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Economia della concorrenza

Politiche Antitrust e come intervengono nel mercato nazionale piuttosto che europeo e statunitense > come le imprese si comportano e come reagiscono > imprese e consumatori come agenti razionali e reagiscono come tali agli interventi dell’Antitrust > approccio giuridico e approccio economico al problema Antitrust.

Primo step: misurare potere di mercato delle imprese > se aumentassero il prezzo, in una situazione di concorrenza perfetta, no c’è conseguenza x consumatori > x misurare potere di mercato: come impresa può cambiare prezzo in un determinato mercato, quindi definire il mercato dell’impresa, c.d. mercato rilevante, ovvero il mercato di riferimento > quindi bisogna considerare: mercato in cui impresa ha un impatto, poi zona geografica che impresa riesce a raggiungere e poi il tipo di prodotto > una volta fatto questo saremo in grado di determinare il potere di mercato dell’impresa.

Poi: studio delle fattispecie > collusione, fusioni con i cartelli, fusioni orizzontali ma anche vendite congiunte, sconti, prezzi predatori, c.d. prezzi eccessivi > idea è quella di evitare che imprese che abbiano elevato potere di mercato diventino monopolisti > monopolio è il tipo di mercato che genera livello di benessere più basso.

Poi: fusioni verticali e relazioni verticali tra imprese, ovvero processo produttivo che si sviluppa su + livelli poi distribuzione e commercializzazione al consumatore finale > hanno caratteristiche particolari e questo si riflette su normativa che viene applicata > caso Utah Pie fallo discutere da Chat GPT > fai domanda in inglese, poi lo traduci da lì in italiano > rischio: non tutte cose sono vere, alcune sono bufale quindi è bene tenere sempre sotto le fonti, in questo caso la decisione.

Introduzione: evoluzione storica dell’Antitrust

Cosa sono le politiche della concorrenza? Sono un insieme di regole, leggi e politiche economiche che garantiscono la concorrenza nei mercati e che essa non venga ostacolata in nessun modo e che quindi non venga ridotto il benessere sociale > possibile che una concorrenza venga ridotta e che questo porti ad un benessere sociale + elevato, oligopoli e monopoli naturali > tecnologia è tale x cui una o poche imprese riescono a gestire meglio mercato piuttosto che tante imprese e quindi qui si può accettare un livello di concorrenza + basso.

> focus: concorrenza e benessere sociale, quest’ultimo è l’obietto perseguito dall’approccio neoclassico.

> l’applicazione delle regole della concorrenza ci mette in mente l’analisi economica che ci permette poi di formulare queste regole > l’approccio economico al diritto della concorrenza: = formulazione delle regole della concorrenza e la loro applicazione è fortemente influenzata dall’analisi economica > come si vede l’impatto dell’analisi economica? Nel diritto americano, l’analisi di ogni tipo di condotta è ormai soggetta ad una regola di ragionevolezza, dove ogni fattispecie di antitrust viene analizzata caso x caso > analisi dei tipi di condotta fatta sulla base di principi economici, uso dell’economia nella formulazione e applicazione dell’antitrust.

> nel diritto antitrust distinguiamo le “regole per se” (per se rules) e le regole sottoposte alla regole di ragionevolezza (rule of reason) > oltre a regole di ragionevolezza quindi, ci sono anche le “regole x se”, ovvero quelle che valgono in qualunque circostanza, indipendentemente dagli effetti particolari dell’atto regolato e non ammettono circostanze attenuanti o eventuali benefici, es: condotte discriminatorie che sono sempre sanzionate > adottate in caso di condotte che abbiano implicazioni manifestatamente anti-concorrenziali e assai improbabili benefici pro-concorrenziali.

Obiettivi delle politiche della concorrenza

Nonostante la crescente importanza dell’approccio economico, teorico ed empirico, all’analisi antitrust, l’efficienza economica non è necessariamente l’obiettivo primario del legislatore > considerazioni di giustizia distributiva, equità, nozioni differenti di surplus del consumatore, protezione delle piccole imprese potrebbero frapporsi all’obiettivo di efficienza eco, legislatore mette da parte questo obiettivo x i motivi sopra elencati.

> inoltre potrebbe nascere avversione all’approccio economico all’analisi del diritto della concorrenza se questo porta a trattare in modo diverso casi che possono sembrare identici, soprattutto ai non economisti, es: ai giuristi > giuristi fanno resistenza ad approccio economico che introduce incertezza del diritto e disparità > sulla base del principio di equità, il giudice vuole trattare casi simili allo stesso modo.

