Introduzione
L’economia è la gestione delle risorse, queste risorse sono tipicamente limitate soprattutto perché le risorse economiche sono elementi che devo acquistare e sono elementi finiti.
Definizione del MIUR di economia aziendale
La definizione del MIUR di Economia Aziendale ci permette di definire le due anime di questa materia: questa definizione ci dice che l’economia aziendale studia la funzionalità economica duratura delle aziende, ovvero studia come le aziende nel corso del tempo riescono a rimanere sul mercato.
Ci sono due campi nell’economia aziendale che sono strettamente collegati ovvero: la parte più economico aziendale, gestionale, e la parte ragionieristica, contabilità.
Gino Zappa: definizione di azienda ed economia aziendale come scienza sociale
Gino Zappa, uno dei padri fondatori dell’economia aziendale, nel 1926 in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Ca' Foscari ci fornisce un’interessante definizione dell’azienda.
Egli dice che l’azienda è un istituto economico, cioè una realtà che si occupa in modo economico, cioè all’interno di un mercato, di rispondere ad un bisogno.
Quel bisogno lo comprendiamo incrociando la domanda e l’offerta, questa realtà per rispondere a questo bisogno muove, crea o utilizza costantemente della ricchezza e delle risorse.
Oltre a darci questa definizione, egli dice anche un’altra cosa molto importante e cioè di non focalizzarsi esclusivamente sull’aspetto ragionieristico perché le evidenze contabili possono parlarci soltanto di un solo aspetto se non siamo in grado di contestualizzare quei dati perché dobbiamo ricordare che siamo in una scienza sociale.
L’azienda
L’azienda è un insieme complesso, perché sono numerosi ed eterogenei gli elementi che ne fanno parte, elementi che sono concatenati fra loro in una rete e di connessioni e relazioni.
Il prodotto è l’output del sistema azienda, che lo realizza mediante un processo di trasformazione, attività, tecnologie e risorse produttive, le quali rappresentano l’input del sistema azienda.
Il motivo per cui un prodotto viene realizzato è perché soddisfa il bisogno di qualcuno.
L’azienda quindi esiste per realizzare qualcosa che abbia un valore, che giustifichi l’impiego di risorse, energie e sacrifici.
In una azienda è implicito il fatto che ci siano delle relazioni perché se io non ho una relazione principale che è quella con il mio destinatario, con il mio potenziale cliente, è ovvio che io non sono un’azienda perché non sto producendo per soddisfare i bisogni di qualcuno.
L’azienda per produrre qualsiasi genere di bene, che sia materiale o immateriale, deve investire del denaro perché deve acquisire dei fattori produttivi.
A questo punto posso decidere cosa produrre, come faccio a scegliere questo durante il mio processo di trasformazione, guardo nell’ambito di quella relazione principale con il mio destinatario e nello specifico guardo qual è il bisogno.
Quelli che per me sono fattori produttivi, cioè quello in cui ho investito la ricchezza, sono una scelta che faccio in base al valore che devo andare a creare.
Dall’altra parte a percepire il valore nello stesso modo abbiamo chi ha espresso il bisogno, cioè il potenziale consumatore, che è colui che paga.
La più alta espressione di percezione di valore è il quanto il cliente è disposto a pagare, quindi il prezzo che io gli sto proponendo.
In qualunque segmento ci si posiziona se il cliente è disposto a pagare il prezzo che io gli ho proposto significa che riconosce quel valore.
È ovvio che parlare di valore e parlare di prezzo è estremamente parziale nel senso che è uno degli elementi ma è quello fondamentale perché senza un’indicazione di questo tipo, noi non siamo in grado di posizionarci sul mercato.
Perché si fa impresa?
Lo facciamo perché cerchiamo di rispondere ad un bisogno, c’è un bisogno e quindi una domanda e noi proponiamo la nostra offerta, se quell’offerta non è adeguata alla domanda chiaramente stiamo producendo qualcosa che non risponde al mercato.
È ovvio che l’azienda deve essere in grado di stare in piedi perché se stiamo producendo qualcosa di cui qualcun altro ha bisogno e non lo facciamo in cambio di una remunerazione siamo una charity che crea qualcosa per un beneficiario e non chiede nulla in cambio, naturalmente l’azienda non fa questo, l’azienda deve stare in piedi con le quote e le risorse che genera dalla vendita dei propri prodotti o servizi.
