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Domande esame diritto del lavoro

Prof: Federico Martelloni

1. Quale è la funzione del diritto del lavoro?

Il diritto del lavoro regola il rapporto tra il datore e il lavoratore che è la parte debole. Il lavoratore offre una prestazione legata alla sua persona “connotato personalistico” e il datore una retribuzione. Serve a far funzionare l’impresa riconoscendo i poteri del datore e proteggere il lavoratore con limiti e garanzie.

2. Distingui tra il lavoro autonomo e subordinato

Il diritto del lavoro italiano inizia nel 1901, quando Ludovico Barassi nel suo libro, distingue tra lavoro autonomo, quello svolto con i propri mezzi, e quello subordinato svolto sotto la direzione del datore. Barassi collega il lavoro subordinato a necessarie forme di tutela. Questa idea viene ripresa nel codice civile del 1942 che distingue nell’articolo 2094 il lavoro subordinato come una prestazione svolta alle dipendenze sotto la direzione dell’imprenditore in cambio di retribuzione e l’articolo 2222 che definisce il lavoro autonomo come un lavoro svolto con i propri mezzi senza vincoli di subordinazione.

3. Il giudice cosa valuta per capire se un lavoro è subordinato o autonomo?

Barassi aveva notato che nella realtà esistono dei casi ambigui che sono più difficili da classificare e qui il giudice deve denominare il rapporto di lavoro come subordinato o autonomo. La giurisprudenza ha individuato degli indici di subordinazione per aiutare il giudice. Oltre alla retribuzione e la direzione dell’attore di lavoro, come detto nell’articolo 2094, il giudice valuta: l’orario fisso, la retribuzione stabile non legata ai risultati, senza rischio economico per il lavoratore, uso di strumenti del datore, mancanza di autonomia organizzativa o commerciale.

4. Sentenze 115\1993 e 121\1994 della corte costituzionale

La Corte costituzionale afferma il principio di indisponibilità del tipo subordinato, quindi se un rapporto è subordinato né le parti né il legislatore possono chiamarlo autonomo per sottrarre delle tutele al lavoratore.

  • Le parti non possono qualificare un rapporto autonomo quando nei fatti è subordinato, qui il giudice lo può riqualificare.
  • Il legislatore non può definire autonomi rapporti subordinati se ciò fa perdere dei diritti costituzionali come l’articolo 36 sulla giusta retribuzione.
  • La Corte dichiara incostituzionale la legge del 1989 che qualifica come autonomi i lavori delle comunità montane, pur essendo subordinati.

5. Cosa sono le collaborazioni coordinate e continuative?

Le collaborazioni coordinate continuative vengono introdotte nel 1973 nell’articolo 409 nel codice di procedura civile e rappresentano una forma intermedia tra lavoro subordinato e autonomo. Nascono per offrire tutela a chi lavora stabilmente per un committente senza essere un dipendente. Questo rapporto si fonda su tre elementi: 1 (By GiuriNotes)

  • Personalità della prestazione, quindi il lavoro deve essere svolto dal collaboratore.
  • Continuità, quindi l’attività deve durare nel tempo.
  • Coordinamento, quindi il collaboratore organizza il proprio lavoro, ma deve inserirsi nell’attività del committente senza però ricevere ordini.

Con la Legge Biagi del 2003 è stata introdotta la figura del lavoro a progetto. Questa riforma ha cercato di regolamentare meglio le co.co.co. imponendo che ci fosse un vero e proprio progetto specifico per distinguere queste collaborazioni dal lavoro subordinato. In sostanza, se non c'era un progetto ben definito, la collaborazione poteva essere riqualificata in un rapporto subordinato.

Poi il Jobs Act del 2015 ha abolito le collaborazioni a progetto, sostituendole con le collaborazioni etero-organizzate. In pratica, se il committente organizza tempi e modalità del lavoro, allora si applicano tutte le tutele del lavoro subordinato. Questo ha ridotto molto lo spazio per le vecchie co.co.co. e ha ampliato le tutele per i lavoratori coinvolti.

6. Sentenza per i pony express

Tra il 1980 e il 1990 i pony express consegnavano pacchi per le agenzie con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, ma bisognava stabilire se questo lavoro fosse autonomo o subordinato.

  • Il tribunale di Milano li definì autonomi, dato che il motorino era di proprietà del lavoratore.
  • La corte d’appello li definì subordinati, dato che era organizzato da un’agenzia e lavorava in modo personale continuo.
  • La cassazione civile li definì autonomi perché potevano scegliere se accettare o rifiutare le consegne.
  • La cassazione penale li definì subordinati attribuendo al datore di lavoro, la responsabilità per un incidente.

7. La riforma delle pensioni per le collaborazioni coordinate e continuative

Nel 1995, il legislatore si rende conto che ci sono sempre più persone che lavorano con collaborazioni coordinate continuative e che non hanno una tutela previdenziale. Con la riforma delle pensioni del 1995 viene istituita con l’INPS la gestione separata ossia una cassa dedicata ai collaboratori coordinati e continuativi. I contributi vengono versati 2\3 dal committente, 1\3 dal collaboratore con un contributo iniziale del 10% del reddito.

8. La sentenza Foodora

La sentenza Foodora del 2020 ha stabilito che i rider non sono lavoratori subordinati in senso stretto, perché manca un vero potere direttivo e non esiste un obbligo di obbedienza. Tuttavia, la Cassazione ha riconosciuto che la loro prestazione è personalmente svolta, continuativa e soprattutto organizzata dal committente tramite la piattaforma digitale, che assegna ordini, stabilisce i tempi e controlla la consegna.

Questa situazione integra l’etero-organizzazione prevista dall’art. 2 del d.lgs. 81/2015. Di conseguenza, pur restando formalmente autonomi, ai rider si applica l’intera disciplina del lavoro subordinato, tranne ciò che è 2 (By GiuriNotes) incompatibile. La sentenza è importante perché estende le tutele del diritto del lavoro ai lavoratori delle piattaforme digitali.

9. Il contratto collettivo art 39

Il contratto collettivo è l’accordo stipulato tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro, con cui si stabiliscono in modo uniforme le condizioni di lavoro e di retribuzione applicabili a tutti i lavoratori di un determinato settore. Nasce storicamente con la rivoluzione industriale, quando i lavoratori comprendono che, individualmente, non hanno alcun potere contrattuale nei confronti dell’imprenditore: da qui si sviluppano i sindacati e i primi accordi collettivi per fissare salari minimi comuni. Con la Costituzione del 1948 e l’articolo 39 viene riconosciuta la libertà sindacale e la piena legittimità della contrattazione collettiva, che diventa lo strumento centrale per regolare i rapporti di lavoro.

Il contratto collettivo serve principalmente a riequilibrare l’asimmetria tra datore e lavoratore, garantendo che le condizioni minime non siano fissate unilateralmente dall’impresa. Stabilisce infatti diritti, doveri, orario, inquadramenti, ferie, retribuzione e tutte le principali condizioni del rapporto di lavoro. Le sue clausole sono inderogabili in peius: il contratto individuale non può prevedere condizioni peggiorative r

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Scienze giuridiche IUS/07 Diritto del lavoro

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