> oltre alla preoccupazione sulla legittimità di un diritto della concorrenza basato unicamente sull’efficienza, la necessità di garantire certezza del diritto rimane un sostanziale ostacolo al recepimento di concetti economici > le corti potrebbero esitare ad accettare argomenti basati su affermazioni probabilistiche, sul concetto di frequenza e su congetture quali l’entrata potenziale.

> c’è quindi un trade-off, compromesso, fra i costi amministrativi legati all’incertezza del diritto e i costi dovuti all’errore di diritto e alle contraddizioni che questo comporta.

Quindi: teoria economica della concorrenza ha sempre influenzato e si è sempre rapportata al diritto della concorrenza, influenza di essa è sempre stata maggiore negli USA piuttosto che in Europa > teoria economica e il modo in cui essa è stata applicata nei mercati è cambiato nel tempo e di conseguenza anche il diritto della concorrenza è cambiato, influenzato quindi da cambiamenti, anche ciclici, perché la stessa teoria eco è stata altalenante, che però è sempre rimasta nell’ambito del paradigma neoclassico.

Scuole del pensiero economico e diritto della concorrenza

Quali sono le scuole del pensiero economico che hanno influenzato il diritto della concorrenza?

Scuola Classica e Neoclassica > Adam Smith e il concetto di concorrenza come mano invisibile, forze di mercato che influenzano la concorrenza, la quale si adatta automaticamente all’evoluzione dei mercati > idea di concorrenza dinamica > poi concetto di concorrenza dinamica viene sostituito con il concetto statico di concorrenza perfetta, con l’avvento della rivoluzione marginalista > equilibrio di concorrenza perfetta è dato da incrocio di domanda e offerta, le quali sono date quindi se mercato cambia, cambiano domanda e offerta, e l’equilibrio di concorrenza perfetta è comunque dato dal loro incontro, il quale si sposta ma si sposta anche il mercato e abbiamo comunque punto di equilibrio.

Scuola di Harvard > paradigma struttura-condotta-performance (paradigma SCP) > idea fondamentale: x migliorare performance del mercato in senso efficientistico, migliorare efficienza del mercato, bisogna intervenire sulla struttura del mercato perché la relazione struttura-condotta-performance è sequenziale, ovvero struttura influenza condotta che a sua volta influenza performance > si parla di equilibrio che si può trovare data la struttura di mercato > Quindi: no si parla di concorrenza perfetta quanto piuttosto di concorrenza operante, bisogna fare il meglio che si può in base a quella determinata struttura di mercato, evidenziando quindi che ciò che determina il benessere del mercato, è la struttura di mercato > intervenire sulla struttura x migliorare e aumentare benessere > migliorare la performance del mercato richiede interventi strutturali.

Scuola di Chicago > visione meno interventista rispetto quella di Harvard > si basa su regole di ragionevolezza e analisi caso x caso delle condotte > visione + liberista e di laissez-faire.

  • Mercati contendibili di Baumol, Panzar e Willing (1982).
  • Analisi dei costi di transizione (Williamson, 1989).
  • La teoria dei giochi.
  • Approccio comportamentale di behavioral economics > integra conoscenze della psicologia all’analisi economica x spiegare comportamento delle imprese.

Il dibatti fra le varie scuole di pensiero eco non è però limitato al Nord America > in Europa:

Scuola Ordoliberale di Friburgo > ha portato diversi principi che hanno segnato la politica della concorrenza = scuola tedesca che nasce nel periodo fra le due guerre, in particolare dopo seconda guerra mondiale si sviluppa e implementa > dopo la seconda guerra mondiale, si iniziò a discutere sulla comunità europea e i padri fondatori avevano l’idea che, dato che i movimenti nazionalisti dato che erano nati dalle libere elezioni, fosse necessario fare un trade-off e non lasciare completamente liberi i mercati > Scuola di Friburgo inizia a dire che ci sono problemi di giustizia distributiva quindi bisogna sviluppare istituzioni favorevoli all’iniziativa eco, che però deve essere accompagnato da apparato regolatorio adeguato che impedisca che queste istituzioni sfuggano di mano e determinino situazioni di ingiustizia sociale, + conservatori, meno laissez-faire, + influenti.