Quindi dobbiamo creare ricchezza ma al tempo stesso dobbiamo creare valore.
O la mia impresa crea un valore per il luogo in cui è inserita oppure significa che più che portare un vantaggio sta danneggiando quella località.
Questo ce lo dice anche uno dei più puri tra gli economisti che si chiama Porter e tra le cose che ha scritto dice che o l’impresa crea un valore condiviso o distribuito e questi elementi sono parte del suo DNA oppure quell’impresa non ha senso che stia in questo contesto, è un’impresa che può tranquillamente uscire dal gioco economico perché svolge il proprio ruolo solo a metà.
Il concetto di valore è chiaro quando è percepito dalla comunità e dal territorio in cui stiamo lavorando come impresa.
Allo stesso modo c’è un valore che viene percepito da chi sceglie di acquistare quel prodotto, quel servizio, quel viaggio da quella realtà rispetto ad acquistarlo da un’altra.
Il primo modo in cui facciamo capire all’impresa che abbiamo scelto il suo prodotto naturalmente acquistandolo. Questa è la nostra, come fruitori, percezione del valore.
Questo serve a farci capire che siamo nell’ambito di una scienza sociale ed in una scienza sociale si fa riferimento sempre all’uomo e al contesto in cui vive e opera l’azienda e quindi è fondamentale essere sempre consapevoli del contesto in cui ci stiamo muovendo.
Abbiamo detto che l’azienda è un sistema di relazioni perché tutti questi elementi che noi mettiamo in gioco sono eterogenei ma in questo sistema e in questo contesto che è l’azienda questi elementi riescono a convivere.
Ognuno di questi elementi ha un proprio ruolo e soprattutto tutti concorrono nel creare quella ricchezza e quel valore che deriva dal fatto di rispondere a un bisogno creando un prodotto o un servizio.
Distinzione tra azienda e impresa
Nel linguaggio comune impresa e azienda vengono usati come sinonimi e come elementi alternativi di fatto seppure la discussione nella nostra letteratura sia complessa, è necessario fare questa distinzione.
L’impresa è ciò che fa un imprenditore ed è anche ciò che ci dice il Codice Civile, ovvero l’impresa è etimologicamente una intrapresa cioè qualcosa che viene intrapreso.
L’azienda a questo punto è il sistema, il complesso di elementi che sono eterogenei e concatenati che ci permettono di realizzare la nostra impresa.
Quindi da una parte abbiamo l’istituzione impresa e dall’altra abbiamo lo strumento cioè l’azienda.
Il mercato
Quando abbiamo dei bisogni economicamente qualificati ci muoviamo in un contesto in cui si dialoga attraverso un prezzo, primo strumento di comunicazione bidirezionale di un’azienda: l’azienda ci propone di pagare una determinata cifra per un prodotto e saremo noi a decidere se acquistarlo o meno.
Siamo quindi in un mercato, il luogo dello scambio, che ha due attori principali: la domanda, insieme di soggetti che esprimono un certo bisogno, e l’offerta, imprese che si rivolgono con prodotti e servizi al soddisfacimento dei bisogni.
Quando si analizza la domanda, le aziende compiono due tipi di analisi che fanno parte di uno stesso approccio di segmentazione: si suddivide in fasce il mercato in base al suo bisogno tecnico, segmentazione tecnica; successivamente, all’interno di un mercato in cui l’offerta risponde ad uno stesso bisogno, si applica una suddivisione in fasce in base al marchio e quindi ai diversi prezzi, segmentazione economica.
In un mercato non si soddisfa solo un bisogno ma ad esso si somma anche il desiderio di essere incluso in un determinato target: insieme al prodotto c’è molto spesso un servizio, un’informazione e la creazione di un’esperienza che può essere vissuta tramite l’utilizzo del prodotto stesso, si parla di experience economy.
Kottler, l’autore più importante del marketing contemporaneo, dice che il maggior rischio è quello della miopia del marketing, ovvero ci si concentra troppo sul prodotto senza vedere il bisogno che sta dietro, si crea troppo desiderio rispetto al bisogno reale a cui si sta rispondendo.
