rispetto a quelli in cui i consociati fanno tutto da soli. Una persona ha un vantaggio
comparato nella produzione di un bene o servizio, per esempio sui tagli di capelli, se è più
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e ciente nello svolgere tale servizio piuttosto che un altro; al contempo, questa persona
otterrà quantità sempre maggiori degli altri beni esistenti, così come ciascun consociato,
se ciascuno si specializza soltanto in determinate attività produttive. La specializzazione e
lo scambio, quindi, migliorano notevolmente le condizioni economiche dei consociati.
Ad una singola persona conviene specializzarsi soltanto in quell’attività nella quale
otterrebbe dei risultati notevolmente migliori rispetto agli altri individui.
Una delle nozioni più importanti della teoria economica moderna è quella secondo cui
due individui (o due Paesi) possono sempre incrementare il valore complessivo dei beni e
dei servizi disponibili (a favore di tutti i consociati) ricorrendo proprio allo scambio.
I bene ci ottenuti dalla specializzazione, in virtù del principio del vantaggio comparato,
sono enormi. Infatti, se una persona si concentra sulle attività in cui è più produttiva, nel
complesso sarà possibile ottenere un livello di produzione notevolmente superiore
rispetto a quello che si otterrebbe nel caso in cui tutti facessero tutto da soli.
FRONTIERA DELLE POSSIBILITÀ PRODUTTIVE: si consideri un sistema economico in
cui vengono prodotti solo due beni (ca è e pinoli). Maggiore è il tempo dedicato al ca è,
minore sarà il tempo da dedicare ai pinoli (e viceversa). Se si sa quanto sono produttivi i
diverse combinazioni
lavoratori in ciascuna delle due attività, è possibile sintetizzare le di
ca è e pinoli che si possono ottenere in un singolo giorno. Questo insieme di possibilità
o curva
prende il nome, per l’appunto, di frontiera delle possibilità produttive.
Essa costituisce una sintesi delle diverse opzioni di cui dispone una società per quanto
concerne la produzione di determinati beni.
ESEMPIO: supponiamo che la giornata lavorativa di Susanna sia di 6 ore e che in un’ora
lei riesca a produrre 2 kg di pinoli e 4 kg di ca è. Se le 6 ore vengono dedicate al ca è, si
avrebbero 24 kg di ca è al giorno, mentre si avrebbero 0 pinoli.
Se, invece, Susanna dedica la sua giornata ai pinoli, otterrebbe 12 kg di pinoli e 0 ca è.
Se, invece, dedica 4 ore al ca è e 2 ai pinoli, avrebbe 16 kg di ca è e 4 kg di pinoli.
Viceversa, dedicando 4 ore ai pinoli e 2 al ca è, avrebbe 8 kg di pinoli e 8 kg di ca è.
ESEMPIO 2: supponiamo che Tommaso, in un’ora, riesca a produrre 4 kg di pinoli e 2 kg
di ca è. Se dedica un’intera giornata (sempre 6 ore) al ca è, in un giorno avrà 12 kg di
ca è e 0 pinoli. Se, invece, dedica un’intera giornata ai pinoli, otterrà 24 kg di pinoli e 0 kg
di ca è. Se dedica 4 ore al ca è e 2 ai pinoli avrà 8 kg di ca è e 8 kg di pinoli.
Viceversa, dedicando 4 ore ai pinoli e 2 al ca è, avrebbe 16 kg di pinoli e 4 kg di ca è.
Per Tommaso, la produzione oraria di pinoli è doppia rispetto a quella di ca è.
Per far sì che sia Susanna che Tommaso ottengano la stessa quantità sia di pinoli che di
ca è in un giorno, Tommaso deve dedicarsi ai pinoli per 2 ore ed al ca è 4 ore, mentre
Susanna deve dedicarsi ai pinoli per 4 ore ed al ca è 2 ore. Entrambi otterrebbero, in un
giorno, 16 kg di ca è e 16 kg di pinoli. Se si scambiano i beni, hanno la possibilità di
consumarne una combinazione che, altrimenti, sarebbe stata irraggiungibile.
Susanna può dare a Tommaso 12 kg di ca è in cambio di 12 kg di pinoli, cosicchè
entrambi dispongano giornalmente di 4 kg in più del bene in cui si specializzano (nel caso
di Susanna la raccolta del ca è, mentre nel caso di Tommaso la raccolta di pinoli).