Scuola Neoaustriaca > sottolinea le proprietà dinamiche della concorrenza, Schumpeter, Von Hayek, Von Mises > concorrenza come bene in se ma torna idea di concorrenza dinamica: concorrenza che cambia la struttura del mercato nel tempo, genera instabilità.

> oggi + convergenza tra pensiero Nord Americano e quello Europeo Ma noi europei siamo + conservatori.

> problemi di diritto della concorrenza vengono affrontati applicando le intuizioni della moderna Economia Industriale.

> x lungo tempo le politiche europee della concorrenza non si sono ispirate ad un principio di efficienza, l’obiettivo principale era quello dell’integrazione del mercato comune. Questo si esprimeva in una politica interventista che proibiva qualunque forma di frammentazione del mercato, es: tramite discriminazione di prezzo o accordi di spartizione del mercato > politica europea concorrenza dal 60 alla prima metà anni 90 può essere meglio compresa se la si vede come una manifestazione dell’ordoliberalismo, integrata dalle intuizioni del modello analitico della scuola di Harvard > in un’ottica ordoliberalista: se controllo struttura controllo mercato quindi se combino ordoliberismo con politiche eco della scuola di Harvard sono le determinanti delle dinamiche di mercato.

Il pensiero della Scuola di Chicago ha avuto impatto limitato sull’interpretazione che la Corte di Giustizia europea ha dato delle norme contenute negli art. 85 e 86 del Trattato, ora art 101 e 102 TFEU.

> a partire dalla seconda metà anni 90 vaste aree del diritto europeo della concorrenza sono state riviste e molte idee della moderna eco industriale sono state integrate nel dettato legislativo attuale.

Scuola di Harvard

Approccio sviluppato da Edward Mason, tra anni 30 e 40 > rivoluzione marginalista a fine 800 poi ci si focalizza su come si forma la domanda e come modellare teoria del consumatore e quindi la funzione di utilità > usare eco del benessere nelle scelte di politica > probabilmente ispirato dai lavori di Edward Chamberlin e Joan Robinson sulla concorrenza monopolistica.

> novità: di Mason e dei suoi allievi, il + famoso è Joe Bain, è l’applicazione empirica di questo approccio. Secondo il paradigma SCP, la struttura del mercato determina la condotta delle imprese che vi operano e quindi la performance del mercato.

  • Struttura: concentrazione, economie di scala, barriere all’entrata, ecc.
  • Condotta: collusione, discriminazione di prezzo, preclusione del mercato, foreclosure, ecc.
  • Performance: potere di mercato, efficienza allocativa, ecc.

> Scuola di Harvard inizia ad interrogarsi e arriva a conclusione che struttura influenza condotta: collusione può essere sostenuta + facilmente tanto minore il numero delle imprese attive e tanto + simmetriche sono > condotta può influenzare la performance, efficienza del mercato: maggiore la concorrenza, minore il potere di mercato, mark-up, e maggiore efficienza allocativa, confrontare Bertrand con la collusione.

Quindi: struttura determina la performance > es: modello di Cournot dice che minore numero imprese, quindi maggiore grado di contrazione, + alto è il potere di mercato, mark-up > dobbiamo quindi osservare una relazione positiva fra la struttura del mercato e la performance, come predetto dalla teoria.

> concorrenza effettiva e non concorrenza perfetta.

> Chamberlin e Robinson iniziano a sviluppare modelli alternativi di concorrenza.

> Scuola di Harvard non è di x se teorica, studia mercati caso x caso > studia relazione tra performance, condotta e struttura in maniera causale > scuola empirica, basata sui casi di studio > inizialmente abbiamo che struttura va da sx a dx, partendo da domanda e tecnologia, abbiamo struttura del mercato e condotta delle imprese e da qui deriva la performance, Ma relazione principale secondo questa scuola è SCP.

> policy da trarre da questo paradigma, implicazioni tipiche: fusioni, soprattutto verticali, e adozione prezzi predatori che ledono la concorrenza, prezzi sotto costo x danneggiare o impedire entrata di nuovi concorrenti > lesivi della concorrenza; presenza di molte imprese sul mercato che non hanno la possibilità di fissare P + bassi dei concorrenti, underpricing, implica un mercato sano e competitivo mentre poche imprese comportano molto probabilmente collusione, numero imprese determina cartello e collusione > es: se poche imprese nel mercato, il prezzo potrebbe essere un prezzo di collisione.