Il prodotto deve essere strumentale alla risoluzione del bisogno, così come l’impresa deve essere la risposta ad un bisogno espresso sul mercato.
Il processo produttivo lineare
L’azienda non ha in sé tutti i fattori che le permettono di erogare un prodotto o un servizio, anch’essa deve affidarsi ad un produttore per acquistare la materia prima: questo elemento prende il nome di acquisizione di un fattore produttivo o input, ovvero ciò che entra in un processo e viene inserito in una catena produttiva fino ad essere trasformato nel prodotto che verrà immesso sul mercato.
Di conseguenza dagli input si generano gli output, oppure il prodotto finale/finito.
Gli altri output, gli scarti, non sono necessariamente rifiuti e possono essere riutilizzati.
I rifiuti invece saranno un costo sociale perché l’azienda che li ha prodotti dovrà pagare per smaltirli.
Tra gli output ci sono anche elementi positivi poiché dalla vendita del prodotto deriva la creazione di ricavi.
Impresa: comunità economico-sociale secondo Masini
In un senso più ampio e sociale, oltre ad essere un sistema economico aperto e dinamico l’impresa è da intendersi come comunità perché esistono soggetti ad essa collegati, si trovano al suo interno, ed acquisiscono capitali e redditi: l’azienda è infatti una società costituita da soci o investitori, coloro che mettono a disposizione le proprie risorse finanziarie affinché l’impresa possa reggersi, e da lavoratori.
Dall’azienda i soci e gli investitori si aspettano la redistribuzione degli utili, perché le risorse finanziarie e i capitali prodotti devono essere distribuiti a chi ha investito in quella stessa attività, si può anche scegliere di non redistribuire gli utili per tenerli in azienda e fare investimenti in modo da avere un ritorno ancora più alto.
I lavoratori, invece, si aspettano un reddito per aver permesso all’azienda di portare avanti la sua attività: essi sono le risorse umane che stanno alla base della creazione degli utili.
L’obiettivo dell’azienda è quello di restituire i capitali per ricompensare chi in essa opera, sia che siano investitori sia che siano lavoratori.
È necessario guardare all’impresa con uno sguardo più ampio, in un modo che Masini definiva come una comunità economico-sociale.
Masini, 1986, dice che: l’impresa è una «comunità economico sociale» che un suo bene comune: la produzione di remunerazioni e di connesse condizioni per gli interessi istituzionali.
Questa prospettiva ci fa capire che non possiamo pensare che chi porta il capitale ha un certo rilievo mentre la risorsa umana è sostituibile, siamo in un sistema di relazioni.
Ci sono realtà che una volta che sono state dichiarate fallite da chi le finanziava sono state rivitalizzate dalle risorse umane, che hanno ripreso l’azienda.
Questo funziona perché si è risanata una frattura tra interno ed esterno, tra capitale e forza lavoro, perché tutti hanno la consapevolezza di un ruolo che deve essere congiunto quindi è importante questa visione di tessuto economico-sociale e di ragnatela di relazioni, se perdo un nodo di relazioni questo sistema non regge più.
I diversi tipi di azienda
Esistono varie tipologie di aziende a seconda del loro obiettivo e dei destinatari a cui esse si rivolgono:
- 1) Azienda di erogazione: si occupa direttamente e durevolmente di soddisfare il bisogno di determinati soggetti impiegando convenientemente la ricchezza che deriva da una o più fonti, avendo una comunità di riferimento che ha dei propri bisogni, le risorse che si hanno a disposizione devono essere utilizzate in modo intelligente per servire la comunità stessa.
- Nel caso, ad esempio, dell’ospedale, le cui risorse derivano dai contributi dei cittadini, il principio di base è redistributivo e solidaristico, si interviene a favore dei bisogni di una comunità rimettendo in circolo le risorse; c’è un duplice livello di lettura, ovvero istituzione, struttura che si occupa di un bisogno della comunità, in questo caso la salute, e aziendale, per alcuni tipi di prestazione c’è uno scambio di tipo economico che è il prezzo totale ma solo una contribuzione parziale.