Quindi anche la frontiera delle possibilità produttive si basa sullo scambio di beni e sul
principio del vantaggio comparato, per cui i consociati, specializzandosi ciascuno in una
determinata attività produttiva e poi entrando in rapporti di scambio tra loro, riescono ad
aumentare la quantità di beni complessivamente prodotta all’interno della società.
Inoltre, il principio del vantaggio comparato assume anche un’importante implicazione
sociale: infatti, secondo questo principio, tutti traggono bene cio dalla divisione sociale
del lavoro e dallo scambio, anche l’individuo che è più produttivo di ogni altro nella
vantaggio assoluto,
produzione dei beni più disparati (e che, in quanto tale, gode di un in
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quanto è e ciente più di chiunque altro nel produrre qualsiasi cosa: un individuo gode di
un vantaggio assoluto su un altro se un’ora spesa nella produzione di un determinato
bene gli frutta più di quanto frutti all’altro un’ora spesa nella produzione dello stesso
bene). Tuttavia, all’interno di una società ben organizzata, anche il soggetto che gode di
questo vantaggio assoluto ha necessariamente bisogno di un altro soggetto, quindi non
può dirgli “io di te non ho bisogno” bensì “io posso crearti un mondo migliore di quello
che potresti crearti tu se facessi tutto da solo”, proprio perchè ciascun consociato deve
specializzarsi in una determinata attività produttiva: nessuno deve essere escluso.
Ciascuno riesce ad arrecare, col suo contributo, un bene cio a tutti gli altri consociati.
Poichè ogni individuo è fondamentale per la produzione dei beni più disparati (grazie alla
specializzazione), ogni società deve organizzare la divisione sociale del lavoro in modo da
rimuovere ogni possibile esclusione verso i consociati: ciascuno è fondamentale.
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CAPITOLO 3: DOMANDA E OFFERTA
Non esistono città o stati in cui non sia necessario rispondere ad alcuni quesiti economici
di base (ad esempio: a chi bisogna assegnare la produzione di un certo bene? Oppure: in
che modo i beni prodotti devono essere distribuiti all’interno della società?).
Problemi come questi sono stati a rontati essenzialmente in due modi:
- un primo approccio consiste nel prendere tutte le decisioni di carattere economico in
centralizzata,
maniera nel senso che c’è un unico individuo (o un numero ristretto di
persone, che magari compongono un apparato politico o amministrativo) che decide
economia piani cata;
per un numero più ampio di persone (i consociati):
- di mercato),
invece il secondo approccio, quello prevalente ancora oggi (economia è
quello per cui le decisioni relative alla produzione ed alla distribuzione di un certo bene
mercati,
all’interno della società sono lasciate ai singoli individui che interagiscono nei
in cui le persone decidono che tipo di bene produrre e che tipo di bene acquistare e
sono essenzialmente libere di avviare (o chiudere o vendere) attività imprenditoriali.
Inoltre, secondo questa economia la distribuzione di beni e servizi è determinata
soltanto dalle preferenze individuali di ciascun consociato.
mercato consumatori
Il è un luogo ( sico o immaginario) in cui si incontrano tutti i - che
produttori
“domandano” - e tutti i - che “o rono” - (di) un determinato bene, attraverso
scambio. l’insieme di tutti i
sempre la relazione dello Si potrebbe de nire anche come
soggetti sociali che partecipano alla divisione sociale del lavoro (ciascuno produrrà in
maniera signi cativamente piccola i beni di cui ha bisogno in quanto li darà agli altri,
instaurando, per l’appunto, relazioni di scambio tramite cui potrà sia ottenere i beni che
ha rinunciato a produrre sia dare loro i beni che ha prodotto in più). L’interazione tra
consumatori e produttori all’interno del mercato, che si realizza proprio con lo scambio
legge della domanda legge dell’o erta.
dei vari beni, è rappresentata mediante la e la
Queste relazioni che si fondano su continui scambi tra consumatori e produttori vengono
prezzo
analizzate dagli economisti per capire in che modo si possa determinare il a cui un
periodo
certo bene viene scambiato all’interno del mercato. Anticamente, nel cosiddetto
classico, costo di produzione
si pensava che il prezzo di un bene dipendesse dal dello
stesso (quindi dalla somma di denaro che i produttori avevano dovuto a rontare per
periodo neoclassico,
produrlo); successivamente, nel si pensava che il prezzo di un bene
dipendesse dall’utilità che i consumatori ottenevano nel momento in cui andavano ad
valutazione
usare quel bene, quindi dalla che i consumatori davano di quel bene.
Verso la n
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