> Quindi gli elementi dell’analisi sono:

  • Struttura del mercato, numero imprese, barriere all’entrata, diversificazione del prodotto.
  • Condotta, come vengono fissati i prezzi, c’è collusione?
  • Performance, prezzi, qualità, efficienza allocativa e produttiva, progresso tecnico ecc.

> approccio di Harvard è un approccio empirico che si basa sui casi di studio Ma non è uno studio econometrico; essi ipotizzano correlazione positiva tra struttura e performance > relazione causale tra struttura e performance può essere studiata anche da punto di vista statistico ed econometrico e alcuni studiosi hanno provato a farlo Ma risultati no furono incoraggianti > mancata significatività statistica e validità dei risultati a causa di mancanza di dati adeguati, spesso sostituiti con variabili approssimate, chiamate variabili proxy > x analizzare la relazione tra struttura e performance servono dati sulla concentrazione di mercato, es: volumi di vendita, sono facili da ottenere, e dati sul potere di mercato, es: mark-up > ottenere dati sul potere di mercato, capacità impresa di fissare x periodo adeguato di tempo, un P + alto del costo marginale > in concorrenza perfetta impresa fissa P uguale a costo marginale, è estremamente difficile perché servono dati sulla funzione di costo dell’impresa > x ovviare mancanza di dati, i ricercatori usano margini di profitto, ovvero il rapporto fra reddito netto e i ricavi: ri =(TRi – TCi)/TRi.

> assumendo costi fissi pari a zero e costi marginali costanti, MCi = ci, il margine di profitto è uguale al mark-up, è una misura di performance delle imprese, è la differenza fra prezzo e costo marginale, è il sovra + che viene applicato al costo marginale: ri = (TRi -TCi)/TRi = (Pqi – ciqi)/Pqi = (P – ci)/P.

> quindi difficile trovare questo ricercatori ottengono i margini di profitto dai bilanci e spesso tali dati sono difficili da interpretare economicamente perché imprese cercano il + possibile di nascondere loro prezzi effettivi perché vengono regolate in base a questo e anche perché negli studi statistici il margine di errore dato che utilizzano una proxy basata sul profitto, rapporto tra reddito netto e i ricavi, a causa di una mancanza di dati > vedo in termini percentuali il margine di profitto: ricavi totali – costi totali / ricavi totali Se costi fissi sono nulli, rarissimo, costi marginali costanti, costo di produrre un’unità in + di bene non cambia il costo totale > solitamente costi marginali variano al variare della produzione > posso cercare profitti in + che ho, mark-up, x fare + investimenti x es.

> impatto causale della struttura di mercato sulla performance Ma anche impatto causale della performance sulla struttura di mercato.

Ma i ricercatori ottengono margini di profitto dai bilanci e spesso tali dati sono difficili da interpretare economicamente > es: imprese spesso operano su mercati differenti ed è difficile separare i profitti che provengono da ciascun mercato > aspetto + rilevante è che l’approccio SCP considera la struttura come un fattore esogeno > non considera quindi il problema di causalità inversa, reverse causality: non è la struttura che determina la condotta e quindi la performance quanto piuttosto la condotta che determina la struttura es: Se Microsoft adotta una politica molto aggressiva nei confronti dei concorrenti, producendo browser e/o multimedia player e distribuendoli congiuntamente al proprio sistema operativo, può eliminare concorrenti dal mercato, cambiandone la struttura. In questo caso, la struttura di mercato, numero di imprese, è endogena e la condotta è esogena > è molto probabile che entrambe le direzioni di causalità siano rilevanti nel paradigma SCP e ciò potrebbe spiegare l’assenza di significatività statistica.

Conseguenze del paradigma SCR

  • Se crediamo ad esso, dobbiamo applicare politica della concorrenza che sia massimamente attenta alla concentrazione di mercato > applicare una politica interventista, quindi bisognare stare molto attenti a concentrazione di mercato > favorire l’entrata di imprese nel mercato > ciò che aumenta concentrazione deve essere proibito > le misure di concentrazione giocano ruolo fondamentale nella valutazione delle fusioni sia negli USA sia in Europa > impatto della fusione sul mercato: se essa aumenta la concentrazione, non viene consentita.

> problema di que

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiara470 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia della concorrenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Carbonara Emanuela.
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