- 2) Azienda di produzione per il mercato, che non lavora più per una comunità ben definita ma che opera sul mercato producendo beni o servizi di natura economica.
- Questi ultimi hanno un riflesso sul mercato, nel momento in cui vengono comprati attraverso un prezzo di vendita, e sono anch’essi caratterizzati dall’acquisizione di fattori produttivi, poiché per generarli ci si deve rivolgere ai produttori delle sue materie prime, concetto del mercato B to B, Business to Business, ovvero tra produttori.
- 3) Azienda composta o mista, che è una struttura ibrida tra le due precedenti tipologie. Nel momento in cui sono stati soddisfatti i bisogni della comunità, si decide di mettere sul mercato, come semplice scambio o come vera e propria vendita, il surplus prodotto entrando in questo modo in una logica di mercato.
Imprese nelle comunità
Cantino dice che l’impresa è inserita in una comunità, insieme di soggetti accomunati da obiettivi, scelte, conoscenze linguistiche, origine territoriale, interessi, caratteristiche, ecc., rispetto alla quale esistono tre casi:
- A) Comunità - Impresa: sul territorio nascono delle aziende che producono beni o servizi per una comunità di riferimento, al centro ci sono i consumatori che esprimono dei bisogni e attorno si collocano le imprese che rispondono a quei bisogni; situazione a vantaggio della comunità perché le imprese nascono di conseguenza ai suoi bisogni.
- B) Impresa e comunità nella globalizzazione: nel corso del tempo ci si è resi conto che come impresa si può operare non solo nel proprio territorio di riferimento ma anche in altri, spostandosi e andando a rispondere ai bisogni di altri consumatori, si porta in giro la propria conoscenza; questo spostamento provoca sia svantaggi, impossibilità di assumere a base locale per la comunità di origine, fallimento dell’impresa già esistente nella comunità di arrivo, sia vantaggi, creazione del nome della comunità da cui la conoscenza è partita.
- C) Modello globale: situazione diametralmente opposta alla prima perché al centro non c’è più la comunità ma l’impresa, che è diventata la protagonista dei cambiamenti economici e sociali; si parla di globalizzazione perché si muovono le persone ma anche le imprese, dal momento che c’è uno spostamento delle attività produttive, non esiste più un rapporto diretto con la comunità di origine, che non è più quindi in grado di esercitare un controllo sull’operato dell’impresa delocalizzata; ora è l’impresa a governare l’equilibrio con la comunità, non più viceversa.
Approccio sistemico e organicista
L’approccio sistemico e organicista è sempre più diffuso, in quest’ottica comprendiamo che non possiamo perdere nessun elemento altrimenti il nostro sistema non funziona.
L’azienda è un sistema che è aperto, quindi i confini dentro fuori non sono confini definiti ma sono confini labili, ci sono sempre più connessioni e relazioni.
Ci sono quindi connessioni interne e relazioni con l’esterno, più avanti vedremo che un’impresa lavora in tantissimi tipi di ambiente e quindi ha tantissime contaminazioni e deve tenere conto di tantissimi equilibri.
Siamo in un sistema molto complesso in cui complessa è anche la relazione tra i vari soggetti che sono toccati dall’azienda.
Siamo comunque sempre toccati dalla presenza di un’azienda su quel territorio soprattutto in una realtà globalizzata come quella attuale, siamo cioè stakeholder.
Questo termine viene coniato nel 1963 a Stanford ed indica inizialmente un rapporto tra l’impresa e coloro che hanno un interesse esclusivamente economico, finanziatori, banche e clienti, tutti gli altri invece non sono portatori d’interesse.
Il concetto di stakeholder nel corso del tempo si allarga fino a quando negli anni 80 Freeman dice che siamo tutti portatori di interesse.
Oggi questo sembra un elemento scontato ma bisogna tener presente che si arrivava da teorie in cui c’era una fortissima contrapposizione tra l’impresa, l’apporto di capitale e l’interesse economico da una parte e l’aspetto sociale e ambientale dall’altro.
Nell’aspetto sociale c’è anche l’aspetto lavorativo consistente nell’andare a capire quanti tra i portatori di interesse sono in una situ
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